Teggiano è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno in Campania.
Fino al 1862 il suo nome era Diano, da cui deriva il nome della conca entro cui esso sorge, il vallo di Diano.
Geografia fisica
Territorio Il territorio comunale di Teggiano, in provincia di Salerno, occupa il margine occidentale del Vallo di Diano, ampia conca tettonico‑carsica del settore meridionale dell’Appennino campano‑lucano, e si estende per una superficie di circa 61,87 km², con quote comprese tra 443 e 1.738 m s.l.m., a testimonianza di una marcata articolazione altimetrica e morfologica.
L’assetto fisiografico è governato da tre principali ambiti geomorfologici:
il settore montuoso, impostato sui rilievi calcarei della Montagna della Motola e sulle dorsali settentrionali della Cocuzzo delle Puglie e del Monte Puglie;
il settore collinare, alto e medio, su cui si dispongono il centro storico e le frazioni principali; il settore pedemontano e di piana, che raccorda i versanti al fondovalle alluvionale del Vallo di Diano, in gran parte di origine lacustre pleistocenica.
La Montagna della Motola costituisce il principale complesso orografico del territorio comunale e raggiunge le massime altitudini con le cime di Monte Motola (circa 1.700 m), Monte Faggitella (1.606 m), Serre di Campo Soprano (1.446 m), Serre dei Cuponi (1.308 m), Croce della Difesa (1.356 m) e Cozzo dei Palombi (1.203 m), caratterizzate da versanti generalmente acclivi e da estesi affioramenti di calcari mesozoici intensamente fratturati, modellati da processi carsici superficiali e profondi.
Sul bordo sommitale meridionale del massiccio, in corrispondenza di quote prossime ai 1.600 m s.l.m., si sviluppa un sistema di ampie doline, impostate a sud‑est del Monte Motola, che costituiscono forme tipiche di dissoluzione carsica e testimoniano la presenza di un articolato reticolo di circolazione idrica sotterranea.
I versanti settentrionali della Montagna della Motola che prospettano verso il territorio di Teggiano sono organizzati in una successione di costoni e impluvi denominati localmente Manca di San Donato, Nivera, Cozzi di Marconi, Castagneto, Spalla di Capra, Fontanelle, Fossa Rotonda e Larvanito, che convogliano le acque meteoriche verso i principali torrenti che incidono la fascia pedemontana.
Il settore settentrionale del territorio è dominato dai ripidi rilievi della Cocuzzo delle Puglie (1.411 m), del Monte Puglie (1.465 m) e del Cozzo dell’Angelo (1.067 m), anch’essi impostati su litologie carbonatiche e caratterizzati da versanti marcatamente inclinati, con creste e costoni che definiscono il contorno morfologico dell’alta valle del Corticato.
In questo contesto assumono particolare rilevanza le cosiddette Balze di Teggiano, impostate lungo grandi scarpate tettoniche che delimitano il margine occidentale della Valle del Corticato e che si presentano come versanti molto acclivi, per lo più brulli o solo localmente terrazzati, interessati da fenomeni gravitativi di varia intensità.
Il settore collinare alto è strutturalmente organizzato intorno alla Sella del Corticato, che rappresenta un importante elemento di raccordo morfologico tra i rilievi montuosi della Motola e la dorsale del Cocuzzo delle Puglie, mentre il settore medio collinare è dominato dal promontorio su cui insiste l’abitato storico di Teggiano e dalle pendici sulle quali si dispongono le località Pozzale, San Paolo e Tempa Rossa, caratterizzate da versanti moderatamente acclivi con diffusa presenza di terrazzi morfologici e superfici sub‑pianeggianti utilizzate a fini insediativi e agricoli.
Il centro storico di Teggiano si colloca alla sommità di un promontorio tronco, di natura calcarea, ben stratificato e intensamente fratturato, che si eleva sul margine occidentale del Vallo di Diano; da un punto di vista strutturale, tale rilievo risulta più direttamente connesso alla dorsale dei Monti della Maddalena che al sistema Alburni‑Cervati, di cui fa parte la Montagna della Motola, evidenziando la complessità dell’assetto tettonico e dei rapporti tra le diverse unità carbonatiche appenniniche.
Il settore pedemontano è individuato dalla fascia di transizione tra le colline calcaree e la piana del Vallo, lungo la quale si dispongono gli abitati di San Marco, San Raffaele, Piedimonte e Misericordia; tale fascia si caratterizza per la presenza di conoidi e falde detritiche allo sbocco dei valloni e per superfici debolmente inclinate, sede di insediamenti sparsi e di infrastrutture viarie, che raccordano i centri collinari con le aree pianeggianti.
Le aree pianeggianti si estendono principalmente a ovest e nord‑ovest del centro abitato, nelle località Prato Perillo, San Marco e Difesa del Margine, e verso nord, nord‑est ed est nelle località Macchiaroli e Pantano Grande; tali porzioni di territorio sono impostate su depositi alluvionali e lacustri di fondovalle, con quote mediamente comprese tra 445 e 460 m s.l.m., a drenaggio spesso difficoltoso e con diffusa presenza di opere di regimazione idraulica e sistemazioni agrarie.
Il comune di Teggiano confina con i territori di Atena Lucana, Corleto Monforte, Monte San Giacomo, Piaggine, Sacco, Sala Consilina, San Pietro al Tanagro, San Rufo, Sant’Arsenio e Sassano, con limiti amministrativi che seguono, in diversi tratti, lineamenti morfologici naturali quali dorsali carbonatiche, impluvi e linee di cresta dell’alta e media collina.
Il reticolo idrografico superficiale è articolato in corsi d’acqua principali di carattere torrentizio, alimentati dai rilievi della Motola e dalle dorsali settentrionali, e in una fitta rete di canali di bonifica e lagni che drenano la piana alluvionale del Vallo di Diano.
Il Torrente Buco ha origine lungo la linea di spartiacque tra la Sella del Corticato e Timpa Nicoletta e scorre inizialmente in incisione valliva moderatamente incisa, raccogliendo le acque di numerosi impluvi laterali prima di raggiungere la piana, dove si raccorda con il sistema di lagni.
Il Torrente Buccana trae origine in località Raccio, al confine tra i comuni di Piaggine e Monte San Giacomo, e incide una stretta forra tra la Montagna della Motola a nord‑ovest e Serra la Manca a sud‑est, fino al ponte S. Salvatore; in località Anca del Ponte il Buccana confluisce nel Torrente Buco, costituendo uno dei principali assi di drenaggio del settore occidentale del territorio comunale.
Nella piana alluvionale prevalgono i lagni, canali di bonifica a sezione per lo più rettilinea, in parte o totalmente antropizzati, tra i quali si distinguono il Lagno Vernace e il Lagno Vellico, che convogliano le loro portate nel Lamarrone, il Lagno Termine che segna il confine idrografico e amministrativo tra Teggiano e Sala Consilina, e il Lagno della Barca che, in località Cannicelle e La Barca, raccoglie le acque del Torrente Buco e le redistribuisce verso il reticolo di fondovalle.
I principali valloni che interessano il settore montuoso e collinare del comune, e che traggono origine dai rilievi dei Monti della Motola (Serre di Campo Soprano, Serre dei Cuponi, Croce della Difesa), sono il Vallone Valle Cupa, il Vallone San Cono e il Vallone Sinagoga, impostati lungo direttrici strutturali preferenziali e caratterizzati da versanti ripidi, talora terrazzati, che alimentano il trasporto solido verso il fondovalle.
In sintesi, l’assetto geografico e fisiografico del territorio di Teggiano riflette l’interazione tra il sistema montuoso carbonatico appenninico, il promontorio collinare su cui è insediato il centro storico e la piana alluvionale‑lacustre del Vallo di Diano, creando una transizione continua dalla montagna alla pianura con marcate differenze di acclività, uso del suolo e vulnerabilità geomorfologica. Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.
Clima Il clima è tipico della zona, con estati soleggiate, secche e ventilate. Durante le notti estive, comunque, al calar del sole, vi è una forte escursione termica, anche di molti gradi in meno rispetto al giorno. La stazione meteorologica più vicina è quella di Sala Consilina.In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a ; quella del mese più caldo, agosto, è di .
Classificazione climatica: zona D,
Storia
Lo storico Teggianese Luca Mandelli, vissuto nel seicento, attribuisce la fondazione del paese ai coloni della città greca di Tegea, congettura non suffragata però da testimonianze storico-archeologiche.
Alla fine dell'Ottocento Giacomo Racioppi invece avanzò l'ipotesi che Teggiano fosse stata fondata dalle genti osco-sabelliche scacciate dalle loro terre a seguito dell'espansione della civiltà etrusca.
Ultima ipotesi in ordine di tempo è quella che Teggiano sia sorta ad opera dei Lucani all'inizio del IV secolo a.C. Più tardi si attesta il nome Tergia o Tergianum. Notevole importanza spettò alla Teggiano del periodo italico, che ricoprì un ruolo di primissimo piano sia nell'ambito delle dodici città federate lucane, che in occasione delle guerre sociali. A testimonianza di quei periodi restano gli innumerevoli reperti storici, costituiti in frammenti classici sia di architettura religiosa che di architettura civile, attualmente disseminati un po' ovunque lungo le vie del centro storico. Probabilmente la città venne distrutta intorno al 410 d.C. da Alarico. Dal V secolo in poi assunse il nome di Dianum, poi Diano, da cui prese il nome l'omonimo Vallo. Il massimo splendore si raggiunse nel periodo in cui la nobile famiglia dei Sanseverino la destinò a luogo privilegiato. Con l'arrivo dei normanni vi si stanziarono un nutrito numero di famiglie guerriere normanne, il borgo ha infatti, una decisa vocazione militare. Tra le famiglie normanne che vi abitarono si ricordano i: de Flumine o Fiume, il primo dei quali, Bosone, fondò nell'anno 1133 il Sedile di Diano, e poi, i Galliciano, i de Diano, i Mordente, i d'Alitto, i Carrano, i Marsicano, tutte infeudate ebbero anche castelli di rilievo. Altre famiglie si aggiunsero nel periodo federiciano come: i Corrado, i Grosso. Nel periodo Angioino arrivarono i Mordente,i Mazzacane, i Malavolta da Siena e così altre famiglie arrivarono nei successivi periodi Aragonese e Austriaco come i del Verme da Verona. Nel 1485 tra le mura del suo castello fu tramata la famosa Congiura dei baroni, ordita da Antonello Sanseverino, Principe di Salerno, contro Ferrante I d'Aragona, re di Napoli. Successivamente, nel 1497, Teggiano, rifugio inespugnabile del Principe ribelle, fu assediata dall'esercito del Duca delle Calabrie, Federico, divenuto re nel frattempo. La fama di castello imprendibile non fu sfatata nemmeno in quell'occasione: l'assedio durò molto più del previsto senza che l'esercito riuscisse ad ottenere la presa del maniero. Una resa onorevole, quindi, sancita da patti redatti dal Notar Jacopo Carrano, sottoscritti dal Re e dal Principe, diede salva la vita a quest'ultimo e salvaguardò l'integrità della popolazione che, in massa, era accorsa a dar manforte all'amato signore. Dopo il 1552, anno in cui si verificò l'allontanamento definitivo della famiglia dei Sanseverino, Teggiano diventò feudo di altre nobili famiglie del Regno, che seppero governarlo con alterna fortuna.
Dal 1811 al 1860 è stato capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al Distretto di Sala del Regno delle Due Sicilie.