Ha insegnato "Teoria e tecnica del restauro" presso l'Università di Urbino "Carlo Bo". Biografia Nasce a Parma nel 1948. Allievo diretto di Giovanni Urbani, si forma nella metà degli anni 1970 presso la scuola internazionale dell'Istituto Centrale del Restauro (ICR) a Roma. Come allievo di quella scuola, tra il 1974 e il 1977 partecipa ai restauri condotti dall’ICR su una parte cospicua degli affreschi della Basilica Inferiore di San Francesco di Assisi, monumento e cittadina che resteranno centrali nella sua biografia, a cominciare dalla sua Tesi di diploma dell'Icr. Il restauro, da lui stesso eseguito, d'un frammento d’affresco di una delle porte urbiche di Assisi, opera di quel momento semi-illeggibile che un documento d'archivio attestava dipinta nel 1341 da Puccio Capanna, uno dei grandi giotteschi attivi nella Basilica Inferiore. Un intervento che riporta l'affresco a una perfetta leggibilità critica consentendo a Zanardi di scrivere un saggio in cui smentisce la ricostruzione fatta da Roberto Longhi del misterioso “Stefano fiorentino”, allievo di Giotto di cui racconta il Vasari, attribuendo correttamente a Puccio Capanna il corpus di opere già detti di Longhi di Stefano.B. Zanardi, Da Stefano Fiorentino a Puccio Capanna, in “Storia dell’Arte” 33 (1978), pp. 115-127; Id., La Pinacoteca Comunale di Assisi, Firenze, Centro Di 1980 (con F. Todini); M. Gregori, Stefano Fiorentino. Itinerario da Assisi a Chiaravalle Milanese, in Un poema cistercense. Affreschi giotteschi a Chiaravalle Milanese, Milano, 2010, pp. 11-30.

Un esordio – sconfessare con ragione una celebre e suggestiva attribuzione di Longhi – che già dice la singolarità della figura, la stessa confermata da tutto il lavoro da lui condotto nei decenni successivi. Nel 1977 è tra i soci fondatori di un gruppo di restauratori romani, “Conservazione beni culturali” (CBC), con cui conduce molti restauri, ma solo fino al 1982, anno in cui si dimette dalla presidenza di quel gruppo di colleghi. In quegli anni, con l’ICR, la CBC e altre équipes private, restaura parte della decorazione della Basilica Superiore di Assisi, quest’ultimo un lavoro che gli consente di pubblicare, con John White (e Sabina Vedovello), un saggio sull’organizzazione del lavoro del cantiere di Cimabue nel transetto sinistro e nelle Vele sull’altare.Id., Cimabue and the decorative sequence in the upper church of S. Francesco Assisi, in Roma anno 1300, Atti della IV Settimana di Studi di Storia dell’Arte Medioevale dell’Università di Roma, La Sapienza (19-24 magg.), a c. di A.M. Romanini, Roma 1983, pp. 103-118 (con J.White e S. Vedovello). Inoltre interviene, sempre con la CBC, sui bassorilievi della facciata del Duomo di Orvieto, sui cinque pannelli giunti a noi del Polittico di San Domenico di Simone Martini oggi nel Museo di quello stesso Duomo, sugli affreschi di Giovan Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone nella chiesa di Santa Maria di Campagna a Piacenza, sugli affreschi del Cavalier d'Arpino della “Sala degli Orazi” in Campidoglio e sui rilievi della “Fronte orientale” dell’Ara Pacis Augustae. Due interventi, questi ultimi, che lo portano a chiedersi come l’intervento di restauro stricto sensu, lo stato di conservazione e i dati sulle tecniche d’esecuzione originali possano essere documentati, oltre che con la consueta serie di fotografie prima-durante-dopo il restauro anche con una schematizzazione grafica. Sulla base di esperienze parallelamente condotte in quel momento dall’ICR, risponde al quesito mettendo a punto (a stampa) uno schema generale di relazione di restauro – testo e documentazione grafica e fotografica – utilizzabile per i dipinti murali e da cavalletto, come per i rilievi in marmo o in pietra, eccetera, schema in seguito quasi universalmente adottato nel mondo del restauro pur subendo un giusto aggiornamento con le moderne tecniche informatiche.Id., Relazione di restauro in Gli affreschi del Cavalier D’Arpino in Campidoglio. Analisi di un’opera attraverso il restauro, Roma 1980, pp. 39-95(con G. Martellotti); Id., L’intervento di restauro della fronte orientale dell’Ara Pacis Augustae in Ara Pacis Augustae, Roma 1983, pp. 63 128 (con V. Ruesch).

Dal 1983, lavora come libero professionista, intervenendo su alcuni importanti monumenti della civiltà figurativa dell’Occidente. Tra essi, la Colonna Traiana, gli affreschi di Pietro da Cortona nel Voltone di Palazzo Barberini a Roma, le sculture di Benedetto Antelami al Battistero di Parma, la decorazione del Sancta Sanctorum in Laterano, i mosaici paleocristiani e quelli di Jacopo Torriti nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, gli affreschi del Correggio nella cupola della chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma, un intervento presentato, tra gli altri, anche Francis Haskell,La cupola del Correggio in San Giovanni a Parma dopo il restauro, Parma 1990, pp. 7-22 (Id., con A. Arbasino e F. Haskell); F. Haskell, Correggio e la sua importanza per il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, ivi, pp. 1-14. gli affreschi di Girolamo Mazzola Bedoli e di Lattanzio Gambara nella volta e nelle pareti della navata centrale del Duomo di Parma,B. Zanardi, Il restauro degli affreschi di Girolamo Mazzola Bedoli e di Lattanzio Gambara nella volta e nelle pareti della navata centrale del Duomo di Parma, in Lattanzio Gambara nel Duomo di Parma, a c. di M. Tanzi, Torino 1991, pp. 137-161. gli affreschi di Giovan Battista Tiepolo in Palazzo Labia a Venezia, di nuovo gli affreschi della Basilica di Assisi dopo il terremoto del 1997.

Monumenti restaurati Colonna Traiana Il restauro della Colonna Traiana gli consente in particolare di comparare lo stato di conservazione dei rilievi con quello attestato in via positiva dalle tre campagne di calcatura condotte sul monumento: quella eseguita dal Primaticcio nel 1540 per Francesco I di Francia, l’altra realizzata tra il 1665 e il 1670 per Luigi XIV e Colbert, infine l’ultima eseguita tra il 1861 e il 1862 dai formatori di Pio IX come dono del Pontefice a Napoleone III: le prime due arrivate a noi solo parzialmente, l’ultima per intero e replicata anche per altri musei in Europa. La rara opportunità di avere a disposizione dei calchi antichi, consente a Zanardi di rilevare un dato positivo del tutto inaspettato. Tutti i calchi dimostrano infatti che i danni da noi contemporanei attribuiti all’attuale inquinamento atmosferico erano già presenti dal Cinquecento negli stessi punti e con la stessa virulenza sui rilievi antico romani. Un importante dato conservativo che egli commenta in alcuni suoi scritti.Id., Evoluzione del deperimento della Colonna Traiana. Dal tempo dei calchi di Luigi XIV e Napoleone III allo stato attuale, in La Colonna Traiana e gli artisti francesi da Luigi XIV a Napoleone I (Villa Medici, 12 apr. 12 giu. 1988), Roma 1988, pp. 281-298; Id., La superbia della bianchezza del marmo, in Scritti in ricordo di Giovanni Previtali, in “Prospettiva”, 53-56, I (1989), pp. 63-70.

Battistero di Parma Tra il 1986 e il 1992 restaura il Battistero di Parma: l’intero monumento: decorazione murale dell’interno, sculture policrome antelamiche e paramento lapideo dell’interno e dell’esterno. L’intervento è preceduto da una serie di prove da cui stabilire, tecniche d’intervento, durata e costi, così producendo Zanardi il primo “progetto di restauro” esecutivo nella storia del restauro delle opere d’arte.Id., Il restauro della cupola del Battistero di Parma, in Il restauro del Battistero di Parma. Progetto d’intervento per l’interno, Parma 1987; Id., Relazione di restauro dei manufatti in pietra, policromi o meno, e delle superfici lapidee e in laterizio dell’interno e dell’esterno del Battistero di Parma e alcune osservazioni di ordine materiale compiute durante i lavori, in Battistero di Parma, Milano 1992, I, pp. 249-268; Id., Relazione di restauro dei dipinti murali del Battistero di Parma e alcune osservazioni di ordine materiale compiute durante i lavori, in Battistero di Parma. La decorazione pittorica, Milano 1993, II, pp. 217-250; Id., L’organizzazione del lavoro nel cantiere del Battistero di Parma. Le tecniche di riporto del disegno preparatorio, in “Quaecumque recepit Apollo”. Scritti in onore di A. Ciavarella, a c. di Andrea Gatti, Parma 1993 [“Bollettino del Museo Bodoniano di Parma”, 7 (1993)], pp. 449-460; Id., La polychromie des reliefs de Benedetto Antelami et les deux phases décoratives du baptistère de Parme, in La couleur et la pierre, la polycromie des portails gothiques, Actes du colloques (Amiens, 12-14 ottobre 2000), Paris 2002, pp. 115-118. Un intervento di enorme complessità diretto, su incarico della Curia vescovile di Parma, da Pasquale Rotondi e Giovanni Urbani che fu oggetto di controversie molto accese. Da una parte chi rimpiangeva la patina nerastra dei secoli rimossa con la pulitura: tra loro Annamaria Giusti, Elio Garzollo, Carlo Quintavalle, Giorgio Bonsanti e Maurizia Chierici. Dall’altra parte chi faceva notare che la rimozione di quella patina aveva rimesso in vista quasi intatta l’originaria e rarissima policromia delle sculture dell’Antelami, così come aveva riconsegnato a una perfetta lettura critica l’altrettanto la preziosa e fino a quel momento semisconosciuta decorazione romanico-bizantina della cupola: tra loro, Federico Zeri, Giuliano Briganti, Salvatore Settis, Gianfranco Fiaccadori, Giovanni Urbani e Enrico Castelnuovo.G. Briganti, Perché sparate sul Battistero di Parma, in “la Repubblica”, 12 sett. 1992, pp. 8-9.; T. Abate, Zeri: diamo i musei ai privati, “Il Giornale”, 31 agosto 1992, p. 7; G.F. Fiaccadori, Il restauro del Battistero (intervista a), in “Gazzetta di Parma, 12 ag. 1992, pp. 7-8; Restauri del Duomo e del Battistero. Bruno Zanardi risarcito 17 anni dopo, in < >; A. Giusti, Il restauro del Battistero di Parma. Tanto rumore per nulla?, in “Opd Restauro”, (1993), pp. 92-93.

I dati storici e materiali visti con il restauro del Battistero consentono inoltre a Zanardi di stabilire che una Madonna in trono con il Bambino conservata nella abbazia cistercense di Fontevivo, un piccolo paese tra i luoghi dei due grandi cantieri dell’Antelami di Parma e Fidenza, non era il pupazzo campagnolo che tutti credevano fosse perché sfigurata da una serie di rozze ridipinture, bensì scultura autografa di Antelami, come il restauro ha dimostrato.B. Zanardi (con Alfredo Bianchi e Gianfranco Fiaccadori), Una scultura di Benedetto Antelami e l'intitolazione dell'antica Abbazia di Fontevivo (PR), in Studi in memoria di Giuseppe Bovini, II, Ravenna 1989, pp. 745–761.

Sancta sanctorum e Ciclo Francescano ad Assisi