La grande guerra del nord (o seconda guerra del nord) fu un lungo conflitto per l'egemonia sul mar Baltico combattuto tra il febbraio del 1700 e il settembre del 1721 nei territori dell'Europa settentrionale ed orientale.
Il conflitto fu originato dalla posizione di egemonia assunta dalla Svezia nel bacino del mar Baltico nel corso dei decenni precedenti, fatto che generava l'ostilità delle altre potenze affacciate sulle acque baltiche; approfittando della salita al trono di Stoccolma di Carlo XII, sovrano giovane e ritenuto inesperto, il re di Danimarca-Norvegia Federico IV, lo zar di Russia Pietro I e il principe elettore di Sassonia (nonché monarca della Confederazione polacco-lituana) Augusto II stipularono un'alleanza anti-svedese e diedero inizio alle ostilità: i danesi attaccarono il protettorato svedese dell'Holstein-Gottorp, un'armata russa invase i possedimenti di Stoccolma in Ingria e i sassoni posero l'assedio a Riga.
In pochi mesi, tuttavia, Carlo XII fu in grado di ristabilire la situazione: dopo aver obbligato i danesi a uscire dal conflitto con una veloce campagna, gli svedesi inflissero una disastrosa sconfitta ai russi nella battaglia di Narva il 30 novembre 1700 ricacciandoli oltre confine. Carlo XII dedicò quindi la sua attenzione alle forze di Augusto II, e per i successivi sei anni le forze svedesi dovettero impegnarsi in una serie di campagne in lungo e in largo per la Polonia prima di avere ragione dei loro nemici: la Sassonia fu obbligata a chiedere la pace e nel 1704 sul trono polacco fu insediato un sovrano amico, Stanislao Leszczyński. Il periodo di tregua aveva però consentito allo zar Pietro di riorganizzare le sue forze, e Carlo XII dovette quindi lanciare un'invasione della Russia; la campagna si concluse disastrosamente per gli svedesi: sconfitta nella battaglia di Poltava (8 luglio 1709), l'armata svedese fu costretta alla resa, mentre Carlo XII dovette cercare rifugio oltre il confine con l'Impero ottomano per evitare la cattura.
La sconfitta segnò una ripresa del conflitto: Danimarca e Sassonia rientrarono in campo a fianco dei russi, e poco dopo alla coalizione anti-svedese si unirono anche il Regno di Prussia e l'Elettorato di Hannover. Leszczynski fu deposto e i possedimenti svedesi lungo la riva meridionale del Baltico caddero uno dopo l'altro; Carlo XII persuase gli ottomani ad attaccare la Russia, ma l'azione ebbe scarsi risultati sul conflitto e nemmeno il rientro in patria del monarca riuscì a cambiare la situazione. Carlo XII rimase ucciso il 30 novembre 1718 durante un assedio nel sud della Norvegia, e la Svezia, prostrata, dovette chiedere la pace: con una serie di trattati firmati con le varie parti in gioco Stoccolma dovette rinunciare a quasi tutti i suoi possedimenti nella regione del Baltico, perdendo il ruolo di egemonia che aveva nel bacino. Il conflitto segnò il definitivo tramonto della Svezia come nazione egemone nel nord Europa, e all'opposto sancì invece l'affermarsi della Russia come nuova grande potenza europea.
Antefatti
Alla fine del XVII secolo la Svezia raggiunse il periodo di suo massimo splendore, indicato come stormaktstiden (in lingua svedese "era della grande potenza") o dell'"Impero svedese"Termine, quest'ultimo, improprio in quanto il regno svedese non assunse mai la veste formale di un impero... Dopo la vittoriosa partecipazione alla guerra dei trent'anni (1618-1648) e una serie di conflitti secondari contro i suoi vicini (principalmente Danimarca, Polonia e Russia), la Svezia assunse il controllo di tutta una serie di territori posti sulle rive del mar Baltico, consentendole di dominare i traffici commerciali nel bacino e di ottenere di conseguenza forti introiti fiscali.: a parte l'odierna Finlandia, una provincia svedese fin dall'indipendenza del regno, all'inizio del XVII secolo la Svezia controllava direttamente la Carelia, l'Ingria, l'Estonia e la Livonia con la città di Riga, uno degli snodi commerciali più importanti del Baltico e seconda città del regno. Lungo la costa settentrionale dell'odierna Germania, erano domini svedesi la parte occidentale della Pomerania (con i porti di Stettino e Stralsund e le isole di Rügen e Usedom), l'antico principato vescovile di Brema-Verden e la città anseatica di WismarMichael Roberts, The Swedish Imperial Experience 1560-1718, Cambridge University Press, 1984, p. 10. ISBN 978-0-521-27889-8.: questi territori consentivano agli svedesi di controllare gli estuari di tre importanti fiumi tedeschi (l'Elba, il Weser e l'Oder) e di conseguenza i traffici commerciali che vi si svolgevano. Infine, il ducato di Holstein-Gottorp, a sud della Danimarca, era a tutti gli effetti un protettorato svedese.
Il mantenimento di questi domini e del ruolo di preminenza nella regione del Baltico, i cardini della politica svedese per tutto il XVII secolo, erano affidati a un solido apparato statale, ma soprattutto a un efficace strumento militare: strutturato su canoni avanzati per l'epoca dal re Gustavo II Adolfo di Svezia durante il periodo della guerra dei trent'anniSergio Masini, Le battaglie che cambiarono il mondo, Mondadori, 2001, pp. 177-178. ISBN 88-04-49579-0. e ulteriormente sviluppato dai suoi successori, l'esercito svedese della fine del XVII secolo era ritenuto qualitativamente tra i migliori d'Europa, addestrato in modo altamente professionale e sostenuto da un'efficientissima amministrazione militare. Il sistema dello Indelningsverket ("metodo di ripartizione") faceva sì che ogni gruppo di fattorie dovesse provvedere a reclutare un soldato perfettamente equipaggiato: in tempo di pace questi uomini lavoravano per le fattorie che li mantenevano, ma in tempo di guerra potevano essere rapidamente richiamati e riuniti in battaglioni provinciali, consentendo di radunare un esercito di uomini a un costo minimo per le casse dello Stato.. La fede luterana e una serie di credenze fataliste, che vedevano la morte come inevitabile se questa era la volontà di Dio, conferivano un coraggio fanatico e sprezzante del pericolo alle truppe svedesi: non era raro che reparti svedesi caricassero frontalmente e mettessero in rotta formazioni nemiche di molto superiori in numero.
La creazione dell'"impero svedese" era stata ottenuta a danno delle nazioni vicine, che di conseguenza mantenevano mire territoriali sui possedimenti di Stoccolma. La perdita a vantaggio degli svedesi della regione dello Skåneland, a seguito della sconfitta patita nella seconda guerra del nord del 1655–1660, aveva privato il regno di Danimarca-Norvegia dell'esclusivo controllo dell'Øresund, il canale di accesso al Baltico, e di conseguenza del diritto di riscuotere un pedaggio dalle navi mercantili che vi transitavano (una delle principali fonti di introiti del governo di Copenaghen); inoltre, i danesi erano preoccupati dalla striscia di possedimenti svedesi posta lungo i loro confini meridionali, ed erano più che intenzionati a far valere le loro rivendicazioni dinastiche sul ducato di Holstein-Gottorp. L'ambizioso Augusto II, principe elettore di Sassonia, con la sua elezione a re della Confederazione polacco-lituana nel 1697 aveva ereditato le vecchie pretese polacche sulla Livonia svedese e sul porto di Riga, perduti a vantaggio della Svezia con il trattato di Oliva del 1660. Ancora più a est, la Russia stava emergendo come nuova potenza dominante dell'Europa orientale: considerata ancora come una terra feudale e semi-barbarica, la salita al trono dello zar Pietro I nel 1689 portò un'ondata di "occidentalizzazione" e modernizzazione dello stato russo; puntando a fare del suo paese una grande potenza, il giovane zar decise di cercare uno sbocco al mare sul Baltico, puntando ai possedimenti svedesi in Ingria ed Estonia.
L'improvvisa morte di Carlo XI di Svezia nell'aprile del 1697 e la salita al trono di suo figlio Carlo XII, appena quindicenne, rappresentò una importante occasione di farsi avanti per i nemici di Stoccolma, visto che il nuovo monarca veniva ritenuto troppo inesperto per rappresentare un nemico credibile.. Particolarmente attivo nel tenere i contatti tra le capitali dei vari rivali degli svedesi fu il nobile livone Johann Patkul, condannato a morte per tradimento da Carlo XI e passato poi al servizio di Augusto II: dopo la stipula di un'alleanza anti-svedese tra russi e danesi nel luglio del 1699, con la mediazione di Patkul il 14 settembre 1699 Augusto II e Federico IV di Danimarca sottoscrissero un patto di aggressione alla Svezia (trattato di Dresda), mentre il 21 novembre seguente furono Augusto II e lo zar Pietro I a stipulare un patto di alleanza e di spartizione dei territori svedesi nell'est (trattato di Preobraženskoe).
La guerra La guerra lampo di Carlo XII
Il 22 febbraio 1700, senza una formale dichiarazione di guerra, truppe sassoni comandate da Johann Patkul e dal generale Jacob Heinrich von Flemming (la Confederazione polacca, alle prese con una guerra civile nei suoi territori lituani, negò inizialmente il suo sostegno alla campagna intrapresa da Augusto II) varcarono il confine tra Polonia e Livonia e diressero sul porto di Riga: un tentativo di catturare di sorpresa la città fu sventato dai difensori svedesi, e le truppe di Flemming si disposero quindi per un assedio.. Il 1º marzo seguente, invece, un esercito danese invase l'Holstein-Gottorp e pose l'assedio alla fortezza di Tönning, principale piazzaforte fortificata della regione e recentemente rinforzata dall'arrivo di un contingente svedese.; infine, alla fine di settembre un'armata russa di 30- uomini guidata dallo stesso zar Pietro invase l'Ingria svedese e mise sotto assedio la fortezza di Narva, anche se la piccola guarnigione svedese fu in grado di resistere.
I coalizzati non si aspettavano che gli svedesi, assaliti simultaneamente su più fronti molto distanti l'uno dall'altro, potessero organizzare una resistenza efficace, ma il giovane Carlo XII fu ben presto capace di lanciare una controffensiva. Grazie al sostegno da parte delle "potenze marittime" (Regno d'Inghilterra e Province UniteInglesi e olandesi erano i garanti della convenzione di Altona, che riconosceva la neutralità del ducato di Holstein-Gottorp; entrambe le nazioni, poi, erano preoccupate per la situazione europea, di lì a poco sfociata nella guerra di successione spagnola, ed erano contrarie a un nuovo conflitto nell'Europa settentrionale.), la marina svedese fu in grado di mantenere il controllo delle rotte navali del Baltico e di obbligare la flotta danese a rimanere in porto; radunata una piccola armata, il 4 agosto 1700 Carlo XII in persona guidò un'invasione anfibia della Sjælland sbarcando a Humlebæk e cogliendo completamente di sorpresa i danesi, e dopo aver stabilito una solida testa di ponte mosse verso Copenaghen.. Con il grosso delle sue forze impegnato nell'Holstein, Federico IV era incapace di difendere la capitale e si affrettò a intavolare delle trattative con gli svedesi; il 18 agosto i due monarchi siglarono quindi la pace di Travendal: la Danimarca si impegnò a ritirare le sue truppe dall'Holstein e ad abbandonare l'alleanza anti-svedese, oltre a pagare una compensazione monetaria per i costi della guerraThomas Kingston Derry, History of Scandinavia: Norway, Sweden, Denmark, Finland, and Iceland, University of Minnesota Press, 2000, p. 154. ISBN 0-8166-3799-7..