Il clan Cappello è un'organizzazione e famiglia mafiosa, originaria della provincia di Catania, che prende il nome dal capomafia Salvatore Cappello. È considerata insieme alla Famiglia di Catania, di Nitto Santapaola, la cosca catanese più potente della Sicilia orientale.

Fondatori e capi storici del clan Secondo le ricostruzioni dei più citati pentiti e delle forze dell'ordine il clan Cappello è composto da tale formazione:

Cosca Cappello dagli anni 90/92 Padrini storici capimafiaSalvatore Cappello e Giuseppe Salvo Capi ala militare Ignazio Bonaccorsi e Concetto Bonaccorsi (pentito) Capi Santo Romano, Ernesto Sanfilippo, Mario Pace, Riccardo Ferrara (spinnacardiddi), Massimiliano e Giampiero Salvo (i carruzzeri), Giuseppe Salvatore Lombardo (u' ciuraru), Giuseppe Cutaia, Francesco Egitto, Giovanni Fazio, Francesco e Carmelo Finocchiaro (iattaredda), Giovanni Catanzaro (u' milanisi), Sabastiano (Nuccio) e Aurelio Balbo, Antonino Di Stefano (Nino cammisa), Cosimo Viglianesi, Massimiliano Cappello, Maria Rosaria Campagna (compagna di Turi Cappello) Elementi di spicco Giovanni Colombrita, Sebastiano Lo Giudice, Orazio Privitera, Angelo Guzzetta, Arturo e Vito Censabella (scienziati), Francesco Castorina, Carmelo Zappalà (u' tunnacchiu) Angelo Cacisi (ramazza), Orazio Finocchiaro (iattaredda), Enrico Sapienza, Carmelo Trovato, Orazio Pardo, Pietro Guerrera (pummaroru), Felice Finocchiaro, Rosario Litteri, Gaetano La Guzzi, Francesco Spampinato, Silvio Indelicato Quartieri Cappuccini, San Cristoforo, San Giorgio, Librino, Nesima, Cibali, Tondicello della Playa, Monte Pò, Civita, San Giuseppe La Rena, Angeli Custodi, Fortino

Storia Da Pillera a Cappello Negli anni 1970 vigeva nel territorio catanese il clan Ferlito con a capo il boss Alfio Ferlito. Quest'ultimo vi era circondato da altri boss di primo piano della mafia catanese come: Salvatore Pillera noto come "Turi Cachiti" e Michele Vinciguerra meglio noto come "Cicaledda" cognato del Ferlito. Numerosi contrasti tra clan locali portarono all'interno del consorzio criminale nuove alleanze, come il clan Savasta con a capo Antonino Puglisi detto "Nino Savasta" e Giuseppe Salvo meglio noto come "Pippo 'u carruzzeri", quest'ultimo cugino di Turi Pillera. La famiglia Ferlito-Pillera era una vera roccaforte della mafia e tra alcuni affiliati all'interno del gruppo vantava la presenza di personaggi importanti, come: Giuseppe Sciuto (detto "Pippo Tigna"), Arturo Caltabiano, Natale Reito, Salvatore Palermo, Carmelo Ternullo (detto "lampadina") Antonino Strano Stellario (detto "Nino figghiu pessu"), Santo Castorina (Panizza) e il giovane futuro capomafia Salvatore Cappello, detto Turi. Cappello non era un mafioso qualunque, ma bensì colui che, nonostante la sua giovane età, nell'arco degli anni riuscì a farsi strada tra la mafia catanese, riuscendo a spodestare chiunque cercasse di mettere il bastone tra le ruote. Nel 1982 dopo la strage della circonvallazione dove perse la vita il capomafia Alfio Ferlito il clan venne retto da Salvatore Pillera "cachiti". Gli storici alleati del clan Ferlito-Pillera, cioè il clan Savasta, guidato da Giuseppe Salvo e Antonino Puglisi subirono tensioni interne per la guida e gli affari del clan. In quel periodo esattamente nel 1984 il boss Giuseppe Salvo rimase vittima di due agguati organizzati dal Puglisi, ma riuscì a salvarsi. Nacque la scissione tra questi ultimi e alcuni affiliati di spicco del clan Savasta, come: Salvatore Vittorio e Gino Pavone, scelsero di seguire Pippo 'u carruzzeri nella sua decisione di schierarsi direttamente con il gruppo di Pillera. Sfociarono numerosi episodi che videro la frazione guidata da Turi Pillera "Cachiti" e Giuseppe Salvo "u' carruzzeri", contrapporsi ad Antonino Puglisi. Successivamente con la mediazione di altri clan alleati riuscirono a sanare la frattura tra l'alleanza dei Clan Pillera e Savasta. Tuttavia la scissione tra il Salvo ed il Puglisi il clan Savasta, si indebolì pesantemente e non più visto di buon occhio dai vertici del clan Pillera; il gruppo della Savasta guidato da Antonio Puglisi cerco alleanze con il clan Laudani detti "mussi di ficurinia"; quest'ultimi prima legati al clan Pillera e successivamente nel 1986 divennero nemici.

Nel 1986, il capomafia Salvatore Pillera venne tratto in arresto. Dal carcere stesso il boss Pillera avrebbe scelto come erede/reggente del clan suo figlioccio; il giovane Turi Cappello. La frazione del Pillera cambiò aspetto, assumendo il binomio Pillera-Cappello. La decisione di incaricare Cappello come reggente, portò numerosi squilibri all'interno della cosca. Giuseppe Sciuto, detto "Pippo Tigna", non accettò tale scelta e iniziò una guerra interna all'insaputa di Turi Pillera che in quel periodo rimase detenuto. L'ira di Sciuto sfociò in numerose faide: il suo intento era quello di eliminare tutti quelli che rimasero fedeli al clan Pillera. La guerra tra i Pillera-Cappello da un lato e gli Sciuto-Laudani e Savasta dall'altro causò numerosi episodi di sangue: nel 1989 caddero infatti sotto i colpi di pistola Vincenzo Catalano e Orazio Zappalà, per mano dei Pillera-Cappello. Giovanni Castiglia, paciere del clan, cugino di Giuseppe Salvo e zio di Salvatore Pillera, venne ucciso dalla cosca Sciuto-Laudani. All'inizio della sanguinosa faida, il boss Pippo Salvo (braccio destro del Pillera) venne invitato più volte a cambiare la scelta del Pillera sulla reggenza del clan, ma così non fu. Quest'ultimo affermò la volontà sua e del cugino Pillera nel schierare come erede naturale del clan il giovane Turi Cappello, essendo figlioccio del Pillera e compare del Salvo. Il triumvirato composto dagli Sciuto-Laudani-Savasta sferrarono un'ulteriore azione militare al fine di debellare la cosca Pillera-Cappello, esattamente nel 1989 colpirono il boss di maggior calibro della cosca; Giuseppe Salvo 'u carruzzeri, quest'ultimo riuscì a salvarsi. Inerente agli ultimi episodi la risposta dei Pillera-Cappello fu immediata, a distanza di qualche giorno vennero eliminati tre esponenti della cosca Sciuto: i fratelli Giuseppe, Mario e Orazio Buda. Sempre nel 1989 venne ucciso a Milano Santo Castorina detto 'Panizza', fedele di Pippo Tigna. Dopo alcuni mesi, nel 1990, il boss del clan Pillera-Cappello Antonino "Nino" Pace venne freddato in un salone da barba nel quartiere Canalicchio. In risposta a tale episodio il figlio del capostipite dei "mussi di ficurinia" Santo Laudani rimase trucidato per mano del giovane Salvatore Cappello nella famosa macelleria di famiglia dei Laudani nella stessa zona.

Inizi anni 90, Antonino Strano Stellario detto "Nino figghiu pessu" elemento di spicco del clan Pillera, fece arrivare all'interno del carcere direttamente a Salvatore Pillera, la notizia che Turi Cappello iniziò guerre con altre cosche per futili motivi: tale episodio portò numerosi squilibri, Turi Cachiti si innervosì e avrebbe detto a Cappello "io lascio la pace e tu fai la guerra". Pillera non vedeva di buon occhio alcuni nuovi schieramenti all'interno del suo gruppo, infatti condannava i comportamenti agguerriti di Jimmy miano (capo dei cursoti milanesi) alleato dei Pillera-Cappello e di Ignazio Bonaccorsi che da poco tempo era transitato dal clan dei cursoti catanesi al Clan Pillera per volontà dei boss, Pippo Salvo, Turi Cappello e Nino Pace. All'interno del carcere di piazza lanza, esattamente nel 1992, erano presenti i tre capimafia: Salvatore Pillera, Giuseppe Salvo 'u carruzzeri e Salvatore Cappello. Quest'ultimo non si aspettava questa accusa da parte del Pillera. Così vi fu una scissione definitiva tra il gruppo Pillera-Cappello. Pippo Salvo e Turi Cappello decisero di mettersi in proprio creando un nuovo clan, il quale avrebbero optato, per evitare ulteriori pressioni da parte dalle forze dell'ordine di mettere il nome del boss Jimmy Miano capoclan dei "cursoti milanesi" e amico fidato del Cappello, morto nel 2005. Tale idea non fu accettata da alcuni membri del clan, dato che buona parte degli affiliati volevano per lealtà e per anzianità che il nuovo clan dovesse portare il nome di Giuseppe Salvo 'u carruzzeri (essendo stato quest'ultimo negli anni precedenti boss carismatico, co-fondatore del clan Savasta e braccio destro del Pillera) con a capo lo stesso Salvo Giuseppe e Cappello Salvatore. La questione si risolve quando lo stesso Giuseppe Salvo decise che a portare il nome del clan doveva essere il compare Turi Cappello divenuto giovane capomafia. Dentro il carcere avvenne la nascita definitiva del clan Cappello che vide l'unione tra la mafia catanese dei Cappello e la 'Ndrangheta di Franco Coco Trovato: tale unione fu celebrata da quest'ultimo, indicato come uno dei capi più potenti di tutta la 'Ndrangheta calabrese.

Prima ancora della faida contro i gruppi Laudani-Savasta e Sciuto vi fu la faida contro il clan Santapaola, che iniziò quando era ancora in vita Alfio Ferlito, ucciso poi nella cosiddetta Strage della circonvallazione nel 1982 a Palermo. Lo scontro tra i clan Ferlito-Pillera e Santapaola fu il più cruento della storia della mafia catanese, in quanto entrambe le parti persero personaggi di spicco come Alfio Ferlito e Salvatore Palermo, tra i Ferlito-Pillera, e Rosario Romeo (braccio destro di Nitto Santapaola) e Francesco Grillo del clan Santapaola. La riappacificazione tra Pillera e Santapaola avvenne quando i due si trovarono in carcere. Nonostante la pax mafiosa che Nitto Santapaola stabilì con Turi Pillera; Nitto Santapaola nutriva un forte rancore nei confronti di Turi Cappello, colpevole solamente dal fatto di essersi schierato con Ferlito-Pillera quando il Santapaola lo invitò a fare parte del suo gruppo. Nitto Santapaola destava da sempre preoccupazione sulla presenza di Turi Cappello sul territorio catanese, perché aveva etichettato quest'ultimo come un soggetto pericoloso e carismatico nonostante la sua giovane età. Jimmy Miano (capoclan dei cursoti milanesi e amico fidato del Cappello) cercò di riappacificare i clan tramite il boss Aldo Ercolano, ma nonostante i buoni rapporti tra questi ultimi tale tentativo non andò a buon fine. Solo l'incontro all'interno del carcere tra il braccio destro di Nitto Santapaola, tale Francesco Mangion, detto "Ciuzzu 'u firraru" e Giuseppe Salvo detto 'u carruzzeri (ex braccio destro e cugino di Salvatore Pillera e compare di Salvatore Cappello) ebbe riscontro positivo: ed è stato così che si è stabilita una nuova pace tra le famiglie mafiose più potenti della città.

Legami con la politica Il clan catanese vanta di un solo uomo che teneva legami con la politica: Giuseppe Salvo, conosciuto meglio con il soprannome di Pippo 'u carruzzeri. Il 18 dicembre 1990 il capomafia venne arrestato insieme all'assessore al traffico Mariano Genovese: dietro di loro il sospetto che stessero mettendo le mani sui servizi di rimozione auto creando una società, la "Catania Soccorso", un business da almeno un miliardo e mezzo di lire l'anno. Tale episodio rimase nella storia essendo il primo reato documentato di mafia e politica in Italia e probabilmente in tutto il mondo. Il Salvo venne anche accusato di appartenere a Cosa nostra: secondo le indagini svolte dalle forze dell'ordine e ricostruzioni della stampa, avrebbe vantato da sempre buoni rapporti con il referente di Cosa nostra catanese, Nitto Santapaolahttp://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1990_12/19901219_0007.pdf&query=Giuseppe%20Rizzo . Salvo venne preso di mira dal giudice Felice Lima, il cui intento era quello di mandare in carcere tutti i capi clan catanesi come Giuseppe Salvo. Felice Lima si mise alle calcagne del Salvo in modo da indebolire la figura di Turi Cappello, all'epoca latitante, e poterlo acciuffare.

Cappello e la Camorra