La Chiesa di San Francesco Grande è un edificio religioso cattolico di Pavia, in Lombardia.

Storia Secondo la tradizione, la prima comunità francescana si insediò in città per espressa volontà di san Francesco d'Assisi due anni prima della sua morte. Tralasciando la tradizione, di cui non abbiamo prove documentarie, non sappiamo esattamente quando la chiesa fu fondata, anche se, analogamente a quanto avvenne a Milano, probabilmente, la prima comunità francescana s’insediò in città intorno alla fine del secondo decennio del Duecento. Inizialmente i frati si stabilirono presso una chiesa dedicata alla Madonna, situata fuori le mura della città, dove ancora sono segnalati in un documento del 1234, e nel 1267 prese avvio il cantiere della chiesa all'interno delle mura di Pavia, l’attuale Chiesa di San Francesco Grande. La costruzione del nuovo edificio procedette assai lentamente, dato che, nonostante le numerose donazioni, la chiesa, e il vicino convento, potevano dirsi quasi ultimati nel 1298, quando i francescani abbandonarono definitivamente il complesso suburbano che fu da essi ceduto ai carmelitani. Ulteriori interventi nell’apparato architettonico, come la facciata, e decorativo si ebbero nei primi decenni del Trecento, si ha poi notizia di una cappella (attualmente dedicata a Sant'Agnese) realizzata nel 1307, mentre altre cappelle furono aggiunte a partire dal 1339. Dopo la presa di Pavia del 1359, Galeazzo II trasferì la propria corte da Milano a Pavia, e la chiesa fu scelta dal signore, e poi dal figlio Gian Galeazzo, per ospitare le sepolture di membri della casata o di personaggi di spicco; furono infatti qui sepolti Isabella di Valois (prima moglie di Gian Galeazzo), Carlo e Azzone (figli di Gian Galeazzo e Isabella), il marchese Manfredo V di Saluzzo, Baldo degli Ubaldi e, più tardi, Facino Cane.

Inoltre la chiesa ricevette donazioni da parte di personaggi di spicco della corte viscontea, come nel 1399, quando Ottone Mandelli lasciò ai francescani tre busti gotici in rame sbalzato e dorato (attualmente conservati presso il Museo Diocesano di Pavia) contenenti le reliquie di sant'Apollonio, san Vittore e santa Corona, prese dal Mandelli nella rocca di Canossa nel 1391.

Nel 1739 la chiesa subì pesanti rimaneggiamenti (l'interno dell'edificio venne intonacato e ricoperto di stucchi barocchi), che ne alterarono l’aspetto originario, in parte recuperato grazie ai restauri intrapresi tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. Accanto alla chiesa sorgeva il convento dei frati minori conventuali, che conteneva tre ampi chiostri, demoliti nel 1708, per la realizzazione del nuovo complesso conventuale. Il convento fu soppresso nel 1781 da Giuseppe II, che vi installò in Collegio Germanico-Ungarico, trasformato più tardi in caserma, ora sede del Collegio Cairoli, mentre la chiesa, dal 1805, divenne parrocchia e affidata al clero secolare. Nel 1845 il clero della parrocchia era formato da un sacerdote e quattro coadiutori, saliti a sei nel 1877, mentre la sua popolazione contava 5.457 anime nel 1807, aumentate a 5.800 nel 1822. Dalla visita pastorale effettuata dal vescovo Agostino Gaetano Riboldi nel 1898 siamo informati che presso la parrocchia erano operative la pia unione della Sacra Famiglia, la compagnia di San Luigi Gonzaga, la congregazione del Terz'Ordine di San Francesco d'Assisi.

Descrizione

La chiesa presenta una pianta a croce latina, formata da due corpi costruttivi: il primo, orientale, a croce greca (al quale fu aggiunta, nel XVIII secolo, la cappella dell'Immacolata, opera di Giovanni Ruggeri) e il secondo corpo inserito nella croce greca, che si prolunga a formare il braccio lungo della chiesa, così da formare una croce latina, che si conclude con la facciata. Tale planimetria ricalca lo schema dell'architettura cistercense dell'Italia settentrionale del XII secolo, che prevede un transetto sporgente sul quale si aprono due cappelle e l'abside, tutte a terminazione rettilinea. La lunghezza dell'edificio è di 68 metri. La struttura della chiesa è a tre navate. All'interno si distingue una parte anteriore caratterizzata da una copertura a capriate su archi a tutto sesto (che sono in tutto 14), e una parte posteriore con copertura a volte costolonate bianche e rosse su archi a sesto acuto. La volte, come in altri edifici coevi degli ordini mendicanti, segna la suddivisione liturgica fra lo spazio riservato ai religiosi (la parte orientale voltata) e quello riservato ai laici a capriate. In origine i due ambienti erano divisi anche da un tramezzo murario, i cui resti furono rinvenuti durante un saggio nel 1983. Lo spazio dei laici diveniva così una grande aula, ariosa e destinata alla funzione predicatoria, trasformando le navatelle in comodi corridoi di disimpegno. Il corpo longitudinale della chiesa è suddiviso in tre navate, la duplice serie di sostegni cilindrici in cotto è omogenea fino al quarto a partire da ovest; ma il successivo si presenta come sostegno forte, articolato a sezione cruciforme per la presenza di quattro semicolonne, di cui quelle verso la navata si alzano a sorreggere un alto arco traverso di confine con la zona orientale a croce greca, Il braccio occidentale di quella croce greca si presenta dunque come campata quadrata, con volta a crociera appena rialzata, che se per un verso si interseca e interferisce col corpo longitudinale, per un altro verso si relaziona con coppie di campatelle laterali secondo le cadenze e le modalità proprie del sistema alternato, creando una sorta di doppio incastro di grande suggestione e raffinatezza. I pilastri cilindrici, in base alla proporzione tra diametro e altezza e in relazione alla luce dell’arco, appaiono snelli ma non particolarmente esili, e possiamo ipotizzare che il punto d’imposta dell’arco fosse segnato da capitelli cilindrici in pietra, piuttosto bassi e lineari, distrutti durante gli interventi settecenteschi. Le prime cappelle laterali furono realizzate a partire dal 1307, quando fu creata quella di Sant'Agnese, seguita da altre nel 1339 e nel 1347. Il campanile, posto a lato dell'abside e decorato con fasce di archetti in cotto, venne edificato nella seconda metà del XIII secolo.

Facciata La facciata, costruita probabilmente tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento in stile gotico, è caratterizzata da un effetto decorativo costruito sul contrasto tra il rosso del laterizio e il bianco dell'arenaria. Presenta, caso insolito in Italia, un doppio portale, secondo lo stile francese (generalmente diffuso in Italia settentrionale solo nelle porte urbiche, come porta Nuova a Milano), le cui aperture sono circondate da una decorazione bicroma a riquadri. La parte intermedia è interamente in laterizi ed ospita un'ampia trifora. La parte superiore degli spioventi è limitata da una decorazione di archetti intrecciati in laterizio su sfondo chiaro.

Al di sopra del portale gemino si aprono quattro monofore, mentre nella parte alta del settore centrale della facciata si trova una trifora, sotto arco di raccolta a sesto acuto. Poco sopra le monofore il paramento murario cambia una seconda volta, abbandonando la regolare partitura bicroma a rombi con croci inscritte e l’alternanza cromatica, a quadri, della porzione di facciata che ospita il portale gemino, per correre regolarissima in rosso laterizio solo vivacizzato dall’intonacatura bianca che fa da sfondo agli archetti pensili e dal candore del marmo della ampia trifora centrale sotto arcata. La scenografia della facciata raggiunge il suo vertice nel completamento della cortina muraria: con ripresa della cornice ad archetti intrecciati in perfetta unità con l’intero edificio, con l’esaltazione, per moltiplicazione, del profilo a file di rombi, con la slanciata elevazione di cinque pinnacoli portacroce cilindrici, a due finti ordini di gallerie sovrapposte e con terminazione conica a semplici corsi di mattoni.

Interno

L’edificio presenta due tipi di coperture diverse: la parte occidentale, aperta ai fedeli, presenta un tetto ligneo nella navata centrale (mentre le navate laterali sono dotate di volte a crociera costolate), ma del tutto diversa è la copertura dello spazio, un tempo, riservato ai frati, coperto da volte a crociera, dotate di costoloni e chiavi di volta scolpite.

Le cappelle laterali furono aggiunte tra il XIV e il XV secolo e ospitano numerose opere d'arte. A partire da destra si trovano:

I cappella: fatta costruire tra il 1392 e il 1398 da Giorgio Rossi, fu affrescata da Giovannino de' Grassi, tracce di tali pitture si trovano nella crociera della navata (Simbolo dell'evangelista Giovanni e stemmi di Giovanni Rossi) e nel prospetto della cappella (San Michele Arcangelo, San Bartolomeo, Sant'Andrea).

II cappella: La cappella venne consacrata nel 1392 da un membri della famiglia Rossi e conserva una pala con San Giorgio a cavallo opera di Bernardino Ciceri.

III cappella: conserva una tela di Pietro Antonio Magatti raffigurante L'apparizione di San Francesco da Paola e una tela del tardo XVI secolo con il Martirio di Santo Stefano. Le due tele e i ricchi altari in marmo barocchi provengono dalla soppressa chiesa di San Francesco da Paola e furono realizzati nel 1727 quando i pavesi elessero San Francesco da Paola tra i Santi Patroni della città.

IV cappella: originariamente dedicata a San Nicola da Bari, fu invece fatta intitolare a San Matteo da Matteo Beccaria, che fu sepolto in essa e che commissionò la Pala con San Matteo evangelista di Vincenzo Campi (realizzata nel 1588) posta sull'altare. La luce e il realismo dell'opera del Campi sono stati interpretati dalla critica come importanti precedenti per la futura pittura di Caravaggio.

V cappella: dedicata a Sant'Agnese e a Santa Caterina d'Alessandria conserva un tela con il Martirio di San Caterina d'Alessandria di Camillo Procaccini e una con il Martirio di San Bartolomeo, opera di Giovanni Battista Tassinari del 1613.

VI cappella: questa cappella fu arricchita nel XIX secolo con tele e altari provenienti dalla sconsacrata chiesa di San Francesco da Paola, conserva: pala con San Francesco da Paola appare a San Francesco di Sales di Carlo Sacchi e tele raffiguranti San Francesco da Paola guarisce gli infermi di Pietro Gilardi e Un miracolo di San Francesco da Paola di Giovanni Antonio Cucchi.

VII cappella: fu fatta erigere nel 1387 dall'aristocratico pavese Filippo Landolfi, come riporta un'epigrafe posta esternamente alla cappella, ma venne risistemata nella seconda metà del XVI secolo, epoca alla quale appartiene l'altare, la pala raffigurante la Trasfigurazione di Cristo, opera di Gervasio Gatti, allievo di Bernardino Gatti, mentre a lato si trova un trittico raffigurante il Cristo che si accomiata dalla Vergine con i Santi Francesco e Ludovico, risalente ai primi decenni del Cinquecento di attribuzione incerta, per alcuni studiosi opera di Bernardino Gatti, per altri di Macrino d'Alba.

Nel braccio sinistro del transetto, sopra la porta laterale vi è una grande tela di Francesco Barbieri, realizzata intorno alla metà del Settecento, raffigurante Il trionfo dell'ordine Francescano. Nel transetto, la seconda cappella (originariamente dedicata a Sant'Onofrio, di cui si conserva ancora la statua) conserva una pala di Giovanni Francesco Romani della prima metà del XVII secolo con L'Assunzione della Vergine, mentre la prima cappella contiene due tele del pittore senese Giovanni Sorbi (prima metà del XVIIII secolo) con la cattura e la flagellazione del Cristo.