Quartiere IACP Lorenteggio, già “Quartiere IFACP Renzo e Mario Mina”Mario Mina era stato tenente legionario milanese ucciso in uno scontro a fuoco nel 1937 nella battaglia di Madrid, in Spagna, durante la Guerra Civile. Nel 1938 a lui era stata intitolata la Casa del Fascio della città spagnola di Valladolid, all'inaugurazione della quale avevano partecipato le più alte gerarchie locali e italiane: si veda La Casa del Fascio Mario Mina in Cajón de Sastre - Valladolid. Lo stesso Mario Mina era ricordato anche in una lapide, ora perduta, che era collocata presso gli uffici dell'ATM di Milano in cui venivano ricordati alcuni "martiri a difesa della romana civiltà". La morte del legionario e di molti altri suoi compagni venne annunciata nel numero del 12 giugno 1937 dal quotidiano La Stampa in Legionari italiani caduti nella battaglia di Madrid, è un complesso di edilizia residenziale pubblica di Milano disposto su sei isolati e sito nel quartiere del Lorenteggio.
Storia Il complesso venne costruito dal 1938 al 1944 dall'Istituto Fascista Autonomo Case Popolari (IFACP) di MilanoGrandi, Pracchi, op. cit., p. 205Pugliese, op. cit., p. 114, che ne curò anche la progettazione urbanistica attraverso il proprio Ufficio Tecnico, diretto dall'architetto Giovanni Broglio.
La progettazione dei singoli edifici fu opera di Guido Baselli, Piero Della Noce, Alberto Morone, Fausto Natoli e Tullio Tolio.
Caratteristiche
Il complesso, di forma quadrangolare, si estende sull’area di sei isolati, ed è suddiviso in due parti da via Segneri, che ha andamento diagonale. I sei isolati corrispondono ai sei lotti in cui il complesso residenziale è suddiviso, indicati con le lettere alfabetiche da “A” a “F”.
Gli edifici sono ordinati in stecche parallele, secondo una prassi urbanistica tipica del razionalismo, in parte flesse per adattarsi alla maglia stradale prevista dal piano regolatore; anche il disegno delle facciate, all’epoca definito eufemisticamente “di disadorna semplicità”, risente dell’influenza razionalista, adottata più per motivi economici che per reale convinzioneGrandi, Pracchi, op. cit., p. 196Mioni, Negri, Zaninelli, op. cit., p. 197.
Le piante degli edifici sono convenzionali, con l'adozione di uno schema a ballatoio e l'alta percentuale di alloggi minimi, mono- o bilocali. La struttura portante, progettata durante il periodo delle cosiddette “inique sanzioni”, è in muratura piena, scelta in vece del calcestruzzo armato perché autarchica.
Il complesso, destinato a un'utenza “popolarissima” costituita da baraccati e sfrattati, fu costruito con criteri di stretta economia, dovuti anche al periodo bellico, e conobbe pertanto un precoce degrado. La dotazione minima di servizi pubblici, limitati alle docce comuni poste nei cortili ed a qualche negozio, accentuò la ghettizzazione e l’isolamento sociale, che perdurano tuttora. La composizione sociale del complesso popolare infatti è di basso reddito ed è caratterizzata da una parte da un'ampia fascia anziana, dall'altra da famiglie migranti di origine straniera, insediatesi in tempi più recenti.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Lorenteggio Categoria:Architetture di Giovanni Broglio Categoria:Architetture razionaliste di Milano