Lorganizzazione Gladio era un'organizzazione paramilitare, frutto di una intesa tra la CIA ed i servizi segreti italiani, nell'ambito dell'operazione Gladio, organizzata per contrastare una possibile invasione nell'Europa occidentale da parte dell'Unione Sovietica e degli Stati aderenti al Patto di Varsavia, ma in particolare della non-allineata Jugoslavia titina, attraverso atti di sabotaggio, guerra psicologica e guerriglia dietro le linee nemiche, con la collaborazione dei servizi segreti e di altre strutture.
Malgrado in Italia Gladio sia propriamente utilizzato in riferimento solo alla stay-behind italiana (o, secondo alcuni, la principale e più duratura tra diverse stay-behind che operarono in Italia), il termine è stato applicato dalla stampa anche ad altre operazioni dello stesso tipo, in quanto parte dell'operazione Gladio. Durante la guerra fredda, quasi tutti gli Stati dell'Europa occidentale organizzarono reti analoghe.
L'esistenza di Gladio fu riconosciuta il 24 ottobre 1990 dal presidente del Consiglio Giulio Andreotti, che parlò di una «struttura di informazione, risposta e salvaguardia». Francesco Cossiga ebbe, durante il periodo in cui era sottosegretario alla difesa, la delega alla sovrintendenza di Gladio, e spesso è stato indicato come uno dei suoi fondatori.
Storia Il secondo dopoguerra e la costituzione Si temeva che l'Unione Sovietica, data l'estrema vicinanza geografica, avesse altissime possibilità di conquistare l'Europa prima dell'intervento statunitense che per via della distanza sarebbe avvenuto in un secondo momento.
È stata provata da più parti (anche dalla Commissione stragi) l'esistenza di strutture di volontari nate in chiave anticomunista nelle ultime fasi della guerra (come quelle che sarebbero derivate dalle disciolte Brigate Osoppo e presero il nome di Organizzazione «O») e nell'immediato dopoguerra, che avevano lo scopo di proteggere il confine italo-jugoslavo dalle aggressioni dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia.
Nel 1946, su iniziativa dell'ex ministro della guerra del governo Badoglio Antonio Sorice e del Maresciallo d'Italia Giovanni Messe, nacque l'Armata Italiana di Liberazione (AIL) un’organizzazione politica semi-clandestina, in funzione anticomunista, cui aderirono ufficiali, ex partigiani "bianchi" e “azzurri”, imprenditori, e anche reduci di Salò, pronta a intervenire in caso di un'ipotetica invasione sovietica o di un'insurrezione armata comunista in Italia. Si sciolse nel 1949 con l'ingresso dell'Italia nella NATO. Secondo Paolo Emilio Taviani, la nascita di Gladio sarebbe una risposta all'apparato paramilitare del PCI, la cosiddetta "Gladio Rossa". Francesco Gironda, ex responsabile del settore guerra psicologica di Gladio e poi portavoce dell'associazione degli ex appartenenti alla struttura segreta, affermò che uno dei primi reclutatori dei gladiatori fu Enrico Mattei, capo-partigiano e futuro presidente dell'ENI. In una relazione del Comitato Parlamentare sui servizi segreti del 1995 si legge che:
Gladio fu costituita ufficialmente con un protocollo d'intesa tra il servizio segreto italiano e quello statunitense in data 26 novembre 1956, nel quale però vi era stato un esplicito riferimento ad accordi preesistenti: nella relazione inviata dal Presidente del Consiglio Giulio Andreotti alla Commissione stragi il 17 ottobre 1990Per la successione degli invii v. Commissione stragi, X legislatura, Seduta n. 34 - UP allargato ai rappresentanti dei Gruppi parlamentari (24 ottobre 1990), pp. 3-6, in Archivio storico del Senato della Repubblica, ASSR, Terrorismo e stragi (X-XIII leg.), 3.1.34. verrà segnalato che con quella intesa tra SIFAR (al cui comando, al tempo della stesura del protocollo, era da poco stato posto Giovanni de Lorenzo) e CIA erano stati confermati tutti i precedenti impegni intervenuti nella materia tra Italia e Stati Uniti.
Nel giugno 1959 il servizio segreto italiano entrò a far parte del Comitato di pianificazione e coordinamento, organo di SHAPE (Supreme Headquarters Allied Powers Europe), mentre nel 1964 entrò a far parte del Comitato Clandestino Alleato (ACC), emanazione del suddetto comitato di pianificazione e coordinamento e costituito tra Paesi che intendevano organizzare una resistenza sul proprio territorio, in caso di aggressione dall'Est e, a quanto sembra, anche nell'eventualità di sovvertimenti interni, ovvero tentativi di colpo di Stato interni.
L'ipotesi di finanziamenti a Gladio da parte della CIA, posti in essere per lo meno fino al 1975, era già stata avanzata nel 1990 dal generale Giovan Battista Minerva (ufficiale del SIFAR e poi del SID, in servizio con il compito di direttore amministrativo tra il 1963 ed il 1975), durante le indagini sull'incidente dell'aereo Argo 16.
Oltre ai tre Paesi fondatori, diversi altri membri della NATO entrarono successivamente nella struttura. L'Italia lo fece in via ufficiale nel 1964, ma già in precedenza erano attivi accordi bilaterali tra SIFAR (l'allora servizio segreto italiano) e CIA tesi ad arruolare e ad addestrare nuclei di operativi in grado di organizzare la resistenza armata sul territorio occupato da un'invasione o controllato da forze sovversive.
Nel 1964, oltre all'Italia, i Paesi aderenti erano Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania Ovest, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. In seguito aderirono anche Danimarca e Norvegia. Altri Paesi NATO, come Grecia, Turchia, Spagna e Portogallo, non entrarono mai, a quanto risulta, nel comitato di coordinamento. Peraltro, organizzazioni simili vennero probabilmente create in quasi tutti i Paesi occidentali che temevano un'invasione sovietica, compresi Stati neutrali come Austria, Finlandia, Svezia e Svizzera. Anche in Jugoslavia era presente un'organizzazione analoga.
A partire dal 1972, a causa dello smantellamento dei depositi d'armi Nasco e della revoca unilaterale dell'accordo del 1956 da parte degli Stati Uniti, Gladio subì una profonda trasformazione da rete di guerriglia anti-invasione a rete informativa a beneficio del SID (poi diventato SISMI nel 1977), in grado di sfruttare la presenza dei suoi membri in tutti gli ambiti della società civile.
La rivelazione dell'esistenza nel 1990
Nel luglio 1990, il magistrato veneziano Felice Casson, indagando sui depositi clandestini NASCO ritrovati in Friuli, da cui pensava provenisse l'esplosivo utilizzato nella strage di Peteano, chiese ed ottenne direttamente da Giulio Andreotti, all'epoca presidente del Consiglio dei ministri, il permesso di poter accedere all'archivio del SISMI a Forte Braschi. Nello stesso mese, in un'intervista a la Repubblica, il generale Ambrogio Viviani (già responsabile dell'Ufficio D del SISMI) aveva accennato ad una imprecisata organizzazione segreta della NATO.
Il 3 agosto 1990, davanti alla Commissione stragi presieduta dal senatore Libero Gualtieri, Andreotti ammise l'esistenza dell'organizzazione segreta ma "tali attività sono proseguite fino al 1972, dopodiché si è ritenuto che non ve ne fosse più bisogno".Commissione stragi, X legislatura, Seduta n. 60 del 3 agosto 1990, p. 55, in Archivio storico del Senato, ASSR, Terrorismo e stragi (X-XIII leg.), 1.60. Il 24 ottobre successivo, durante una seduta della Camera dei deputati, Andreotti rivelò pubblicamente l'esistenza di Gladio, che fu quindi la prima organizzazione aderente alla rete Stay-behind ad essere resa pubblica. In una successiva trasmissione di atti alla Commissione stragiI termini di questa trasmissione furono poi riassunti dall'ex presidente della Commissione, Libero Gualtieri, in un intervento reso in seduta segreta 5 anni dopo: Commissione stragi, XII legislatura, Seduta n. 27 del 20 giugno 1995 - DECLASSIFICATA EX DPS 12785 del 22 LUGLIO 2020, pp. 63-bis-67, in Archivio storico del Senato, ASSR, Terrorismo e stragi (X-XIII leg.), 1.27. Andreotti, al contrario della precedente dichiarazione, ammise che la struttura era ancora in piedi ed operativa.In Atti parlamentari, Senato della Repubblica, X legislatura, 8 novembre 1990, resoconto stenografico, p. 16, il senatori Ugo Pecchioli fece notare che "soltanto pochi mesi fa sempre lei, onorevole Andreotti, ha dichiarato alla Commissione stragi che «Gladio» aveva cessato di operare nel 1972, mentre ora ha dovuto ammettere che la struttura continua ad essere operante". Alla fine del novembre successivo, il capo di stato maggiore del SISMI, generale Paolo Inzerilli, dichiarò sciolta la struttura.
Quando l'esistenza di Gladio divenne di pubblico dominio venne pubblicato un elenco di 622 «gladiatori»:Elenco gladiatori in Italia. . Misteri d'Italia. Servizi Segreti. Gladio. 24 ottobre 1990. ufficialmente tutti i partecipanti, dalla fondazione allo scioglimento dell'organizzazione. Tuttavia, da più parti questa lista è stata considerata incompleta, sia per il ridotto numero di uomini, ritenuto troppo basso rispetto ai compiti dell'organizzazione estesi in quasi quarant'anni, sia per l'assenza nella lista di alcuni personaggi, sia da indagini successive (e in alcuni casi per loro stessa ammissione) avevano fatto parte dell'organizzazione. Francesco Cossiga dichiarò che all'organizzazione fecero parte tra i e i elementi. L'allargamento dell'organico stava particolarmente a cuore a chi, dovendo dimostrare che tra i gladiatori ci fossero anche criminali (e non avendone trovati tra i 622), ipotizzava una substruttura criminal-politica coperta da quella segreta ma legale, a sua volta posta sotto l'egida della normale struttura dei servizi segreti.
Una serie di inchieste giornalistiche condotte da quotidiani di tiratura nazionale, come l'Unità e la Repubblica, indicarono Gladio come un'organizzazione con finalità eversive ed avanzarono sospetti di un suo coinvolgimento nel Piano Solo e negli attentati ascrivibili alla strategia della tensione. L'unico organo di informazione che prese le difese dei «gladiatori» fu il Giornale (allora diretto da Indro Montanelli), sottolineando come «nell'ex patria del diritto basta aver servito il proprio Paese in un corpo segreto per cadere sotto l'anatema giudiziario-comunista». Nel 1992, quando il presidente della Commissione stragi Libero Gualtieri denunciò l'illegittimità dell'organizzazione e la sua «clandestinità» al di fuori di ogni controllo politico (mentre nello stesso periodo la Procura di Roma chiedeva l'archiviazione perché non riscontrò nulla di penalmente rilevante), il quotidiano milanese criticò duramente il senatore repubblicano scrivendo: «Per avere un processo stalinista mancava il pubblico ministero, il signor Vishinsky. Adesso ne abbiamo l'ectoplasma, è Gualtieri, senatore repubblicano della Romagna, presidente della commissione Stragi. […] Con la sua requisitoria sul "caso" Gladio, ci ha offerto un esempio di come si costruisce un'accusa in stile anni Trenta».
L'autodenuncia di Cossiga e la richiesta di messa in stato d'accusa