LItalia è tra i paesi fondatori dell'Eurovision Song Contest (ESC) e vi ha partecipato senza interruzioni fino al 1980 per poi parteciparvi con diverse pause fino al 1997. Dopo un'assenza durata 13 edizioni, il paese è tornato a partecipare nel 2011 e da allora è uno dei cosiddetti Big Four, ossia i quattro paesi che, in virtù dei loro investimenti nell'Unione europea di radiodiffusione (UER), partecipano direttamente alla finale dell'evento.

La nazione ha vinto tre volte: nel 1964 con Non ho l'età (per amarti) di Gigliola Cinquetti, nel 1990 con Insieme: 1992 di Toto Cutugno e nel 2021 con Zitti e buoni dei Måneskin. Grazie a queste tre vittorie l'Italia ha ospitato per altrettante volte la manifestazione: nel 1965 all'auditorium Rai di Napoli, nel 1991 negli studi di Cinecittà a Roma e nel 2022 al PalaOlimpico a Torino.

La partecipazione dell'Italia è curata dall'emittente di stato Rai, membro fondatore dell'UER. Fu proprio un giornalista Rai, Sergio Pugliese, ad ideare il festival musicale ispirandosi al Festival di Sanremo, utilizzato ora come metodo di selezione per il rappresentante nazionale alla manifestazione europea.

Storia Anni 50 e 60: il debutto, la prima vittoria

L'Italia partecipò insieme a Belgio, Francia, Germania Ovest, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svizzera alla prima edizione dell'Eurovision Song Contest, svoltasi a Lugano nel 1956. Ogni Paese poteva presentare due brani: per l'Italia parteciparono la vincitrice del Festival di Sanremo di quell'anno, Franca Raimondi, con il brano Aprite le finestre, e la seconda classificata dello stesso festival, Tonina Torrielli, con il brano Amami se vuoi. La prima edizione fu vinta dai padroni di casa: il resto della classifica non fu mai rivelato.

Da quella volta l'Italia ottenne discreti risultati, senza mai piazzarsi nelle ultime posizioni e raggiungendo anche un terzo posto nel 1958 grazie a Domenico Modugno e alla sua Nel blu dipinto di blu.

Nei primi anni sessanta le canzoni italiane continuarono a ottenere buoni risultati, raggiungendo un terzo posto con il brano Uno per tutte interpretato da Emilio Pericoli nel 1963, seguito dalla vittoria del 1964 a Copenaghen, dove s'impose Gigliola Cinquetti con Non ho l'età (per amarti). L'anno successivo vide Bobby Solo raggiungere a Napoli il quinto posto con la canzone Se piangi se ridi, dopodiché iniziò un periodo di scarsi piazzamenti per l'Italia, il primo dei quali fu un ultimo posto nel 1966 ottenuto da Domenico Modugno, seguito da altre tre edizioni in cui il miglior risultato fu una decima posizione, nonostante le partecipazioni di artisti del calibro di Claudio Villa, Sergio Endrigo e Iva Zanicchi.

Anni 70 e 80 La situazione cominciò a migliorare nel decennio successivo, con un ottavo posto di Gianni Morandi nel 1970 con il brano Occhi di ragazza, seguito da un quinto posto di Massimo Ranieri (nel 1971 con L'amore è un attimo) e un sesto posto di Nicola Di Bari (1972, I giorni dell'arcobaleno) e ancora una volta Massimo Ranieri nel 1973 con Chi sarà con te, classificatosi tredicesimo.

Nel 1974 l'Italia sfiora la vittoria, nuovamente con Gigliola Cinquetti, la cui canzone Sì fu seconda solo a Waterloo degli ABBA. Quest'edizione fu trasmessa in Italia solo qualche mese dopo lo svolgersi della manifestazione per la sua prossimità con il referendum per l'abrogazione della legge sul divorzio: la decisione venne presa dai vertici della Rai che temevano che il titolo della canzone potesse influenzare il voto degli italiani.

L'anno seguente l'Italia ottenne il secondo podio consecutivo grazie al terzo posto della coppia Wess & Dori Ghezzi con il brano Era. L'ultimo risultato di rilievo, per quanto riguarda questo periodo, fu ottenuto nel 1976 da un'altra coppia, quella formata da Al Bano e Romina Power, alla loro prima partecipazione, con We'll Live It All Again (eseguita in parte in italiano e in parte in inglese), giunta al settimo posto. Poi, solo piazzamenti fuori dalla top ten da parte di Mia Martini (13º), Ricchi e Poveri (12º) e Matia Bazar (15º).

Il decennio successivo iniziò con un sesto posto, ottenuto nel 1980 da Alan Sorrenti con la sua Non so che darei. Nel 1981 la Rai decise, per la prima volta dall'introduzione della manifestazione nel 1956, di non partecipare, adducendo questioni di scarso interesse. L'assenza italiana durò due anni e nel 1983 il paese fece ritorno rappresentato da un brano interpretato da Riccardo Fogli, Per Lucia, arrivato undicesimo. In questo periodo l'ESC accrebbe la sua popolarità in Italia: nel 1984 Alice e Franco Battiato arrivarono quinti con il brano I treni di Tozeur; l'anno seguente vide Al Bano e Romina Power classificarsi settimi interpretando la canzone Magic, Oh Magic.

Nel 1986 la Rai si ritirò nuovamente per motivi interni, tornando nel 1987, quando Umberto Tozzi e Raf arrivarono terzi con il brano Gente di mare. Chiusero questo decennio le partecipazioni di Luca Barbarossa (nel 1988 con Ti scrivo), dodicesimo, e della coppia Anna Oxa-Fausto Leali (nel 1989 con Avrei voluto) che chiuse nona.

Anni 90: dalla seconda vittoria al ritiro

Nel 1990 l'Italia tornò a vincere a Zagabria, nell'allora Jugoslavia, con Toto Cutugno, autore e interprete del brano Insieme: 1992. Fu così che l'edizione del 1991 venne ospitata in Italia. Inizialmente doveva svolgersi a Sanremo ma, per motivi di sicurezza legati alla guerra del Golfo e alle crescenti tensioni jugoslave, la sede fu spostata a Roma, nello studio 15 di Cinecittà. A detta della maggior parte dei commentatori europei, ci fu un buon grado di improvvisazione e la conduzione, affidata ai due precedenti vincitori italiani, Cutugno e Gigliola Cinquetti, non brillò per diverse ragioni, tra cui la scenografia, la disorganizzazione (che portò quell'edizione a durare quasi un'ora più del previsto) e la scarsa dimestichezza che Cutugno aveva con la lingua inglese. Per organizzare la manifestazione furono spesi 12 miliardi di lire e la diretta televisiva registrò tra i 6 e i 7 milioni di spettatori. L'Italia fu rappresentata da Peppino di Capri, scelto direttamente dalla Rai, e per la prima volta il brano fu interpretato in napoletano: si tratta della canzone Comme è ddoce 'o mare, piazzatasi al settimo posto. Vinse la Svezia, che l'anno seguente ospitò la manifestazione, alla quale l'Italia prese parte con Mia Martini con il brano Rapsodia, ottenendo il quarto posto. Nel 1993 fu la volta di Enrico Ruggeri il quale, svantaggiato anche dal sorteggio (dovette esibirsi per primo), si piazzò solo al dodicesimo posto.

Nel 1994 la Rai si ritirò nuovamente dall'Eurofestival, sempre motivando la propria scelta con uno scarso interesse da parte del pubblico. Tale assenza durò fino al 1996, al termine della quale l'UER non risparmiò delle critiche alla televisione di Stato italiana per il suo comportamento.

Forse a causa di ciò, e probabilmente anche per le pressioni delle case discografiche, nel 1997 la Rai tornò a partecipare all'ESC: in Irlanda i Jalisse, dati per favoriti alla vigilia, conquistarono il quarto posto con Fiumi di parole, canzone vincitrice del Festival di Sanremo di quello stesso anno. Il commentatore fu Ettore Andenna, fautore delle trasmissioni europee, mentre Peppi Franzelin dava conto dei voti assegnati agli altri paesi dall'Italia (la stessa coppia era presente quattro anni prima, sempre in Irlanda). Si trattò senza dubbio di un ottimo risultato, non senza ombre secondo lo stesso Andenna, che non nascose che la Rai non sembrasse soddisfatta dei pronostici e che volesse a tutti i costi evitare di vincere.

In ogni caso, per diversi anni quella del 1997 rimase l'ultima partecipazione italiana alla competizione: vane furono le proteste di Annalisa Minetti e delle case discografiche, che nel 1998 volevano prendere parte alla competizione. Per il successivo decennio, però, nessuna motivazione venne più addotta dalla Rai.

Anni 2000: la lunga assenza Avvenne così che in Italia non si sentì più parlare dell'ESC, se non in rare occasioni e quasi sempre da fonti estere, cosicché la manifestazione cadde sempre più in un oblio tale che alcuni artisti italiani che vi avevano partecipato in passato credettero addirittura che la manifestazione fosse stata cancellata.

Solo nel 2006 la Rai e l'UER si sono riavvicinate per trattare un ritorno dell'Italia all'edizione del 2007, ma senza risultati. Frattanto nel 2008 debuttò San Marino (il cui network pubblico, San Marino RTV, è una società partecipata al 50% dalla Rai) con la canzone Complice, interpretata dal gruppo Miodio e finita ultima nella prima semifinale. A settembre dello stesso anno, prima dell'edizione 2009, Raffaella Carrà chiese e ottenne di poter ospitare all'interno di Carràmba! Che fortuna un cantante o gruppo che aveva preso parte all'Eurovision Song Contest 2008 per far conoscere l'evento e riaccendere l'interesse in esso; in particolare alla prima puntata è stato presente il vincitore, il russo Dima Bilan. Erano previste otto partecipazioni di quelle che effettivamente furono effettuate: quella del danese Simon Mathew fu preceduta da un vero e proprio elogio della Carrà all'evento, dopodiché alcuni gruppi e cantanti che dovevano prendere parte alle puntate successive non furono più presentati.

L'UER, con l'intenzione di avere il maggior numero possibile di partecipanti, fece di tutto affinché anche l'Italia tornasse a partecipare. In particolare, nel 2008 l'allora responsabile dell'ESC Svante Stockselius aveva annunciato, durante un incontro con l'OGAE Serbia, che in caso di ritorno il paese sarebbe entrato a far parte dei Big (ovvero nazioni che, per il loro contributo fondamentale all'UER, possiedono uno status particolare che consente loro di accedere direttamente in finale, senza passare dalle semifinali).

Nel 2009 la diretta della finale tornò in Italia in streaming, trasmessa sul sito del quotidiano la Repubblica e commentata, via blog, da Gino Castaldo ed Ernesto Assante.

Anni 2010: il ritorno Il 6 settembre 2010, l'allora direttore di Rai 2 Massimo Liofredi, nel presentare la quarta edizione di X Factor, ha accennato a sorpresa alla possibilità che il vincitore del talent avrebbe potuto partecipare all'Eurovision Song Contest, riaccendendo improvvisamente l'interesse dell'Italia intorno alla manifestazione. Il successivo 2 dicembre l'UER rivela che la Rai ha inoltrato la domanda di partecipazione e il 31 dello stesso mese, con il rilascio della lista definitiva dei partecipanti, è arrivata l'ufficialità che l'Italia avrebbe partecipato all'Eurovision Song Contest 2011, svoltosi quell'anno a Düsseldorf, ritornandovi dopo 13 anni di assenza; avrebbe inoltre gareggiato direttamente in finale tra i cosiddetti Big (insieme a Germania, Regno Unito, Spagna, Francia), cioè tra i paesi che contribuiscono maggiormente alle attività dell'ente. Liofredi, intervistato in merito, ha annunciato inoltre che la Rai avrebbe scelto internamente il suo rappresentante.

Tale scelta, avvenuta nell'ambito del Festival di Sanremo 2011, è poi ricaduta sul vincitore della categoria Giovani, Raphael Gualazzi. L'annuncio è stato dato nel corso della finale della manifestazione canora dal conduttore Gianni Morandi e dal direttore di Rai 1 Mauro Mazza, il quale ha anche dichiarato che la finale del 14 maggio sarebbe stata trasmessa da Rai 2, mentre la seconda semifinale (dove l'Italia ha avuto diritto a votare) sarebbe andata in onda su Rai 5. La prima partecipazione ha avuto risultati contrastanti: Gualazzi, all'ultima votazione, con Madness of Love ha strappato il secondo posto finale a Eric Saade, rappresentante svedese, finendo soltanto dietro alla coppia azera vincitrice Ell & Nikki, e ha ricevuto per quattro volte i 12 punti (da San Marino, Albania, Spagna e Lettonia). Lo show, col commento di Raffaella Carrà e Bob Sinclar, è stato seguito da persone (6,43% di share).