Il Consorzio del fiume Olona è un ente privato di interesse pubblico senza fini di lucro che ha l'obiettivo di gestire le acque del fiume Olona e di conservare e riqualificare gli ambienti fluviali circostanti. Ha sede a Castellanza, in provincia di Varese, ed è il consorzio irriguo più antico d'Italia..

Finalità

In origine, l'unico obbiettivo del consorzio era quello di ripartire equamente le acque del fiume Olona tra gli abitanti del territorio. All'atto della fondazione, le acque del fiume erano utilizzate per la pesca, per i lavatoi, per l'allevamento di bestiame, per muovere le ruote dei mulini ad acqua, per movimentare i macchinari degli artigiani, per finalità alimentari e per irrigare i campi..

Successivamente, con la nascita delle prime fabbriche, il consorzio iniziò a gestire anche le richieste finalizzate allo sfruttamento su scala industriale della forza motrice del fiume. Prima delle invenzioni del motore a vapore e dell'energia elettrica, i macchinari delle manifatture erano infatti movimentati da ruote idrauliche installate sulle sponde dell'Olona.

In seguito, a queste finalità se ne sono aggiunte altre. Oltre a quelli menzionati, il consorzio ha anche l'obiettivo di conservare e riqualificare il fiume Olona e gli ambienti fluviali circostanti.

Storia Le premesse

Le origini del consorzio affondano nel Medioevo. La prima associazione di utilizzatori del fiume è stata fondata nel 1235.. Questo sodalizio era costituito dagli utenti più ricchi e potenti ed era guidato da un delegato che aveva il compito di interfacciarsi con il Podestà di Milano.

La regolamentazione più antica delle acque dell'area milanese di cui ci è giunta traccia documentata è invece datata 1346. In tale anno furono infatti sottoscritti gli "Statuti delle strade e delle acque del contado di Milano". Questo documento fu poi aggiornato nel 1396.

Questi statuti regolamentavano l'utilizzo delle acque e delle strade de "[...] li borghi, lochi, cassine, molini e case da religiosi del contado di Milano [...]" specificando, tra le altre cose, le modalità in cui si doveva "[...] cavare l'acqua in favore dei mulini e condurla per adaquare li prati [...]" e stabilendo che "[...] nel fiume publico non rimanga ne sia tenuto alcuna chiusa o vero ostacolo per i quali l'acqua non possa liberamente correre [...]". Anche l'irrigazione era regolamentata, dato che non doveva impedire il funzionamento dei mulini con il prelievo di troppa acqua. Negli statuti si può infatti leggere "[...] dal fiume pubblico o privato possa ciaschaduno condure acqua per adaquare li prati, sel se po fare senza danno de alchuno et especialmente de molini l'uso de li quali secundo la nostra ragione si e favorevole e pubblico [...]".. Inoltre, gli statuti regolamentavano i periodi dell'anno in cui si poteva prelevare acqua., disciplinavano le chiuse, quantificavano le ammende per i trasgressori, decretavano i provvedimenti da prendere in caso di abusi e stabilivano i modi in cui si poteva intervenire sulle sponde del fiume.

In questi secoli la distribuzione delle acque non era però equanime, dato che gli utilizzatori più ricchi e potenti prevaricavano su quelli più poveri e indifesi.

Le Novae Costitutiones

Per avere ad un regolamento un po' più equo e dettagliato si aspettò fino al 27 agosto 1541, quando furono sottoscritte le Novae Costitutiones (cioè le "Nuove Costituzioni").... In questo caso il nuovo contratto, che aveva carattere pubblico e che venne promulgato dall'imperatore Carlo V d'Asburgo, prevedeva anche l'istituzione di una serie di cariche che avrebbero dovuto controllare l'uso delle acque dell'Olona. Nello specifico, le Novae Costitutiones contemplavano la figura di un Regius Judex Commissarius Fluminis Olona (in italiano, "giudice commissario del fiume Olona"), che aveva il compito di controllare gli utilizzatori delle acque dell'Olona e di far rispettare le norme dei regolamenti applicando sanzioni a chi compiva abusi... Oltre al commissario del fiume, le Novae Costitutiones prevedevano il "conservatore del fiume" (che aveva il compito di promulgare le grida e di comminare le pene per gli abusi più gravi), il "cancelliere d'Olona" (che aveva la funzione di notaio), l'"ingegnere d'Olona" (che aveva compiti tecnici), i "sindaci d'Olona" (che avevano una funzione consultiva) e l'"intendente del fisco" (che aveva compiti economici). Il commissario del fiume era coadiuvato da due "campari" che avevano sede, rispettivamente, a San Vittore Olona ed a Rho. Le Novae Costitutiones iniziarono a regolamentare anche gli orari durante i quali si poteva prelevare acqua dall'Olona.

In genere, la funzione di commissario del fiume era ricoperta da un esponente del Senato di Milano, che generalmente apparteneva alla nobiltà milanese. Tutte le figure citate erano regolarmente stipendiate (il giudice commissario percepiva annualmente 120 aurei). L'unica funzione per cui non era previsto lo stipendio mensile era quella del conservatore del fiume, che infatti aveva funzione una politica, dato che era eletto dal Senato di Milano. Il conservatore del fiume riferiva del suo operato direttamente al senato meneghino e apparteneva, in genere, alla nobiltà milanese. Le Novae Costitutiones, e le cariche ad esse associate, restarono in vigore fino al 1797.

Un documento di questo tipo, tra i fiumi del Ducato, era stato redatto solo per l'Olona. Nel 1548 fu emanata un'importante "grida" che obbligava gli utilizzatori delle acque a comprovare, tramite documentazione scritta, i dettagli dei vari impieghi. Nell'occasione fu decisa la cifra che avrebbero dovuto pagare gli utilizzatori del fiume per ogni oncia milanese d'acqua estratta (10 scudi).. All'inizio del XVII secolo le tariffe per il prelievo delle acque per scopo irriguo invece erano: dalle sorgenti a Vedano Olona 3 soldi per ogni pertica milanese di terreno bagnata, da Castiglione Olona a Rho 6 soldi, mentre da Rho incluso a Milano la tariffa corrispondeva a 4 soldi.. Le disposizioni adottate vennero accettate con fatica dagli utenti storici del fiume.

Le Novae Costitutiones gettarono poi le basi per la nascita del consorzio del fiume Olona e per la sottoscrizione degli accordi del secolo successivo..

La nascita del consorzio Il consorzio nacque nel 1606 come associazione privata di utilizzatori delle acque del fiume Olona. La sorveglianza dell'uso delle acque del fiume continuò ad essere al giudice commissario previsto dalle Novae Costitutiones.

La nascita del consorzio perpetrò quindi la lunga tradizione associativa dei fruitori delle acque del fiume. In origine il consorzio aveva finalità esclusivamente private. Non fu un caso che il consorzio sia nato a Milano. Nel capoluogo meneghino dimoravano infatti gli utilizzatori delle acque che avevano gli interessi più cospicui.

I motivi che portarono alla nascita del consorzio risiedevano nel tentativo di risolvere la contesa tra gli utilizzatori ed il Governo spagnolo, che all'epoca dominava il Ducato di Milano, e nell'esigenza di quest'ultimo di riscuotere le tasse dai fruitori delle acque dell'Olona in modo più organizzato e sistematico possibile. Visto l'utilizzo sempre gratuito delle acque, gli utenti storici contestavano al Governo il pagamento degli oboli, mentre gli spagnoli asserivano che le tasse erano dovute per via dello status delle acque, che era pubblico. I tentativi per risolvere la questione furono due. Il primo avvenne nel 1610, quando il governo ricevette una tantum 6000 scudi, mentre il secondo fu nel 1666, grazie al versamento di altri 8400 scudi.. Nello specifico, il primo contratto sulla cessione dei diritti sulle acque fu firmato il 7 maggio 1610 dal notaio Giuseppe Grassi. Sul documento era infatti riportato che gli utenti potevano "[...] valersi liberamente e senza eccezione veruna delle acque e del fiume [...]". Il 18 maggio 1666 fu invece sottoscritto un accordo che prevedeva un ulteriore versamento che era collegato ad alcune vertenze precedenti alla prima stipula. Con questo secondo accordo, il governo spagnolo rinunciava definitivamente ai diritti sul fiume e riconosceva ufficialmente il consorzio, che da allora in poi avrebbe gestito le acque dell'Olona.

Il primo censimento sistematico delle utenze del fiume Olona fu eseguito due anni dopo la fondazione del consorzio, nel 1608, dall'ingegner Pierantonio Barca.. Tale documento comprendeva anche una serie di disegni che descrivano in dettaglio il corso del fiume con l'individuazione precisa dei vari utilizzatori. Questo censimento, che è conservato presso l'Archivio di Stato di Milano, fu voluto per quantificare le tasse da applicare ad ogni singolo utilizzatore. Su tale documento sono anche segnati i prati irrigati, i ponti e, con una buona precisione, le costruzioni lungo il fiume ma non la zona delle sorgenti e le misure delle varie proprietà.. Del censimento del Barca, è giunta sino al XXI secolo solo una parte, mentre il resto è andato perduto.

La relazione di Raggi e Verri

Nel 1772 il conservatore del fiume e senatore Gabriele Verri e l'ingegner Gaetano Raggi compirono un nuovo censimento del fiume e dei suoi utilizzatori. Oltre alla descrizione dettagliata delle varie attività passate e presenti, il documento riportava anche una serie di provvedimenti che, a giudizio dei relatori del censimento, dovevano essere compiute per rendere più giusto ed efficiente l'utilizzo delle acque del fiume. I due relatori, ad esempio, suggerirono di aggiornare le Novae Costitutiones prevedendo l'incremento del numero dei campari da due a tre.. Ai campari, poi, doveva essere assegnato un tratto preciso del fiume ed un salario. Il censimento di Verri e Raggi, che iniziò il 27 giugno e che durò 22 giorni, fu più completo di quella realizzata dal Barca. Gabriele Verri definì infatti la mappa compilata dal suo predecessore "[...] imperfetta, perché mancante delle sorgenti, delle misure e, ciò che più rileva, della descrizione [...]". La relazione scritta fu poi completata il 27 settembre 1772.