Fiumenicà è un torrente di 35 km della regione Calabria che scorre tra le province di Cosenza e Crotone, andando a costituire nella sua parte terminale il confine amministrativo tra le due province.

L'idronimo corretto è ''Fiumenicà'' ("Fiuminicà" in alcuni documenti di età moderna) non Nicà, come da attestazioni in documenti di età moderna e medioevale. L'etimologia deriva dal latino flumen e dal suffisso greco-bizantino -ikà, facendo risalire l'origina della denominazione all'Alto Medioevo, durante la fase di dominio della Calabria da parte dell'Impero romano d'oriente; Il suffisso non genera una categoria enorme di toponimi, ma è uno dei marcatori tipici del sostrato/adstrato greco-medievale tra la Calabria ed il Salento.

La separazione nei 2 termini "Fiume" e "Nicà" è di età contemporanea, come derivante da congetture di eruditi locali ma priva di riscontri nelle fonti storiche e archivistiche.

A Crucoli viene semplicemente indicato come "a iumàra", cioè la fiumara: essendo l'unico corso d'acqua di una certa importanza del suo territorio non ha bisogno infatti di nessuna ulteriore specificazione nel nome.

Il corso del fiume - Geografia Ha origine dal lato a est Cozzo di Calamacca nel territorio di Campana (CS) e sfocia nel Mar Ionio tra Cariati (CS) e Crucoli (KR). Dal Cozzo Calamacca ha origine, dal lato sud, anche il fiume Vitravo, affluente del Neto.

Nel percorso verso valle, dopo il territorio di Scala Coeli - con buona approssimazione (con uno scostamento massimo di 400 m) - costituisce il confine amministrativo tra le Province di Cosenza e Crotone, e i comuni di Terravecchia (CS) e Cariati (CS) con Crucoli (KR).

La foce è nota nei portolani e nelle mappe antiche come Punta di Fiumenicà.

Principali affluenti Torrente Sorvito, affluente dalla destra idrografica che scorre nel comune di Crucoli

Vicende storiche - Idronimi Fiumenicà, è ritenuto dagli storici corrispondere all'idronimo Hylia o Hylias nel periodo della Magna Grecia, e rappresentò fino al 510 a.C. il limite settentrionale del territorio Crotoniatide, sotto l'influenza/controllo di Kroton, e contemporaneamente il limite meridionale del territorio di Sybaris, ovvero più propriamente rispetto la momento storico richiamato di Thurii.L'idronimo Hylia è richiamato dallo storico Tucidide (IV secolo a.C.) che nelle Guerre del Peloponneso (conflitto che oppose fra il 431 a.C. e il 404 a.C. Sparta ed Atene per il predominio sulla Grecia) nel Libro VII.35, racconta "35. Demostene poi ed Eurimedonte, tostochè i Turi furono in ordine per unirsi a loro con settecento soldati gravi e trecento lanciatori, comandarono alle navi di avanzarsi lungo la costa fino alla spiaggia crotoniaca; mentre essi, fatta prima la rassegna delle genti da piè presso il fiume Sibari, le conducevano attraverso il territorio di Turia. E giunti che furono sul fiume Hylia, i Crotoniati mandarono ad essi significando che non sarebbe di loro volontà il passaggio dell'esercito per le loro terre; e però calarono al piano e pernottarono presso il mare alla foce del fiume Hylia, ove furono incontrati dalle navi. Il dì seguente imbarcatisi costeggiavano, fermandosi alle diverse città (tranne i Locri) finché pervennero a Petra del contado di Reggio".

Nel testo originale greco di Tucidide (Libro VII, 35.2), l'autore usa l'idronimo all'accusativo nella formula "ἐπὶ τὸν Ὕλιαν ποταμόν" (letteralmente: "fino al fiume Hylias"). Il termine greco esatto usato è Ὕλιαν (Hýlian), che è l'accusativo del nome proprio maschile Ὕλιας (Hýlias). Tucidide lo identifica esplicitamente come un fiume. Utilizza infatti l'appositivo ποταμόν (potamón, accusativo di potamós), che nella lingua greca antica designa un corso d'acqua corrente, come un fiume o un torrente, sia con flusso perenne che stagionale più tipici dei torrenti calabresi.

L'identificazione dell'Hylia con il Fiumenicà ha costituito a lungo momento di discussione fra gli eruditi.

In età imperiale, tra il I° e II sec. a.C. venne costituita la statio romana di Paternum lungo la viabilità romana ionica, della quale si ha attestazione nell'Itinerarium Antonini. Nessuna attestazione si ha dell'idronimo in qualunque forma fino all'età moderna. Quando è avvenuta la formazione dell'idronimo con l'ibridazione dell'idronimo tra il latino flumen ed il greco resta una incognita. Benché il suffisso -ikós/-iká esista nel greco arcaico, per la ricerca linguistica (Rohlfs, Caracausi, Trumper, ecc.) la tesi dell'origine greco-bizantina (nell'alto medioevo quando la Calabria era parte dell'Impero romano d'oriente) resta dominante per casi come il fiumenicà.

In epoca moderna gli eruditi hanno maturato la falsa convinzione che l'idronimo fosse derivato dalla vittoria (nike in greco) dei crotoniati sui sibariti nel 510 a.C. Le fonti storiche più antiche tuttavia non danno alcuna indicazione del luogo della battaglia, ad eccezione di GiamblicoGiamblico, filosofo siro di lingua greca vissuto circa tra il 250 - 330 d.C. nella Vita di Pitagora individua la battaglia tra le due città achee sul Traente (attualmente Trionto), e gli storici ritengono che la battaglia con la vittoria vera e propria avvenne 20 km più a Nord sulle rive del fiume Trionto al confine degli attuali Comuni di Rossano e di Crosia.

La foce della Fiumenicà è ricordata anche dal grande scienziato arabo Al-Idrisi, che operò alla corte di Ruggero II intorno al XII secolo, nel suo famoso trattato di geografia descrittiva noto come "Il libro di Re Ruggero" (Tavv, V, VI e VII) ove è riportato "Dalla Punta dell'Alice alla chiesa situata sulla Punta di Fiumenicà: 12 miglia. Da qui a Rossano 20 miglia" (12 miglia=17,790 km; 29,650 km). Di questa "chiesa" non si ha alcuna ulteriore notizia storica né resti.

La torre di Fiumenicà

Alla foce della Fiumenicà viene costruita da parte del governo del Regno di Napoli, nel territorio della Calabria Citeriore, la regia torre di avvistamento detta Torre di Fiumenicà, come componente del sistema di torri vicereali. Documenti d'archivio la identificano come esstente già nel 1569. La torre è posizionato sulla Punta di Fiumenicà sulla destra idrografica del torrente. È riportata anche nella cartografia I.G.M. dal XIX secolo come Torre Policaretto. La torre è oramai diruta e in area coperta da fitta vegetazione.

La torre era ancora in piedi ai tempi della visita in Calabria dell'archeologo François Lenormant (1879), che nel suo reportage di viaggio La Grande Grèce racconta: "..alla foce di questo fiume, ov'è oggi la Torre Fiumenicà (Torre di Policaretto), elevasi il borgo romano di Paternum, una delle stazioni itinerarie della strada romana jonica riportata negli Itinerari antonini".

Il cambio del nome viene associato alla sua perdita della sua funzione di torre di avvistamento (a metà del XIX secolo), con lo spostamento dell'attenzione sulla adiacente località Policaretto; curiosamente anche questo toponimo è ritenuto un ibrido greco-latino, dal greco polýs (= molto, abbondante) + greco carectum (= “luogo molto ricco di carici” o “grande cariceto”). Questo si adatta benissimo all’ambiente della foce della Fiumenicà: zona umida, paludosa, con vegetazione tipica di sponde fluviali dove le carici (Carex riparia, Carex hispida, ecc.) potevano formare estesi popolamenti. Il carex come pianta era già ben nota in età romana, come attestato in autori come Virgilio (Georgiche 3.231), Plinio il Vecchio e altri.

Note

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