Lesercito romano della media Repubblica è l'insieme delle forze militari terrestri e di mare che servirono Roma antica nel corso della serie di campagne militari che caratterizzarono la sua espansione, durante il periodo medio repubblicano fino alla riforma mariana (dal 350 circa al 107 a.C.), che ne rappresentò il sovvertimento. Allora infatti, a seguito della crescente proletarizzazione del ceto medio cittadino di Roma, fu promossa una riforma che, rimuovendo la leva di massa obbligatoria (il dilectus, anche se sopravvisse in seguito), rendeva l'accesso all'esercito su base di norma volontaria. È anche conosciuto come esercito romano manipolare.
La caratteristica principale dell'esercito della media repubblica fu l'organizzazione manipolare del suo schieramento in battaglia. Invece di un'unica e grande massa (la falange), come era stato l'esercito romano in età regia, i Romani elaborarono una formazione su tre linee (triplex acies), costituita da piccole unità di 120 legionari (manipoli), schierati come su una scacchiera, dove fondamentale risultava l'aspetto tattico e la flessibilità della formazione. Questa organizzazione venne probabilmente introdotta durante le guerre sannitiche (343-295 a.C.).
E forse probabilmente in questo periodo, ogni legione venne accompagnata da una formazione alleata di non-cittadini romani delle stesse dimensioni, chiamata ala, reclutata tra le popolazioni italiche denominate socii. Si trattava di circa 150 città-stato autonome, legate a Roma da trattati di perpetua alleanza militare. I loro unici obblighi erano di fornire truppe alleate completamente equipaggiate a loro spese, in appoggio all'esercito romano, a richiesta, fino ad un massimale stabilito ogni anno. Evidenze archeologiche nei campi presso la città di Numanzia in Spagna, mostrano che si trattava di unità tattiche molto ampie. La coorte (composta più tardi da 480 soldati, era l'equivalente di 3 manipoli ovvero 6 centurie) esisteva già, accanto ai manipoli, dalla seconda guerra punica. Dal 107 a.C. circa (riforma mariana dell'esercito romano), la coorte sembra abbia rimpiazzato completamente i manipoli come unità tattica base della legione romana.
La seconda guerra punica (218–201 a.C.) vide l'aggiunta di un terzo elemento al preesistente dualismo Romani-Italici: mercenari non Italici con specifiche competenze mancanti nelle legioni e nelle alae: la cavalleria "leggera" numidica, gli arcieri cretesi e i frombolieri delle Baleari. Da questo momento in poi, queste unità andarono ad accompagnare l'esercito romano, che andava così dividendosi in: legioni di cittadini romani, alleati italici (utilizzati anche nella marina militare) e i mercenari non-Italici.
Fonti e storiografia
La più importante fonte letteraria esistente sull'esercito romano di questo periodo sono le Storie dello storico greco Polibio, pubblicate attorno al 160 a.C.. I capitoli a noi pervenuti coprono la prima e la seconda guerra punica. Il libro VI contiene un'analisi dettagliata dell'organizzazione dell'esercito romano. Polibio è generalmente considerato dagli storici moderni come una fonte attendibile e sufficientemente equilibrata, anche se ci sono alcune incongruenze e punti oscuri in alcune parti della sua descrizione. Ciò sembra derivare principalmente dall'utilizzo di termini greci per descrivere unità militari romane. Inoltre, la cronologia del suo racconto è incerta. Alcuni autori moderni hanno suggerito, sulla base delle caratteristiche comuni agli eserciti consolari, che egli abbia descritto l'esercito all'inizio della seconda guerra punica (218 a.C. circa), molto tempo prima della redazione delle sue Storie (160 a.C. circa).. Ḕ pure possibile che il suo racconto contenga dettagli da differenti periodi storici. Le fonti di Polibio del libro VI rimangono incerte. Si è ipotizzato che egli abbia utilizzato un antico manuale militare.
La seconda fonte letteraria più importante è Ab Urbe condita libri, un'imponente storia di Roma pubblicata attorno al 20 d.C. dallo storico latino di epoca augustea, Tito Livio, la cui opera sopravvive nei libri XXI-XLV e copre il periodo compreso tra il 218 e il 168 a.C. Anche se non esiste un'analisi specifica dell'esercito romano come in Polibio, l'opera di Livio contiene molte informazioni accessorie sull'esercito e le sue tattiche.
Utili sono anche la monografia sulla guerra giugurtina di Sallustio (pubblicata attorno al 90 a.C.) e le biografie, più tarde, dei personaggi principali della storia romana repubblicana di Plutarco.
Diversamente dal successivo esercito romano di epoca imperiale, è scarsa la documentazione epigrafica e le testimonianze pittoriche sopravvissute dell'esercito di questo medio periodo repubblicano. Il più importante bassorilievo è la tomba di Domizio Enobarbo (122 a.C. circa), che fornisce la rappresentazione più chiara e dettagliata dell'equipaggiamento di ufficiali e legionari della media-repubblica. I soldati rappresentati sono: un ufficiale superiore, quattro fanti e un cavaliere. C'è in effetti una carenza di lapidi che mostrino soldati in abbigliamento militare come invece è comune per il periodo del principato. La prima è datata a partire dal 42 a.C. e rappresenta un centurione di Padova..
Le prove archeologiche pubblicate sulle campagne di scavo di epoca repubblicana risultano molto meno abbondanti rispetto a quelle di epoca imperiale, anche se le prime sembra stiano rapidamente crescendo. Un ragguardevole materiale critico ci è giunto da una serie di accampamenti fortificati romani, costruiti attorno alla città iberica di Numantia (guerra numantina, dal 155 al 133 a.C.). I siti più importanti sono: gli accampamenti di Renieblas, databili al periodo 195 - 75 a.C., il cui castrum III sembra possa risalire al 153 a.C., anno della campagna militare del console Quinto Fulvio Nobiliore; il campo di Castillejo, occupato nel 137 a.C. da Gaio Ostilio Mancino e, più tardi da Scipione Emiliano nel 134-133 a.C.; il campo di Peña Redonda, non meno importante degli altri due..
Questi siti ed altri, hanno fornito preziose informazioni sia sull'aspetto degli accampamenti, sia su numerosi reperti e materiali militari. Questa sequenza di siti venne scavata nel 1905-1912 da Adolf Schulten, che interpretò i risultati degli scavi come un dettagliato e coerente resoconto di quanto aveva descritto Polibio nel suo libro VI sugli accampamenti romani.. Tuttavia una recente nuova analisi dei dati raccolti da Michael Dobson (nel 2008), hanno condotto alla conclusione che solo una parte dei dati di Numantia supportano quanto Polibio suggerisce nelle sue Storie e cioè che le legioni erano già organizzate in coorti..
Di grande importanza per la comprensione di alcune parti dell'equipaggiamento militare romano di epoca medio-repubblicana è il ritrovamento di 160 armi romane rinvenuto a San Michele di Senosecchia in Slovenia (nota ai Romani come Pannonia occidentale), databile al 200-150 a.C. Questo sito si trovava lungo la via romana principale che conduceva da Aquileia ad Emona (Lubiana). Originariamente venne portato alla luce nel 1890. Lo studio di questi reperti non fu mai pienamente pubblicato fino al 2000. Esso comprende un elmo, quattro spade (tra cui due gladii), due lance, centosei pila di varie tipologie, trentasette giavellotti, punte di freccia e altri oggetti vari.
Contesto storico Roma e la confederazione italica
L'alleanza romano-italica ebbe un'importante evoluzione a partire dal 264 a.C. e rimase alla base dell'organizzazione militare romana per i successivi duecento anni. Dal 338 all'88 a.C., le legioni romane furono sempre accompagnate in guerra da un numero uguale di unità chiamate alae (letteralmente "ali", poiché erano poste sui fianchi dello schieramento di battaglia, con al centro le legioni di cittadini romani). Le alae erano composte da un numero similare di soldati alleati, mentre il 75% delle truppe a cavallo di un'armata consolare era composta da alleati italici (socii).
L'alleanza discendeva alla lontana dal foedus Cassianum (trattato di pace stipulato tra Romani e Latini nel 493 a.C.) firmato dalla neonata Repubblica romana con le vicine città-stato latine, poco dopo la fine della monarchia a Roma (509 a.C.). Si trattava di un'alleanza militare a tempo indeterminato tra Roma e le città-stato del Latium vetus, a cui i Romani stessi appartenevano. Anche se le informazioni a noi giunte sono frammentarie, una delle caratteristiche fondamentali del trattato fu il patto di non-aggressione reciproca e la necessità di approntare un sistema di difesa comune. Quest'ultima condizione richiedeva che tutti i firmatari intervenissero militarmente nel caso in cui uno di loro fosse stato attaccato dall'esterno. Sembra anche che tutti i componenti della lega dovessero fornire i necessari contingenti militari per tutte quelle operazioni congiunte, decise nella conferenza annuale. Sembra anche che, dato che Romani e Latini condividevano il bottino su base paritaria, il trattato prevedesse che i Latini contribuissero con lo stesso numero di soldati messi a disposizione da Roma. Il comando di tutte le forze congiunte romano-latine, era esercitato in modo alterno tra Roma e le città latine.Dionysius I. Il fattore principale di questa alleanza era costituito dalla minaccia che le città del Latium vetus potessero essere attaccate dalle vicine popolazioni italiche, in particolare da Volsci e Equi, le cui incursioni si erano intensificate in questo periodo. Con il 358 a.C., la minaccia delle limitrofe tribù-montane si era talmente ridotta che i Romani preferirono ripudiare l'antico foedus, tanto che il periodo successivo vide lo scoppio della guerra romano-latina e l'invasione di Roma nel Latium vetus (341-338 a.C.).
Nel 341 a.C. infatti, la lega latina, una confederazione delle altre città-stato dell'antico Lazio, si scontrò con Roma per salvare quel poco di indipendenza che ancora le restava. Ma i Romani ottennero una decisiva vittoria e annessero la maggior parte del Latium vetus, unificando gli antichi Latini sotto la loro egemonia, dopo due secoli dal periodo dei Tarquini. Utilizzando le risorse derivate dall'annessione dei nuovi territori, i Romani iniziarono a porre sotto il loro controllo l'intera penisola italica fino al 264 a.C. La fine del foedus Cassianum con i Latini venne sostituito da un nuovo tipo di alleanza militare con le città-stato e le popolazioni italiche. Man mano che ciascuna di queste veniva sottomessa, una parte del suo territorio era annesso al territorio romano e nello stesso si provvedeva ad inviare un certo numero di coloni romani o latini. Alla popolazione sconfitta veniva concesso di mantenere il resto del territorio in cambio di un trattato che siglasse un'alleanza militare perpetua. Non quindi come era avvenuto con la precedente alleanza con i Latini, fondata sulla base di condizioni paritetiche, bensì su un sistema che sancisse l'egemonia di Roma su tutti i popoli italici. La strategia comune si basava solo su quanto decretato dal Senato romano: le forze alleate erano arruolate e poste sempre sotto il comando romano.