Il calcio storico fiorentino, anche col nome di calcio in livrea o calcio in costume,Secondo Ademollo (1841: 129), in origine "calcio in livrea" era la definizione delle partite effettuate con particolare solennità, con i calcianti rivestiti di abiti del colore della rispettiva squadra, in contrapposizione al "Calcio semplice, che era senza treno, e si giuocava sul Prato della Porta di questo nome". Oggi i due termini sono usati indifferentemente per descrivere il calcio in costumi storici. è un gioco di squadra con un palloneMolti autori che su questa pratica hanno scritto hanno preso spunto dalla "palla" per allusioni extrasportive. Vuoi come allusione ai testicoli ed agli exploit virili (Ottonario, Lasca), vuoi per accostare il gioco alla famiglia dei Medici il cui stemma è appunto caratterizzato dalle palle (Sterponi). gonfio d'ariaO di "vento" come solevano recitare le descrizioni più antiche, tra cui quella del vocabolario della Crusca. In questo esso si differenziava da altri giochi, effettuati con palle imbottite di materiali vari., che riecheggia un gioco che in latino era chiamato harpastum. Si può considerare come un antesignano del gioco del calcio, anche se almeno nei fondamenti ricorda molto più il rugby, con un contorno di scontri corpo a corpo tra pugilato e lotta libera.Sul legame tra tutti questi giochi di squadra con la palla, dal Medioevo all'epoca contemporanea, si veda, tra gli altri, Magoun (1941), pp. 1 e ss.

Storia Origini

La pratica di sport che utilizzano corpi sferici di grandezza variabile è antichissima e praticamente diffusa in ogni cultura antica.

Non sfuggono a questa logica i Greci che praticavano un gioco chiamato Sferomachia, di cui sappiamo solo che adottato dai Romani prese il nome di Harpastum dal verbo greco ἁρπάζω (harpázō) «strappare, acchiappare, portar via con la forza»Sulle caratteristiche dell'harpastum si veda Marindin (1890), che analizza quanto su questo gioco scrivono le fonti classiche. I giocatori erano divisi in due squadre, in un campo diviso in due parti uguali da una linea (trames). La fase cruciale del gioco si aveva quando un "mediano" (μεταξύ : Galeno; medicurrens Sidonio Apollinare, vagus: Marziale) si impadroniva (ἥρπαζε) della palla e cercava di sbilanciare gli avversari con delle finte (ἐφενάκιζε). Scopo del gioco doveva essere quello di lanciare la palla verso una meta senza farla intercettare. Gli altri giocatori si trovavano o indietro verso la propria area di difesa (locus stantum), oppure nel centro del campo, nel vivo del gioco (area tam pilae coram praetervolantis quam superiectae). Nel caso di attacco avversario erano frequenti i ripiegamenti veloci (φυγή, καταστροφή, catastropha: Eustazio, Antifane, Sidonio). I giocatori più robusti dovevano essere utilizzati in avanti, per fare strada al mediano con vere e proprie prese di lotta, non escluse le prese al collo. Secondo Galeno questo sport era il più completo e utile per esercitare il fisico: "si possono esercitare tutti i muscoli, gambe, braccia e torso, lanciando, correndo e lottando, e anche l'occhio al contempo, per non perdere di vista la palla [come medicurrens], oppure puoi dedicarti solo alla lotta [come "avanti"], o correre senza dover lanciare o lanciare senza troppo correre"..

L'Harpastum veniva giocato (probabilmente con un pallone ripieno di stracci o di pelle e non gonfio d'aria)In proposito l'umanista Niccolò Perotti (detto il Sipontino) così descrive l'harpastum nella sua opera Cornucopiae, basata su fonti classiche :"Harpastum pilae genus est, grossior, quam pila paganica, tenuior, quam follis; e panno fere fit, aliquando ex pelle, lana, tomentove impletur. Non repercutitur; sed cum multi sint ludentes in duas partes divisi, ita ut utrique è regione sibi invicem oppositi sint) ad suos quisque transmittere pilam conatur, quam adversarii conantur arripere. Harpastum dictum a Graeco harpázein, quod est Rapere, quia proiectam pilam multi simul conantur arripere, sed ob eam causam invicem pro- sternuntur." ("L'harpastum è un genere di palla, più grande della pila paganica ma più piccolo della follis [tipi di palle usate dai latini]; di solito è di stracci, qualche volta riempito di cuoio, lana o peli. Non va colpita, ma essendo i giocatori divisi in due squadre ciascuna delle quali occupa una parte di campo opposta all'altra, ciascuno cerca di passare la palla ai suoi mentre gli avversari cercano di strapparla via. Harpastum viene dal greco harpázein, "strappare via", dal momento che molti cercano nello stesso tempo di afferrare la palla e portarla in avanti, ma in conseguenza di ciò si gettano l'un l'altro a terra". Cit. nel Malmantile racquistato di Lorenzo Lippi, cantare 6, st. 34). su terreni sabbiosi da due squadre di ugual numero di giocatori che dovevano attenersi a dei regolamenti molto precisi.

Visto il carattere virile della competizione, fatta di lotte serrate e di continui corpo a corpo per il possesso della palla, lHarpastum ebbe grande successo soprattutto tra i legionari che contribuirono così alla sua diffusione nelle varie zone dell'Impero romano. Svetonio racconta ad esempio dell'imperatore Augusto:

La tradizione vuole che il calcio fiorentino sia un continuatore diretto di questo gioco romanoNumerosi i riferimenti espliciti all'origine romana del gioco nelle fonti più antiche, soprattutto per influsso della visione ideologica che i Medici cercavano di fornire della loro signoria, presentandola come restaurazione di istituzioni di Roma antica. Per l'identificazione tout-court di calcio e harpastum, si veda, già dal titolo, Coresio 1611 e Ferrari (1652). Già l'edizione del 1612 del vocabolario della Crusca, descrivendo il gioco, scrive (s.v. Calcio ): "È calcio anche nome d'un giuoco, proprio, e antico della Città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata, con una palla a vento, rassomigliantesi alla sferomachía, passato da' Greci a' Latini, e da' Latini a noi. Lat. harpastum.".

Giochi di squadra con la palla, spesso di carattere piuttosto violento, sono attestati nel Medioevo in diverse regioni d'Europa. Al di fuori dell'Italia, per esempio, in Inghilterra se ne ha traccia fin dal 1314Per maggiori dettagli, si veda Magoun (1941), p. 1 ss., oppure in Francia, soprattutto in Normandia e Piccardia con la soule.

Medioevo ed epoca moderna

Nonostante le numerose affermazioni di un'origine diretta del Calcio da pratiche ludiche dell'antica Roma, le prime fonti che ne parlino sono solo tardo-medioevali, sul finire del Quattrocento. In tutta l'opera di Dante, che per l'infinita varietà di soggetti trattati costituisce una vera enciclopedia degli usi del suo tempo, non se ne fa il minimo cennoIn tutta la Divina Commedia, la parola calcio ricorre solo una volta, nel senso generico di "colpo dato con i piedi" ("lodiamo i calci ch'ebbe Elïodoro", Purgatorio, XX, 113)..

Le partite venivano organizzate solitamente nel periodo del Carnevale ma non solo. La più famosa è sicuramente quella giocata il 17 febbraio 1530, cui si ispira la moderna rievocazioneNegli anni della rinascita del calcio storico, diverse pubblicazioni rievocarono le antiche cronache dell'assedio del 1530, e "La partita del 17 febbraio 1530" è il titolo di un intero capitolo di Lensi 1931 (pp. 101-119)., quando i fiorentini, assediati dalle truppe imperiali di Carlo V, diedero sfoggio di noncuranza mettendosi a giocare alla palla in piazza Santa Croce (vedi sezione sulle partite celebri). Nonostante ciò tuttavia, Firenze fu successivamente conquistata e si arrese alle forze imperiali-spagnole di Carlo V nell'assedio di Firenze il 12 agosto 1530.

La popolarità di questo gioco, che spostò la sua sede nel piazzale di Porta al Prato durò per tutto il Seicento, ma nel secolo successivo cominciò un lento declino che lo portò di lì a poco alla scomparsa, almeno come evento organizzato.

L'ultima partita ufficiale di cui si ha notizia venne disputata nel gennaio del 1739 nella piazza di Santa Croce, alla presenza di Maria Teresa, futura imperatrice d'AustriaSi tratta della partita, disputata il 20 gennaio di quell'anno, in occasione delle accoglienze rivolte a Francesco duca di Lorena e granduca di Toscana, in visita con la consorte, l'arciduchessa Maria Teresa e col fratello Carlo di Lorena (Annali d'Italia ed altre opere varie di Lodovico Antonio Muratori , vol. V: dall'anno 1688 all'anno 1749), a c. di Achille Mauri, Milano, Ubicini, 1838, p. 766)..

Se si escludono due partite rievocative giocate nel 1898Si tratta di una partita giocata il 28 aprile 1898 nell'ambito delle "Onoranze centenarie a Paolo Toscanelli e ad Amerigo Vespucci" che la città di Firenze celebrò il 27-29 aprile 1898. Si veda in proposito Godio (1898). In tale occasione venne stampato anche l'opuscolo di Gori (1898), con una versione in inglese che attesta l'interesse internazionale per la manifestazione. e nel 1902Quell'anno vi furono una serie di manifestazioni dette "feste fiorentine del maggio", che comprendevano numerose rievocazioni storiche (tra cui una giostra del Saracino, una "passeggiata dei menestrelli" e un "palio dei cocchi"). La rievocazione del calcio in costume, ispirata ai tempi del granduca Cosimo I, ebbe luogo sabato 17 maggio sulla piazza di Santa Maria Novella. Si veda in proposito Gori (1902)., passarono quasi due secoli prima che la città di Firenze potesse veder risorgere il suo antico gioco.

Era contemporanea

Se è vero che per quasi duecento anni non si hanno notizie di partite organizzate, è altresì vero che questo sport era rimasto vivo nella memoria collettiva dei fiorentini. Questi ultimi infatti, sebbene lontani dalle grandi piazze e dai fasti medievali, continuarono a praticarlo nei propri rioni e quartieri, contribuendo così a forgiare quello che sarebbe diventato secondo il motto popolare “lo spirito moderno del calcio antico”.

La partita che diede il via alla rinascita del gioco nel XX secolo si giocò il 4 maggio del 1930 quando, per la ricorrenza del quarto centenario dall'Assedio di Firenze, su iniziativa del gerarca fascista Alessandro Pavolini, vennero organizzate due partite ogni anno, una a maggio e una a giugno, tra Verdi "di qua d'Arno" e Bianchi "di là d'Arno"L'idea di far rivivere il calcio fiorentino era stata di Enrico Barfucci, presidente dell'EPT di Firenze, e ad essa avevano aderito il podestà Giuseppe della Gherardesca ed un gruppo di personalità cittadine, tra cui Pavolini che presiedette il comitato incaricato di questa rinascita. (Si veda tra gli altri: Medina Lasansky 2004: 71-72).; da allora il Calcio fiorentino è andato riaffermandosi fino a divenire con gli anni la manifestazione rievocativa più importante di FirenzePer il ruolo che il Calcio ha nelle tradizioni fiorentine, basti pensare che le delibere comunali relative alle manifestazioni rievocative della città usano la dicitura "Feste e Tradizioni Fiorentine e Calcio Fiorentino", considerando di fatto quest'ultimo come un evento a sé, sullo stesso piano di tutte le altre celebrazioni messe insieme..

Dal 1930, si svolsero puntualmente fra le secolari mura cittadine le sfide fra i calcianti dei quattro quartieri storici di Firenze: i Bianchi di Santo Spirito, gli Azzurri di Santa Croce, i Rossi di Santa Maria Novella, i Verdi di San Giovanni.

L'interruzione durante il periodo bellico riguardò gli anni 1940, 1941 e 1943-1946; nel 1942 si effettuò invece una partita (24 giugno), in cui i rossi sconfissero i bianchi per 1½ a 1Il palmarès di tutte le edizioni moderne fino al 2005 è reperibile in questi siti: (fino al 2004) ; (fino al 2005) .

Attualmente le tre partite, due eliminatorie e la finale, si svolgono nel mese di giugno in occasione degli annuali festeggiamenti del santo patrono, Giovanni Battista, in piazza Santa Croce, con la gara finale il 24 giugno, giorno della festa.