Tossicìa (Tussëcië in dialetto locale.) è un comune italiano di abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo.
Geografia fisica Territorio Il territorio comunale è compreso nell'area del Parco Nazionale del Gran Sasso Zona "O" e della Diocesi di Teramo-Atri. Il centro appartiene ed è sede della Comunità Montana Gran Sasso.
Il borgo si allunga sulla sommità di uno sperone roccioso fra i torrenti della Valle e del Chiarino, nel versante settentrionale del Gran Sasso d'Italia. Il paese appare prevalentemente costruito e restaurato in pietra locale. Sviluppa il suo compatto impianto architettonico, costituito da edifici elevati nel periodo compreso tra il Settecento e l'Ottocento, e conserva tuttora caratteri di autenticità. Nel tessuto urbano che si dipana fra vicoli e piccole strade a gradinata, punteggiate da balconi e terrazze, si trovano numerose abitazioni medioevali con le insegne della famiglia Orsini e bifore,. architravi fregiati con stemmi gentilizi ed alcune architetture che risalgono al XV e al XVI secolo.
Il paesaggio ha caratteristiche prevalentemente collinari e montuose, ricoperte da aree pascolive e boscose, solcate da numerosi corsi d'acqua che confluiscono nei fiumi Vomano e Mavone. Il suolo coltivato è destinato principalmente a cereali ed oliveti. Transita qui un tratto della grande Ippovia del Gran Sasso.
Origini del nome Vi è molta incertezza sull'attribuizione del significato al nome di Tossicia, toponimo che è stato oggetto di diverse ipotesi interpretative: una possibile derivazione potrebbe essere ricondotta al nome del barone Tosia di Ornano Grande cui, alcuni autori, attribuiscono la fondazione del paese nel IX secolo. un'altra ipotesi desume che il nome del borgo sia ricollegabile a Turris Sicula, una torre di notevoli dimensioni che sovrastava con la sua presenza la Valle Siciliana. Col tempo le parole Turris e Sicula si sarebbero fuse e contratte originando la parola Tossicia. un'ulteriore supposizione rintraccia la derivazione da antroponimi latini quali: tossiasius, tussius e similari. In alcuni documenti, quali mappe risalenti al Regno delle Due Sicilie, Tossicia è individuata col nome di "Toxicia". La radice tox, comune alla parola latina toxicum, ossia veleno, potrebbe avvalorare l'ipotesi che il nome derivi dalla presenza di numerosi serpenti che causavano fastidio agli abitanti.
Storia Le fonti documentali non riferiscono con precisione quale sia stata l'origine della fondazione del paese, tuttavia, alcuni autori attribuiscono la creazione del villaggio al barone Tosia di Ornano che, «nell'800 dell'era volgare»,. vi costruì una villa intorno alla quale si svilupparono altre abitazioni, dando vita all'inurbamento del borgo.
Nel periodo del Basso Medioevo, il paese è stato un possedimento della famiglia dei conti di Pagliara (de Palearia), della stirpe dei Conti dei Marsi,AA. VV., La Valle Siciliana e la città di Tossicia, in Comune di Tossicia - Storia Cultura ed attività nel territorio. che ebbe tra i suoi discendenti, nell'XI secolo, san Berardo, vescovo e patrono della città di Teramo, e sua sorella santa Colomba, eremita, ancora oggi molto venerata in questa località.
Secondo la tradizione, nel 1217, giunse a Tossicia san Francesco d'Assisi, inviato dal vescovo di Penne, in veste di paciere per comporre la lite che si era sollevata tra i baroni locali per il dominio sul territorio.
Dal Catalogus Baronum (1150-1168), risulta che Oderisio di Collepietro - Pagliara detiene Tusciciam.
Nel 1262 Gualtiero di Pagliara, conte di Manoppello padre di Tommasa, concede il giuspatronato sulla chiesa di San Martini de Tussicia alla chiesa di San Giorgio di Ornano.
Nel 1279 Tossicia è iscritta tra i possedimenti di Tommasa di Pagliara, contessa di Manoppello, che teneva il feudo dal 1266 e lo mantenne fino al 1293.
Nel 1365 è attestato un Ospedale annesso alla chiesa di Sant'Antonio Abate.
Nel 1392, tramite la conferma al priore della chiesa di San Domenico di Teramo, dell'obolo annuo di 12 tomoli di grano, fattagli da Napoleone II Orsini, conte di Manoppello e signore di Pagliara, notiamo che Tossicia fa parte dei suoi domini.
Nel 1419 Giovanna II, vende il castello di Tussiciae ed altri castelli della Valle Siciliana a Francesco Riccardi di Ortona ma questi li rende subito in cambio del castello di Pescara.
Muore a Tossicia, suo paese natale, Niccola de' Palmieri, medico personale di Re Ladislao I; era il 1420.
Alfonso V d'Aragona, nel 1454, conferma a Giacomantonio Orsini, alla morte del padre, il possedimento di Tussicia. Pardo Orsini, nel 1495 è riconfermato detentore di tutti i suoi possedimenti nella Valle Siciliana, compresa Tossicia. Ma nello stesso anno, le milizie aquilane, schierate dalla parte dei francesi durante la discesa in Italia di Carlo VIII, devastano le contrade di Tossicia che si arrende e apre le porte. L'anno dopo viene unita al contado dell'Aquila. Nel 1502 Luigi XII restituisce il paese e la Valle Siciliana a Pardo Orsini.
L'Università di Tossicia è stata parte integrante del dominio dei conti Orsini finché il governatorato non passerà ai marchesi spagnoli Alarcón (in seguito Alarcón y Mendoza). La nobile famiglia entrò in possesso della Valle nell'anno 1526, quando quest'ultima fu donata da Carlo V a don Ferdinando (o Ferrante) de Alarcón, condottiero spagnolo, noto per essersi distinto nell'assedio di Pavia del 1525.Archivio Storico del Comune di Tossicia URL consultato il 1º aprile 2013. Ferdinando fu nominato marchese della Valle e i discendenti della sua famiglia conservarono il possesso del borgo e delle terre fino all'abolizione della feudalità ad opera di Giuseppe Bonaparte.
Nel 1601 vi è di stanza una compagnia al comando di Marcantonio Colonna per la repressione del banditismo.
Tossicia rimase un'Università e parte integrante del marchesato fino al 1806, anno in cui vengono aboliti gli antichi sistemi feudali e venne trasformata in Comune. In seguito il territorio passò al Regio Demanio. All'epoca, l'ambito di giurisdizione della Valle Siciliana comprendeva pressappoco l'odierna area pedemontana della provincia di Teramo che venne divisa in 16 circondari, e a quello di Tossicia appartenevano: Chiarino, Intermesoli, Fano Trojano, Fano a Corno, Forca di Valle, Pietracamela, Ornano, Castiglioni della Valle, Cerchiara, Colle d'Oro, Casale San Nicola, Cusciano ed altre frazioni minori. L'anno 1860 segnò la fine del periodo della dominazione Borbonica e sancì l'entrata di Tossicia nel Regno d'Italia col plebiscito del 21 ottobre dello stesso anno. Durante il periodo del secondo conflitto mondiale, il paese divenne sede di un campo di concentramento locale, uno dei pochi di cui si abbiano notizie certe, attivo dal 21 ottobre 1940 al 26 settembre 1943. Nell'anno 1944 avvenne la soppressione dell'istituto podestarile e con l'emanazione del Regio decreto legge, n. 111, del 4 aprile dello stesso anno furono introdotte norme transitorie nell'attesa d'indire le elezioni per le amministrazioni dei comuni. Il decreto prevedeva che ogni municipalità dovesse avere un sindaco ed una giunta.
Eventi sismici 22 maggio 1804 e il 5 settembre 1950, Tossicia fu colpita da scosse di terremoto insieme alla località limitrofa di Castiglione della Valle. 6 aprile 2009, il terremoto dell'Aquila è stato avvertito con una certa violenza anche in questo centro abruzzese, ed ha provocato danni a chiese e abitazioni, inducendo i cittadini a dormire in automobile o in tenda per alcune settimane. Il paese ha subito ingenti danni a seguito del Terremoto del Centro Italia del 2016-2017, aggravando le strutture già lesionate dal sisma dell'Aquila del 2009 in fase di restauro.
Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di Tossicia sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica n. 2658 del 16 giugno 1982.
Lo stemma di Tossicia ha subito nel corso dei secoli diverse modifiche e quello attuale adottato dal comune riporta sullo scudo dorato un drago alato di colore verde.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di Sant'Antonio Abate
Chiesa di Santa Sinforosa o di Santa Maria Assunta L'edificio religioso è la chiesa matrice e il monumento più antico del borgo.Documenti dell'Abruzzo Teramano, Vol. I, 2, Dizionario Topografico e Storico, op. cit., p. 559. Si eleva nella zona più alta del paese, in piazza Sant'Emidio. Consacrata nell'anno 1438. e annoverata nell'Elenco degli edifici monumentali della provincia di Teramoelenco edifici monumentali prov. Teramo p. 68 è dedicata a santa Sinforosa, patrona di Tossicia. L'intera costruzione, ristrutturata in varie epoche,. è stata elevata con la posa in opera di materiale laterizio e blocchi di pietra a vista.
La semplice facciata, di impostazione romanica,. si caratterizza con la presenza del quattrocentesco portale principale, sormontato da un arco a pieno centro che alcuni autori attribuiscono al maestro Mecolo (o Nicolò o Nicola) da Penne, il cui nome è inciso a lato dell'architrave, e da tre finestre rettangolari, aperte in epoca successiva alla fabbrica originaria. Tra gli elementi decorativi della porta d'ingresso vi sono le sculture di 2 teste, risalenti alla fine del XIV secolo, poste nello spazio di attacco fra l'architrave e la lunetta. Le effigi, provenienti da altri edifici,Documenti dell'Abruzzo Teramano, Vol. I, op. cit., p. 318. ritraggono il volto dell'Arcangelo Gabriele e della Madonna.
Al di sopra dello spazio della lunetta è stato collocato lo stemma della famiglia Orsini, feudataria della Valle Siciliana al tempo della consacrazione della chiesa. Lungo il fianco destro si apre, fra due colonnine tortili che recano al vertice una rappresentazione della Vergine annunciata e dell'arcangelo annunciante, il portale di scuola veneta, attribuito a Matteo da Napoli,. anch'esso del Quattrocento. La composizione è sormontata da un timpano ad arco flesso racchiuso tra due grandi festoni scolpiti.
L'interno dell'aula, riccamente arredato con fastosi altari lignei, policromi, rinascimentali e barocchi, è scandito da due navate. La principale ha dimensioni maggiori in lunghezza e si conclude con un'abside. La minore, a sinistra della principale, scaturisce da un possibile ampliamento, avvenuto forse nel XVI secolo,. e termina con un fondo rettilineo che accoglie il pulpito.
Addossati alla parete della navata minore si trovano: Altare di Santa Sinforosa – Opera lignea di gusto barocco, dorata e policroma. Al centro dello spazio votivo campeggia il dipinto che ritrae la martire tiburtina con i suoi sette figli.. Altare del Santo Rosario - Si tratta di un manufatto ligneo, in stile barocco, dorato, sormontato dall'effigie del Padre Eterno benedicente. Nella porzione racchiusa tra le due colonnine tortili ospita una tela dipinta ad olio, del XVII secolo, che ritrae la Madonna del Rosario con in braccio il Bambino, circondati da sant'Antonio da Padova, san Domenico e santa Caterina. La tela è contornata da 15 riquadri che narrano scene di vita della Vergine e Gesù. Altare ligneo policromo dorato con due colonnine tortili. Nelle nicchie centrali vi sono le statue dei santi Pietro e Paolo, nella porzione superiore il Cristo Risorto con la bandiera. Altare in pietra, datato 1587, con nicchia centrale che termina con una conchiglia. Nell'interpretazione allegorica e iconografica della fede cristiana la conchiglia diventa espressione di immortalità e resurrezione. Il simbolo è ricollegabile anche all'uso che ne facevano i pellegrini del cammino di Compostela ed in questo ambito può essere letto come il simulacro di una confraternita che aveva cura e dava ricovero ai viandanti..