La politica dell'acqua in Giappone è quel complesso di decreti, leggi e provvedimenti che gli organi amministrativi giapponesi attuano nella gestione e salvaguardia delle risorse idriche, nell'approvvigionamento dell'acqua potabile, nella depurazione e nel trattamento delle acque reflue e nello sviluppo e manutenzione delle infrastrutture legate ai servizi igienico-sanitari.
Il Giappone ha nel mondo uno dei livelli più bassi di dispersione nella distribuzione dell'acqua e supera regolarmente i rigorosi standard della qualità dell'acqua potabile e delle acque reflue trattate. Il 100% della popolazione giapponese ha accesso a una fonte d'acqua migliorata e nel 2013 il 76,3% aveva accesso al mentre nelle aree rurali o quantomeno al di fuori delle grandi città si utilizzava principalmente un sistema a .
Il Paese nipponico deve comunque affrontare alcune sfide quali la diminuzione della popolazione, il calo degli investimenti, i vincoli fiscali, l'invecchiamento dei servizi e della forza lavoro, la suddivisione delle responsabilità legate al servizio idrico integrato tra le migliaia di operatori gestiti dai comuni, la vulnerabilità di alcune parti del Paese colpite dalla siccità e l'aumento probabile del numero di queste ultime a causa del cambiamento climatico.
Storia
L'utilizzo dell'acqua in Giappone si è sviluppato in stretta associazione con la coltivazione del riso. I primi sistemi di controllo delle acque risalgono al periodo Edo (1603-1868), quando grandi passi furono fatti nel campo dell'irrigazione. Le principali fonti di acqua potabile erano costituite da sorgenti o pozzi tradizionali poco profondi, ma erano presenti anche alcuni sistemi di approvvigionamento idrico che utilizzavano tubature in legno, le quali confluivano l'acqua in cisterne o in alvei artificiali.
Il primo sistema moderno per la fornitura di acqua corrente fu costruito nel 1887 nella città portuale di Yokohama, utilizzando acqua di superficie trattata da un filtro dissabbiatore. Dal 1900 altre sei grandi città beneficiarono di un sistema di approvvigionamento idrico moderno (Hakodate, Nagasaki, Osaka, Tokyo, Hiroshima e Kōbe), e nel 1940 circa un terzo della popolazione era stato collegato ai sistemi idrici. L'incidenza delle malattie trasmesse dall'acqua come il colera, la dissenteria e il tifo rimase alta fino a dopo la seconda guerra mondiale, quando la disinfezione venne introdotta dagli statunitensi, diventando obbligatoria nel 1957. Contemporaneamente allo sviluppo degli impianti di approvvigionamento idrico, l'ottimizzazione della disinfezione e l'incremento dei sistemi di sanificazione permise di ridurre l'incidenza delle malattie trasmesse dall'acqua, le quali calarono sensibilmente nel corso degli anni sessanta e settanta.
Nel 1964, durante le olimpiadi estive a Tokyo, per tre mesi la capitale giapponese dovette affrontare una carenza cronica di acqua e la fornitura del servizio fu tagliata a circa un milione di famiglie, il quale aveva accesso alla fornitura idrica per sole nove ore al giorno. Per porre rimedio ai disagi fu deciso di importare l'acqua dalle prefetture di Kanagawa e Saitama e dal fiume Towe..
Nel 1961 venne approvata la Legge per la promozione dello sviluppo delle risorse idriche, grazie alla quale sette bacini fluviali furono assegnati allo sviluppo delle risorse idriche e designati come sito per la costruzione di dighe o sbarramenti. Durante gli anni settanta e ottanta numerose dighe furono così costruite per fornire alle città importanti risorse acquifere evitando allo stesso tempo eventuali disagi dovuti ai periodi di siccità e favorendone la crescita grazie a una disponibilità di acqua adeguata. La costruzione di alcune dighe fu tuttavia interessata da ritardi significativi: ad esempio la costruzione della diga che forma quello che oggi è il lago Miyagase fu iniziata nel 1971, ma per una serie di motivi, tra cui la necessità di reinsediare trecento famiglie, fu completata solo nel 2000.
A partire dagli anni sessanta il governo giapponese promosse attivamente la costruzione di impianti di trattamento e di smaltimento delle acque reflue e con l'approvazione della Legge sull'ambiente nel 1993 fu intrapresa una politica votata alla protezione delle sorgenti fluviali e alla prevenzione dell'inquinamento acquifero che sostituì gradualmente l'approccio curativo. Queste serie di misure hanno segnato un passo importante nella riduzione dell'inquinamento delle acque e nella tutela ambientale in Giappone.
Servizio idrico in Giappone Accesso e qualità del servizio Il 100% della popolazione giapponese ha accesso a una fonte d'acqua migliorata: il 97% della popolazione vi accede attraverso i servizi pubblici e il 3% riceve l'acqua da pozzi privati o da piccoli impianti non regolamentati, soprattutto nelle zone rurali. L'acqua potabile è disponibile praticamente ovunque, grazie alle numerose fontanelle diffuse nel Paese.
Anche l'accesso ai servizi igienici è pressoché universale, sia attraverso il sistema fognario pubblico che tramite impianti igienico-sanitari in loco. Il materiale di scarto e le acque reflue sono raccolte e trattate presso impianti di depurazione secondari. Tutti gli effluenti scaricati in bacini idrici chiusi o semi-chiusi come la baia di Tokyo, la baia di Osaka o il lago Biwa sono ulteriormente trattati a livello terziario. Questo vale per circa il 15% delle acque reflue. La qualità dell'effluente nel trattamento di livello secondario è di 3–10 mg/l BOD, ben al di sotto dello standard degli effluenti nazionali che si attesta sui 20 mg/l..
Efficienza Acqua non fatturata La percentuale media di acqua non fatturata nel 2007 era di 7,3%, con picchi che vanno da un minimo del 5% a un massimo del 15%. Il basso livello di perdite d'acqua, in calo costante dal 1978, è stato raggiunto grazie alla capacità di provvedere a riparazioni veloci che sono in genere intraprese lo stesso giorno in cui viene segnalato un guasto, e attraverso l'uso di materiali di alta qualità. L'obiettivo del governo giapponese è quello di ridurre le perdite fino al 2% per quanto riguarda i grandi gestori e fino al 5% per i piccoli gestori.. Inoltre il Giappone è forse l'unico Paese al mondo che raccoglie anche i dati a livello nazionale sulla dispersione delle acque reflue, vale a dire la quantità di acqua che fuoriesce erroneamente dal sistema fognario a causa di malfunzionamenti, fuoriuscite dalle caditoie o perdite sotterranee. Nel 2006 la media delle acque reflue disperse si attestava al 12%, con un minimo del 6% di Shiga al 30% di Sapporo..
Produttività lavorativa Le statistiche sulla quantità di forza lavoro impiegata indicano un'elevata produttività di lavoro nel settore idrico giapponese.. Il numero di operai impiegati è inoltre piuttosto basso se comparato alle statistiche di altri Paesi: ogni mille raccordi sono impiegati infatti 0,62 operai nel settore della manutenzione fognaria e 1,9 nel settore dell'approvvigionamento idrico.. Queste statistiche tuttavia non tengono conto di operazioni di routine quali piccole riparazioni, misurazioni e fatturazioni che vengono spesso esternalizzate. Il numero di operai impiegati sarebbe più elevato e la produttività del lavoro risulterebbe inferiore se i dipendenti in outsourcing fossero inclusi nei dati di cui sopra..
Benchmarking Il Giappone, infine, ha un sistema di benchmarking nazionale delle prestazioni degli operatori facenti parte il settore idrico soggetto alla Legge sulle aziende pubbliche locali. Il sistema è gestito dal Ministero degli affari interni e delle comunicazioni. Il database, che comprende più di cento indicatori di performance, viene aggiornato annualmente e pubblicato sul sito web del Ministero..
Disponibilità e consumo Impatto dei cambiamenti climatici sulla disponibilità idrica
La disponibilità di acqua in Giappone varia notevolmente a seconda degli anni, delle caratteristiche delle stagioni e di quelle delle regioni. In media, nel periodo compreso tra il 1971 e il 2000, le risorse idriche in Giappone si sono attestate a 420 km³ all'anno, con una media pro capite di 3 300 m³, inferiore a quella globale. Sulla costa del Pacifico, dove vive la maggior parte dei giapponesi, il 70-80 % delle precipitazioni si verifica durante soli quattro mesi, ovvero durante la stagione delle piogge da giugno a luglio e la stagione dei tifoni da agosto a settembre. Sulla costa del Mar del Giappone il monsone invernale porta abbondanti nevicate da dicembre a febbraio. Siccità che interessano l'intero Paese si verificano ogni dieci anni circa, mentre le siccità regionali avvengono con più frequenza. Durante la siccità del 1994, sedici milioni di persone subirono notevoli disagi vedendosi limitare la propria fornitura d'acqua. Si prevede che la gravità della siccità aumenterà a causa dei cambiamenti climatici che ridurranno la quantità di acqua immagazzinata in forma di neve e le precipitazioni, e favoriranno l'evaporazione dai serbatoi. La maggior parte dell'acqua per uso domestico proviene dalle acque di superficie. Circa il 45% del totale proviene dai bacini regolati da dighe, mentre il 27% proviene direttamente dai fiumi, l'1% dai laghi e il 4 % dai letti dei fiumi, per un totale di 77% proveniente da acqua di superficie. Il 23% dell'approvvigionamento idrico domestico proviene da acque sotterranee, sovrasfruttate in alcune parti del Paese.
Stoccaggio Benché ci siano oltre 2 500 dighe in Giappone, la loro capacità di stoccaggio totale è bassa poiché i fiumi giapponesi sono spesso brevi e ripidi. La totale capacità di stoccaggio di tutte le dighe del Giappone in funzione è di solo 20 km³, pari a meno della capacità di stoccaggio della diga di Hoover, negli Stati Uniti. In compenso i laghi costituiscono una sede di stoccaggio naturale importante e i loro livelli d'acqua sono regolati mediante dighe. Il lago più grande del Giappone è il lago Biwa, che fornisce acqua potabile a oltre 15 milioni di persone nell'area metropolitana di Keihanshin (Kyoto-Osaka-Kobe).
Consumo In Giappone in un anno si consuma mediamente il 20% dell'acqua disponibile annualmente, per un volume pari a 83.5 km³. Comunque vi sono grandi variazioni nel tasso di utilizzo a seconda degli anni e delle regioni geografiche. Ad esempio nella parte costiera della regione di Kantō che comprende Tokyo il tasso di utilizzo è superiore al 90% in un anno senza piogge. Nel nord relativamente secco di Kyūshū il tasso è superiore al 50%. Un volume pari a 55,2 km³ viene utilizzato per l'agricoltura, 16,2 km³ sono destinati per uso domestico e 12,1 km³ per uso industriale. L'introduzione di dispositivi per il risparmio idrico nell'uso domestico pro capite ha avuto la conseguenza di diminuire, anche se di poco, il consumo d'acqua che è passato dai 322 litri per abitante consumati al giorno del 2000 ai 314 del 2004. Il consumo d'acqua per abitante è quindi leggermente inferiore rispetto agli Stati Uniti (371 litri nel 2005) e più del doppio di quello della Germania (121 litri nel 2010) o dell'Inghilterra (150 litri nel 2008).
Qualità dell'acqua Benché la qualità dell'acqua potabile e la qualità delle acque reflue trattate superino nella maggior parte dei casi gli standard nazionali, la qualità dell'acqua dei fiumi e dei laghi ancora non soddisfa gli standard ambientali. Ad esempio il tasso di raggiungimento degli standard ambientali era 87% nel 2005, ma considerando solo i laghi e le paludi esso si attestava a solo il 50%.
Infrastrutture
Approvvigionamento