La nazionale di calcio dell'Ecuador (in spagnolo Selección de fútbol de Ecuador) è la rappresentativa nazionale di calcio dell'omonimo paese sudamericano ed è posta sotto l'egida della Federación Ecuatoriana de Fútbol.

L'Ecuador si è qualificato a cinque edizioni del campionato del mondo (2002, 2006, 2014, 2022, 2026), raggiungendo gli ottavi di finale nel 2006. Insieme al , la Tri è una delle due nazionali sudamericane che non hanno vinto la Coppa America. Nel torneo continentale ha ottenuto due quarti posti, nel 1959 e nel 1993, in due delle tre edizioni giocate in patria.

Il miglior posizionamento dell'Ecuador nel ranking FIFA, istituito nell'agosto 1993, è il 13º posto, raggiunto nel 2012 e nel novembre 2015, mentre il peggior posizionamento è il 71º posto occupato nel novembre 2017; attualmente è al 23º posto della graduatoria.

Storia Esordi (1930-1960)

La federcalcio ecuadoriana fu fondata il 30 maggio 1925 e si affiliò alla FIFA nel 1926 e alla CONMEBOL nel 1927. Nel 1930 la selezione ecuadoriana fu invitata a partecipare alla prima edizione della Coppa del mondo, ma rinunciò per motivi economici. L'8 ottobre 1938, in occasione dell'incontro inaugurale dei Giochi bolivariani di Bogotà, in Colombia, l'Ecuador disputò la sua prima partita ufficiale, contro la (1-1). Nel 1939 l'Ecuador partecipò per la prima volta al Campeonato Sudamericano de Football, torneo antesignano della Coppa America, organizzato quell'anno a Lima. Guidata dall'allenatore-giocatore Ramón Unamuno, la compagine ecuadoriana perse tutti i quattro incontri disputati. Alcívar e Arenas segnano un gol ciascuno.

Nel 1945, alla quarta partecipazione al Campeonato Sudamericano de Football, l'Ecuador mise fine alla serie di sconfitte consecutive subite dall'esordio nella competizione: l'11 febbraio 1945 pareggiò per 0-0 contro la Bolivia a Santiago del Cile, ma poi terminò all'ultimo posto il proprio girone, dopo aver perso tutti gli altri incontri. Aguayo fu autore di quattro gol per i suoi. Il 30 novembre 1947 l'Ecuador disputò per la prima volta una partita in casa: quell'anno, infatti, fu l'Ecuador ad organizzare il Campeonato Sudamericano. Nonostante il sostegno dello stadio George Capwell di Guayaquil, l'Ecuador non riuscì, tuttavia, a vincere alcuna partita. La prima vittoria dell'Ecuador in gare ufficiali data infatti solo due anni dopo, contro la (4-1) a Rio de Janeiro, ma rimase un caso isolato, dal momento che nei successivi dieci anni, vale a dire per tre edizioni di Campeonato Sudamericano, l'Ecuador non conobbe successi.

Nel Campeonato Sudamericano 1959, disputato in casa, l'Ecuador si piazzò quarto, stabilendo il proprio miglior piazzamento nella competizione. Nel torneo la squadra ottenne una vittoria nell'ultimo match contro il (3-0), due sconfitte contro (0-4) e (1-3) e un pareggio per 1-1 contro l'.

Primi passi sulla scena internazionale (1960-1970) Nel 1960, sotto la guida del commissario tecnico uruguaiano Juan López Fontana, l'Ecuador prese parte per la prima volta alle eliminatorie della Coppa del mondo, in vista di . Opposta all'Argentina in una doppia sfida di andata e ritorno, la Tri subì due sonore sconfitte (3-6 a Guayaquil e 0-5 alla Bombonera di Buenos Aires) e fu eliminata. Non disputò più alcun match sino al 1963, quando si recò in Bolivia per partecipare al Campeonato Sudamericano. Dopo aver pareggiato per 4-4 contro i padroni di casa boliviani (poi vincitori del torneo), l'Ecuador ottiene una sola vittoria (4-3 contro la Colombia nel suo ultimo match, due altri pareggi e tre sconfitte, classificandosi penultimo. I gol fatti sono 14, quelli subiti 18. L'ecuadoriano Carlos Alberto Raffo è il capocannoniere della manifestazione con 6 gol.

Nelle qualificazioni al Mondiale di l'Ecuador ottenne buoni risultati, ma non riuscì a centrare l'obiettivo. Nel girone con e Colombia chiuse a 5 punti, a pari merito con il Cile, con cui dovette dunque disputare uno spareggio, che a Lima si concluse con la vittoria per 2-1 del Cile. Quell'organico poteva fare affidamento su Washington Muñoz, Alberto Spencer, Carlos Alberto Raffo, Enrique Raymondi e Jorge Bolaños.

Nel 1967 la sconfitta nel turno preliminare contro il Paraguay privò gli ecuadoriani allenati da Muñoz della partecipazione al Campeonato Sudamericano.

Nel 1969, nelle qualificazioni al , l'Ecuador terminò ultimo nel proprio girone, dietro Uruguay e Cile, senza riuscire a vincere alcun incontro. Il 24 maggio 1970 esordì all'Estadio Olímpico Atahualpa di Quito affrontando l' campione del mondo in carica davanti a 22.250 spettatori. Gli ecuadoriani, al debutto contro una nazionale non sudamericana, furono sconfitti per 2-0.

Anni 1970 Nel luglio 1972 affrontò , Cile, e nel girone B della Coppa d'Indipendenza Brasiliana, raccogliendo un pari (1-1 contro gli iraniani) e tre sconfitte. La nazionale, allenata da Roberto Resquín, disputò poi una serie di amichevoli (tra cui una contro la e una contro i futuri campioni della CONCACAF di ) prima dell'esordio nelle eliminatorie del . Inserita nel gruppo 1 di qualificazione al Mondiale insieme a Uruguay e Colombia, l'Ecuador mancò ancora una volta la qualificazione, chiudendo il girone senza vincere una partita.

Il 22 giugno 1975, per l'esordio dell'uruguaiano Roque Máspoli come CT, l'Ecuador ottenne la più larga vittoria della propria storia travolgendo per 6-0 in amichevole il Perù a Quito. Nella Coppa America 1975 l'Ecuador tornò a disputare il torneo, che proprio da quell'edizione cessò di chiamarsi Campeonato Sudamericano, dopo otto anni. Anche in questo caso il cammino nel torneo fu deludente: l'Ecuador non vinse neanche una partita e fu sopravanzato da Colombia e Paraguay. Due anni dopo, nelle qualificazioni per il campionato del mondo di , terminò, per la terza volta consecutiva, il girone di qualificazione all'ultimo posto e senza vittorie, dietro Perù e Cile.

Nella Coppa America 1979 la compagine ecuadoriana colse una vittoria nel torneo che mancava dal 1965, battendo per 2-1 l'Uruguay all'Estadio Olímpico Atahualpa di Quito, ma perse le altre tre partite e terminò all'ultimo posto in classifica nel proprio raggruppamento, dietro Paraguay e Uruguay. Non riuscì, pertanto, a qualificarsi per le semifinali.

Tra i giocatori più rappresentativi degli anni settanta e ottanta si ricorda José Villafuerte.

Anni 1980

L'Ecuador iniziò il 1981 con due amichevoli perse contro la e il , prima di cimentarsi nelle eliminatorie del . Inserita nel gruppo 3 con Cile e Paraguay, la squadra terminò il girone davanti al Paraguay, ma distante ben quattro punti dal Cile capolista. Nella Coppa America 1983, inserita in un girone di ferro con Argentina e Brasile, fermò sul pari gli argentini di Jorge Burruchaga, ma perse due volte contro i verde-oro, vittoriosi per 5-0 in casa. Nella seconda parte del 1984 la Tri svolse un tour di amichevoli di sei mesi negli Stati Uniti e in America centrale, con un bilancio di due pareggi e quattro sconfitte.

Dopo aver disputato vari match di preparazione contro nazionali europee ( e ), l'Ecuador fu impegnato nelle eliminatorie del nel girone con Uruguay e Cile, ma ottenne solo un punto, in casa contro i cileni. Dopo il nuovo insuccesso la nazionale rimase ferma due anni, riprendendo a giocare solo nella Coppa America 1987. L'edizione, rinnovata nel formato, si svolse in Argentina e vide gli ecuadoriani nel gruppo A insieme all'Argentina padrona di casa e campione del mondo in carica e al Perù. Perso per 3-0 l'incontro con i padroni di casa (doppietta di Diego Armando Maradona), la Tri pareggiò contro il Perù e fu eliminata.

Nel giugno 1988 la panchina della nazionale fu affidata allo jugoslavo Dušan Drašković, che esordì con un tour di amichevoli negli USA e in America centrale molto più fruttuoso di quello effettuato quattro anni prima. In vista della Coppa America 1989 l'Ecuador disputò alcune amichevoli contro altre nazionali sudamericane con risultati negativi (una sola vittoria in dieci partite). Inserito nel gruppo 3 di Coppa America contro Argentina, Uruguay, Bolivia e Cile, debuttò con una sorprendente vittoria, la prima nel torneo dal 1979, contro l'Uruguay. La squadra, tuttavia, non si confermò negli impegni successivi e chiuse il girone al quarto posto, dopo due pareggi senza reti con boliviani e argentini e una sconfitta di misura contro i cileni.

Sei settimane dopo iniziarono le eliminatorie del Mondiale di , in cui la Tri se la vide con Colombia e Paraguay nel gruppo 2 della zona CONMEBOL. Terminò di nuovo in ultima posizione il girone, ma ottenne una vittoria casalinga per 3-1 in rimonta all'ultima giornata contro il Paraguay.

Anni 1990: lenti progressi Nella Coppa America 1991 l'Ecuador chiuse il proprio girone piazzandosi dietro a Colombia, Brasile, Uruguay e davanti alla Bolivia in classifica e uscendo dopo la prima fase. Alla sconfitta di misura contro la Colombia seguì il pareggio contro l'Uruguay e la vittoria per 4-0 contro la Bolivia, sino a quel momento la più larga vittoria degli ecuadoriani in un match ufficiale (il portiere Erwin Ramírez si permise il lusso di calciare e segnare il calcio di rigore che all'80º minuto di gioco fissò il risultato sul 4-0). Un'altra sconfitta, contro il Brasile, condannò la squadra di Drašković all'eliminazione.

Nel giugno 1993 si disputò in Ecuador la trentaseiesima edizione della Coppa America. La nazionale guidata da Drašković, decisa a ben figurare davanti al proprio pubblico, riuscì a vincere il proprio girone mettendosi dietro, in classifica, Uruguay, e . Nel match d'esordio, battendo per 6-1 i venezuelani, l'Ecuador ottenne la più larga vittoria della propria storia in una partita ufficiale. Ai quarti di finale la squadra ecuadoriana eliminò il Paraguay con un secco 3-0, ma in semifinale si arrese al Messico di Hugo Sánchez (2-0). Nella finale per il terzo posto uscì sconfitta contro la Colombia (1-0), chiudendo quarta, miglior piazzamento di sempre dell'Ecuador in Coppa America.

Nelle eliminatorie del Mondiale di USA '94 l'Ecuador affrontò Brasile, Bolivia, Uruguay e Venezuela. Il girone di andata fu discreto, con un pareggio casalingo contro il Brasile e uno esterno contro l'Uruguay. Tuttavia nel girone di ritorno la squadra perse in casa contro l'Uruguay e in trasferta contro il Venezuela, ottenendo un solo punto, contro la Bolivia in casa, e terminando il girone davanti al solo Venezuela.

L'ultimo incontro del girone, contro la Bolivia a Quito il 19 settembre 1993 (1-1), fu l'ultimo per Dušan Drašković come CT. Dopo un anno di pausa, nel 1995 la squadra si spostò in Asia, prima in Giappone per la Kirin Cup e poi in Corea del Sud per la Korea Cup. In seguito si recò in Uruguay, a Rivera, per disputare la Coppa America 1995. Allenata dal colombiano Francisco Maturana, la Tri volle confermarsi tra le semifinaliste, come nell'edizione di due anni prima, ma non riuscì ad andare oltre il primo turno: furono decisive due sconfitte di misura contro i campioni del mondo del Brasile e la Colombia, prima dell'inutile vittoria contro il Perù, insufficiente per qualificarsi per i quarti di finale.

Nel 1996 l'Ecuador effettuò la prima tournée in Medio Oriente, disputando partite amichevoli in casa di , , e . Nella primavera del 1996 iniziarono le qualificazioni CONMEBOL al Mondiale di , disputate per la prima volta con la formula dei girone unico comprendente tutte le nazionali sudamericane. Nonostante il sesto posto finale e la mancata qualificazione alla rassegna iridata per quattro punti, fu in queste qualificazioni che si iniziò a registrare un miglioramento rispetto al passato, con ben sei vittorie su otto gare casalinghe. La squadra ecuadoriana poteva contare su molti giocatori di talento come Luis Capurro, Álex Aguinaga, Eduardo Hurtado, Ángel Fernández, Iván Kaviedes, Agustín Delgado e Ariel Graziani.