Nel 1997 ha vinto il Premio Booker col suo romanzo d'esordio, Il Dio delle piccole cose (The God of Small Things). Il suo secondo romanzo, a 20 anni dal precedente, si intitola Il ministero della suprema felicità (The Ministry of Utmost Happiness) ed è uscito in contemporanea in Italia, USA e Regno Unito nel giugno 2017.

Biografia Suzanna Arundhati Roy è nata a Shillong, nello stato del Meghalaya (India), da Rajib Roy, bengalese di religione induista originario di Calcutta, gestore di una piantagione di tè, e Mary Roy, un'attivista dei diritti delle donne appartenente alla comunità di cristiani siriaci in Kerala, nota per aver intentato con successo una causa per il riconoscimento di uguali diritti fra donne e uomini nell'accesso all'eredità.

Nel 1963 i suoi genitori divorziano, e con la madre e il fratello Lalith, un anno e mezzo più grande, Arundhati si trasferisce prima in Kerala, e in seguito in una proprietà del nonno materno di Roy a Ooty, nel vicino stato del Tamil Nadu. La nonna e lo zio fanno di tutto per allontanare la bambina: la legge sull'eredità infatti privilegia i figli maschi. Alla fine, la madre Mary Roy la porta con sé quando decide di far ritorno tre anni dopo nel villaggio di Ayemenem in Kerala e avvia una scuola nei locali del Rotary Club locale.

Durante l'infanzia Arundhati frequenta un collegio di suore, la scuola di Corpus Christi a Kottayam, poi la Lawrence School a Lovedale, fondata a metà Ottocento da un ufficiale dell'esercito britannico per i figli dei soldati, e nel 1977 si iscrive alla Facoltà di Pianificazione e architettura di Delhi, dove si laurea con la tesi Sviluppo postcoloniale urbano a Delhi. Qui conosce l'architetto indiano di origini britanniche Laurie Baker, che su ispirazione del Mahatma Gandhi promuove la rinascita di pratiche edilizie regionali e l'uso di materiali locali, e condivide gli studi con Gerard da Cunha, che sposa pochi mesi dopo. La coppia, dopo aver vissuto in una baraccopoli a Delhi, si trasferisce a Goa. In questa breve esperienza di vita hippy, Arundhati si mantiene vendendo dolci ai turisti. Dopo quattro anni di matrimonio, i due si separano e Arundhati fa ritorno a Delhi, dove ottiene un posto al National Institute of Urban Affairs.

Nel 1984 il regista indipendente Pradip Krishen le offre il ruolo di protagonista, una custode di capre, nel film Massey Sahib, tratto dal romanzo Mister Johnson (1939) dello scrittore irlandese Joyce Cary. Inaspettatamente Arundhati vince una borsa di studio di otto mesi per andare in Italia a studiare il restauro dei monumenti. Nelle lettere che dall'Italia scrive a Krishen, manifesta il suo desiderio di diventare scrittrice. Al suo ritorno i due si sposano e collaborano nella realizzazione di una serie televisiva sul movimento per l'indipendenza dell'India, Bargad, e in due film: In Which Annie Gives It Those Ones (1989) e Electric Moon (1992).

Disincantata dal mondo del cinema, Roy sperimenta successivamente altri lavori, tra cui l'insegnante di aerobica, e si separa da Krishen. Una nuova carriera e una più stabile sicurezza economica le si prospettano dopo il successo del suo romanzo, Il dio delle piccole cose, pubblicato nel 1997.

Carriera Gli albori: sceneggiatrice All'inizio della sua carriera, Roy lavora per la televisione e il cinema. Con il secondo marito Pradip Krishen collabora alla realizzazione della serie televisiva in 26 episodi, Bargad (The banyan tree), commissionato dall'azienda governativa Doordarshan, che però si conclude dopo la produzione di alcuni episodi Scrive in seguito le sceneggiature di In Which Annie Gives It Those Ones (1989) ed Electric Moon (1992), entrambi diretti da Pradip Krishen. Il primo film, in parte autobiografico, è ambientato negli anni '70 e narra in tono scanzonato le vicende di un gruppo di studenti di architettura durante il loro ultimo anno all'università (il film è in parte girato alla School of Planning and Architecture di Delhi, dove Roy si è laureata). In Which Annie Gives It Those Ones, ritenuto una delle pellicole più credibili sulla vita di college indiani, ha come interpreti, oltre ad Arundhati, la futura superstar di Bollywood Shah Rukh Khan. Vincerà il premio per la migliore sceneggiatura al 36th National Film Festival e negli anni successivi diventerà un cult.

L'idea di Electric Moon (1992) trova origine in un filmato del 1984 del cameraman indipendente Ashish Chandola, How the Rhinoceront Returned, nel quale veniva ripreso un evento epocale nella storia della fauna selvatica indiana: la reintroduzione di rinoceronti nel Parco nazionale di Dudhwa in Uttar Pradesh, scomparsi nel 1878 per mano di cacciatori europei. Arundhati realizza il commento di questo documentario che, con il marito, la avvicinerà alla realtà delle foreste e dei parchi indiani. Electric Moon è un film tragicomico ambientato in un costoso lodge turistico nelle foreste dell'India centrale, dove il gestore, ex Maharajah, si diletta a confezionare la sua cultura per il consumo dei turisti occidentali, rievocando gli stili di vita dell'India coloniale.

Nei primi anni novanta Roy pubblica articoli su alcune riviste; nel 1994 attira l'attenzione dei media per un articolo molto critico sul film del regista indiano Shekhar Kapur Bandit Queen, basato sulla biografia di Phoolan Devi, una donna di bassa casta diventata la "regina dei banditi" e successivamente passata alla politica. Nella sua recensione intitolata "The Great Indian Rape Trick", Roy accusa il regista di aver sfruttato Devi e di averne distorto la vita, trasformandola dal bandito più famoso dell'India a "vittima più famosa nella storia degli stupri". Secondo Roy i realizzatori del film si sarebbero limitati a ritrarre la Bandit Queen attraverso la cifra della violenza subita anziché quella della ribellione, senza peraltro interrogarsi sulla legittimità di portare in scena lo stupro di una donna ancora in vita, senza chiederne il consenso. Quella raccontata, secondo Roy, era la versione di un libro su Phoolan Devi, non la versione di Phoolan Devi. Le critiche al film, a cui si aggiunge la richiesta di tutela dei diritti della diretta interessata, sfociano in una disputa giudiziaria che finisce davanti all'Alta Corte dell'India.

Dopo questa vicenda, Roy si dedica alla scrittura del suo primo romanzo.

Il dio delle piccole cose

Iniziato nel 1992, Il dio delle piccole cose viene completato nel 1996. Dedicato alla madre"A Mary Roy che mi ha cresciuta. Che mi ha insegnato a dire "Scusa" prima di interromperla in Pubblico. Che mi ha amato tanto da lasciarmi andare." Cfr.: Il dio delle piccole cose, TEA, 2001., è un libro in parte autobiografico. La maggior parte dei capitoli descrive l'infanzia di Arundhati nel villaggio di Ayemenem, in Kerala. La pubblicazione di questo romanzo, in contemporanea alle celebrazioni del cinquantesimo anniversario dell'indipendenza dell'India, catapulta Roy sulla scena letteraria internazionale. Nel 1997 riceve il Booker Prize, il quinto libro di scrittori indiani o di origini indiane a vincere quel premio dopo V.S. Naipaul con In a free State (1972), I.G. Farrel con The Siege of Krishnapur (1973), Ruth Prawer Jhabvala con Head and Dust e Salman Rushdie con Midnight's children (1981).

Selezionato fra i libri dell'anno dal New York Times, il romanzo diventa un successo commerciale: Roy riceve mezzo milione di sterline in anticipo. Uscito a maggio, alla fine di giugno risulta pubblicato in 18 paesi.

Il dio delle piccole cose riceve recensioni esaltanti dai principali periodici statunitensi come il New York Times e il Los Angeles Times, e da riviste canadesi come The Toronto Star. Il Time lo segnala fra i cinque migliori libri del 1997.

Nel Regno Unito le recensioni sono meno positive, e l'assegnazione del Booker Prize provoca polemiche: uno dei giudici, Carmen Callil, definisce il romanzo "esecrabile", aggiungendo che non avrebbe mai dovuto raggiungere la shortlist. In India, il libro viene criticato dal primo ministro del Kerala E. K. Nayanar, che ne attribuisce il successo non a meriti letterari, ma al "veleno anticomunista" contenuto nelle sue pagine; sempre in Kerala, un avvocato cristiano siriaco denuncia la scrittrice per oscenità.

L'impegno politico

Roy cessa di essere considerata un'icona nazionale nel 1998, quando il Partito del popolo indiano, il Bharatiya Janata Party (BJP), al governo dal 1998 al 2004, decide di compiere dei test nucleari sotterranei, largamente approvati da quanti si identificano nel nazionalismo indù. In un saggio pubblicato nelle riviste Outlook e Frontline, intitolato “The End of Imagination”, mettendo in guardia i sostenitori della necessità degli arsenali nucleari come deterrente, Arundhati scrive: "Se c'è una guerra nucleare, i nostri nemici non saranno la Cina, l'America o qualcun altro. Il nostro nemico sarà il nostro stesso pianeta. Il cielo, l'aria, la terra, il vento e l'acqua si rivolteranno contro di noi. La loro ira sarà terribile".

È uno dei suoi primi scritti di impegno politico, a cui ne seguiranno altri, numerosissimi, raccolti da Penguin Books in una serie di cinque volumi. Questa svolta la allontana dai lettori del romanzo, per lo più anglofoni urbanizzati e appartenenti alle caste superiori, ma la rende popolare tra i tanti che non parlano inglese, emarginati a causa della loro classe sociale o etnia di appartenenza, esclusi dal progresso economico dell'India, che imparano a conoscere i suoi saggi attraverso traduzioni non autorizzate. La scrittrice tuttavia non parla di svolta: «Se avessi taciuto sui test nucleari, avrei dato l'impressione di essere favorevole», spiega. «Visto che ero sempre sulle copertine delle riviste, non parlarne sarebbe stato un gesto politico tanto quanto intervenire».

Successivamente Roy si batte contro il progetto di costruire una serie di dighe artificiali lungo il fiume Narmada, percorrendo l'intera regione e partecipando a manifestazioni contro la Corte Suprema che aveva autorizzato i lavori minacciando di far sloggiare interi villaggi. L'opinione pubblica tuttavia la deride per essersi schierata contro il progresso economico del Paese.

Nel 2001 viene accusata di aver aggredito un gruppo di persone all'esterno della sede della Corte Suprema e presenta istanza affinché le accuse vengano ritirate. La corte accoglie la domanda, ma considera offensivo il linguaggio che lei usa nella petizione e la accusa di oltraggio alla corte. La sentenza recita: «Nel dimostrare la magnanimità della legge tenendo conto che l'imputata è una donna e nella speranza che la stessa si rimetta al servizio dell'arte e della letteratura», la condanna è di 24 ore di detenzione e una multa di 2000 rupie (poco più di 20 euro).

Su questa vicenda, la regista Aradhana Seth realizza un documentario per la BBC dal titolo DAM/AGE, (gioco di parole tra diga e danno).

Nel 2009, in occasione del quarantesimo anniversario dell'organizzazione per i diritti degli indigeni Survival International, scrive un saggio nel volume We Are One: A Celebration of Tribal Peoples, che celebra le culture delle minoranze indigene di vari paesi del mondo, e denuncia le minacce alla loro esistenza. I diritti d'autore derivanti dalla vendita di questo libro saranno devoluti a questa organizzazione.

All'inizio del 2007 Roy inizia a scrivere un secondo romanzo. Annunciato da Penguin India e Hamish Hamilton UK, Il ministero della pubblica felicità (The Ministry of Utmost Happiness) viene pubblicato nel giugno 2017, venti anni dopo l'uscita de Il dio delle piccole cose.

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