La chiesa di Santa Felìcita è un luogo di culto cattolico di Firenze che si trova nel quartiere di Oltrarno, tra il Ponte Vecchio e palazzo Pitti, in piazza Santa Felicita, lungo via de' Guicciardini. Su di essa insiste l'omonima parrocchia, affidata al clero diocesano dell'arcidiocesi di Firenze.

Storia Epoca paleocristiana

Come fondazione si tratta di una delle più antiche chiese della città, risalendo addirittura all'epoca romana, quando sorse nel luogo di un oratorio di pianta basilicale posto presso il cimitero paleocristiano. I resti delle sue tombe "alla cappuccina" sono ancora visibili sotto il pavimento della chiesa attuale. La quota così bassa, dovuta al restringimento artificiale dell'alveo dell'Arno, fa dire ad alcuni che si tratta di antiche catacombe cristiane. Dello stesso cimitero la chiesa conserva alcune lapidi scritte, perlopiù, in greco: già nel II secolo infatti nella zona risiedevano alcuni mercanti siriani che portarono il culto cristiano in città.

La prima chiesa era probabilmente di notevoli dimensioni e risaliva al periodo fra la fine del IV e l'inizio del V secolo, dedicata ad una santa, martirizzata a Cartagine all'epoca dell'imperatore Marco Aurelio. Alla fine degli anni 1940 una campagna di scavi della soprintendenza nella chiesa e nella piazza di Santa Felicita, fece emergere la basilica e le sepolture paleocristiane, con interessanti epigrafi funerarie attestanti la presenza di una comunità cristiana di lingua greca e di provenienza siriana..

Le uniche tracce visibili di quel periodo si trovano nel chiostro e vicino all'ingresso della canonica, dove nel Settecento furono sistemati materiali lapidari romani e paleocristiani (accanto ad altri tardo medievali). Con la definitiva decadenza dell'impero romano le costruzioni fuori mura, come questa, rimasero facili vittime degli assedi e delle devastazioni di Goti e Longobardi che finirono col prendere possesso di Firenze. A queste vicende, molto probabilmente, si deve la distruzione della basilica paleocristiana. Nel sottosuolo esistono una serie di cunicoli, dai quali è possibile vedere anche un tratto dei resti della Via Cassia romana, alcuni metri sotto il livello del suolo odierno.

Epoca romanica Ma i fedeli fiorentini non intesero restare a lungo senza la loro chiesa e la ricostruirono subito accanto alla prima. In mezzo alle tombe alla cappuccina, sotto il pavimento di Santa Felicita, si possono vedere anche le basi delle colonne di quella seconda chiesa, le fondazioni di un muro semicircolare che dovette esserne l'abside ed il pavimento di una cappellina che, anche allora, si trovava sotto il pavimento della chiesa: forse la "cripta". Questa chiesa fu più piccola della precedente basilica, forse troppo per le ambizioni dei fiorentini di là d'Amo che, nel frattempo, andavano diventando sempre più numerosi e che, forse, in quella chiesetta non ci stavano più.

La costruzione della nuova chiesa avvenne nell'XI secolo e risale al 1055 (con il Concilio di Firenze che qui si svolse) la prima menzione documentaria di un annesso monastero di monache benedettine. Il 7 novembre 1059 papa Niccolò II consacrò la nuova chiesa e il nuovo monastero. La chiesa si trovava proprio al posto del cortile dal quale oggi si passa per entrare in canonica: il muro dove si trova il portone d'ingresso, molto probabilmente, era quello della sua facciata e l'altro, a destra, (che sotto l'intonaco fa vedere delle belle pietre squadrate) quello del fianco destro.

Di questa chiesa, di epoca e stile romanici, oggi restano solo pochi ma notevoli resti incorporati nelle case e nei locali di servizio in piazza Santa Felicita: tre colonne in rocchi di marmo verde, con capitelli romanici di buona fattura, due delle quali sostengono ancora una volta a crociera che si appoggia dall'altro lato su due peducci. Questi elementi, tutti insieme, ci fanno immaginare una chiesa a tre navate, di una discreta importanza.

Essa rimase aperta al culto fino al secolo tredicesimo e si può pensare che venisse abbandonata in seguito alla grande pestilenza del 1348, quella raccontata dal Boccaccio. Precauzioni di ordine igienico portarono poi a coprire i morti sotto strati di calce viva proprio in quelle chiese che li avevano accolti da ammalati e sotto i cui pavimenti erano poi stati sepolti. Simili depositi cimiteriali sono stati ritrovati anche nell'area della chiesa in occasione di scavi eseguiti dai proprietari delle case che ora vi sorgono.

Epoca gotica

In seguito a quest'abbandono, le monache provvidero ad edificare una nuova chiesa di forme gotiche che dovette esser consacrata tra il 1348 e il 1354 (è del febbraio '54 il decreto vescovile di conferma dell'istanza dei Canigiani per l'erezione di un altare, avanzata già nel 1348). La sua facciata si presentava più bassa dell'attuale, con una grande finestra centrale, ancor oggi esistente ma poco visibile perché quasi nascosta dalla galleria che sarebbe stata costruita da Giorgio Vasari nel Cinquecento. I tre stemmi dei Guicciardini che vi sono rimasti, testimoniano dell'andamento dell'antico tetto a due falde.

La chiesa dovette essere tutta intonacata con pietra a vista solo negli angoli. La chiesa gotica ebbe dunque una sola navata (come ora), il transetto con cinque cappelle absidali di cui la centrale (quella dell'altare maggiore) leggermente più larga, separate da setti murari due dei quali sono rimasti, con parte dei loro affreschi (ora staccati) e dei costoloni delle volte a crociera, in due ambienti cui si accede dallo scannafosso della chiesa.

Di questo edificio si conserva, intatta, solo la Sala capitolare trecentesca con affreschi frammentari del 1387 ad opera di Niccolò di Pietro Gerini (Crocifissione e, nel soffitto, il Redentore e le Sette Virtù). All'esterno la Colonna di Santa Felicita ricorda una battaglia leggendaria avvenuta tra i miliziani di San Pietro Martire e gli eretici patarini.

La ricostruzione

L'aspetto odierno risale infatti al XVIII secolo quando l'architetto Mario Roggero la ristrutturò completamente. Seguendo un progetto di modernizzazione avviato dalla Controriforma, nel 1735 le monache proprietarie della chiesa diedero inizio alla ricostruzione che risparmiò solo le due simmetriche cappelle Barbadori-Capponi e Canigiani, in controfacciata, ed il coro seicentesco. Il Ruggieri si ispirò a modelli tardo-cinquecenteschi, nella ricerca di un chiaro ritmo classico nell'unica navata.

Una prima soppressione nel 1793 ad opera del Granduca Pietro Leopoldo non arrecò grandi mutamenti alla vita monastica, poiché le monache rimasero in Santa Felicita, mentre la soppressione napoleonica del 1808 mise definitivamente fine al monastero benedettino.

Descrizione Esterno

L'esterno della chiesa è caratterizzato dalla facciata, a capanna, alla quale è addossato il Corridoio vasariano; questo passa al di sopra un portico a tre campate che si apre verso l'esterno con archi a tutto sesto poggianti su pilastri quadrangolari. Si accede all'interno tramite un unico portale centrale, affiancato dalle monofore che danno luce alle cappelle ad esso affiancate internamente. Sotto al portico si trovano varie sepolture di personaggi, tra le quali quella del cardinale Luigi de' Rossi, familiare di papa Leone X, e dell'artista Arcangela Paladini. Nella parte superiore della facciata si aprono due finestre ad arco ribassato.

In posizione arretrata vi è il campanile, costituito dall'antica torre dei Fifanti. Essa è a pianta quadrangolare e con paramento murario in pietre a vista; presenta nella parte superiore di ciascuna parete una coppia di monofore che si aprono internamente sulla cella campanaria. La copertura è costituita da un basso tetto piramidale.

Interno Aula

L'interno della chiesa è a pianta a croce latina. L'aula si compone di un'unica navata coperta con volta a botte lunettata e illuminata da grandi finestroni ad arco ribassato, lungo la quale si aprono tre cappelle per lato. La controfacciata presenta ai lati del portale le cappelle Canigiani (a sinistra) e Barbadori-Capponi (a destra), e al di sopra di esse un palco comunicante con il retrostante Corridoio vasariano: la chiesa acquistò una grande importanza cittadina quando i Medici sfruttarono la sua posizione per il passaggio di quest'ultimo, nel 1565. Dal corridoio si poteva uscire per scendere sul palco (detto appunto del Granduca), modificato nel XVIII secolo. Da questa postazione i granduchi prima dei Medici e poi dei Lorena potevano assistere alle funzioni religiose senza dover scendere nell'aula. L'officiante, per portare loro la comunione, li raggiungeva salendo per una scala (a chiocciola prima e a rampa poi) che porta in un largo corridoio che passa sopra le cappelle laterali.

La navata comunica con il transetto tramite una campata leggermente più stretta, che presenta su ciascuna delle pareti laterali una cantoria con organo a canne e una sottostante cappella: quella di sinistra ospita un Crocifisso di Andrea Ferrucci (fine XV-inizi XVI secolo), già nella cappella omonima; quella di destra, invece, i monumenti funebri di Francesco di Thurn (m. 1766) e di Silvio Albergati (m. 1695, a destra).

Fra le sepolture presenti nella chiesa, vi è quella della famiglia Guicciardini (lo storico Francesco venne sepolto ai piedi dell'altare maggiore); vi è inoltre il cenotafio del senatore Ferrante di Niccolò Capponi, consigliere di Cosimo III de' Medici, morto il 14 gennaio 1688.

Cappella Canigiani La cappella Canigiani si trova a ridosso della parete di controfacciata, alla sinistra della porta d’ingresso. La volontà di creare un pendant con la simmetrica cappella Barbadori portò, alla fine del XVI secolo, alla decorazione della cappella ad essa opposta, patronato dalla famiglia Canigiani, per mano di Bernardino Poccetti che realizzò il Miracolo di Santa Maria della Neve tra il 1589 ed il 1590. All'altare è una tavola di Andrea del Minga raffigurante lAssunzione della Vergine, del 1590-1591.Alessandro Nesi, Un disegno di Andrea del Minga per l'Orazione nell'orto in Santa Croce a Firenze, in Bollettino d'Arte, n. 133-134, Luglio-Dicembre 2005, pag. 105. La cupola fu affrescata da Tommaso Gherardini con la Santissima Trinità nel 1770 circa.

Cappella Barbadori-Capponi