Periodo antico Si sa che la regione che al giorno d'oggi della Repubblica della Macedonia del Nord è stata abitata sin dal Neolitico, più precisamente tra il 7000 e il 3500 a.c. I primi abitanti della regione furono i pelasgi. I traci occuparono in seguito la parte orientale della Macedonia e gli illiri la parte occidentale. La maggior parte delle tribù della zona si originarono da un mix delle due etnie, come i peoni e i dardani.
Sotto Filippo II di Macedonia, (359–336 a.C.), gli antichi macedoni si espansero nel territorio dei peoni, dei traci e degli illiri. Tra le altre conquiste si annetterono la regione della Pelagonia e la Peonia meridionale (queste regioni corrispondono rispettivamente agli odierni comuni di Bitola e Gevgelija).
Nel 336 a.C. Filippo venne assassinato a Ege, trafitto da Pausania,Omicidio compiuto, a detta dell'artefice, per vendicare l'onore di Attalo, si veda un ufficiale della sua guardia, durante le nozze della figlia Cleopatra con Alessandro I d'Epiro. Pausania venne immediatamente ucciso dalle guardie macedoni. Seguendo il racconto tradizionale di Plutarco, sembrerebbe che della congiura fossero a conoscenza, se non direttamente coinvolti, sia Olimpiade che Alessandro, ed è inoltre possibile che l'assassinio sia stato istigato dal re di Persia, Dario III, appena salito sul trono.
Dopo la morte di Filippo, Alessandro, all'età di vent'anni, fu acclamato re dall'esercito e immediatamente si occupò di consolidare il suo potere facendo sopprimere i possibili rivali al trono. Con l'aiuto del generale Antipatro, consigliere del padre, prima operò in modo che come mandanti dell'omicidio del padre figurassero i principi della Lincestide. In seguito fece condannare a morte Aminta (figlio di Perdicca III e nipote dello stesso Filippo), e diversi fratellastri di Alessandro ed Euridice, giovane moglie di Filippo, il cui zio Attalo fu raggiunto da un sicario in Asia Minore.
Consolidato il suo potere in Macedonia iniziò a espandere la propria autorità nei Balcani, cominciando dai Greci. Arrivato a Larissa egli ribadì ai Tessali le proprie buone intenzioni nei loro confronti, offrendosi come protettore contro i Persiani. A un'assemblea della Lega Tessalica Alessandro fu eletto capo, gli venne affidata l'amministrazione delle entrate e gli fu promesso l'appoggio nella Lega Ellenica. Dal consiglio anfizionico, riunito per l'occasione alle Termopili, si fece eleggere hegemón (egemone) della Grecia, carica che precedentemente fu di suo padre e che, come lui volle, passò ai discendenti. Successivamente gli stati greci nella Lega di Corinto, eccetto Sparta, proclamarono Alessandro comandante delle loro forze contro la Persia. Il macedone, in tal modo, stava proseguendo il progetto di conquista di suo padre.
Appoggiato da tutti i Greci, Alessandro avviò la campagna dei Balcani contro i Triballi, a partire dalla primavera del 335 a.C.. Era una popolazione ubicata nella parte settentrionale di quella che successivamente verrà chiamata Bulgaria. Dopo un viaggio durato dieci giorni si trovò di fronte, al passo di Šipka, nemici dotati di carri che sbarravano il passaggio, pronti ad attaccare. In questo primo scontro si poté assistere all'abilità di stratega di Alessandro.
Parte dei soldati macedoni si divisero in due ali lasciando libero il passaggio ai nemici, mentre i rimanenti si sdraiarono a terra coprendosi come potevano con gli scudi, in modo da far passare i carri sopra di loro senza subire molti danni. In seguito, grazie al sostegno degli arcieri, degli ipaspisti, degli aegma e delle truppe leggere degli Agriani, i Triballi vennero sconfitti.Tutta la battaglia viene descritta con particolari e mappe in Si dice che Tolomeo stesso riferì che non ci furono morti nell'esercito macedone in questo scontro.
Sirmo, re dei Triballi, attendeva il condottiero macedone a Ligino (un affluente del Danubio la cui corrispondenza odierna non è certa). Ad accompagnare Alessandro in quell'occasione vi erano Filota, Eraclide e Sopoli. La sua tattica lo vide vincitore anche sotto il profilo delle perdite: morirono più di 3.000 nemici, mentre gli alleati subirono in tutto una cinquantina di perdite.Tutta la battaglia viene descritta con particolari e mappe in
Alessandro riuscì a contrastare gli attacchi della tribù illirica dei Dardani, comandati da Clito (figlio di Bardilo II), provenienti da quello che è l'odierno Kosovo. Essi effettuarono incursioni nella Macedonia, arrivando fino a espugnare Pelion, vicino a quella che poi sarà chiamata Gorice. Nel frattempo giunse notizia dell'arrivo imminente dei Taulanti di Glaucia a sostegno degli invasori. Grazie all'appoggio di Longaros,Longaros, re degli Agriani. Per la sua collaborazione e la disfatta di Glaucia si veda Alessandro giunse a Pelion iniziando l'assedio. Arrivarono poi i rinforzi nemici come previsto. Il macedone attaccò utilizzando la sua falange, composta da 120 file, come una sorta di serpente umano, stanando i nemici senza subire alcuna perdita,Arriano, i, 6,3-18 mentre con un attacco notturno condotto dalle sole truppe leggere riuscì a liberare Pelion.
Dopo la vittoria nei Balcani, tuttavia, si sparse la voce che Alessandro fosse rimasto ucciso in battaglia e questa notizia provocò una nuova ribellione delle πόλεις (polis), probabilmente alimentata dai Persiani e dai Tebani che, dopo anni di esilio, approfittarono della situazione e tornarono in patria. Vi erano stati disordini anche altrove; ad Atene vennero uccisi Timolao e Anemeta, i capi del partito filo-macedone.
Con una marcia rapidissima di più di 200 chilometri, percorsi in quattordici giorni, Alessandro raggiunse Tebe e la circondò. L'esercito macedone travolse ogni fortificazione, radendola al suolo, risparmiando solamente i templi e la casa del poeta Pindaro. Al termine degli scontri si arrivò a contare circa 6.000 morti, fra cui molti arcieri cretesi con il loro comandante Euribote. Alessandro ottenne così la sottomissione completa delle città greche, eccetto Sparta.
Atene fu risparmiata da assedi vari, chiedendo solo che venissero consegnati ai Macedoni i personaggi a loro più avversi, ma alla fine delle trattative soltanto il generale Caridemo venne esiliato; questi, non sentendosi cittadino greco, si alleò con la Persia e Dario e come lui altri nemici di Alessandro, mentre Carete si recò a Sigeo, nei suoi possedimenti. Al termine degli eventi, alla fine di ottobre, ritornò in Macedonia.
Nella primavera del 334 a.C. Alessandro, dopo aver consolidato la sua posizione in Grecia e dopo aver lasciato Antipatro come suo rappresentante in patria, sbarcò in Asia Minore con un esercito di circa 40.000 uomini, di cui 32.000 fanti; nella cavalleria poteva contare su 1200 tessali e 1800 hetaîrot, tutti al comando di Parmenione.Curzio Rufo VII 1,3; 2,33 Il nucleo principale era formato dall'esercito macedone, rafforzato dagli scarsi contingenti provenienti dalle città greche.
Dopo aver attraversato le coste della Tracia arrivò in circa venti giorni ai Dardanelli; a Sesto venne raggiunto da 160-170 navi alleate (successivamente affidate a Nicanore di Stagira) con le quali raggiunse la riva opposta, non temendo la flotta nemica che era occupata a tenere a bada le coste egiziane (infatti nel gennaio del 335 a.C. era morto il re ribelle egiziano e una parte della flotta lì impegnata non poté intervenire per fermare i Macedoni).
Memnone, che non era persiano di nascita ma greco e che aveva sposato una donna persiana, davanti alle truppe macedoni appena sbarcate sosteneva la tattica della terra bruciata, ma i satrapi persiani non vollero lasciare i propri territori al nemico, preferendo scontrarsi subito con l'esercito invasore. Cercò allora di radunare i 20.000 mercenari greci su cui poteva contare,Si veda Arriano 1.14.1 ma, dovendo difendere anche Alicarnasso e Mileto, raccolse soltanto una parte di essi; circa 5.000 unità furono inoltre inviate, per ordine dello stesso Dario, a Cizico, luogo importante per via delle loro monete.La loro valuta era molto diffusa a quei tempi, considerando che i satrapi persiani non coniavano moneta propria e usavano quella di Cizico che non apparteneva all'impero. Per la questione delle monete si veda
Nel maggio dello stesso anno, presso il fiume Granico, vicino al sito della leggendaria Troia (sulla strada da Abido a Dascylium, vicino all'odierna Ergili), si svolse il primo scontro.
Dopo molto tempo trascorso a osservarsi, in quanto i Persiani attendevano che fossero i Macedoni i primi ad attaccare,Arriano 1,14,5 alle prime luci dell'alba fu proprio Alessandro (riconosciuto per il caratteristico pennacchio dell'elmo)Plutarco ne ricordava l'estremo candore; Plutarco, Vita di Alessandro 16, 7 a iniziare le ostilità. L'armata macedone si scagliò sui Persiani.
La tattica di Alessandro era chiara: aprire dei varchi nella fanteria nemica, lasciando poi spazio alla cavalleria per spezzare l'esercito persiano (che era disposto lungo le ripide rive del fiume) e permettendo così alla falange macedone di caricare con le sarisse e porre fine alla battaglia. Alessandro stesso condusse parte dell'attacco avanzando in obliquo, distraendo gli avversari, ma fu oggetto di attacchi cruenti.
La battaglia si era finalmente risolta in uno scontro tra cavallerie, nel quale quella macedone ebbe la meglio, mettendo in fuga la controparte nemica.
Solo 2.000 dei 20.000 mercenari greci agli ordini di Memnone furono risparmiati e mandati ai lavori forzati nelle miniere del Pangeo, in quanto essendo greci erano andati contro le leggi degli alleati.Arriano I, 13, 6 Alessandro nel trattare le spoglie nemiche fu diplomatico, inviando 300 armature ad Atene con un messaggio che ricordava: «Alessandro, figlio di Filippo, e i Greci, eccetto gli Spartani, dedicano queste spoglie tolte ai barbari che vivono in Asia»; in questo modo dimostrò umiltà e rispetto. Umiltà in quanto si riferiva semplicemente come figlio di Filippo e rispetto verso il popolo da cui proviene, non definendosi macedone ma greco. Il conquistatore diede grandi onori ai caduti, esentando da tasse genitori e figli dei combattenti defunti più fedeli. L'Asia Minore era ormai aperta alla conquista macedone.
Alessandro conquistò tutte le città costiere impedendo l'attracco alle navi nemiche; nel frattempo si ebbe la notizia della morte di un figlio di Dario, ucciso per ordine dello stesso padre in quanto era in procinto di tradirlo.
Alessandro nel giugno del 333 a.C. entrò nella Cilicia e scese in una radura descritta tempo prima da SenofonteSenofonte, Anabasi 1,21,22, arrivando dopo molte miglia a Tarso. Nel frattempo Dario III, a Susa, venuto a conoscenza della morte del suo più celebre generale, convocò il consiglio di guerra; Caridemo chiese di essere posto al comando di un esercito di 100.000 uomini,Diodoro Siculo, XVII, 30.4 ma l'imperatore persiano decise di muoversi personalmente a partire da luglio. Verso la fine di agosto o l'inizio di settembre partì. Le cifre dell'esercito persiano non sono riportate correttamente da nessun cronista storico del tempo: erano 600.000 secondo Arriano e Plutarco,Plutarco, Vita di Alessandro, 18, 6 400.000 fanti a cui si sommano 100.000 cavalieri secondo Giustino e Diodoro, mentre Callistene e Curzio Rufo riferiscono solo di 30.000 mercenari greci; altri riportano che il contingente schierato fu di 160.000 unità.
In ogni caso Dario aveva radunato un'armata numerosa, tre o quattro volte superiore a quella macedone. I Persiani si schierarono nella pianura all'uscita dei passi montani delle porte siriache, trovando una buona posizione strategica a Soči.