Il Museo di Ca' Martì è un museo etnografico di Carenno collocato in un edificio del centro storico del paese, Ca' Martì. Il museo viene inaugurato nel 2008 insieme al percorso "La Valle dei muratori" e conserva oggetti, documenti e immagini che raccontano la vita, il lavoro e il sapere tecnico dei muratori di Carenno e della Valle San Martino.

Origine del nome Il nome "Ca' Martì" significa "casa" o "stanza di Martino". Nella tradizione della Valle San Martino, ad una abitazione o edificio veniva accostato in genere il nome della famiglia che vi abitava..

L'edificio, che oggi ospita il museo, ha avuto varie destinazioni d’uso nel corso della sua storia: sorto probabilmente come casa privata ai margini del nucleo medievale, è stato sede del municipio e della scuola elementare nei prime decenni del Novecento, poi abitazione, bottega e, infine, magazzino.

L’originaria struttura quattrocentesca è stata, quindi, sottoposta a ripetuti interventi edilizi con le relative modificazioni e trasformazioni che hanno portato l’edificio a presentarsi, oggi, come un caso di studio sull’evoluzione delle tecniche edilizie e dei materiali utilizzati nel corso dei secoli a Carenno e nella Valle San Martino.

Descrizione

Il Museo Ca' Martì vuole rappresentare un momento vivo per la ricerca e la conoscenza della cultura di una comunità per secoli legata all’attività dei muratori e ha come interesse principale quello di cogliere i vari aspetti della vita sociale di essa come, ad esempio, la stagionalità dei periodi migratori dei muratori e le attività che le mogli dovevano assolvere in loro assenza. Si presenta, dunque, come un museo etnografico che ha il compito di raccogliere, conservare e valorizzare le testimonianze demo – etno – antropologiche del territorio carennese e della Valle San Martino.

La sua finalità principale è, quindi, raccogliere, ordinare e studiare i materiali che si riferiscono alla storia, all’economia, al dialetto e alla salvaguardia della comunità e delle sue tracce nel territorio, nonché promuovere e pubblicare studi e ricerche a carattere demo – antropologico, legate in special modo all’esperienza materiale.

Esposizione

Piano terra Sala 1: Accoglienza: Il Museo si presenta.

Qui il visitatore trova notizie sulla missione del Museo, la localizzazione, i partners e quanti ne hanno permesso la realizzazione. La sala suggerisce anche un primo incontro con i protagonisti: da una grande immagine di cantiere del primo '900 posta alla parete di fondo, i muratori incrociano lo sguardo di chi entra .

Sala 2: Da Cà Martì al Museo

L'allestimento illustra il percorso che ha portato alla realizzazione del Museo, con uno sguardo al passato dell'edificio: sia alla sua storia stratigrafica e alle precedenti destinazioni, sia alle fasi principali dell'intervento di recupero e restauro.

Sala 3: Le risorse del territorio per l'edilizia tradizionale.

La sala è dedicata alle materie prime, storicamente reperibili in loco: dai diversi tipi di legname alle varietà di rocce, ghiaie, sabbie, tra cui il caratteristico spolverino', argille.

Primo piano Al piano superiore la sede museale si offre di per sé, anche dal punto di vista fisico e costruttivo, come interessante documentazione: per il recupero dei tre ambienti che si aprono oltre la scala interna in pietra, ci si è avvalsi, infatti, dove possibile, di materiali e tecniche della tradizione locale. Artigiani del paese hanno riproposto, nella porzione di edificio più antica, una pavimentazione in battuto di calce trattato a tannino, e la posa di pianelle in cotto negli altri ambienti. E stato completato il soffitto del vano scala in castagno e noce, legnami tipici del territorio, e ricostruita la porzione distrutta dell'arco del sec. XV in pietra calcarea e tufo.

Con i tecnici si è proceduto al restauro conservativo di alcune sezioni di intonaco quattrocentesco e sono venuti alla luce interessanti resti di affresco con emblema di San Bernardino (seconda metà sec. XV).

Itinerario della Valle dei muratori

La Valle dei muratori è un percorso che, partendo dalla sede museale di Ca' Martì, conduce a rintracciare e conoscere luoghi e segni legati al lavoro dei muratori nel territorio di Carenno, avendo come orizzonte l'intera Valle San Martino. Il percorso individua 16 tappe significative che toccano edifici o nuclei di particolare interesse del centro abitato e, nell'ambiente naturale circostante, alcuni tra i luoghi che fornivano le risorse per l'attività edilizia. Ad ogni tappa il visitatore trova un pannello illustrativo del sito.

01 - Ca’ Martì Ca’ Martì diviene nel 2008 sede del Museo dei muratori, nasce per documentare il lavoro, la vita e la storia dei muratori di Carenno e della Valle San Martino tra Ottocento e Novecento. L’edificio è stato realizzato in più fasi, tra il secolo XV e il XIX, e ha subito diverse trasformazioni grazie a tecnici, specialisti, muratori e artigiani volontari del luogo.

02 - Chiesa SS. Pietro Paolo e Biagio Le origini della cosiddetta Chiesa Vecchia potrebbero risalire all’età romanica. L’attuale impianto costruttivo è il risultato degli ampliamenti realizzati tra Seicento e Settecento. Oggi la chiesa internamente presenta un aspetto neoclassico, ad unica navata, divisa in quattro campate con volte a vela. La lavorazione del tetto, con elementi lignei perfettamente incastrati tra loro senza l’utilizzo di chiodi, testimonia la maestria degli artigiani dell’epoca. Sulla facciata sono presenti due nicchie laterali, nelle quali sono dipinti i Santi Pietro e Paolo.

03 - Ca' Livie Ca’ Livie è il risultato dell'ampliamento di una dimora settecentesca, realizzata in pietra locale. che mantiene tecniche e materiali originari. Il nuovo prospetto, invece, ospita loggiati, ballatoi e un sistema di scale in legno sovrapposte. Materie prime e tecniche di lavorazione sono proprie della tradizione del territorio: dalle pietre delle diverse cave al legname di castagno selvatico e malte a base di sola calce. Edifici di simile impostazione esistevano un tempo alla periferia del nucleo antico di Carenno, ma questo è uno dei rari esempi rimasti di fabbricati di simile impostazione in questa parte della Valle San Martino.

04 - Torre dei Rota Dalla Valle Imagna la famiglia dei Rota - per secoli il casato più importante di Carenno - si insediò nella Valle San Martino già dal XII secolo. La realizzazione della cosiddetta Torre dei Rota viene tradizionalmente attribuita al capitano di ventura della Repubblica veneta Tuzzano Rota (1349?-1429) ma in realtà le caratteristiche architettoniche la fanno risalire al XIlI secolo come parte di una più estesa struttura fortificata duecentesca Secondo i documenti, nel 1431 Rota Agostino fece erigere un castello con torre probabilmente in luogo di quella andata distrutta edificata da Tuzzano. Nel corso dei secoli la torre è stata integrata nel tessuto urbano. Oggi l'edificio è adibito ad abitazione privata, presenta una pianta quadrata e si innalza per cinque piani.

05 - Chiesa SS. Maria Immacolata Costituisce la nuova Chiesa Parrocchiale edificata nel 1908 a seguito dell’iniziativa di don Nicola Balestra; il terreno per l’edificazione venne in parte acquistato e in parte donato. L’opera rappresenta il frutto del lavoro gratuito delle donne e degli uomini carennesi. Il progettista della chiesa fu l’ingegnere bergamasco Luigi Angelini e il direttore dei lavori il capomastro del paese Rocco Rossetti. Il livellamento del terreno e la posa delle fondamenta si svolsero in quattro anni. Nel 1914 furono ultimati il tetto, la volta, la facciata e il cornicione. Sospeso per la Grande Guerra, il cantiere ripartì nel 1922. La Chiesa Nuova - come viene chiamata dagli abitanti del luogo - viene infine consacrata e aperta al pubblico nel 1925, mentre il campanile viene portato a termine negli anni 1928-29. Altri interventi seguiranno nel corso degli anni: nel 1937, le due cappelle a lato della scalinata; nel 1974-76, il più recente portico; al 1982 risale l’ultima modifica del sagrato del 1926. Lo stile esterno risulta, di conseguenza, eclettico, con spunti legati al passato ed altri moderni e innovativi. I materiali utilizzati nella fase dell’edificazione furono principalmente locali, ricavati da una cava aperta appositamente e da altre cave private messe a disposizione gratuitamente, anche per l’estrazione di sassi e sabbia.

06 - Cascinali in pietra: Fenìil Indica una zona in cui erano collocate le principali stalle del paese, già nel 1810 chiamata nelle mappe Fenile e successivamente fienile. Il luogo, posto in zona pianeggiante, dista dal centro di Carenno circa 300 metri. Le stalle presso il paese servivano alle singole famiglie: il Fenìil costituiva una piccola concentrazione di stalle e fienili per mandrie più consistenti. Costituiscono il Fenìil sei piccoli fabbricati, uno vicino all’altro, più uno separato da un prato. Ogni unità è composta da due piani: il superiore, affacciato sulla strada (fienile) e l’inferiore a stalla. Le murature in pietra locale a spacco sono a raso oppure rivestite di intonaco rustico. Il Fenìil rimane oggi come testimonianza del faticoso mondo dei contadini della montagna.

07 - Valle dei morti La Valle dei morti, così indicata nelle mappe storiche perché in essa ebbero sepoltura le vittime della peste manzoniana del XVII secolo, costituisce la settima tappa del percorso. Nel territorio di Carenno i torrenti, qui chiamati “valli”, ebbero molta importanza perché fornivano materiali inerti destinati all’edilizia. Una di queste “valli” è il torrente Serta, che scorre nella Valle dei morti. Per i muri di sostegno e gli argini dei torrenti si utilizzavano massi di grosse dimensioni, mentre per i muretti eseguiti a secco, cioè senza malte leganti, si utilizzavano pietre di forme e dimensioni variabili. I ciottoli inferiori a 10 cm venivano utilizzati per un tipo di pavimentazione molto diffusa, chiamata rèsol o risööl. La parte più fine degli accumuli di sabbia veniva utilizzata per la realizzazione di malte, mentre la parte più grossolana per i sottofondi di aerazione delle costruzioni. 08 - Oratorio di San Domenico L’Oratorio di San Domenico risale al secondo decennio del Settecento e fu eretto nel sito in cui furono raccolte le ossa delle vittime carennesi della pestilenza del 1629-30; per questo motivo l’Oratorio è conosciuto come Chiesina dei Morti. L’Oratorio fu consacrato nel 1730 e negli ultimi anni ‘90 è stato oggetto di recupero e restauro architettonico. Con una scalinata si raggiunge la chiesina che si presenta ad unica navata, divisa in due campate. Il tema dominante delle decorazioni interne è macabro ed edificante nel momento stesso: sulle pareti sono rappresentate le figure allegoriche delle Virtù Cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza), in forma di scheletri in atteggiamenti antitetici, l’uno vizioso e l’altro virtuoso, ad ammonimento del visitatore. Incerta la datazione delle pitture e anonimo l’autore.

09 - Cave di pietra Per secoli in Alta Valle San Martino le rocce estratte dalle cave locali hanno costituito la materia prima di base per le opere murarie.

Numerose erano le cave in pietra sfruttate a Carenno, identificate con il nome del proprietario o della località o dell'opera a cui erano destinate. A seconda della zona di estrazione le rocce avevano peculiarità di colore, resistenza e durezza, ben conosciute dai muratori. L'estrazione del pietrame era un'operazione faticosa e pericolosa: occorreva predisporre la cava con una pulitura per rendere accessibile la roccia e creare le piazzole di appoggio per chi scavava, si poteva poi procedere all'escavazione vera e propria. Il materiale estratto veniva utilizzato quasi esclusivamente in paese. Nelle murature la pietra veniva lasciata a vista, consentendo un risparmio di malte e intonaci. Una messa in opera è riposta al piano terra di Ca' Martì.

10 - Castagneto