Nel corso del 2014 un'epidemia della malattia virus ebola si è diffusa in tutta la Guinea e oltre i confini di questa nazione nell'Africa occidentale.
L'epidemia, iniziata in Guinea nel mese di febbraio 2014, si è successivamente diffusa in Liberia, Sierra Leone e Nigeria, ed è la più grave pandemia di febbre emorragica di Ebola nella storia, sia per numero di casi sia per i decessi registrati. Al 12 aprile 2015 sono stati segnalati 25.826 casi sospetti con 10.704 morti. Diverse organizzazioni, tra cui la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale, i Centri statunitensi per il controllo delle malattie e la Commissione europea hanno donato fondi e mobilitato personale a loro disposizione per aiutare a contrastare l'epidemia. Alcune associazioni umanitarie e di beneficenza tra cui Medici senza frontiere, la Croce Rossa, Emergency, Medici con l’Africa Cuamm e il Samaritan's Purse hanno operato nella zona.
Il 22 ottobre 2014 l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato concluse le epidemie di virus Ebola in Nigeria ed in Senegal.
Il 3 dicembre 2014 l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato conclusa l'epidemia di virus Ebola in Spagna. Successivamente, il 21 gennaio 2015, l'OMS dichiara conclusa l'epidemia in Mali.
Il 9 maggio 2015 l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato conclusa l'epidemia di virus Ebola in Liberia con un comunicato; rimangono perciò dei focolai attivi soltanto in Guinea e Sierra Leone.
Il 30 dicembre 2015 l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato conclusa l'epidemia di virus Ebola in Guinea con un comunicato; rimane perciò un focolaio attivo soltanto in Sierra Leone.
All'inizio del 2016 l'epidemia non è più fuori controllo e nell'aprile 2016 il focolaio in Sierra Leone, così come i nuovi focolai riportati in Liberia, sono dichiarati spenti. L'OMS dichiara che piccoli focolai possono verificarsi in futuro e perciò il controllo va mantenuto alto.
Evoluzione del focolaio Focolaio iniziale in Guinea Nel febbraio 2014, il primo focolaio da virus ebola registrato nella regione si è verificato in Guinea. Entro il 23 aprile, il numero totale di casi sospetti e confermati di febbre emorragica di Ebola (EHF) erano saliti a 242: tra questi si registravano 142 decessi, con un tasso di mortalità pari al 59%. In una prima fase i casi sospetti sono stati segnalati nelle prefetture di Conakry (quattro casi), Guéckédougou (quattro eventi), Macenta (un singolo paziente) e Dabola (un soggetto). Il 25 marzo il Ministero della Salute della Guinea ha riferito che quattro distretti (Guekedou, Macenta, Nzerekore, e sud-est Kissidougou), sono stati colpiti dall'epidemia di febbre emorragica ebola.
Il giorno seguente l'Istituto Pasteur di Lione, Francia, ha confermato che si trattava di ebola e precisamente del ceppo noto con il nome di Zaire ebolavirus. Un primo rapporto suggeriva che si trattava di un nuovo ceppo di virus ebola, ma quest'ipotesi è stata smentita da studi successivi che hanno confermato il rapporto dell'istituto virologico francese. Un caso sospetto è stato ricoverato in ospedale il 28 marzo 2014. Il 31 marzo, i Centers for Disease Control degli Stati Uniti hanno inviato un team di cinque persone "per aiutare il Ministero della Salute della Guinea (MOH) e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a guidare una adeguata risposta internazionale all'epidemia di ebola".
Intorno al 23 maggio, l'epidemia si è propagata fino alla capitale della Guinea, Conakry, una città di circa due milioni di abitanti. Secondo Ibrahima Touré, direttore di Plan Guinea, un'organizzazione non governativa (ONG): "le condizioni di vita estremamente povere e la mancanza di acqua e di servizi igienico-sanitari nella maggior parte dei quartieri di Conakry fanno pensare che il rischio che l'epidemia si intensifichi fino ad una crisi ingestibile sia reale. La gente non è abituata a pensare di lavarsi le mani quando non ha sufficiente acqua da bere."
Diffusione successiva In Liberia, la malattia è stata riportata nelle contee di Lofa e Nimba verso la fine di marzo, e già entro la metà di aprile, il Ministero della Salute e della previdenza sociale della Liberia (MoHSW) aveva registrato possibili casi nelle contee di Margibi e Montserrado. In Sierra Leone, Mali e Ghana sono stati individuati alcuni casi sospetti entro la metà di aprile, ma tutti i campioni clinici dei casi sospetti sono risultati negativi per il virus ebola. In Guinea la situazione complessiva di infezione da virus Ebola è migliorata a maggio: per diversi giorni non sono stati emessi avvisi di allerta, segnalati nuovi casi o infezioni acquisite in ospedale in Liberia e in cinque (tra le sei) prefetture colpite in Guinea.
Gueckedou era l'unico punto caldo dove erano ancora segnalati casi di trasmissione in comunità e decessi. Dal 23 al 27 maggio 2014 sono stati riportati diversi nuovi casi clinici, interessanti tre distretti già precedentemente colpiti (Guéckédou, Macenta e Conakry), quattro nuovi distretti (Boffa, Télimélé, Boke e Dubreka) e un nuovo paese (la Sierra Leone). A metà giugno sono stati segnalati i primi casi in Monrovia, capitale della Liberia. Il direttore delle operazioni di Medici Senza Frontiere, Bart Janssens, a fine giugno ha descritto la situazione come "senza precedenti, totalmente fuori controllo e la situazione può solo peggiorare".
Ai primi di luglio, la Liberia aveva segnalato 107 infezioni (52 vennero confermate in laboratorio) e almeno 65 morti causati da ebola. Dalla metà di aprile erano stati segnalati solo quattro morti al di fuori della contea di Lofa, mentre a metà giugno, la MoHSW ha annunciato ulteriori sette morti solo nella contea di Montserrado. L'epidemia è rapidamente progredita nella Sierra Leone. I primi casi sono stati segnalati il 25 maggio nel distretto di Kailahun, vicino al confine con Guéckédou, in Guinea.
Entro il 20 giugno, ci sono stati 158 casi sospetti, soprattutto a Kailahun e nell'adiacente distretto di Kenema, ma anche nei distretti di Kambia, Port Loko e nei distretti occidentali nel nord-ovest del paese. Entro il 17 luglio, il numero totale di casi sospetti nel paese aveva raggiunto quota 442, e aveva superato quelli registrati in Guinea e Liberia. A partire dal 20 luglio, sono stati segnalati ulteriori casi nel distretto di Bo. Il primo caso a Freetown, la capitale della Sierra Leone, è stato riportato verso la fine di luglio. Il primo caso in Nigeria è stato segnalato dall'OMS il 25 luglio 2014 e riguardava un cittadino liberiano, un quarantenne naturalizzato americano di nome Patrick Sawyer, che è sbarcato in aereo nella città di Lagos, il 20 luglio, ed è stato successivamente ricoverato in ospedale, quindi morto della malattia.
Il cittadino liberiano, dopo essere stato esposto al virus, ha viaggiato in aereo attraverso Lomé, Togo, e Accra, Ghana, fino a raggiungere la sua destinazione a Lagos, in Nigeria, dove intendeva partecipare ad una conferenza. L'uomo durante il volo sembra fosse già sintomatico, ed all'arrivo all'aeroporto di Lagos è collassato. Questo paziente è deceduto il 25 luglio. L'ospedale dove l'uomo era stato in cura è stato chiuso e messo in quarantena; gli operatori sanitari che lo avevano in cura sono stati a loro volta isolati nel tentativo di fermare la diffusione del virus. Nigeria, Togo e Ghana hanno cooperato con l'OMS e altre organizzazioni sanitarie, nel tentativo di rintracciare le persone che possono essere entrate in contatto con Sawyer durante i suoi voli.
Fine dell'epidemia Nell'aprile 2016 vengono dichiarati spenti gli ultimi focolai in Liberia e in Sierra Leone.
Risposta sanitaria
Paesi coinvolti Le autorità nazionali di Guinea, Sierra Leone e la Liberia hanno attivato i loro comitati nazionali di emergenza, preparato piani di risposta in caso di febbre emorragica ebola ed effettuato valutazioni delle necessità sanitarie.
Guinea Il confine tra la Guinea e la Liberia è rimasto aperto nel mese di aprile. L'Ambasciatore della Guinea a Monrovia ha sottolineato che il suo governo ritiene che gli sforzi per combattere direttamente la malattia siano probabilmente più efficaci di un provvedimento di chiusura della frontiera.
Liberia Entro il 23 luglio, il ministero della salute liberiano ha cominciato ad attuare un piano strategico in linea con le conclusioni della riunione di Accra per migliorare la risposta del paese all'epidemia. Il governo liberiano in una fase iniziale dell'epidemia aveva evitato di chiudere la frontiera con la Guinea, nonostante il fatto che i casi di ebola in Liberia provengano da questo paese.
Tuttavia a partire dal 27 luglio, Ellen Johnson Sirleaf, il presidente liberiano, ha annunciato che la Liberia avrebbe chiuso i suoi confini, con l'eccezione di alcuni valichi come il principale aeroporto del paese, in cui sono stati istituiti centri di screening. Le zone più colpite del paese sono state collocate in quarantena. Il 30 luglio, la Reuters ha riferito che la Liberia ha annunciato di chiudere le scuole, e mette in quarantena le comunità.
Sierra Leone La Sierra Leone ha istituito una misura temporanea che prevede la riattivazione del suo "Protocollo di Active Surveillance", che vedrà tutti i viaggiatori, provenienti sia dalla Guinea sia dalla Liberia, sottoposti a controlli rigorosi per accertare il loro stato di salute. Il governo della Sierra Leone ha dichiarato lo stato di emergenza il 30 luglio e schierato le truppe per mettere in quarantena i "punti caldi" dell'epidemia.
All'inizio del mese di agosto, a Freetown, capitale della Sierra Leone, sono iniziate le campagne per sensibilizzare la popolazione, mediante trasmissioni radiofoniche o attraverso gli altoparlanti sulle automobili.
Spagna Il 5 agosto 2014, i Fratelli dell'Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, hanno confermato che un loro fratello spagnolo, Miguel Pajares, è stato infettato dal virus mentre prestava volontariato in Liberia. L'organizzazione religiosa ha anche confermato di aver informato il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione e il Ministero della Salute, e di aver chiesto il suo rimpatrio. Il rimpatrio, coordinato dal Ministero della Difesa, è avvenuto il 6 agosto.
Le autorità spagnole hanno confermato che il paziente sarebbe stato trattato nell'ospedale 'Carlos III' a Madrid, una decisione che ha provocato non poche polemiche. Miguel Pajares è morto a causa del virus nelle prime ore del mattino del 12 agosto. Il 6 ottobre 2014 una delle infermiere che aveva assistito il religioso, dopo il suo arrivo presso l'ospedale di Madrid, viene ricoverata con i sintomi dell'infezione: si tratta del primo caso conclamato di contagio di ebola in Europa.
Nigeria
C'è stato un caso probabile in Nigeria a partire dal 27 luglio, cui si è aggiunto un ulteriore caso ad agosto e sei casi sospetti. Il primo caso è stato un cittadino liberiano-americano Patrick Sawyer, che viaggiava in aereo proveniente dalla Liberia: Sawyer si è gravemente ammalato arrivando nella città di Lagos. Il 20 luglio, Sawyer era volato in Nigeria via Lomé e Accra dalla Liberia, ed è morto cinque giorni dopo a Lagos.
In risposta a questo evento, il governo nigeriano ha aumentato la sorveglianza in tutti i punti di ingresso del paese. I funzionari della sanità sono stati collocati nei punti di entrata per condurre test sulle persone che arrivano nel paese. Un rapporto iniziale ha messo in evidenza che ben sessantanove individui erano venuti a contatto con Sawyer (e fra questi personale dell'aeroporto, compagni di viaggio di volo e operatori sanitari presso l'ospedale dove egli era stato ricoverato). Costoro sono stati posti sotto stretta sorveglianza ma non hanno manifestato sintomi.