Biografia Il 14 maggio 1985, con altre tre ragazze (Denise Thomas, 14 anni, Karen Corder, 16 anni, e April Beverly, 15 anni), come lei tutte afroamericane e minorenni, accoltellò a morte un'anziana insegnante di catechismo, Ruth Pelke, di 78 anni, colpendola 33 volte a scopo di rapina.

Paula Cooper fu l'unica ad essere condannata alla pena di morte, mediante sedia elettrica. In virtù della giovane età e del contesto razziale, ci fu una mobilitazione internazionale per salvarle la vita, a cui aderirono papa Giovanni Paolo II, la comunità di Sant'Egidio, Nessuno tocchi Caino e Amnesty International. Per NTC, gruppo del Partito Radicale contro la pena capitale, furono molto attivi i militanti Ivan Novelli e Paolo Pietrosanti. Nel 1988 la Corte suprema proibì la pena capitale ai minori di 16 anni al momento del crimine, e la decisione fu ripresa dalla Corte suprema dell'Indiana, che commutò la pena in ergastolo, poi in 60 anni di carcere. Il nipote della vittima, Bill, inizialmente favorevole alla pena di morte per l'assassina di sua nonna, cambiò idea dopo una conversione religiosa, chiedendo la grazia e divenendo abolizionista. Dopo 26 anni circa di prigione, la Cooper fu scarcerata sulla parola il 17 giugno 2013.

Anni dopo il caso, si stabilì l'abolizione della pena di morte per i minorenni, in quanto giudicata contraria all'VIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America, che proibisce pene inusitate e crudeli.

Il 27 maggio 2015 fu trovata morta all'età di 45 anni a Indianapolis dalla polizia che ha parlato di possibile suicidioUsa, suicida Paula Cooper. L'Italia si mobilitò per salvarla dalla pena di morte, La Repubblica, 27 maggio 2015.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Categoria:Pena di morte Categoria:Omicidi commessi da minori Categoria:Morti per suicidio