Con letteratura greca alto imperiale si intende il periodo successivo a quello ellenistico, il cui inizio è convenzionalmente fissato nel 27 a.C. (anno in cui Augusto divenne il primo imperatore romano) e la cui fine con l'inizio del periodo tetrarchico di Diocleziano, nel 285.
Contesto storico
La regione ellenica venne annessa alla Repubblica romana nel 146 a.C., dopo una campagna militare condotta da Lucio Mummio e terminata con la distruzione di Corinto, la cui popolazione venne uccisa o resa schiava, e con il saccheggio della città, che fornì opere d'arte per le ville dei patrizi romani. Per la sua vittoria, Mummio ricevette lagnomen Achaicus, "conquistatore dell'Acaia". La Grecia divenne, quindi, un protettorato romano nel 146 a.C., mentre le isole dell'Egeo entrarono a farvi parte nel 133 a.C.
L'effetto immediato che si ebbe una volta che la Grecia venne sottomessa a Roma fu la cessazione di tutte le guerre interne tra città e città.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 767; Polibio, Storie, V, 104.10-11. Vero è che se alcuni membri dell'oligarchia senatoria furono sinceramente filo-ellenici e molti Romani ammirarono profondamente la cultura greca, Roma non considerò mai i Greci come suoi alleati o amici, ma come semplici sudditi, uguali a tanti altri. L'atteggiamento romano nei confronti della Grecia sembra che fosse improntato non tanto sul rispetto, ma sull'arroganza e disprezzo.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 769. Sul piano culturale, Atene mantenne il suo ruolo di centro intellettuale, venendo però surclassata da Alessandria d'Egitto.
I Romani punirono severamente i Greci ribelli e, in Grecia come altrove, i Romani si preoccuparono di arricchirsi il più possibile, con la guerra, la tassazione o il commercio. L'atteggiamento romano poi, per tutto il resto, fu di grande indifferenza, tanto da portare la Grecia ad una situazione drammatica, dove la pirateria prese il sopravvento sulla parte orientale del Mediterraneo, trovando in Creta e Cilicia le sue principali basi logistiche. Da queste regioni i pirati organizzarono spedizioni sempre più ardite nel Mar Egeo, costruendo vere e proprie flottiglie e compiendo razzie il cui obbiettivo principale era di porre in schiavitù intere popolazioni. Roma alla fine fu costretta ad intervenire, sebbene inizialmente non si fosse resa conto della politica distruttiva che aveva messo in atto, disinteressandosi della Grecia e degli Stati ellenistici che gravitavano attorno ad essa. Si era inoltre reso necessario inviare in Macedonia le legioni romane per difendere i suoi confini dai continui attacchi delle popolazioni traciche e dalmatiche dell'ultimo terzo del II secolo a.C..Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, pp. 770-771.
I successi ottenuti contro i pirati nel 102 a.C. da parte del consolare Marco Antonio Oratore,Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 68.1. che aveva condotto una campagna nell'area cilicia, portarono all'istituzione di una seconda provincia romana, quella di Cilicia nel 101-100 a.C..André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, p. 298.M.H.Crawford, Origini e sviluppi del sistema provinciale romano, in Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de Il Sole 24 ORE, Milano, 2008 (vol. 14°), p.91. Sfortunatamente questi successi iniziali si risolsero in un nulla di fatto quando, nell'88 a.C., Mitridate VI Eupatore, re del Ponto, convinse molte città-Stato greche a unirsi a lui contro i Romani.Appiano, Guerre mitridatiche, 27. Fu così che l'Acaia insorse. Il governo della stessa Atene, formato da un'oligarchia di mercanti di schiavi e proprietari di miniere, fu rovesciato da un certo Aristione, che poi si dimostrò a favore di Mitridate, meritandosi dallo stesso il titolo di amico.André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, p. 393. Il re del Ponto appariva ai loro occhi come un liberatore della grecità, quasi fosse un nuovo Alessandro Magno.
Lucio Cornelio Silla riuscì al termine di due duri anni di guerra ad allontanare Mitridate dalla Grecia e a sedare la ribellione, saccheggiando Atene nell'86 a.C.Appiano, Guerre mitridatiche, 31-41; Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 81.1; Plutarco, Vita di Silla, 12-16. e Tebe l'anno successivo,Appiano, Guerre mitridatiche, 30 e 54. depredando le città sconfitte delle loro opere d'arte.Appiano, Guerre mitridatiche, 39. Plutarco racconta che, poco prima di assaltare la città di Atene, il tiranno Aristione tentò una mediazione con Silla:
E anche lo scoppio delle successive guerre civili romane combattute in Grecia e Macedonia, come la guerra civile tra Cesare e Pompeo e quella tra Ottaviano e Antonio, fecero precipitare il mondo greco in un periodo di grande sofferenza, lasciandolo alla fine spopolato e in rovina.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 772.Plutarco, Vita di Antonio, 68; Jean-Louis Ferrary, La resistenza ai Romani, p. 836. Fu solo con la creazione del principato da parte di Ottaviano Augusto che in Grecia tornarono a regnare pace ed equilibrio. Il primo imperatore romano, nel 27 a.C., trasformò la Grecia nella provincia romana di Acaia.Maria Domitilla Campanile, Il mondo greco verso l'integrazione politica nell'impero, p.841. Fu soprattutto sotto il regno del suo successore Tiberio che la regione conobbe benevolenza e benessere rivolto ai sudditi dell'Impero romano. Egli, infatti, ridusse la tassazione alle province di Acaia e MacedoniaTacito, Annales, I, 76.2. e per due volte inviò aiuti alle città asiatiche duramente colpite da un terremoto, nel 17 e 27. I successori poi continuarono questa politica di grande disponibilità verso il mondo greco: in particolare Nerone e Adriano adottarono una politica filo-ellenica. Giovannini aggiunge che: "Roma finì per assumersi... le proprie responsabilità nei confronti di un popolo che per due secoli aveva spietatamente umiliato e depredato". Al tempo di Strabone, Roma ormai si era ellenizzata, senza perdere però la propria identità; i Romani non potevano più essere percepiti come dei barbari da parte dei Greci, quasi che la loro egemonia rappresentasse una minaccia per il mondo greco.Strabone, Geografia, IX, 2.2; Jean-Louis Ferrary, La resistenza ai Romani, pp. 811-812.
Lingua
Le conquiste di Alessandro Magno e la diffusione della cultura greca in una vastissima area favorirono lo sviluppo di un linguaggio comune, che superò le divisioni dialettali del greco arcaico e classico. Questa lingua comune, o koinè, viene dall'espressione «koinè diàlektos» (κοινὴ διάλεκτος), cioè un dialetto che si pone al di sopra delle particolarità dialettali greche, detto anche «Alexandrinè diálektos» (Ἀλεξανδρινὴ διάλεκτος, lingua alessandrina). Essa si basava sul dialetto attico, privato dei suoi tratti più caratteristici e con aggiunte da parte di altri dialetti (soprattutto della Ionia). Questa lingua rimase in uso per tutta l'età ellenistica e romana, costituendo la lingua franca di tutta la parte orientale dell'Impero romano.
A partire dal II secolo a.C., iniziò l'insegnamento del greco negli insediamenti romani non di lingua greca, che si sviluppò fino ad Augusto; poi, iniziò a cambiare fino al V secolo. La koinè ellenistica, nella storia dei Greci, non è importante solo per essere il primo dialetto comune e il principale antenato del greco moderno. È importante anche per il suo impatto nella civiltà occidentale come lingua franca nel Mar Mediterraneo. La koinè appunto è anche la lingua originale del Nuovo Testamento della Bibbia cristiana e anche il mezzo per l'insegnamento e la diffusione del cristianesimo. Inoltre, fu la seconda lingua dell'Impero romano, sebbene non quella ufficiale. Il passaggio alla quarta fase della lingua greca, conosciuta come greco medievale, è simbolicamente assegnata alla fondazione di Costantinopoli nel 330 da parte di Costantino I.
Produzione
Il periodo vedrà il progressivo affermarsi della prosa sulla poesia. È nel primo genere che si possono trovare numerose personalità di grande spessore e opere di rilievo. I risultati più importanti furono, infatti, conseguiti nell'ambito della storiografia, della retorica, della filosofia e della produzione erudita, dall'ambito grammatico, a quello filologico, lessicografico, ecc..Franco Montanari, La letteratura greca in età imperiale, p. 581.
Epica
L'epica, dopo aver conosciuto il suo culmine con Omero in epoca arcaica e Apollonio Rodio in epoca ellenistica, continuò ad essere coltivata anche in età imperiale. Essa utilizzava il tradizionale esametro, anche se in modo differente rispetto al suo utilizzo più antico. Di quest'ultimo periodo ricordiamo importanti personalità come Quinto Smirneo (probabilmente del III secolo), autore del poema comunemente noto come Posthomerica (, I fatti successivi a Omero), in 14 libri,Franco Montanari, La letteratura greca in età imperiale, p. 589. dove si raccontano gli avvenimenti successivi ai funerali di Ettore, con cui si conclude lIliade, fino alla partenza degli eroi greci. Smirneo narra così i duelli di Achille con Pentesilea e con Memnone, la sua morte, i giochi funebri in suo onore, la contesa tra Aiace e Odisseo per il possesso delle sue armi, fino ad arrivare (attraverso una serie di duelli e battaglie di sapore omerico che occupano i libri centrali), alla morte di Paride, all'inganno del cavallo di legno e alla presa di Troia.
Contemporaneo a Smirneo era Trifiodoro di Panopoli, il quale scrisse un poema epico, dal titolo La presa di Troia (Ἰλίου Ἅλωσις), in 691 esametri dattilici, stilisticamente vicini a Nonno di Panopoli e Quinto Smirneo.
Altra opera del periodo è lIliade mancante di una lettera (Ἰλιὰς λιπογράμματος), in cui ciascuno dei ventiquattro libri dellIliade, indicati a partire dall'epoca ellenistica con una lettera dell'alfabeto greco secondo un uso forse introdotto da Zenodoto di Efeso, veniva rielaborato in modo da non contenere proprio quella lettera (in forma di lipogramma: così, il primo libro mancava dell'alfa, il secondo del beta, etc…). Fu composta da Nestore di Laranda (metà del III secolo). Suo figlio, Pisandro di Laranda, compose il poema epico più lungo della letteratura greca, Heroikai Theogamiai (, "Matrimoni eroici degli dei"), di sessanta cantiche. Quest'ultimo poema è costituito da una "completa storia epica del mondo".
Altri poeti del periodo furono Scopeliano di Clazomene del I secolo, autore della Guerra dei Giganti, e un non meglio identificato Dionisio, a cui andrebbero attribuiti due brevi componimenti (Gigantiade e Bassarica).
Epistolografia Altro genere letterario di questo periodo è l'epistolografia fantastica, costituita da una serie di raccolte di lettere fittizie (sorta di antenate del romanzo epistolare) fra personaggi storici o leggendari e gente comune. In questa disciplina letteraria ricordiamo Alcifrone (II secolo), del quale rimangono 118 lettere, organizzate in quattro libri,Franco Montanari, La letteratura greca in età imperiale, p. 595. e frammenti di altre cinque, oggetto delle quali è il delineare alcune tipologie di uomini, descrivendo il loro pensiero e la loro opinione su argomenti che fossero loro familiari. Le classi di individui scelte da Alcifrone sono i pescatori, i contadini, i parassiti e le cortigiane. Tutti costoro esprimono i loro sentimenti in modo elegante anche quando sono trattati argomenti scabrosi o osceni. In tal modo, questi personaggi fittizi si elevano rispetto ai loro corrispondenti reali, senza tuttavia eccedere nella mancanza di realtà. Questo genere letterario fu seguito anche da Claudio Eliano (Lettere di contadini) e Lucio Flavio Filostrato (Lettere d'amore) nel II e III secolo, un esercizio molto praticato nelle scuole di retorica.
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