Biografia

Nascita e formazione Apuleio nacque a Madaura, un piccolo ma importante centro abitato della provincia romana dell'Africa proconsolare (oggi compreso nella provincia algerina di Souk Ahras), intorno al 125 d. C.. Ad Apuleio viene attribuito un prenomen, Lucius, molto probabilmente derivante a posteriori dal fatto che l'autore viene identificato con il protagonista del suo romanzo, chiamato appunto Lucio. L'appellativo di Madaurensis, invece, deriva dalla sua città natale.

La sua famiglia, d'etnia berbera (nella fattispecie per metà numida e per metà getulaApuleio stesso si definiva "seminumida et semigetulus", ovvero mezzo numida e mezzo getulo (Apologia, 24).), ma perfettamente romanizzatasi, era benestante ed influente: il padre fu, infatti, duumviro, la più alta magistratura municipale, e lasciò ai suoi due figli una consistente eredità di quasi due milioni di sesterzi; Apuleio consumerà la sua parte in viaggi.

L'istruzione dello scrittore si può suddividere in due fasi, la prima delle quali riguarda gli studi di grammatica e retorica, che segue a Cartagine, dopo i quali, per approfondire la poesia, la geometria, la musica e soprattutto la filosofia, si spostò ad Atene.

S'interessa anche dei riti misterici: a Cartagine dei misteri di Esculapio, il corrispettivo romano del dio greco della medicina e della guarigione Asclepio, e ad Atene dei misteri eleusini.

Apuleio fu un grande amante dei viaggi: brillante conferenziere e curioso d'ogni scienza, filosofia o culto, fu a lungo una specie di clericus vagans del suo tempo. Alcune tappe del suo pellegrinaggio segnarono, inoltre, particolarmente il suo vissuto e la sua sensibilità, come il soggiorno a Roma, in cui fu iniziato al culto di Osiride e di Iside e intraprese con successo la carriera dell'avvocato, per proseguire per l'Egitto, Samo (isola natale di Pitagora), Gerapoli e l'Oriente, dove approfondì la sua cultura filosofica e religiosa.

Il processo per magia e gli ultimi anni

Sulla via di Alessandria, Apuleio sostò a Oea (l'odierna Tripoli), dove si imbatté in un vecchio compagno di studi, Ponziano, che lo trattenne offrendogli ospitalità. La madre di Ponziano, Emilia Pudentilla, era vedova, non bella, ma particolarmente benestante e decise di sposare Apuleio, perché fidato amico e, in quanto filosofo, indifferente alla ricchezza. Apuleio, inizialmente ritroso, cedette alle insistenze della donna e i due si unirono in matrimonio. Dì lì a breve, però, Ponziano morì e i parenti di Pudentilla, per timore di perdere la ricca eredità, accusarono Apuleio di aver sedotto la vedova con incantesimi e magie per estorcerle il lascito, oltre ad accusarlo di aver ucciso Ponziano, senza prove a sufficienza. Dunque rimaneva l'accusa di magia, reato che veniva punito con la pena capitale, in osservanza della lex Cornelia de sicariis et veneficis emanata dal dittatore Silla nell'81 a.C.

Venne, dunque, avviato un processo a suo carico, celebrato a Sabratha, in Tripolitania, di fronte al proconsole romano Claudio Massimo, si suppone tra la fine del 158 e gli inizi del 159: anche grazie all'orazione difensiva, poi pubblicata col titolo di Apologia o Pro se de magia, Apuleio venne assolto, o almeno così si può dedurre dal tono trionfale nella stessa.

Grazie alle sue pubblicazioni, Apuleio riscosse grande fama di filosofo platonico e, ritornato a Cartagine, la sua gloria venne riconosciuta con la sua investitura a sacerdos provinciae ("sacerdote della provincia"), una carica di grande prestigio religioso e civile, per cui gli fu affidato il culto dell'imperatore e di Roma, ma anche funzioni di governo e di rappresentanza. Sarebbe morto dopo il 170, più probabilmente prima del 180, visto che le Metamorfosi contengono allusioni o riferimenti ad un rescritto di Marco Aurelio e Commodo del 177. Opere Apuleio compose numerose opere, in versi e in prosa, in greco e in latino, ma molti dei suoi scritti sono andati perduti; quelli pervenuti sono Le metamorfosi e alcune opere filosofico-retoriche.

Le metamorfosi

L'opera maggiore di Apuleio è certamente Le metamorfosi, unico romanzo in lingua latina risalente all'epoca romana pervenutoci integralmente, noto anche, a partire da Sant'Agostino, col titolo de L'asino d'oroIndicato da sant'Agostino in De civitate Dei XVIII, 18..

Il romanzo è diviso in 11 libri e presenta notevoli somiglianze con un'operetta greca, Lucio o l'asino conservata tra quelle di Luciano di Samosata (il neosofista contemporaneo di Apuleio): le due opere probabilmente sono da ricondurre ad una fonte comune, oltre che al genere della fabula Milesia, cui Apuleio fa spesso riferimento, fin dalle prime parole del proemio rivolte al lettore.

Opere minori Apuleio fu autore anche di diversi scritti di filosofia e retorica, alcuni dei quali rimasti solo in frammenti.

Opere filosofiche

Il De deo Socratis ("Il demone di Socrate") è un trattato filosofico che esamina la teoria demonologica di Socrate e ne espone una propria in modo articolato, in cui dèmoni assumono forma di intermediari tra gli dèi e gli uomini, gli altri due termini della tripartizione apuleiana delle nature animate, e presiedono a rivelazioni e presagi. Come in Plutarco, i dèmoni sono intesi come entità positive, anime custodi e protettrici.

Dubbio è il De mundo ("L'universo"), rifacimento d'ispirazione stoica dell'omonimo trattato pseudo-aristotelico, risalente al periodo della giovinezza e, infine, il De Platone et eius dogmate ("Platone e la sua dottrina"), sintesi della fisica e dell'etica di Platone. Si suppone dovesse esser seguita da una trattazione logica, probabilmente Perì hermeneias, anche se non quella che ci è pervenuta, in una serie di manoscritti a parte, con il nome di Apuleio stesso.

Opere retoriche

La Apologia o Pro se de magia liber è un discorso difensivo, successivamente rielaborato e diviso in due libri, pronunciato al processo per magia del 158. Costituisce l'unica orazione giudiziaria di età imperiale a noi pervenuta. L'orazione è suddivisa in due parti: nella prima, Apuleio si dedica ad un excursus sulla magia affermando che per alcuni popoli il mago era considerato un sacerdote, mentre nella seconda parte ritorna sulla questione di Pudentilla e inizia la sua apologia spiegando la questione dal suo punto di vista. Per quanto riguarda lo stile, nell'opera si rintracciano tutte le tecniche compositive di Apuleio, ossia folgorazioni, sospensioni, parallelismi, allitterazioni e neologismi, con un largo uso dell'ironia e altre tecniche oratorie di gusto neo-sofistico. Per quanto riguarda i contenuti, lo scritto è fortemente autobiografico, grande fonte, quindi, di informazioni riguardo alla vita dell'autore. Il carattere autobiografico è, tuttavia, romanzato: la figura dell'autore appare emblematica, quasi mitica. L'orazione è incentrata a marcare la differenza d'intenti tra filosofia e magia: riflessione, purificazione e innalzamento spirituale, la prima; danno alle altre persone, la seconda.

I Florida ("Fiori vari", quindi florilegio)Cfr. l'edizione a cura di Francesca Piccioni, Apuleio. 'Florida' , Introduzione, testo, traduzione e commento, Cagliari, University press letteratura, Cuec Editrice, 2018., invece, provengono dalla raccolta in 4 libri delle declamazioni dell'autore: si tratta di 23 estratti di declamazioni epidittiche, recitate durante i suoi pellegrinaggi, specialmente a Roma e Cartagine.

Gli estratti sono così distribuiti: I. Captatio benevolentiae al pubblico; II. Aneddoto su Socrate e discorso sull'importanza degli occhi come testimoni; III. Marsia; IV. Il flautista Antigenida; V. Inizio di una declamazione in un teatro; VI. Gli Indiani; VII. Alessandro Magno; VIII. Nobiltà di nascita e di rango; IX. Sui rivali declamatori di Apuleio; X. Sui demoni; XI. La mancanza di virtù (estratto frammentario); XII. Il pappagallo; XIII. Eloquenza e filosofia; XIV. Su Cratete cinico; XV. Su Samo e Pitagora; XVI. Discorso sulla sua statua in CartagineCfr. A. Toschi, Apuleio neosofista. Discorso per la sua statua a Cartagine (Floridum 16), Introduzione, testo, traduzione e commento, Parma, Università degli Studi, 2000.; XVII. A Scipione Orfito; XVIII. Discorso declamato a Cartagine; XIX. Sul medico Asclepiade; XX. Sulla cultura a Cartagine; XXI. Sulla fretta; XXII. Ancora su Cratete cinico; XXIII. Sulla moderazione.

Emerge, come si vede dagli argomenti, una grande varietà di tematiche, anche se vi è un maggior interesse per l'aspetto formale, in quanto Apuleio vuole ottenere il plauso del pubblico con uno stile ricco di metafore, similitudini, giochi verbali e aneddoti. Gli estratti XVI e XVII, inoltre, testimoniano l'impegno di Apuleio come avvocato forense durante la sua tarda permanenza a Cartagine e richiamano lo stile oratorio esibito nel De Magia.

Opere perdute e apocrifi Ad Apuleio sono ascritte diverse opere andate perdute di cultura generale (Quaestiones conviviales, De republica, De proverbiisUn brevissimo frammento in Carisio, in Gramatici Latini, ed. Keil, vol. I, 240., Epitome historiarumDue brevissime citazioni in Prisciano non consentono nemmeno di stabilire se fosse un raccolta di novelle o - come crede S. J. Harrison, Apuleius. A Roman sophist, Oxford, OUP, 2004, p. 24 - un riassunto di storia romana come quello di Floro), scienza (De arboribusUn frammento non testuale citato da Servio nel commento a Georgiche, II, 126., De piscibus, De re rusticaUna citazione in Palladio, I 35, 9., Naturales quaestiones, De musica, De arithmetica) e letteratura (Ludicra, Hymni in Aesculapium e Carmina amatoriaNe restano solo due epigrammi in Apologia, cap. 9 e la menzione in Florida, 20, 5-6; dei Ludicra resta un settenario in Nonio, p. 96 L.. A queste opere vanno aggiunte una traduzione del FedoneDi cui restano due brevi citazioni in Prisciano. e de La RepubblicaUn brevissimo frammento in Fulgenzio, senza riscontro testuale in Platone, forse permette di ipotizzare che fosse una traduzione/rielaborazione. platonici, la traduzione della Introduzione all'aritmetica di Nicomaco di GerasaCOme testimoniato esplicitamente da Cassiodoro, Institutiones, II 4, 7 e da Isidoro di Siviglia, Etimologie, III 2, 1. e Hermagoras, ritenuto da molti un secondo romanzoSei brevissimi frammenti, di cui cinque, riferiti a un "primo libro", permettono di ipotizzare un'estensione in almeno 2 libri..

Vi è, inoltre, in corpus di opere di discussa ascrivibilità (cosiddetto "Pseudo-Apuleio"), che si sospettano non autentiche ma solo legate alla fama di Apuleio come taumaturgo e guaritore. Tra queste, il trattatello di logica Perì hermeneias, Physiognomonĭa, il dialogo AsclepiusVersione latina di un trattato alchemico quasi del tutto perduto in originale. Il dialogo fu probabilmente attribuito al nostro autore per l'importanza che riveste Esculapio nella sua opere (cfr. Apologia, cap. 55; Florida, 18; De deo Socratis, cap. 15., De remediis salutaribusUn breve frammento di farmacologia botanica spesso riportato in appendice ai manoscritti della Naturalis Historia di Plinio. e De herbarum virtutibusSul trattato relativo alle erbe, composto da 131 capitoli su piante officinali destinate alla cura di varie patologie, si veda S. Mattei, L'erbario di Apuleio platonico: un'ipotesi sulla datazione, in "Rivista di cultura classica e medioevale", Vol. 52, No. 1 (gennaio-giugno 2010), pp. 139-144, che lo data al tardo IV secolo d.C..

Il mondo poetico e concettuale di Apuleio