Le origini di Siracusa vengono fatte risalire dagli storici antichi allo stanziamento del primo nucleo abitativo nell'isola di Ortigia da parte dei coloni Corinzi guidati da Archia, un Bacchiade (e quindi un Eraclide) di cui parla la leggenda fondativa della polis. La storiografia moderna pone questo episodio e il successivo atto di fondazione nel 734 o nel 733 a.C., in linea con la collocazione proposta dallo storico greco Tucidide.. La datazione più alta proviene dal Marmor Parium (un'iscrizione greca risalente alla metà del III secolo a.C.), che rinvia all'anno 758 a.C... Lo storiografo Filisto propone invece il 756 a.C.. Strabone e Pausania il Periegeta forniscono la datazione più bassa, sostenendo la contemporaneità delle fondazioni di Siracusa, Sibari e Crotone. e ponendo dunque la nascita della polis siciliana non prima del 720 a.C.
L'etimologia del toponimo Siracusa è di difficile interpretazione. È forse di origine sicula e significherebbe acqua salata, derivato da Syraka, idronimo di un'antica palude locale. I luoghi siracusani, decantati nei poemi epici classici, sono stati interessati sin dai tempi più remoti da insediamenti abitativi, come dimostrato dai numerosi resti archeologici ritrovati sul territorioNei villaggi preistorici di Siracusa venne rinvenuta ceramica con decorazioni incise, tra la più antica di questa tipologia d'arte (G. Valdes, Sicilia, 2001, p. 3).. In breve tempo la polis di Siracusa crebbe, espandendosi e fondando tre subcolonie con funzione militare, site nella cuspide della Sicilia sud-orientale: Acre, Casmene ed Eloro (Kamarina verrà invece fondata solo nel 598 a.C.)...
Le prime attestazioni umane
Le testimonianze relative alla preistoria dell'area sono poche. Le prime tracce umane risalgono al V millennio a.C. e sono riferibili ai villaggi trincerati di Stentinello, Matrensa, Ognina e Arenella, tutti prossimi a Siracusa. Per quanto riguarda l'area dell'attuale centro storico, sono riferibili all'epoca castellucciana (XXII-XV secolo a.C.) dei frammenti ceramici, finora i più antichi dell'area. È stata poi rinvenuta presso l'Ara di Ierone una tomba risalente al Medio bronzo (metà del XVI-inizi del XIII secolo a.C.), con all'interno cinque scheletri e un corredo funerario, con vasi della cultura di Thapsos e opere di importazione (vasi micenei e ciprioti, oltre ad un sigillo cilindrico di marca orientale). Un altro rinvenimento è relativo a una tomba risalente al Tardo bronzo (X-IX secolo a.C.), nei pressi dell'anfiteatro romano: nel corredo è presente ceramica geometrica del tipo "piumato", la stessa ritrovata anche a Ortigia, dove sarebbero sbarcati i coloni corinzi..
L'intera area di Siracusa, in maniera non uniforme, era quindi già da tempo abitata da popolazioni autoctone. A meridione sono stati rinvenuti la Necropoli del PlemmirioPaolo Orsi, La necropoli sicula del Plemmirio (Siracusa): (tav. 6., 10., 11.), 1891. e il villaggio di Ognina, nel quale si è ritrovato (grazie agli scavi di Bernabò Brea) un raro esempio di tomba dell'età del bronzo, che collega la cultura siracusana a quella malteseAnthony Bonanno, Pietro Militello, Ognina, Malta e l'Egeo (Orazio Palio) in Malta in the Hybleans, the Hybleans in Malta: proc. int. conference, Catania, 30 September, Sliema 10 November 2006, 2008, da p. 71.. A settentrione si trova invece Thapsos, dove è stata rinvenuta una notevole quantità di reperti d'origine miceneaDavid Abulafia, Il grande mare, 2014, cap. I., che confermano la presenza di un antico emporio commerciale gestito da indigeni e Micenei e mantenutosi sino all'arrivo dei colonizzatori.
Rilevanti sono anche altri siti, più distanti dal centro, ma comunque appartenenti all'area, tra i quali la Necropoli di Cassibile e Pantalica: l'estensione archeologica di quest'ultima l'ha portata ad essere considerata come "la Necropoli più grande d'Europa"Jean Guilaine (a cura di), Storia d'Europa: Vol. 2. Preistoria e antichità, 1994.Francesca Bottari, Pantalica e Siracusa, 2008.. La maggior parte di questi siti risale al tempo in cui i Siculi - popolo d'incerta origine - vi vennero ad abitare stabilmente, attorno al XV secolo a.C. Costoro fondarono numerosi centri e diffusero la loro cultura, che divenne egemone nell'isola, al punto che la storiografia narra di un mitico re Hyblon (il cui nome deriva dalla perduta città di Ibla), che avrebbe concesso a coloni greci provenienti da Megara Nisea di fondare una colonia sul suo territorio (che in onore della madrepatria e di quel re generoso verrà battezzata Megara Iblea)Per approfondire la storia di Megara Iblea vedi Elio Miccichè, Megara Iblea: alla riscoperta dell'antica colonia greca: guida confidenziale, 2000.:
La Sicilia sud-orientale durante la "precolonizzazione"
È opinione diffusa tra gli studiosi che, prima dell'invio di contingenti greci sull'isola di Sicilia, vi sia stato un intenso rapporto commerciale, esplorativo e di analisi del territorio, volto a valutare l'opportunità di una vera e propria colonizzazione di popolamentoScrive sull'argomento lo storico Giovanni Brancaccio: . Tale teoria è supportata dall'archeologia, che ha rinvenuto (in Sicilia come in Italia) materiali d'origine greca in età arcaica, in particolare ceramica tardogeometrica di provenienza euboica, cicladica e corinzia.
Prove di una presenza greca a Siracusa precedente alla spedizione di Archia si sono trovate presso la cosiddetta necropoli del Fusco (in territorio urbano), dove è stato rinvenuto un ampio cratere (che ha dato il nome alla bottega detta «dei crateri del Fusco») risalente alla prima metà del VII secolo a.C. e proveniente con molta probabilità da Argo. Sempre nel medesimo luogo è stata ritrovata una delle due anfore d'origine greca definite come "le più antiche del Mediterraneo centrale", di provenienza cicladicaL'altra venne ritrovata a Gela, e la si pone d'origine attica.Lorenzo Braccesi, Hesperia 10, 2000, p. 46.. Alla base di queste frequentazioni ci sarebbero gli Eubei, i primi popoli egei a varcare il confine occidentale. Vi sono infatti testimonianze archeologiche della loro presenza sul territorio aretuseo: si pensi ad esempio all'importante ceramica ritrovata nell'entroterra siracusano a Castelluccio, tra Noto e Palazzolo AcreideAndrea Debiasi, Esiodo e l'Occidente, 2008, p. 102.. La precoce presenza euboica a Siracusa spiegherebbe, secondo diversi storici, l'anomalia di nomi siracusani come Ortigia e Aretusa, dall'alfabeto arcaico, che non mostrano affinità con i Corinzi ma piuttosto con quella sfera orientale ionico-euboica.
All'alba della colonizzazione e prossima fondazione, la situazione di Siracusa appariva dunque complessa, poiché i Greci stavano per insediarsi in un contesto interessato da cultura anelleniche di notevole rilevanzaNe sono esempio e testimonianza i tanti villaggi preistorici i cui resti sono stati rinvenuti tutt'intorno il territorio siracusano. Per approfondire si vedano ad esempio ; .
La Siracusa pre-ellenica nei poemi epici Nell'Odissea
Nonostante il nome di Siracusa non venga mai citato espressamente nei testi di Omero, in uno dei poemi epici che gli vengono attribuiti, lOdissea, sono stati notati vari passi che gli storici pensano possano contenere impliciti rimandi alla città siciliana. Il poema risulta in particolar modo importante perché, essendo considerato Omero il più antico dei grandi poeti greci, contiene utili riferimenti per la ricostruzione dell'assetto preellenico di Siracusa, nonché per l'identificazione tradizionale della Trinacria con la Sicilia. Una prima lettura critica di quanto scritto da Omero viene fornita dal poeta greco Esiodo che definisce Ortigia e l'Etna come luoghi omerici, sostenendo che la rotta di Ulisse e dei suoi compagni sia corrispondente a quella seguita dai marinai dell'Eubea che per primi esplorarono il Mediterraneo occidentale....
In epoca moderna sono state formulate altre tesi, sempre volte a identificare il bacino siracusano come luogo omerico: È stato ipotizzato che questo territorio fosse la prima patria di favolose popolazioni dell'isola, i Feaci e i LestrigoniGiacomo Bonanni e Colonna duca di Montalbano, Dell'Antica Siracusa Illustrata Libri Due, Volume 2, 1624, p. 228.. Il grecista Giacomo Orazio Martorelli (1699-1777) ha sostenuto che l'espressione "isola del dio Sole", generalmente intesa come un epiteto dell'intera isola di Sicilia, dovesse essere riferita alla sola isola di Ortigia.
Ciononostante il passo più interessante per trovare un nesso tra Omero e un'arcaica Siracusa, studiato e sviluppato da più autori, si trova nel XV libro, dove Eumeo, esponendo le proprie origini, accenna all'esistenza di un luogo chiamato Siria, posto (secondo lui) più in alto rispetto ad Ortigia. Tale passo è stato da molti collegato, seguendo l'interpretazione di Eustazio di Tessalonica, ad una omonima isola di Ortigia, posta vicino Delo (nell'Egeo)... Ma l'interpretazione di Eustazio è avversata dal fatto che le altre località presenti nel passo omerico in questione andrebbero tutte localizzate in Sicilia.
L'Ortigia siracusana sarebbe quindi connessa alla nascita e al tramonto del sole in conformità con la tradizione che la vorrebbe terra natia di Apollo e Artemide, gemelli degli astri. Sulla collocazione della mitica terra di Siria, forse il territorio su cui sorgerà Siracusa., non si è costituito tra gli storici moderni un netto consenso, tanto che si è ipotizzato si tratti di un luogo del tutto immaginario..
Altro elemento che connette Ulisse al mondo protosiracusano è l'omonimia tra una fonte presente ad Itaca, patria del condottiero, e la celebre Fonte Aretusa, situata a Siracusa. Tra gli altri, lo scrittore inglese Samuel Butler ha valutato la possibilità di una Siracusa preistorica già esistente ai tempi di Omero:
NellEneide Scrive il poeta latino Virgilio nel libro III dellEneide:
LEneide narra le vicissitudini dell'eroe troiano Enea, avo del leggendario Romolo, il fondatore di Roma. Il suo autore, Virgilio, è attivo nel I secolo a.C., quindi molti secoli dopo Omero; quando pubblica il racconto delle origini romane, Siracusa e le sue sponde rappresentano un nome ormai ben noto al mondo greco-romano, mentre al tempo di Omero la Sicilia poteva dirsi ancora in parte sconosciutaP. V. Cova, Il libro terzo dell'Eneide, 1998, p. 137..
Virgilio non nomina Siracusa, poiché ai tempi dell'eroe troiano non era ancora giunto il fondatore Archia sulle coste sicilianeP. Virgilii Maronis Buccolica Georgica et áneis, con note esplicative di Antonio Maria Ambrogi, 1764, p. 156., ma nomina molti dei luoghi che la circondano e che, stando alla tramandata testimonianza, esistevano già al termine della guerra di Troia.
Enea, già noto ai miti greci, secondo Omero fondò un grande regno nella Troade, mentre secondo la versione più conclamata, ovvero quella virgiliana, fuggì via mare dall'Asia Minore per giungere nelle coste italiche del Lazio. Durante il suo tragitto costeggiò la Sicilia, ed è qui che la tradizione arcaica virgiliana nomina le future località siracusane. Enea con i suoi compagni incontrò presso l'Etna Achemenide, un compagno di Ulisse, che esortò i Troiani a fuggire dalla terra dei Ciclopi e li supplicò di portarlo in salvo con loroAlessandra Minisci, Eneide. Guida alla lettura, 2006, p. 57, 10.1.5 L'arrivo in Sicilia.. Achemenide condusse così i Troiani nei nascenti luoghi siracusani, poiché sostenne di conoscerli, in quanto già una volta aveva attraversato quelle rotte in compagnia di UlisseVirgilio, Eneide, III, vv. 688-700..