I Barbiano, o da Barbiano, sono una famiglia nobile dell'Italia settentrionale, attestata dal Medioevo; anche, dal XV secolo, come Barbiano di Belgioioso (o Belgiojoso).

La famiglia è considerata di discendenza carolingia"... altri ne pongono le radici in epoca longobarda, con un Eberardo, figlio del re Desiderio e conte di Cunio, Barbiano e Lugo..." e fu imparentata con i signori di Imola, Carrara, Faenza e Ravenna.

La famiglia è ricordata da Dante nel PurgatorioDante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, canto XIV: Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia, e mal fa Castrocaro, e peggio Conio, che di figliar tai conti più s'impiglia. con l'antico predicato feudale Cunio.

Ebbe rinomanza in particolare fra il Trecento e il Cinquecento grazie all'attività di condottieri, militari, politici e diplomatici. Nel Quattrocento si trasferì in Lombardia, dove ottenne il feudo di Belgiojoso e, nel 1769, il titolo principesco.

Biografia Origini

Alcuni storiografi fanno risalire l'origine della famiglia ad un Everardo (o Eberardo), figlio del re longobardo Desiderio, che ricevette il titolo di Conte di Cunio.

I Cunio risiedettero in una rocca posta nelle vicinanze del fiume Senio, nella Bassa Romagna. Nel 1296 la rocca di Cunio fu completamente distrutta dai faentini, loro storici nemici. I conti si trasferirono nella vicina Barbiano, iniziando una nuova discendenza.

Condottieri romagnoli

Dopo il trasferimento dei Cunio a Barbiano (1296), la nuova discendenza fu iniziata da Rainiero.

Nella Descriptio provinciæ Romandiolæ, censimento fiscale dei territori settentrionali dello Stato della Chiesa redatto nel 1371, è menzionato Pietro conte di Cunio e signore di Zagonara. Suo nipote Alidosio militò nella "condotta" di Guido da Vimercate per conto di Bernabò Visconti, signore di Milano. Morì nella difesa del castello di famiglia, assaltato nel maggio 1385 da milizie bolognesi e ferraresiMario Tabanelli, Romagna medievale. I conti di Cunio e di Barbiano, Faenza, Longo, 1972, pp. 94-95..

I due figli legittimi di Alidosio, Giovanni e Alberico, seguirono le orme paterne: il primo miliò sotto Venezia, mentre il secondo, che divenne il personaggio più illustre della famiglia, fu al soldo del papa Urbano VI (da cui ottenne l'ampliamento dei feudi romagnoli), di Gian Galeazzo Visconti e del re Ladislao I di Napoli. La figlia femmina, Lippa, andò in sposa ad Obizzo Pepoli. Pochi giorni dopo l'assalto del 1385, Giovanni ed Alberico intervennero a difesa del castello: seppellirono il padre, poi catturarono tutti i miliziani bolognesi e il comandante ferrarese.

Condottiero e capitano di ventura, Alberico da Barbiano fondò la compagnia di San Giorgio, prima compagnia di ventura interamente composta da milizie italiane, in un'epoca in cui nella penisola dominavano eserciti composti da soldati stranieri, ed è quindi ritenuto dai cronisti del tempo e dagli storici dei secoli successivi il primo restauratore della milizia italiana. Nel 1379 fu chiamato da papa Urbano VI e da Caterina da Siena a schierarsi in difesa di Roma contro i bretoniE. Ricottì, Storia delle Compagnie di Ventura, II, Torino 1844, pp. 169. Nella battaglia di Marino tra papato e bretoni riuscì a sconfiggere il nemico straniero ottenendo il titolo di "cavaliere di Cristo" e la carica di "senatore dello Stato della Chiesa. Il papa gli conferì inoltre un grande stendardo bianco attraversato da una croce rossa con la dicitura "LI. IT. AB EXT." ("liberata Italia ab exteris", ovvero "liberata l'Italia dagli stranieri"), che divenne il motto della famiglia e parte dello stemma del casato.

Nel 1403 papa Bonifacio IX nominò legato per Bologna e la Romagna il cardinale Baldassarre Cossa, affidandogli l'incarico di recuperare i territori perduti dalla ChiesaMario Tabanelli, op.cit., p. 121.. Alberico, capitano delle milizie pontificie in Romagna, ne approfitta per assaltare Faenza, dominata dai Manfredi. La città cede e i Manfredi partono per l'esilio a Rimini (1404).

Nel 1405 i Da Barbiano possedevano i seguenti castelli: Barbiano, Zagonara, Lugo, Massa Lombarda, Cotignola, Granarolo, Riolo, Castel Bolognese e, nell'imolese, Tossignano, Monte Catone, Dozza e FiagnanoMario Tabanelli, op.cit., p. 125.. Quell'anno cominciò uno scontro con il legato pontificio che, in capo a pochi anni, segnò il destino del castello di famiglia. Bologna era stata colpita da una grave carestia. Il cardinale aveva acquistato una grossa partita di grano nelle Marche. Il carico, diretto a Bologna, passò dalla Romagna. Qui fu intercettato da Alberico e non giunse mai nel capoluogo felsineo. Il legato pontificio si recò di persona a trattare con il condottiero. Alberico chiese al Cossa 10.000 ducati d'oro e la conferma dei castelli che possedeva. Il cardinale rifiutò la proposta e trovò un accordo con Firenze.

Convocato un consiglio generale a Bologna, Baldassarre Cossa dichiarò guerra ad Alberico. Le milizie bolognesi attaccarono i possedimenti dei Da Barbiano. Furono prese: Dozza, Castel Bolognese e Massa Lombarda (luglio 1405). In settembre le due parti concordarono una tregua. Nel 1408 Alberico fu chiamato a Napoli da re Ladislao e lasciò la Romagna. Nello stesso anno il cardinale Cossa scampò a una congiura; i colpevoli furono mandati a morte. Tra essi vi era Manfredo, uno dei figli di Alberico, che si rifugiò nella rocca di Castel Bolognese. In ottobre la rocca venne espugnata dalle milizie della Chiesa e abbattuta; Manfredo scampò alla cattura fuggendo a Lugo. Il fratello Lodovico si pose al fianco del legato pontificio ed assediò la rocca di Lugo. Manfredo fuggì di nuovo e riparò in Puglia, dove raggiunse il padre Alberico. Il legato pontificio assegnò al fratello Lodovico la titolarità dei castelli che rimanevano in possesso della famiglia: Zagonara, Guercinoro, Sant'Agata e Massa Lombarda (12 novembre 1408). Successivamente le milizie della Chiesa ottennero Riolo e TossignanoMario Tabanelli, op.cit., pp. 159-60..

Nel 1409 il Cossa radunò il maggior numero possibile di uomini in armi e di pezzi d'artiglieria e mosse verso Barbiano, deciso ad assediare il castello. Il 16 maggio ottenne la resa. Successivamente occupò Cotignola e Solarolo. In giugno ordinò l'abbattimento del castello, che fu raso al suoloMario Tabanelli, op.cit., p. 128.. Per gli incroci del destino, nello stesso periodo Alberico trovò la morte in Etruria; non poté quindi tornare in Romagna per difendere la propria città.

Uno dei figli di Lodovico, Alberico II, si distinse dapprima al servizio di Bologna e del papa, poi di Venezia, di Siena e soprattutto del duca di Milano Filippo Maria Visconti, dal quale ottenne il 29 novembre 1431 il castello di Belgiojoso, un vasto feudo nei pressi di Pavia. Qualche anno dopo venne inviato in Romagna a combattere contro fiorentini e veneziani, alleati tra loro e col papa. Vinse la prima battaglia, presso Castel Bolognese, ma i nemici si riorganizzarono e, assegnato il comando a Francesco Sforza, sconfissero i milanesi. Alberico si asserragliò dentro la rocca di Lugo ma, dopo un lungo assedio, dovette arrendersi (1436). L'anno seguente papa Eugenio IV concesse Lugo in feudo al fedele alleato Nicolò III d'Este. Seguirono nel 1440 Massa Lombarda, Bagnacavallo e Conselice. I Da Barbiano persero così tutti i territori posseduti in RomagnaMario Tabanelli, op.cit., p. 177..

Trasferimento in Lombardia

Nel 1431 la famiglia, retta da Alberico II, figlio di Lodovico fu cacciata dalle milizie milanesi da Lugo e costretta a lasciare la Romagna per trasferirsi in Lombardia, stabilendosi nel feudo di loro possesso di Belgioioso presso Pavia, aggiungendo dal 1514 la dicitura "di Belgiojoso" al proprio cognome.

Nel 1514 Carlo da Barbiano abbinò il nome del borgo al proprio cognome e sotto la dicitura "Barbiano di Belgiojoso" la famiglia fu iscritta nel 1566 nel patriziato milanese, oltre che insignita del titolo di “Grandi di Spagna” e di "Principi" poi (1796).

Carlo, nipote di Alberico II, fu governatore di Pavia e ambasciatore sforzesco alla corte di Francia; suo figlio Ludovico fu fatto da Carlo V governatore di Milano, mentre Pierfrancesco fu governatore di Lodi e Cremona e capitano di Milano. Questi due fratelli aggiunsero ai vari possessi della famiglia le signorie di San Colombano al Lambro e di Confienza.

Nel 1606 si diramò in due rami, che discendono dai fratelli Alberico e Galeotto, figli di Ludovico (1556-1590), poeta e musicante, dotto nelle lingue greca ed ebraica, cavaliere di sant'Jago, a sua volta figlio di Piefrancesco.

Un altro figlio di Ludovico, Giovan Giacomo (1565-1626), combatté nelle Fiandre come commissario generale di cavalleria spagnola.

Il castello di Belgioioso fu trasformato una dimora principesca: vi venne imprigionato il re di Francia Francesco I, sconfitto dall'esercito imperiale nella battaglia di Pavia del 1525. La famiglia promosse l'agricoltura nel territorio circostante e intorno al castello si sviluppò un borgo.

A Milano il palazzo familiare è opera settecentesca dell'architetto Giuseppe Piermarini, di stile neoclassico, in seguito residenza dei marchesi Brivio Sforza, mentre il castello di Belgioioso, che in parte mantiene l'originaria fisionomia trecentesca, fu rimodellato nel XVIII secolo su progetto di Francesco Croce prima e di Leopoldo Pollack poi.

Antonio (1693-1779), ambasciatore, ciambellano e consigliere imperiale, ottenne nel 1769 dall'imperatore Giuseppe II il titolo di principe del Sacro Romano Impero e di Belgiojoso, con il diritto di battere moneta d'oro e d'argento con la propria effigie.

Il figlio secondogenito di Antonio, Ludovico (1728-1801) intraprese la carriera diplomatica e fu ministro plenipotenziario austriaco in Svezia nel 1765, ambasciatore imperiale a Londra nel 1769 e vicegovernatore dei Paesi Bassi austriaci dal 1784 al 1787. A lui si deve la costruzione della Villa Belgiojoso a Milano, opera di Leopoldo Pollack e terminata nel 1796, che in seguito fu dimora di Napoleone Bonaparte e successivamente del viceré Eugenio di Beauharnais.

Principi Belgiojoso-Este

Il figlio primogenito del principe Antonio, Alberico XII (1725-1813), fu identificato da alcuni con il "giovin signore" de Il giorno di Giuseppe Parinihttp://www.classicitaliani.it/parini/critica/dominici_prefazione_parini.htm "Fu detto che nel 1763, appena uscito Il Mattino, alcuni nobili signori, scottati dal vedersi rappresentati così al vivo nei versi del Poeta, e dall'essere segnati a dito dal volgo, gli abbiano fatte varie minacce, e che il principe Alberico di Belgioioso; additato pel Giovin Signore, gli abbia mandato a dire si guardasse bene dal pubblicare Il Mezzogiorno, se aveva caro veder la sera".. Fu consigliere imperiale, generale, cavaliere del Toson d'oro e della Corona ferrea e primo prefetto dell'accademia di Brera.

Fu amico di artisti e di letterati (tra cui Foscolo e lo stesso Parini) e bibliofilo: la sua biblioteca e la sua raccolta di stampe sono ora conservate alla Biblioteca Trivulziana di Milano.

Avendo sposato Anna Ricciarda d'Este, figlia di Carlo Filiberto II d'Este di San Martino ed erede del vicariato di Belgioioso (che prendeva nome da tale località ma non la comprendeva, avendo per capoluogo Corteolona), unì alla propria signoria quella della moglie e associò al nome della famiglia quello della consorte, assumendo il cognome "Barbiano di Belgiojoso-Este".