Il primo concilio di Costantinopoli, secondo concilio ecumenico della Chiesa cristiana, fu convocato dall'imperatore Teodosio I e tenuto tra maggio e luglio del 381.

Insieme ai concili di Nicea I, Efeso e Calcedonia, fu determinante nello stabilire la questione trinitaria e cristologica. Il carattere ecumenico del concilio, a cui non prese parte alcun esponente della Chiesa occidentale, fu confermato dal concilio di Calcedonia nel 451, ma solamente con papa Gregorio I fu definitivamente annoverato tra i concili ecumenici.

Le cause del concilio Eusebio di Nicomedia e il ritorno dell'arianesimo Dopo il concilio di Nicea del 325 che aveva dichiarato eretico l'arianesimo, accusato di negare la divinità di Gesù, tale dottrina tornò in vigore proprio a Costantinopoli per opera di Eusebio di Nicomedia che, dopo una serie di trascorsi burrascosi dovuti alle sue posizioni teologiche non propriamente ortodosse, riuscì a ritrovare l'appoggio dell'imperatore Costantino, tanto da battezzarlo in punto di morte. Nel tempo trascorso a corte, Eusebio riuscì inoltre a convincere i successori dell'imperatore Costantino I (in particolar modo Costanzo II che ottenne, dopo una serie di guerre fratricide, il controllo dell'Impero) ad appoggiare l'arianesimo.

Divenuto vescovo di Costantinopoli nel 338/339, Eusebio convinse Costanzo (cui fu affidato, dopo la morte del padre, l'Oriente) a rifiutare la linea ortodossa approvata a Nicea. Difatti, a partire dal 350, Costanzo promosse l'arianesimo all'interno dell'Impero finalmente riunificato. Ne è una prova il terzo concilio di Sirmio (357), cui parteciparono i vescovi ariani (e vicini all'imperatore) Valente di Mursa, Ursacio di Singiduno e Germinio di Sirmio, i quali riuscirono a neutralizzare il concetto di ousìa (vale a dire di sostanza) e i suoi composti proclamati come dogmi a Nicea, dando un duro colpo alla fede nicena in quanto si negava la consustanzialità del Padre con il Figlio (homoioùsious).

La politica ariana continuò, negli ultimi anni di Valente, tanto da entrare in contrasto con Papa Liberio e sostituendo i vescovi niceni con vescovi ariani nelle sedi di Milano, Sirmio, Cesarea di Palestina, Alessandria e Costantinopoli. La politica filo-ariana verrà perseguita poi da Valente in modo ancora più marcato fino al 378 (anno della sua morte nella battaglia di Adrianopoli), determinando una forte instabilità socio-religiosa in Oriente.

La questione della divinità dello "pneuma" Inoltre, si era fatta strada una nuova dottrina, denominata macedonianismo o pneumatomachiaTermine greco che significa "lotta contro lo Spirito": fu affibbiato ai macedoniani dopo l'approvazione nel Concilio Ecumenico di Costantinopoli I, quando essi decisero di non accettare le decisioni conciliari (C. Andersen - G. Denzler, Dizionario storico del Cristianesimo, cit., p. 391)., sostenuta decenni prima da Macedonio di Costantinopoli (vescovo dal 342 al 360, quando fu deposto), la quale, pur affermando la divinità di Gesù, negava quella dello Spirito Santo. Sostanzialmente, Macedonio e i suoi sostenitori negavano la consustanzialità dello Spirito con il Figlio e il Padre, subordinandolo al rango di emissario della volontà divina. Nei decenni tra il 340 e il 380, più padri della Chiesa quali Atanasio d'Alessandria e Basilio il Grande tentarono di riavvicinare i macedoniani all'ortodossia nicena, ma senza successo.

All'indomani del Concilio, san Gregorio di Nazianzio affermò esplicitamente che lo Spirito Santo è Dio, vale a dire la consustanzialità divina dello Spirito Santo.

Nel De Spiritu Santo ad Amphilochium, Basilio aveva citato la dossologia minore, la formula trinitaria della liturgia battesimale e Citato nel De Spirito Sancto Cap. 25, 59; PG 32. 177. come prova della divinità dello Spirito Santo.

L'apollinarismo Ad intricare ulteriormente il quadro teologico dell'Oriente cristiano fu la dottrina elaborata dal vescovo di Laodicea, Apollinare il Giovane. Questi, ritenendo molto semplificato e imperfetto il canone niceno sulla natura di Cristo, riteneva invece che il Verbo, diventando uomo, avrebbe "fuso" la sua natura divina con quella umana, perdendo così la sua perfezione in quanto Dio.

Il concilio

L'intervento di Teodosio Questo fu il quadro in cui si trovò Teodosio I quando, nel 379, salì al trono imperiale. Teodosio decise di convocare il primo dei concili che si sarebbero tenuti a Costantinopoli, per dirimere le controversie dottrinali che minacciavano l'unità della Chiesa.

Lo svolgimento del Concilio Il concilio si aprì, nella sua prima seduta, presso il Palazzo Imperiale alla presenza dello stesso Teodosio (maggio 381), mentre le sessioni successive si tennero nella chiesa dell'Homonoia. Inizialmente, il concilio ebbe inizio sotto la presidenza del patriarca di Antiochia Melezio con la presenza di 150 vescovi delle diocesi orientali, dal momento che papa Damaso I non inviò alcun suo rappresentante: tra i principali partecipanti si distinsero i padri cappadoci Gregorio di Nissa e Gregorio Nazianzeno, mentre Basilio Magno era morto nel 379.

Il Nazianzeno fu nominato dal concilio vescovo di Costantinopoli al posto dell'ariano Demofilo e, dopo la morte di Melezio (avvenuta pochi giorni dopo l'apertura del Concilio), ne assunse la presidenza fino alle sue dimissioni, causate dalla difficoltà di mediare tra le opposte fazioni. Gregorio Nazianzeno fu sostituito nell'incarico da Nettario di Costantinopoli, un ricco senatore che, nonostante non fosse stato battezzato, fu scelto in quanto garanzia di unità tra i macedoniani e i niceni. Comunque, è importante sottolineare che, come per il concilio di Nicea del 325, anche per quello costantinopolitano non si hanno a disposizione gli atti conciliari, rendendo così difficile stabilire con esattezza le varie fasi e le dispute tra i niceni e i loro avversari e obbligando gli storici a dedurre, dai dati rimasti, il possibile svolgimento delle sessioni conciliari.

Le decisioni conciliari

I canoni conciliari Il concilio raggiunse la maggioranza sulle problematiche il 9 luglio dello stesso anno, quando promulgò quattro canoni dottrinali ed ecclesiastici: condannò l'arianesimo, il macedonianismo e l'apollinarismo (Canone 1). delimitò le province ecclesiastiche, proibendo i titolari di ciascuna di esse di interferire nella sfera di competenza delle altre diocesi (Canone 2). dichiarò Costantinopoli la "Nuova Roma", elevando il suo vescovo alla dignità di patriarca e collocandolo al secondo posto nell'ordine gerarchico dopo il vescovo di Roma (Canone 3). Questo canone fu soggetto a lunghe dispute dottrinali fin dal V secolo, in quanto papa Leone I, nel Concilio di Calcedonia, si rifiutò di riconoscere lo stravolgimento delle disposizioni nicene riguardo all'ordine di importanza dei patriarcati della cristianità, per poi essere accettato nel quarto concilio costantinopolitano dai delegati romani. invalidò la consacrazione di Massimo di Costantinopoli a vescovo di Costantinopoli (Canone 4). Gli altri tre canoni furono invece considerati spuri o aggiunte successive, ma vengono tenuti in considerazione dagli ortodossi. I latini, invece, ne considerano soltanto i quattro riportati.

Il Credo niceno-costantinopolitano Il principale provvedimento adottato dal primo concilio di Costantinopoli fu la conferma del credo niceno, con l'introduzione nella sua formula della consustanzialità dello Spirito Santo con il Padre e il Figlio mediante l'espressione: Et in Spíritum Sanctum, Dóminum et vivificántem: qui ex Patre procédit (Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita e procede dal Padre). Con questa aggiunta, che affermava la divinità sia del Figlio (contro gli ariani) sia dello Spirito Santo (contro gli pneumatomachi), il credo niceno fu ribattezzato credo niceno-costantinopolitano. Inoltre, dal punto di vista mariano, il Concilio aggiunse anche per la prima volta il nome di Maria nel credoEt incarnátus est de Spíritu Sancto / ex María Vírgine..., ponendo le basi per le discussioni efesine riguardo alla natura della Madre di Dio (Theotókos).

Fonti e liste partecipanti Come per Nicea, anche per il primo concilio di Costantinopoli non esistono più gli atti e i verbali delle sedute conciliari e nemmeno l'originale della lettera sinodale contenenti i canoni e gli anatemi.Le informazioni di questo paragrafo sono tratte da: Sylvain Destephen, Prosopographie chrétienne du Bas-Empire 3. Prosopographie du diocèse d'Asie (325-641), Paris 2008, pp. 23-24. Quest'ultimo testo è conosciuto grazie ad una copia inserita nella lettera sinodale redatta da un sinodo celebrato nel 382 nella capitale imperiale e inviata a papa Damaso I. Già nel secolo successivo furono conservati solo i canoni e gli anatemi inseriti nelle varie collezioni delle decisioni dei primi due concili ecumenici.

Tradizionalmente si calcola in 150 i padri che furono presenti a Costantinopoli nel 381. Finora le fonti manoscritte hanno tramandato cinque liste dei vescovi, pubblicate in epoche diverse: una prima lista, in latino, attribuita a Dionigi il Piccolo, riporta 147 sottoscrizioni e fu pubblicata da Mansi nel terzo volume della sua Sacrorum conciliorum nova et amplissima collectio nel 1759; una seconda lista latina fa parte di una collezione chiamata Prisca canonum interpretatio latina e contiene 144 sottoscrizioni, con nomi spesso molto corrotti; anche questa lista venne pubblicata da Mansi nel sesto volume della sua opera; una terza lista di 147 sottoscrizioni, in siriaco, fu inserita da Michele il Siro nella sua Cronaca (XII secolo) e pubblicata, con traduzione in francese, da Chabot alla fine dell'Ottocento; un quarto elenco, l'unico in greco, fu scoperto in due manoscritti nell’isola di Patmo e pubblicato nel 1914 da Cuthbert H. Turner; questa lista riporta 145 sottoscrizioni; infine l'ultima lista episcopale nota è stata recentemente scoperta in un manoscritto bilingue greco-siriaco di Mardin, e riporta 143 sottoscrizioni; è stata pubblicata da Vincenzo Ruggieri nel 1993; questa lista permette di migliorare e correggere quelle latine e greca precedenti.

Elenco dei padri conciliari

Nettario di Costantinopoli Egitto <li value=2> Timoteo di Alessandria <li>Doroteo di Ossirinco Palestina <li value=4> Cirillo di GerusalemmeNel manoscritto pubblicato da Ruggieri, Cirillo è assente nella lista greca, mentre è presente in quella siriaca. <li> Gelasio di CesareaPelagio (Turner). <li> Macer di Gerico <li> Dionisio di Diospoli <li> Prisciano di SebastePrisciano di Nicopoli (Michele il Siro, Turner, Ruggieri). <li>Saturnino di ScitopoliSaturnino di Sebaste (Michele il Siro e Ruggieri), Nilo di Sebaste (Turner). <li>Rufo di NicopoliRufo di Baisan (Michele il Siro), Rufo di Scitopoli (Turner e Ruggieri). <li> Aussenzio di Ascalona <li>Eliano di Jamnia Fenicia <li value=13> Zenone di Tiro <li> Paolo di Sidone <li> NectaboVariante: Nestabo. di Tolemaide <li> Filippo di Damasco <li> BraccoVariante: Baraco. di Paneade <li> Timoteo di Berito <li> Basilide di Biblo <li> Mocimo di Arado <li> Timoteo presbitero per Alessandro di Arca Celesiria <li value=22> Melezio di Antiochia <li> Pelagio di Laodicea <li> Acacio di Beroea <li> Giovanni di Apamea <li> Bizo di Seleucia <li> Eusebio di Epifania <li> Marciano di Seleucobelo <li> Patrofilo di Larissa <li> Severo di Palto <li> Flaviano e Elpidio presbiteri di AntiochiaLa lista di Ruggieri omette i vescovi di Larissa e di Palto, mentre i presbiteri di Antiochia sono chiamati Patrofilo e Elpidio. <li> Eusebio di Calcide <li> DomnoVariante: Domnino (Turner e Ruggieri). di Gabala <li> BasilioVariante: Basilino (Turner e Ruggieri). di Rafanea Arabia <li value=35>Agapio e Bagadio di BosraTurner riporta la variante: "presbieri della città di Bosra". La prima lista latina di Mansi distingue i due personaggi, senza indicazione della sede di appartenenza. <li> Elpidio di Dionisiade