Sono state fatte numerose congetture sull'identità di Jack lo squartatore, l'assassino seriale che terrorizzò la Londra vittoriana, alcune improbabili e quasi impossibili come quella che vede coinvolto il poeta e drammaturgo Oscar WildeStephen Knight, Jack the Ripper: The Final Solution, citato, per esempio, in Donald Rumbelow, The Complete Jack the Ripper, pag. 225 o lo scrittore Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Dodgson), e quelle più verosimili, tra cui le piste su William Gull, Alberto Vittorio di Sassonia-Coburgo-Gotha, Joseph Barnett, Francis Tumblety, Aaron Kosminski, George Hutchinson, Charles Lechmere e Walter Sickert. Di seguito sono riportate le più famose e attendibili teorie.

Sospetti secondo la polizia Montague John Druitt Montague John Druitt (15 agosto 1857 - dicembre 1888), figlio di un noto medico londinese, era un giovane avvocato di buona famiglia che si era dedicato all'insegnamento. Il suo corpo fu ritrovato nel Tamigi il 31 dicembre 1888 e l'esame post-mortem stabilì che rimase in acqua per circa un mese. Nelle sue tasche furono ritrovate quattro pesanti pietre, il che sembra indicare un suicidio, ed un biglietto ferroviario datato 1º dicembre, il che indica che la morte fu posteriore a quella data. Sir Melvillle Macnaghten del Criminal Investigation Department lo indicò come principale sospettato in un memorandum del febbraio 1894, seguito da Kosminsky e Michael Ostrog. La sua conclusione si basava sulla coincidenza temporale tra la morte di Druitt e la fine dei delitti (l'omicidio di Mary Jane Kelly, dell'8 novembre 1888, era l'ultimo attribuito a Jack lo Squartatore) e delle non meglio specificate "confidenze personali". Gli studiosi moderni tendono invece a considerarlo estraneo ai fatti. Qualcuno lo considera un adepto di una setta detta "gli Apostoli", in cui erano coinvolti personaggi altolocati del quartiere, ma appare soltanto un'illazione complottistica.

Jacob Isenschmid Jacob Isenschmid, o Joseph Isenschmid (nato intorno al 1845), era un macellaio svizzero che viveva in Milford Road. Soffriva gravemente di depressione e altri disturbi e aveva aggredito ripetutamente delle donne nell’area di Whitechapel, per cui era stato sottoposto a ricovero coatto per ragioni psichiatriche. L’11 settembre 1888 due medici lo segnalarono come sospetto alla polizia. La moglie riportò a sua volta che Isenschmid fosse violento e imprevedibile, che girasse sempre armato di coltello (anche quando non gli occorreva per lavoro), che avesse almeno una volta minacciato di ucciderla e che si era allontanato da casa senza spiegazioni da due mesi, tornando solo sporadicamente. Isenschmid fu quindi arrestato il 13 settembre e, dichiarato pazzo, violento e potenzialmente pericoloso, fu nuovamente internato in un ospedale psichiatrico su ordine del giudice. Isenschmid risultò scagionato quando il 30 settembre Jack lo Squartatore colpì di nuovo, assassinando Elizabeth Stride e Catherine EddowesPaul Begg, Jack the Ripper: The Uncensored Facts, a documented history of the Whitechapel murders of 1888, Editorial Robson Books, Londres, Inglaterra (1988), págs. 201-202..

Seweryn Kłosowski

George Chapman (1865-1903), nato Seweryn Antonowicz Kłosowski nel villaggio di Nagórna, in Polonia. Dal 1880 al 1885 fu apprendista di un chirurgo e fu solo nel 1887 (o forse nei primi mesi del 1888) che emigrò nel Regno Unito, a Londra, dove cambiò nome in George Chapman. Nel 1902 fu accusato di omicidio nei confronti di sua moglie Maud e, dopo l'esumazione dei corpi delle due mogli precedenti, anche del loro omicidio per avvelenamento tramite l'uso di antimonio. Si scoprì anche che i tre matrimoni erano stati dei falsi e nessuna delle tre donne era veramente sposata con Chapman. Le tre vittime di Chapman furono Mary Spink (25 dicembre 1897), Elizabeth "Bessie" Taylor (14 febbraio 1901) e Maud Marsh (22 ottobre 1902). Dopo la sua impiccagione, avvenuta il 7 aprile del 1903, il Capo Ispettore Frederick Abberline, che fu protagonista di molte delle indagini sui casi di Whitechapel, espresse la convinzione che finalmente Jack lo squartatore fosse stato preso e punito per i suoi crimini. Nel 1888, George Chapman era residente in George Yard, Whitechapel. Uno degli argomenti principali che i detrattori della teoria di Abberline utilizzano per confutarla è che Chapman commise i suoi omicidi in maniera "incruenta", tramite l'utilizzo di un veleno. Chapman era solito picchiare violentemente tutte e tre le donne ed anche la sua unica vera moglie, Lucy Klosowski. Quest'ultima raccontò un episodio rivelatore del carattere spietato di Chapman: dopo la morte per polmonite del figlio, la coppia emigrò, nella prima metà del 1891 a New York; Lucy tornò a Londra, sola e terrorizzata, nel febbraio 1892. Il motivo del precipitoso rientro fu, a quanto riporta Lucy stessa, un litigio con Chapman, il quale le premette con forza il viso su un cuscino. L'ingresso nel loro negozio di un cliente interruppe l'aggressione, ma la moglie, con orrore, scoprì che da sotto al cuscino sporgeva un affilato coltello; lo stesso Chapman, in seguito, le disse che aveva l'intenzione di decapitarla con quello stesso coltello e le indicò perfino il punto del pavimento sotto al quale l'avrebbe sepolta. All'obiezione della moglie che i vicini avrebbero sospettato, Chapman, con calma, rispose che avrebbe semplicemente detto che era tornata a Londra. Cosa che la donna fece immediatamente dopo, salvandosi così probabilmente la vita. Non vi sono quindi prove dirette della colpevolezza di Chapman.

Aaron Kosminski Aaron Kosminski (Kłodawa, 11 settembre 1865 - Londra, 24 marzo 1919), barbiere polacco di origine ebraica, fu in epoca vittoriana uno dei principali sospettati per i suoi comportamenti psicotici e per il fatto che avesse una bottega a Whitechapel, con numerosi rasoi e coltelli simili a quelli usati dal killer. Talvolta usava un grembiule nel suo lavoro, simile ad un grembiule di cuoio trovato vicino al corpo della Eddowes (un altro sospetto era appunto un "protettore" di prostitute, John Pizer detto "grembiule di cuoio"). Nei rapporti dell'epoca viene indicato semplicemente come "Kosminski"; da indagini postume il suo nome completo risulterebbe Aron Mordke Kozminski, conosciuto poi come Aaron Kosminski nei documenti del manicomio dove venne internato. Per altri Kosminski è un'errata traslitterazione del nome da parte di Scotland Yard e il suo vero nome era Nathan Kaminski, che successivamente cambiò il suo nome in David Cohen o Aaron Cohen, un altro dei nomi di pazienti presenti nel manicomio; secondo altri invece Cohen e Kosminski erano due persone distinte.Martin Fido, The Crimes, Death and Detection of Jack the Ripper. Vermont: Trafalgar Square. ISBN 978-0-297-79136-2. (1987); pag. 215 e 219 e segg. La famiglia di Kosminski era emigrata anni prima dalla Polonia per sfuggire ai pogrom antisemiti. Due suoi domicili conosciuti, Sion Square e Greenfiel Street, sono posti all'incirca al centro dell'area dei delitti. Kosminski era affetto da turbe mentali, probabilmente una forma di schizofrenia, e Macnaghten riporta che provava "un profondo odio nei confronti delle donne e forti tendenze omicide"; egli, inoltre, imputa la follia di Kosminski a "molti anni trascorsi indulgendo in pratiche solitarie", ovvero alla masturbazione compulsiva che, a quanto pare, fece davvero parte della storia clinica del sospettato (la sessualità eccessiva era presente anche nel profilo di Jack delineato da Bond). Nel 1891, anno della possibile ultima vittima non canonica, Kosminski fu ricoverato nel manicomio di Colney Hatch a causa dei suoi comportamenti psicotici, dove rimase all'incirca per tre anni, anche se Macnaghten riporta erroneamente che vi morì pochi mesi dopo il ricovero, e dove alcuni sintomi della sua follia furono osservati e riportati; Kosminski soffriva di allucinazioni uditive, si rifiutava di ricevere cibo dagli altri e di lavarsi. Nei rapporti clinici sopravvissuti fino ad oggi non sono segnalati episodi di particolare violenza; viceversa il paziente per la maggior parte del tempo viene indicato come apatico e passivo. L'ultimo rapporto su Kosminski a Colney Hatch lo descrive come "incoerente, ma tranquillo e in buona salute". Nonostante ciò, alcune valutazioni psichiatriche, pur non riferendo di atti aggressivi affermano genericamente che era "incoerente, a tratti eccitato e violento" (forse una forma di ipersessualità, come quella di molti altri sospetti) o "apatico". Kosminski trascorse gli ultimi 25 anni della sua vita nel manicomio di Leavesden, a Londra, dove fu ricoverato il 19 aprile 1894, e lì morirà nel 1919 per un'infezione dovuta alla gangrena di una gamba. In totale, dopo il periodo coinciso con i delitti di Jack, Kosminski trascorse in manicomio gli ultimi 28 anni di vita.Lekh, S.K.; Langa, A.; Begg, P.; Puri, B.K. (1992), "The case of Aaron Kosminski: was he Jack the Ripper?", Psychiatric Bulletin, vol. 16, pp. 786–788 Kosminski è sepolto al cimitero ebraico di East Ham, Londra.

Taluni ritengono possibile che Kosminski abbia effettivamente scritto alcune lettere di Jack (in particolare la lettera delirante in cui Jack afferma di praticare il cannibalismo con il rene asportato alla Eddowes, e altre lettere incoerenti e sgrammaticate, tipiche di un non madrelingua o di una mente confusa; in una Jack scrive un P.S. che nomina gli ebrei e il grembiule di cuoio), pur non essendo forse lui il vero killer, o che abbia realizzato la scritta su un muro vicino ad un delitto, che recitava "gli ebrei sono coloro che non verranno accusati per niente" (la scritta "jews" è riportata nelle copie dei rapporti di Scotland Yard in maniera errata [jewus, juwes, ecc.], non si sa se per errore o perché davvero era stata realizzata così). Altri affermano invece che sia proprio lui l'assassino. La figura di Kosminski, sospettato all'epoca ma poi ignorato successivamente, è stata riportata in auge in tempi moderni, dove profiler, esperti di identikit, scienziati e perfino medium e sensitivi hanno scritto libri ed effettuato indagini su di lui.

Analisi scientifiche moderne Il 7 settembre 2014, degli esami effettuati da Jari Louhelainen su campioni di DNA rimasti sullo scialle che il proprietario affermava essere di una delle vittime, comparati con il DNA dei sospettati, hanno portato a ritenere Kosminski come il vero colpevole degli assassinii. Molti esperti hanno rigettato questo test, affermando che non ci siano prove che lo scialle appartenesse a una delle vittime, affermando che si tratta di una manovra commerciale per pubblicizzare un libro in uscita.Articolo “Il Bingo della Bufala” nella rubrica “Povera scienza” di Paolo Attivissimo, su Le Scienze nº554, ottobre 2014.