Con storia culturale dei glutei ci si riferisce alla progressiva erotizzazione e sessualizzazione dei glutei - soprattutto, ma non solo, femminili - verificatasi lungo il corso della storia.
Significato evolutivo Il sessuologo Alfred Kind suggerisce che i glutei siano da sempre luogo primario di presentazione e proposta sessuale nei primati. Alcuni antropologi e sociobiologi credono che il feticismo del seno deriva proprio dalla sua somiglianza con i glutei, venendo così a fornire un'attrazione sessuale specifica anche alla parte anteriore del corpo femminile.
Negli esseri umani, le femmine hanno generalmente glutei più alti, rotondi e voluttuosi; ciò è causato dagli estrogeni che incoraggiano il corpo ad immagazzinare il grasso nelle natiche, nei fianchi e nelle cosce, mentre il testosterone maschile scoraggia il deposito di grasso in queste zone. Le natiche delle femmine umane contengono quindi più tessuto adiposo che nei maschi, soprattutto dopo la pubertà.
La psicologia evoluzionista suggerisce che i glutei arrotondati e carnosi siano opera dell'evoluzione, rendendoli zona erogena e desiderabile, fornendo in più un'indicazione visiva della giovinezza e fertilità della donna. Essi segnalano la presenza di estrogeni e di depositi di grasso sufficienti per la gravidanza e l'allattamento. Inoltre proprio i glutei danno un'indicazione della forma e dimensioni delle pelvi, con relativo impatto per la capacità riproduttiva. Dal momento poi che lo sviluppo ed il pronunciamento delle natiche ha inizio con il menarca ma diminuisce con l'età, le natiche belle, piene e sode sono anche simbolo di giovinezza e, di riflesso, di bellezza.
Helen B. Fisher, antropologa e ricercatrice del comportamento umano, afferma che la forma carnosa e arrotondata dei glutei è l'attrattiva maggiore per i maschi durante il rapporto sessuale in posizione da dietro, quella probabilmente più utilizzata durante l'antichità preistorica. Altre ricerche hanno confermato che i glutei femminili si sono evoluti con lo scopo preciso d'attrarre l'attenzione e la scelta sessuale dei maschi, oltre a indicare una migliore forma del corpo umano nelle donne, fino al punto da prescindere anche dalla selezione sessuale.
Storia
I glutei femminili sono stati sinonimo di fertilità e bellezza fin dai primordi della storia umana. Già le statuine delle veneri paleolitiche databili tra il 35 e il 24.000 a.C. hanno natiche, fianchi e cosce esagerate che attirano quindi immediatamente l'attenzione dello sguardo. La bellezza erotica delle natiche femminili era importante anche nell'antica Grecia, basti pensare solo alla Venere Callipigia (dalle belle-kalli natiche-pygos), statua che sottolinea fortemente i glutei della dea Afrodite. Le natiche nude sono state considerate come estremamente erotiche durante la dinastia Ming, dove sono state spesso paragonate alla brillantezza della luna piena. Molti artisti mettono in posa i loro modelli e modelle esplicitamente per sottolinearne i glutei.
I glutei sono stati considerati quasi sempre come una delle maggiori zone erotiche del corpo dalla cultura occidentale, e l'erotizzazione eterosessuale dei glutei femminili era favorita anche dalla loro associazione e vicinanza agli organi riproduttivi. Al contempo i glutei rimangono spesso una zona tabù a causa della loro vicinanza all'ano e alla sua assimilazione al sistema escretore. Il fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud ha teorizzato che lo sviluppo psicosessuale si verifica in tre fasi (orale, anale e genitale) e che la "fissazione" alla fase anale sia la causa della duratura erotizzazione delle natiche.
Lo spanking, ovvero l'arte della sculacciata erotica, era molto popolare in tutto il mondo anglosassone durante l'epoca vittoriana, anche a causa della progressiva feticizzazione delle natiche; lo spanking rappresentava inoltre la forma principale di pornografia del periodo (vedi in sadomasochismo nella fiction), con un mercato ricchissimo di opere di letteratura erotica riguardanti belle natiche da sculacciare.
D'altra parte mostrare i glutei, presentare le natiche umilmente protese è sempre stato un gesto di sottomissione, anche fra le scimmie. Ma alcuni non paghi di questa umiliante posizione, devono imprimervi anche il marchio finale dell'umiliazione consistente nella punizione corporale. Sono i bambini che hanno soprattutto sperimentato questa concezione, e che la sperimentano ancor oggi malgrado i divieti legali.
Lo psichiatra e sessuologo britannico Havelock Ellis nei suoi studi di psicologia del sesso (1927), designa così le caratteristiche cultural-sessuali dei glutei:
Il medico inglese sostiene infine che il corsetto e le crinoline o tournure hanno lo scopo preciso di sottolineare le natiche delle donne.
L'enfasi sulle natiche femminili come caratteristica eminentemente sessuale secondo l'educatore statunitense Ray Broadus Browne è aumentata esponenzialmente negli ultimi decenni, attribuendolo alla diffusione della moda, prima dei denim jeans e poi di pantaloncini e minigonne attillate. Con la rivoluzione sessuale e la "normalizzazione" della pornografia, i glutei e i seni hanno cessato di essere un elemento biasimevole da rappresentare nei mass media, a differenza degli organi meramente sessuali e genitali esterni.
"Cultura"
Georges-Louis Leclerc de Buffon, nella sua Storia naturale afferma che le natiche appartengono solo alla specie umana e che nessun animale quadrupede le possiede.
L'autore francese Jean-Luc Hennig, nel suo saggio intitolato "Breve storia delle natiche" si sofferma su alcune caratteristiche e particolarità associabili ad un bel fondoschiena, tra cui la grossezza, la forma ideale, le giuste curve del sedere che può essere alla greca o libertino, a uovo o da odalisca e ad altri termini ad esso riferibili quali il culetto dei bambini e quello da danzatrice (sculettante), la sculacciata, l'amore "more ferarum" (da dietro) e il didietro maschile, le pin-up e la sodomia.
In India la danzatrice sacra è del tutto simile alle apsaras, ninfa celeste che balla per piacere agli dei; la statuaria indù le rappresenta con la vita molto sottile, ma fianchi rotondi e natiche considerevoli... la danza indiana sottolinea l'importanza delle tre grandi curve di una donna, ovvero spalle, natiche e gambe... dimostrazione del rigoglio personale della donna, della sua aura voluttuosaStoria delle natiche, pag 64.
Nell'antica letteratura greca tanto sono frequenti le descrizioni o esclamazioni d'ammirazione per un bel sedere, altrettanto risultano rare quelle per un bel seno, per non parlare dei genitali femminili sempre passati sotto silenzioErnest Borneman Dizionario dell'erotismo, 1984, pag 35-36.
Aristofane in Lisistrata fa esclamare ad uno spartano: "Ma questo sedere è bello da non dire!" Mentre l'Antologia Palatina (V, 35) declama: Giudice fui di tre culi [di donna]... nudo abbaglio delle membra. / L'una brillava d'un bianco dolcissimo fiore di glutei / che fossettine tonde suggellavano... sulla morbida pelle inconsci fremiti.
Anche Alcifrone descrive una gara svoltasi tra due ragazze su chi avesse il sedere più bello e delicato: Mirrina per prima si sciolse la cintura e si mise a muovere le natiche, che tremolavano come un budino, e girava la testa all'indietro per controllare il movimento del sedere; poi cominciò ad emettere gemiti sommessi. Triallide non si diede per vinta... Si tolse la tunichetta e incurvando un po' la schiena disse: ecco, guarda che colore pieno di giovinezza, intatto e puro: il rosato delle anche, il loro digradare verso le cosce; non sono né troppo paffute né scarne, e poi le fossette alle estremità (Lettere di cortigiane, "Megara a Bacchide", 14)
Già Esiodo aveva alluso alle bellezze posteriori per mettere in guardia l'uomo dal potere di seduzione della donna: "Né una donna che s'agghinda il deretano t'inganni il cuore sussurrandoti carezzevoli parole" (Le opere e i giorni, 373-5). Nel XVII secolo John Bulwer annota ne L'uomo trasformato:... ricordo un popolo che, per una sorta di assurdo coraggio, si bucava i glutei per appendervi pietre preziose. Il che dev'essere una moda assai scomoda e molto pregiudizievole a un'esistenza sedentariaStoria delle natiche, pag 67.
Nella seconda metà dell'800 il poeta Paul Verlaine innalza inni al "bel culo", dichiarandosene eccitato e soggiogato: "Grazioso e discreto... che ti apri in un'apoteosi/al mio desiderio rauco e muto... mi hai vinto/ormai avrò solo il tuo grazioso culo/tanto leccato, baciato, annusato" (Femmes). Il pittore Henri de Toulouse-Lautrec si trasferisce in una camera di bordello per dipingere, tra l'altro, anche i glutei nudi delle prostitute che ivi dimoravano e lavoravano.
L'adolescente Arthur Rimbaud nel 1870 così verseggia: "...e fui trafitto d'amore davanti al contorcersi grazioso dei due archi pronunciati dei tuoi lombi" (Un coeur sous une soutane). Guillaume Apollinaire, in una poesia dedicata a Madeleine, chiama il posteriore della donna "la nona porta" (il nono passaggio), ancor più misteriosa delle altre, porta dei sortilegi di cui non si osa parlare.
Altro grandissimo estimatore dei bei fondoschiena femminili è Salvador Dalí; induco, dice, le più belle donne a spogliarsi: "dico sempre che attraverso il culo i misteri più grandi diventano sondabili e sono persino giunto a scoprire una profonda analogia fra le natiche e il continuum universale..." Il pittore spagnolo, che aveva un profondo rapporto di amore-odio nei confronti della sorella, le dedica varie tele, tutti ritratti visti da dietro; il più conosciuto è la Giovane vergine autosodomizzata dalla corna della sua castità (1954), ma anche negli altri si possono ammirare gli strabilianti glutei a uova di struzzo appartenuti alla donna.
Secondo l'opinione dello zoologo britannico Desmond Morris ne "L'uomo e i suoi gesti" natiche più carnose e gambe più corte conferirebbero alla donna che corre un'andatura maldestra che la rendono del tutto simile a un'oca o a un'anatraBreve storia delle natiche, pag 57.
Sculacciata ed erotismo
Fessée-sculacciata, non deriva da fesse-natica, bensì da fesser-cighia (da cui il verbo indicante il percuotere con verghe); fino a quando Littré diede della fessée la versione definitiva: colpi inflitti sul sedere con la mano o con la verga. Questo per Anatole France era il modo migliore di far entrare le virtù nei ragazzini indisciplinati, attraverso il didietro.
Nel 1577, racconta Pierre de L'Estoile, Caterina de' Medici diede un festino in cui vi erano le dame più belle di corte, mezze nude e coi capelli sciolti; Pierre de Bourdeille entra nei dettagli: la regina, che non si appagava della sua naturale lascivia, essendo una gran puttana, "per eccitarsi maggiormente fece spogliare le dame e le fanciulle, poi le picchiò sul sedere dando col palmo della mano grandi schiaffi e colpi assai rudi, infliggendo buone vergate alle ragazze e gioiva nel vederle dimenare tutto il corpo e le natiche le quali, a seconda dei colpi che ricevevano, si contorcevano in modi assai strani e piacevoli... senza spogliarle, faceva sollevar loro la veste, poiché all'epoca non si portavano mutande, e le schiaffeggiava e le frustava, a seconda dell'ispirazione, per farle ridere o per farle piangere. Stimolati in tal maniera i propri appetiti, andava poi a farseli soddisfare da qualche uomo particolarmente forte e robusto. Che temperamento!"Breve storia delle natiche, pag 84-5.