Il matrimonio è uno dei sette sacramenti della Chiesa cattolica. Allo stesso modo è considerato dalla Chiesa ortodossa. Le comunità riformate, invece, seguendo la tesi di Martin Lutero, celebrano il matrimonio, ma non lo considerano un sacramento.

Per la dottrina della Chiesa, il matrimonio è una realtà naturale che costituisce la prima rivelazione dell'amore di Dio per il suo popolo. Luna caro (in latino: una sola carne) a cui sono chiamati gli sposi è immagine dell'Incarnazione, espressione perfetta dell'amore di Dio. Ogni unione matrimoniale ha perciò una dimensione sacra, che diventa sacramentale in senso proprio quando celebrato tra due battezzati.

Secondo il Codice di diritto canonico, il matrimonio è «il patto con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole», che «è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento».Codice di diritto canonico, 1055 §1.

I Padri della Chiesa già nei primi secoli erano d'accordo nell'affermare che il matrimonio cristiano sia diverso da quello dei pagani. «… Le testimonianze danno un'univoca risposta, cioè che questo è una cosa sacra e la sua dignità è stata costituita da Cristo». Così Tertulliano (il quale lo definisce numerose volte sacramentum e indissolubile), Origene, sant'Ambrogio, san Girolamo, Zeno di Verona, sant'Agostino, san Giovanni Crisostomo.

Dal IV secolo si trovano anche documenti con preghiere e benedizioni matrimoniali impartite da sacerdoti o vescovi. Per tutto il primo millennio non vi era comunque obbligo della presenza di un sacerdote. Dall'XI secolo comincia invece una celebrazione regolata "in facie ecclesiae". Nel 1184, con il Concilio di Verona, si trova il matrimonio elencato tra i sacramenti della Chiesa, la cui amministrazione era regolamentata dalle leggi ecclesiastiche: come già nel diritto romano, esso era piuttosto un patto privato, un contratto stipulato tra gli interessati e le rispettive famiglie, che poi in un secondo momento poteva essere benedetto da un sacerdote, tanto che si hanno prove documentate fino al IX secolo che il matrimonio era ancora molto simile a quello contratto nell'antica Roma.Karen Armstrong, The Gospel According to Women, London, 1986.

Solo nel 1215, nel corso del Concilio Lateranense IV, la Chiesa cattolica regolamentò la liturgia per il matrimonio e gli aspetti giuridici relativi a esso.

Il Concilio di Trento stabilì la forma canonica del matrimonio, che prevede obbligatoriamente la presenza dei due coniugi, di due testimoni e, salvo casi eccezionali, di un ministro di culto validamente ordinato, (23:00) nonché la trascrizione nei registri parrocchiali (decreto Tametsi).

Natura ed effetti del sacramento Secondo la dottrina cattolica, oltre ai vantaggi dell'inviolabile stabilità, dal sacramento derivano altri vantaggi, poiché Cristo, elevando il matrimonio dei suoi fedeli alla dignità di vero e proprio sacramento, lo rese in effetto segno e fonte di quella speciale grazia interna, con la quale «portava l'amore naturale a maggior perfezione, ne confermava l'indissolubile unità, e i coniugi stessi santificava»Pio XI, enciclica Casti Connubii, I. La citazione tra virgolette è dal Concilio di Trento, sess. XXIV

I fedeli che esprimono il consenso matrimoniale «aprono a sé il tesoro della grazia sacramentale, ove attingere le forze soprannaturali occorrenti ad adempiere le proprie parti ed i propri doveri fedelmente, santamente, con perseveranza fino alla morte».Pio XI, enciclica Casti Connubii, I.

Il sacramento «non solo accresce il principio di vita soprannaturale, cioè la grazia santificante, ma vi aggiunge ancora altri doni speciali, disposizioni e germi di grazia [...] affinché i coniugi possano non solo bene intendere, ma intimamente sentire, con ferma convinzione e risoluta volontà stimare e adempiere quanto appartiene allo stato coniugale e ai suoi fini e doveri; ed a tale effetto infine conferisce il diritto all'aiuto attuale della grazia, ogniqualvolta ne abbisognino per adempire agli obblighi di questo stato».

Tuttavia, alla grazia sacramentale l'uomo è chiamato a cooperare per «far fruttificare i preziosi semi della grazia». In questo modo gli sposi potranno sopportare i pesi della loro condizione e adempiere i doveri, e sentirsi confortati, santificati e come consacrati dalla potenza del sacramento. Per la virtù indelebile del sacramento, i fedeli, uniti una volta con il vincolo del matrimonio, non sono mai privati mai né dell'aiuto, né del legame sacramentale.

La «grazia propria del sacramento del Matrimonio è destinata a perfezionare l'amore dei coniugi, a rafforzare la loro unità indissolubile».Catechismo della Chiesa cattolica, 1641 Cristo «rimane con loro, dà loro la forza di seguirlo prendendo su di sé la propria croce, di rialzarsi dopo le loro cadute, di perdonarsi vicendevolmente, di portare gli uni i pesi degli altri, di essere sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo e di amarsi di un amore soprannaturale, delicato e fecondo».Catechismo della Chiesa cattolica, 1642

Il Catechismo della Chiesa cattolica, al n. 1631, spiega che «[…] il Matrimonio introduce in un ordo – ordine – ecclesiale, crea diritti e doveri nella Chiesa, fra gli sposi e verso i figli» ovvero il matrimonio introduce i coniugi in un'unità sacramentale tra tutti gli sposi cristiani nella Chiesa.

Secondo il Catechismo Maggiore di San Pio X, il matrimonio è anche un contratto fra i due coniugi, in quanto comporta l'instaurarsi di diritti e obblighi reciproci e nei confronti della prole. Tale contratto naturale è elevato alla dignità di sacramento, per cui agli sposi è conferita la grazia sacramentale, la quale sostiene e accresce la loro disposizione naturale e libera a vivere in conformità ai diritti e doveri del contratto stesso.Si consulti al riguardo la voce Catechismo Maggiore/Catechismo/Parte quarta/Matrimonio del progetto Wikisource in lingua italiana (al n. 834).

Storia

Il sacramento del matrimonio cristiano viene fatto originare dalla prescrizione contenuta nel libro della Genesi , che contiene già alcuni elementi fondamentali: l'indissolubilità del vincolo coniugale e la complementarità di uomo e donna.

Il primo miracolo di Gesù fu compiuto alle nozze di Cana, segno inteso ad affermare il valore positivo del matrimonio.A tale proposito Leone XIII scrive nell'enciclica Arcanum Divinae: «Egli infatti nobilitò con la sua presenza le nozze in Cana di Galilea, e con il primo dei suoi prodigi le rese memorabili». Inoltre, Cristo stesso ribadisce l'insegnamento dell'indissolubilità.

San Paolo aveva raccomandato che al matrimonio facessero ricorso solo i quali trovavano troppo difficile rimanere celibi.Karen Armstrong, Christianity's creation of the sex war in the west, London, 1986.

Il matrimonio negli scritti dei padri della Chiesa Sant'Agostino riteneva il matrimonio un sacramento,In Agostino tuttavia , anche in quanto simbolo usato da san Paolo per esprimere l'amore di Cristo per la Chiesa:

Segue a questo passo un esplicito accostamento al sacramento dell'ordine, In un altro brano di Agostino troviamo la fedeltà coniugale come essenza del sacramento e l'idea paolina del matrimonio come simbolo usato per esprimere l'amore di Cristo per la Chiesa:

Altri Padri della Chiesa dubitarono che il matrimonio rappresentasse una vera e valida vocazione cristiana. San Girolamo scrisse: «Preferire la verginità non significa disprezzare il matrimonio. Non si possono paragonare due cose se una è buona e l'altra cattiva».Ep. 22, Ad Eustochium de custodia virginitatis. Tertulliano, all'epoca già influenzato dal montanismo, reputava che il matrimonio fosse solo monogamo e un secondo matrimonio, "consistesse essenzialmente nella fornicazione"De exhortatione castitatis. San Giovanni Crisostomo pur considerando il matrimonio un dono di Dio, dice: «Unicamente per questo motivo bisogna sposarsi: affinché ci teniamo lontani dalla fornicazione».Elogio di Massimo, 5.2, in L'unità della Nozze, Roma, Città Nuova, 1984. Inoltre ammonì i vedovi cristiani a non risposarsi, perché avendo già conosciuto i difetti del matrimonio, non avrebbero dovuto compiere due volte il medesimo errore.Si vedano le brevi opere Discorso ad una giovane vedova, L'unità delle nozze, Elogio di Massimo, pubblicate con il titolo L'unità della Nozze, Roma, Città Nuova, 1984.

Il matrimonio nella liturgia antica I libri liturgici e i sacramentari delle diverse Chiese d'Oriente e d'Occidente presentano per il matrimonio preghiere liturgiche e riti dai tempi più remoti. Differiscono fra loro in molti dettagli, ma le loro caratteristiche principali possono essere fatte risalire ai tempi apostolici. In tutti questi rituali e raccolte liturgiche il matrimonio viene contratto dinanzi al presbitero. Di norma esso è amministrato nel corso o immediatamente prima di una celebrazione liturgica ed è accompagnato da cerimonie e preghiere simili a quelle usate per gli altri sacramenti. Infatti alcuni rituali definiscono esplicitamente il matrimonio come un sacramento e, poiché è un "sacramento dei vivi", richiede la contrizione per i peccati e l'assoluzione sacramentale prima che il matrimonio sia contrattoVedi Martène, De antiquis ecclesiæ ritibus, I, ix. Ma l'antichità del matrimonio come sacramento è ancor più chiaramente messa in luce dai rituali o libri liturgici delle Chiese Orientali, anche da quelle che si separarono dalla Chiesa cattolica nei primi secoli, che circondano la celebrazione del matrimonio con cerimonie e preghiere significative e notevoli. I nestoriani, i monofisiti, i copti, i giacobiti sono tutti d'accordo su questo punto.Vedi J. S. Assemani, Bibliotheca orientalis, III, i, 356; ii, 319 e sgg.; Schelstrate, Acta oriental. eccl., I, 150 e sgg.; Denzinger, Ritus orientalium, I, 150 e sgg.; II, 364 e sgg. Le numerose preghiere usate nella cerimonia si riferiscono a una grazia speciale che viene conferita agli sposi e alcuni commentari mostrano che questa grazia fosse ritenuta sacramentale. Il patriarca nestoriano Timoteo II, nell'opera De septem causis sacramentorum,Citata in Assemani (III, i, 579). tratta il matrimonio come uno dei sacramenti ed enumera diverse cerimonie religiose senza le quali il matrimonio è invalido.

Tuttavia, altri, sulla scorta di Calvino,Nelle Istituzioni, IV, xix, 34, Calvino scrive: «In ultimo, c'è il matrimonio, che tutti ammettono che fu istituito da Dio, sebbene nessuno prima dei tempi di Gregorio lo considerasse un sacramento». obiettano che la Chiesa avesse una liturgia matrimoniale. Secondo questa linea di pensiero, la concezione negativa del matrimonio di alcuni padri della Chiesa si sarebbe rispecchiata in una mancanza di interesse per la liturgia matrimoniale. A differenza delle cerimonie per la celebrazione del battesimo e dell'eucaristia, non sarebbe esistita una speciale liturgia matrimoniale e gli sposi non avrebbero ritenuto importante ricevere la benedizione di un presbitero.

Inizialmente i cristiani conservarono l'antica cerimonia pagana, modificata in senso cristiano. Il primo resoconto dettagliato di un matrimonio cristiano in Occidente risale al IX secolo e appare ancora molto simile alle nozze dell'antica Roma.

Il Concilio Lateranense IV Con il Concilio Lateranense IV del 1215, la Chiesa cattolica regolamentò il matrimonio: impose l'uso delle pubblicazioni (per evitare i matrimoni clandestini); per evitare i divorzi fu ribadita l'indissolubilità del matrimonio, salvo per morte di uno dei due coniugi; fu richiesto il consenso libero e pubblico degli sposi, da dichiarare a viva voce in un luogo aperto; fu imposta un'età minima per gli sposi (per evitare il matrimonio di bambini, e in particolare di ragazze molto giovani); furono regolamentate le cause di nullità del matrimonio, in caso di violenze sulla persona, rapimento, non consumazione, matrimonio clandestino, ecc.

Il Concilio di Firenze