La storia del Palazzo Ducale di Venezia inizia in epoca medievale e continua con numerosi ampliamenti, ristrutturazioni e demolizioni volti ad adattare l'edificio alle nuove esigenze della città e in particolare alla necessità di dare una sede a quegli organi di governo che, aumentando il proprio numero, cominciarono ad affiancare il doge nell'amministrazione, privandolo di alcuni poteri e diminuendo gli spazi a sua disposizione.

Nell'810, dopo che Venezia era divenuta capitale della Serenissima prendendo il posto di Eraclea e Metamaucum, vi venne edificata la sede del doge, probabilmente nella forma di un palazzo fortificato e turrito, presto affiancato da una basilica.

Il complesso rimase sostanzialmente invariato nel suo aspetto sino al XII secolo, quando, col dogato di Sebastiano Ziani, si inaugurò un'era caratterizzata da numerose ristrutturazioni, che coinvolsero tutte e tre le ali. Nell'ala meridionale, in quella occidentale e in quella orientale i lavori iniziarono rispettivamente prima del 1340, nel 1424 e nel 1483, in quest'ultimo caso in conseguenza di un incendio cui ne sarebbero seguiti altri due, che avrebbero comportato la distruzione di moltissime opere d'arte, prontamente sostituite grazie all'opera dei principali maestri veneti. Edificate le Prigioni Nuove e ristrutturato il pianterreno tra XVI e XVII secolo, il Palazzo non fu più oggetto di lavori importanti, ma piuttosto vittima di danneggiamenti che portarono all'asportazione di numerose opere d'arte.

Con l'annessione di Venezia al Regno d'Italia l'edificio passò sotto la giurisdizione di quest'ultimo e divenne sede museale, funzione che continua a svolgere ospitando la sede del Museo civico di Palazzo Ducale, facente parte della Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE) e nel 2012 visitato da persone.Annuario turismo 2012 - Comune di Venezia - Assessorato al Turismo.

Prime sedi A Eraclea Secondo la tradizione intorno al 697 i profughi veneti rifugiatisi nella Laguna elessero Paolo Lucio Anafesto loro doge, e si rese quindi necessario edificare una casa che diventasse sede del governo. Vennero istituite decime e vennero concessi al doge una serie di servi della gleba. La sede dogale fu posta a Eraclea: qui venne edificato il primo Palazzo Ducale, la cui forma è oggi ignota in quanto non se ne conosce la collocazione e non ne rimangono resti.. Il palazzo, decorato con marmi di provenienza orientale, doveva apparire però molto diverso da quello attuale, e ben più spoglio.. A causa delle continue contese tra Eraclesi ed Equiliani e dell'uccisione di Orso Ipato, terzo doge, si delegarono per un breve periodo le funzioni dogali a un magistrato eletto annualmente.

A Metamaucum Il trasferimento della sede dogale a Metamaucum, città fortificata e dalla fiorente economia per via delle coltivazioni corrispondente alla moderna Malamocco, avvenne sotto il governo di Teodato Ipato, figlio di Orso: si dice che questa scelta sia stata fatta in quanto questi accusava gli abitanti di Eraclea di aver ucciso suo padre. Fu necessario quindi costruire un secondo palazzo, in quanto il nuovo doge, originario di Eraclea, non aveva una propria casa nella nuova città. Dopo sessantotto anni e l'avvicendarsi di cinque dogi, venne eletto Agnello Partecipazio, che decise di trasferire nuovamente la sede ducale in quanto Metamaucum si era rivelata essere una città poco sicura..

Trasferimento a Venezia Il luogo prescelto per l'edificazione della nuova sede dogale fu la zona di Rivoalto, distante dal mare e separata da quest'ultimo da varie isole e per questo più sicura. Tale trasferimento è databile all'anno 812. Il nuovo palazzo, detto palatium ducis, venne edificato attorno all'814 nei pressi della chiesa dedicata a San Teodoro, poi sostituita dalla basilica di San Marco in seguito a un incendio, su un terreno di proprietà del doge.. Il cantiere venne concluso sotto il dogato di Pietro IV Candiano: di quella costruzione, eretta nella stessa area che ora è occupata da Palazzo Ducale, non rimane alcuna traccia, ma è probabile che l'edificio fosse stato realizzato (almeno parzialmente) in pietra e presentasse agli angoli quattro torrioni d'avvistamento e in mezzo una corte.. Il fatto che la casa del doge fosse estremamente fortificata è attestato in primo luogo dal fatto che riuscì a resistere alla rivolta scoppiata nel 976 contro il doge Pietro IV Candiano. e in secondo luogo dal fatto che il doge Pietro I Orseolo riuscì a sostenere personalmente le spese per il rifacimento del palazzo dopo che questo era stato colpito da un incendio, segno che i danni non dovevano essere stati eccessivi.. L'edificio ricostruito era caratterizzato dalla presenza di un corpo centrale fortificato con torri angolari, circondato dall'acqua, le cui tracce ancora si intuiscono nell'assetto del piano loggiato. Queste strutture erano caratterizzate dalla preponderanza degli ambienti dedicati al doge rispetto a quelli che dovevano ospitare le altre magistrature: ciò è sintomo della loro subordinazione a quella del condottiero e capo politico della repubblica..

Ottone III, Enrico IV ed Enrico V a Venezia Ventidue anni dopo il sopraccitato incendio, Ottone III decise di recarsi a Venezia per incontrare Pietro II Orseolo, figlio di Pietro I.. Il doge gli preparò un appartamento nella torre orientale.. Considerato il soffermarsi degli autori dell'epoca su quest'ultimo dettaglio, si può dedurre che il palazzo fosse dotato di almeno due torri, una occidentale e una orientale, poste alle due estremità della facciata rivolta verso la laguna. Le cronache dell'epoca descrivono anche l'apprezzamento dell'imperatore per i decori interni del palazzo, pari forse solo a quelli delle dimore imperiali, che erano stati perfezionati dall'allora doge Pietro II Orseolo..

Dal 998, anno in cui Ottone III fu ospite a Palazzo Ducale, al 1105 non sono presenti fonti che diano informazioni precise sulle ristrutturazioni subite dalla fabbrica dell'edificio.. È tuttavia probabile che Domenico Selvo, doge tra il 1071 e il 1084, abbia curato la decorazione del palazzo in quanto egli stesso diede un forte impulso a quella della chiesa attigua.. Tuttavia tutti questi decori vennero distrutti nei successivi restauri e in particolare dall'incendio del 1574: come ricorda Francesco Sansovino, furono distrutte "le porte di marmo pario colonnate e figurate con gran maestria" che erano presenti nella sala delle Quattro Porte. Il successivo doge Vitale Falier ebbe modo di ospitare a palazzo l'imperatore Enrico IV di Franconia che, essendo molto devoto, si era recato in città in quanto vi si trovava il corpo dell'evangelista Marco.. Sotto il dogato di Ordelaffo Falier avvennero, alla distanza di due mesi, approssimativamente attorno all'anno 1105, due incendi che distrussero vari edifici cittadini. Il più tragico dei due fu probabilmente il secondo, scoppiato a causa di un fulmine e diffusosi a causa del forte vento. I danni che tale incendio provocò alla basilica e al palazzo sono solo accennati dagli storici dell'epoca,. che non descrivono neppure la ristrutturazione curata dal doge, conclusasi prima del 1116, anno in cui ospitò Enrico V di Franconia.

Ampliamenti

Le colonne di piazza San Marco

Secondo le cronache d'epoca, i dogi che governarono tra il 1117 e il 1172 non effettuarono ristrutturazioni all'interno del palazzo,. ma risalirebbe a quell'epoca l'arrivo a Venezia di diversi marmi provenienti da Oriente, tra cui le colonne che caratterizzano la piazzetta antistante il palazzo, forse giunte da Costantinopoli nel 1172, cioè appena dopo la morte di Vitale II Michiel. Tuttavia, la data dell'arrivo delle colonne va più probabilmente fatta risalire al dogato di Domenico Michiel: sarebbe stato l'appartenere alla stessa famiglia dei due dogi a trarre in inganno gli scrittori dell'epoca. Questa seconda teoria è supportata da vari elementi: in primo luogo il dogato di Vitale II Michiel fu caratterizzato dallo scoppiare di forti contrasti tra veneziani e bizantini, e questi ultimi non avrebbero mai concesso l'asportazione delle colonne;. in secondo luogo, Francesco Foscari, affermando che "quelle colonne stettero per molti anni in terra, non si trovando persona cui bastasse l'animo di levarle in piedi", suggerisce che doveva essere passato un discreto lasso di tempo tra l'arrivo di queste ultime e il loro innalzamento, cosa improbabile se il loro arrivo risalisse alla fine del dogato di Vitale II Michiel o all'inizio di quello di Sebastiano Ziani. L'arrivo a Venezia delle colonne deve essere quindi avvenuto attorno all'anno 1130.

Sebastiano Ziani Durante il dogado di Sebastiano Ziani, eletto nel 1172, il complesso subì una prima grande ristrutturazione, che trasformò la fortezza originaria in un elegante complesso costituito da due edifici, uno fronteggiante la laguna e l'altro la piazzetta, realizzati secondo gli stilemi dell'arte veneto-bizantina, in conformità con le principali architetture a esso contemporanee. È probabile che nella realizzazione abbia avuto un ruolo primario il lombardo Nicolò Barattiero, colui che eresse le due colonne e realizzò in una primaria forma il ponte di Rialto, e che il suo stile fosse influenzato da elementi della tradizione lombarda.. Appena dopo la conclusione del cantiere albergarono a Venezia papa Alessandro III e l'imperatore Federico Barbarossa, che avevano raggiunto una pacificazione grazie all'intermediazione dogale. In particolare, sappiamo che l'imperatore restò a Venezia due mesi, soggiornando a Palazzo.

Progetto della ristrutturazione esterna

Secondo gli storici moderni verso la piazzetta sorgeva il palazzo di giustizia, caratterizzato da un ampio porticato al piano terra, da una loggia scoperta al primo piano e dagli uffici al secondo, mentre verso il molo sorgeva il palazzo per le assemblee, che si estendeva dalla piazzetta all'attuale ponte della Paglia. Per la ricostruzione del progetto originario possiamo affidarci alle tracce contenute nell'opera Processione in piazza San Marco del Bellini, in cui le Procuratie Vecchie e l'Ospizio, rispettivamente a sinistra e a destra, presentano un caratteristico porticato, che doveva essere presente nel Palazzo Ducale, i cui piani superiori, decorati o da affreschi floreali, o da fasce stuccate, o da tondi nello stesso materiale, si possono ricostruire con minore precisione, asserendo che forse il primo piano era caratterizzato da piccole logge e finestre e il secondo da archi a tutto sesto con semplici capitelli e guglie coronamento.

Progetto della ristrutturazione interna Il complesso era sede nel contempo di private abitazioni, di uffici pubblici, di attività commerciali private e di prigioni. Non rimane alcuna fonte che attesti esattamente la disposizione dei locali dentro questi edifici. Si possono comunque fare delle ipotesi, confrontando documenti e altre testimonianze non tecniche. Nello specifico, l'edificio verso la laguna, o palazzo del comune, avrebbe dovuto ospitare: al pianterreno la Sala del Maggior Consiglio, a doppia altezza, circondata da un portico, la cui collocazione ci è nota poiché documenti dell'epoca testimoniano che fosse comunicante con la corte e cui si affiancavano altri locali minori, tra i quali la cappella di San Niccolò, prospiciente il canale; al piano superiore le stanze degli Avogadori, dei Censori, della Cancelleria inferiore e della Quarantia, queste ultime, copiosamente ricordate dagli archivi storici poiché nella seconda si riunivano i consiglieri durante le votazioni, connesse tramite stretti corridoi al locale più grande del pianterreno; al secondo piano altre stanze dedicate all'amministrazione, tra le quali la Cancelleria ducale superiore.

L'edificio verso l'attuale Piazzetta, noto come palazzo di giustizia, un tempo fronteggiato forse da un canale, avrebbe dovuto ospitare: