I Piccolomini Todeschini sono una diramazione dell'antica famiglia dei Piccolomini.

Le origini Questa linea discende da Laudomia, una delle due sorelle di Enea Silvio Piccolomini. Il pontefice accolse nella consorteria della famiglia il marito di Laudomia, Nanni Todeschini di Sarteano, il quale assunse lo stemma piccolomineo, anteponendo al proprio il cognome Piccolomini. Questi divenne nel 1460 Governatore dell'Umbria per conto della chiesa.. Ebbe oltre a Francesco, divenuto poi, papa Pio III, altri tre figli, di cui Andrea, generò il ramo dei Piccolomini Todeschini, (signori del Giglio e di Castiglione della Pescaia), Giacomo, quello dei Piccolomini di Castiglia e d'Aragona ed Antonio, quello dei Piccolomini d'Aragona.

Piccolomini Todeschini (Signori del Giglio e Castiglione della Pescaia) - Ramo di Andrea

Questo ramo è il meno noto, fra quelli generati da Laudomia. Gli appartenenti furono Signori dell'Isola del Giglio e di Castiglione della Pescaia. Comunemente vengono individuati, insieme a Pio III, semplicemente come Piccolomini Todeschini, senza l'aggiunta di alcun predicato.

Personaggi principali

Andrea (1445 ca. - † 1505). Ebbe un'indole diversa dai due fratelli Giacomo e Antonio. Non fu uomo d'armi ed è probabile avesse un'inclinazione per lettere.. Insieme al fratello Giacomo volle e costruì il Palazzo Piccolomini nella sua città, diventato nel XIX secolo, sede del Archivio di Stato di Siena. Lo zio papa Pio II ottenne per lui, da parte del re di Napoli, Ferrante d'Aragona, la signoria del Giglio e di Castiglion della Pescaia, con il titolo di marchese di quelle terre.. Dal re Ferdinando di Spagna fu fatto Cavaliere dell'Ordine di San Jago. Nel 1460 sposò Agnese Farnese, che sarebbe divenuta poi, cugina del papa Paolo III.. La sua discendenza, poteva vantare, con ogni probabilità, la più alta concentrazione di caratteri ereditari legati a pontefici.Andrea dovette affrontare uno dei periodi più difficili della Repubblica. Ascritto al Monte dei Gentiluomini, come il resto della famiglia, si trovò ad affrontare lo strapotere dei Noveschi, che avevano a capo Pandolfo Petrucci, il quale aspirava a diventare, come poi fu, Signore di Siena. Andrea ebbe con lui profondi contrasti ed al fine, fu costretto ad abbandonare Siena, per ritirarsi nella sua signoria. Da Agnese ebbe diversi figli, di cui Vittoria, contro il volere dei genitori, che però ormai erano morti, fu fatta sposare a forza da Pandolfo Petrucci a suo figlio Borghese. Con questa azione il Petrucci volle sanzionare l'alleanza dei Noveschi con i Gentiluomini, cercando, così, di favorire la successione della sua famiglia nella signoria.Andrea tra l'altro fu, nella famiglia, uno dei finanziatori, degli affreschi del Pinturicchio nella Libreria Piccolomini. L'artista ci ha tramandato, nella decorazione pittorica raffigurante Enea Silvio, vescovo di Siena, che presenta Eleonora d'Aragona all'imperatore Federico III, la sua immagine, che si scorge alle spalle della consorte Agnese, con il corpetto a righe bianche e nere e della figlia maggiore Montanina, nelle vesti di damigella, che sorregge le vesti della principessa aragonese. Giovanni (Siena 1475 – † Siena 1537). Nominato Cardinale da Papa Leone X, fu arcivescovo di Siena. Durante il Sacco di Roma, nel 1527, fu umiliato dai lanzichenecchi di Carlo V, che lo portarono in giro per la città, legato sul dorso di un mulo. Il suo palazzo fu completamente saccheggiato. Quello che nelle aspirazioni della famiglia doveva essere il terzo papa Piccolomini, si ritirò, profondamente provato dalla vicenda e, da allora in poi, ebbe incarichi minori.

Montanina (Siena 1476 - † ?). Ebbe dalla madre Agnese Farnese un'educazione colta e raffinata. Alla fine degli anni novanta del XVI secolo, sposò Sallustio Bandini, appartenente ad una delle più eminenti famiglie di Siena. Recava in sé il sangue di tre pontefici, Pio II, Pio III e Paolo III. Ebbe diversi figli, di cui i più importanti furono Mario e Francesco, che furono presi sotto la protezione dello zio cardinale Giovanni, fratello di Montanina. Adottati dai Piccolomini, assunsero il cognome di Bandini Piccolomini, fondando una famiglia che ebbe una breve discendenza, ma dalla vita intensa e storicamente ragguardevole. Pier Francesco (1478 - † 1525). Non si hanno molte notizie di questo componente della famiglia. Prese a differenza del padre, le parti dei Petrucci e fu grande amico e sostenitore del cognato Borghese. Nel 1513 fu capitano del Popolo a Siena. Con la sua morte, questo ramo dei Piccolomini Todeschini si estinse e la figlia Silvia portò in dote la signoria del Giglio e di Castiglione della Pescaia ad Inigo Piccolomini Todeschini d'Aragona.

Pio III - Francesco Todeschini Pio III 215º papa della Chiesa cattolica (1503 - 1503) Francesco (Siena o Sarteano 1439 – Roma 1503). La sua educazione, fin dai primi anni, fu curata con particolare attenzione dallo zio materno. Questi, nei suoi viaggi in Europa, portò con sé il nipote, appena adolescente, che già a quattordici anni cominciò a frequentare l'università di Vienna. Continuò i suoi studi, umanistici e giuridici, a Ferrara e a Roma, con insegnanti di prim'ordine, come Giacomo Tolomei e Andrea Benzi, per poi conseguire il dottorato a Perugia.. Subito dopo l'ascesa dello zio al soglio pontificio, a soli ventitré anni, nel 1460, quando già era amministratore della diocesi arcivescovile di Siena, fu nominato Cardinale e, caso assai inconsueto, non essendo stato ordinato sacerdote, intraprese la sua carriera ecclesiastica come diacono.. Successivamente ebbe l'investitura di numerose prepositure e diaconati, in Italia e all'estero, con la successiva nomina a legato pontificio nella Marca di Ancona. In realtà in questi anni risiedette quasi sempre a Roma, dove aveva un palazzo, di recente acquisizione, che divenne una sede sontuosa dotata di una ricchissima biblioteca e ornata di diverse opere d'arte, in particolare da una ricchissima collezione di statue antiche. Nel 1464, quando lo zio lasciò Roma, per preparare la crociata contro i Turchi, fu nominato vicario generale "in temporalibus", in un primo tempo di Roma e successivamente di tutto lo Stato Pontificio. Tutte queste prerogative facevano intravedere una minuziosa preparazione ad una probabile successione di Francesco allo zio, sul soglio pontificio.L'improvvisa e prematura morte di Pio II colsero il cardinale ed il partito piesco di sorpresa. La politica nepotistica e la simonia, sempre praticate dallo zio, avevano creato non pochi malumori nella curia. Di fatto, dopo l'elezione del nuovo pontefice, Francesco fu allontanato dal potere e relegato nella sua città natale.La sua fama di uomo probo, la sua cultura giuridica ed ecclesiastica, la sua fine diplomazia gli consentirono di tornare gradualmente in gioco, guadagnandogli una posizione da protagonista nella composizione degli scismi religiosi che scuotevano l'Europa centrale. La sua buona conoscenza della lingua e delle problematiche tedesche, svolsero un ruolo di primo piano nel conseguimento di indiscutibili successi. Dopo la morte di Pio II, nei quaranta anni che seguirono, salirono sul trono di Pietro quattro pontefici e ad ogni conclave il nome del cardinale senese fu sempre tra i papabili. Si seppe destreggiare tra le numerose insidie che scuotevano le fazioni capitoline, appoggiate da una parte dagli Spagnoli e dall'altra dai Francesi. Fu inviso a questi ultimi e da sempre simpatizzante dei sovrani spagnoli e della dinastia aragonese del regno di Napoli. In considerazione della sua comprovata rettitudine, nel 1503, nonostante le divergenze e dopo un periodo di gravi turbolenze fu eletto papa con il nome di Pio III. Le sue precarie condizione di salute, favorirono la sua nomina, in previsione di un pontificato di transizione, che, in effetti, sebbene inaspettatamente, durò solo pochi giorni.Visse in fama di uomo mite e di pietà, ricordato per la sua onestà di vita e per amore dell'arte, scevro da tentazioni nepotistiche e simonia. Nei suoi ultimi anni diede inizio alla costruzione della Libreria Piccolomini, affrescata dal Pinturicchio, dove avrebbe conservato oltre gli importanti codici ereditati dallo zio, la sua importante biblioteca a cui si aggiunsero altre acquisite in seguito. Grazie al suo intervento, il duomo di Siena fu arricchito delle statue degli apostoli, commissionate a Michelangelo In realtà la commissione restò incompiuta e le statue realizzate furono solo quattro e impreziosita dall'Altare Piccolomini, commissionato ad Andrea Bregno. Frutto del suo mecenatismo furono altre opere commissionate a Siena, Pienza e Roma.

Piccolomini di Castiglia e d'Aragona - Ramo di Giacomo Todeschini

Duchi di Montemarciano e Signori di Camporsevoli

Questo ramo beneficiò, nel nome di Giacomo, del dono da parte dello zio Pio II, del Ducato di Montemarciano nelle Marche e della signoria di Camporsevoli nei pressi di Chiusi. L'avvento sul soglio pontificio di Sisto IV, dei della Rovere, rese, per gli interessi contrapposti di questa famiglia, quantomai problematica la gestione, da parte dei Piccolomini, del feudo di Montemarciano.

Personaggi principali

Giacomo - Conte del Sacro Romano Impero (1458) Giacomo (1441 - † 1507). Con decreto imperiale di Federico III nel 1458 fu nominato conte del S.R.I. Successivamente, nel 1478 ebbe la facoltà di aggiungere i cognomi di Castiglia e d'Aragona da Re Enrico IV di Castiglia. In precedenza, nel 1472, cercò di riprendere, con un colpo di mano e l'aiuto di fuoriusciti, la signoria di Senigallia., dalla quale, il fratello Antonio Piccolomini d'Aragona, che n'era il legittimo signore, fu scacciato subito dopo la morte di papa Pio II.. In queste contese, intervenne infine papa Sisto IV, concedendo il feudo rivendicato, al nipote diciassettenne, Giovanni della Rovere, contro il volere dell'allora cardinale Francesco Piccolomini (poi Pio III). Giacomo, riuscì, a stento ad evitare la condanna a morte inflittagli dal pontefice. A torto o a ragione, a differenza del fratello Antonio, preso dai suoi copiosi interessi nel regno di Napoli, questo ramo della famiglia, si sentì defraudato e non sopì mai il desiderio di riconquistare quella signoria, senza la quale, in effetti, Montemarciano si trovava ad essere una roccaforte isolata in territorio ostile.Giacomo, inoltre, collaborò con il fratello Andrea alla costruzione dell'austero e grandioso Palazzo Piccolomini di Siena. Antonio Maria (1490 - † ?). Figlio di Enea di Giacomo, alla morte del cugino cardinale Giovanni, del ramo dei Signori di Castiglione della Pescaia, entrò in conflitto, anche lui, con lo Stato della Chiesa, occupando i territori di giurisdizione del prelato. Si rinnovò un'aspra contesa ed alla fine papa Paolo III ne ingiunse ed ottenne la restituzione. Suo figlio Scipione morto nel 1608, fondò il Priorato di Pisa nell'Ordine di Santo Stefano. Fu l'ultimo signore di Camporsevoli. Alfonso (1550 ca. - † Firenze 1591). Figlio di Giacomo e nipote di Antonio Maria fu l'ultimo duca di Montemarciano. È passato alla storia come famigerato bandito.