Il è un tipo di bagno pubblico giapponese, dove i clienti hanno la possibilità di svolgere attività finalizzate all'igiene personale previo pagamento di una quota d'ingresso. A differenza degli onsen, un altro tipo di bagno pubblico che utilizza acqua termale, il sentō prevede l'utilizzo e il riscaldamento dell'acqua prelevata dal sistema idrico pubblico. Bagni pubblici a pagamento, distinti in zone per uomini e donne. Ciascuna di esse è suddivisa in: spogliatoio, spazio in cui ci si lava e zona delle vasche..
L'istituzione dei bagni pubblici trae origine dall'importanza che l'acqua, associata al concetto di purificazione, riveste nelle maggiori religioni giapponesi. In Giappone, infatti, fare il bagno (furo) non rappresenta solamente un modo per mantenere alti i livelli di igiene ma è, altresì, il modo in cui il corpo e lo spirito vengono purificati dallo stress quotidiano.
Nel corso della loro storia, i bagni pubblici giapponesi passarono da essere locali inglobati all'interno dei templi buddhisti a diventare un punto di riferimento sociale per la comunità. Durante il periodo Edo fungevano anche e particolarmente da luoghi di incontro. Dopo la seconda guerra mondiale, con l'adozione dei bagni all'interno delle singole case, hanno perso d'importanza. Il motivo del loro successo, il cui picco massimo si ebbe alla fine degli anni sessanta del XX secolo, è da ricercare in alcuni concetti fondamentali della cultura giapponese, ove la condivisione della nudità (hadaka no tsukiai) e l'intimità fisica (skinship) sono un'importante forma di comunicazione. Dai primi anni duemila il numero dei sentō è in calo, tuttavia, essi rappresentano ancora un luogo in cui è possibile passare il tempo dedicato alla pulizia del corpo in compagnia di amici, familiari, vicini di casa o anche estranei al fine di rilassarsi e socializzare. Alcuni proprietari, per attirare i clienti, hanno puntato sull'ammodernamento dell'attrezzatura propagandando, per esempio, i bagni terapeutici.
Storia
Per i giapponesi il non rappresenta solamente un modo per mantenere alti i livelli di igiene ma è, altresì, il modo in cui essi purificano il corpo e lo spirito dallo stress quotidiano. L'origine di questa tradizione è da ascrivere al significato altamente simbolico che possiede l'acqua all'interno delle maggiori religioni praticate in Giappone: nello shintoismo si è soliti lavare le mani e la bocca prima di pregare , mentre in alcuni particolari riti si compie un'abluzione completa del corpo presso fiumi o cascate, pratica conosciuta con il nome di ; allo stesso modo, i monaci asceti si isolavano in profonda meditazione ponendosi al di sotto del flusso costante di una cascata.. In India, luogo in cui il buddhismo iniziò a diffondersi, edifici adibiti alla purificazione rituale erano spesso costruiti all'interno dei templi, tradizione che finì per essere ripresa anche in Giappone.
Dal periodo Nara al periodo Kamakura (710-1333)
Il monaco buddhista ed esploratore Xuánzàng (602-664) in uno dei suoi diari racconta di come i locali pubblici destinati sia ai bagni rituali che alle consuete funzioni religiose buddhiste fossero comuni in Cina già nel corso del VII secolo. In Giappone si diffusero all'inizio del periodo Nara (710-784) venendo identificati col nome di o , quando questi crebbero in dimensioni. Inizialmente questi edifici erano a solo appannaggio dei funzionari religiosi, ma dal periodo Kamakura (1185-1333) vennero occasionalmente messi a disposizione di poveri e malati. Tale pratica, denominata , in origine nacque come gesto filantropico nei confronti dei meno abbienti, ma finì col tempo per acquisire importanti significati religiosi elevando il rituale a sinonimo di rinascita spirituale.
Alcuni documenti giapponesi, come gli descrivono come la gente era solita fare il bagno presso sorgenti termali, per purificarsi e mantenersi in salute, già prima dell'anno 737. La prima descrizione accurata di questi rituali all'interno del territorio giapponese, comunque, è in lingua cinese e si trova nei resoconti del Regno di Wei, risalenti al III secolo. Non è invece chiaro quando le strutture dotate di questo servizio si trasformarono in locali pubblici a pagamento: il primo riferimento alla parola sentō usata per riferirsi a un bagno pubblico a pagamento si trova all'interno dello scritto del 1266 del monaco buddhista Nichiren (1222-1282); altre fonti riportano invece che il primo bagno pubblico aprì nel quartiere Gion di Kyoto nei primi anni degli anni venti del 1300..
Anche l'esatto momento in cui i bagni pubblici divennero davvero popolari non è noto, benché l'usanza di recarvisi fosse divenuta una normale routine tra la gente comune già nel periodo Kamakura. I ricchi mercanti e i membri della classi superiori invece erano soliti fare installare delle stanze adibite al rito direttamente all'interno delle proprie residenze.
Dal periodo Muromachi al periodo Edo (1336-1868)
All'inizio del periodo Edo (1603-1868), e negli anni precedenti, erano diffuse diverse tipologie di bagni pubblici, quali per esempio i , popolari soprattutto nella regione del Kansai. Erano fondamentalmente dei bagni turchi ricavati da una grotta all'interno della quale venivano disposte delle stuoie di paglia imbevute di acqua di mare, che successivamente venivano posizionate su uno strato di carboni ardenti affinché l'acqua evaporasse. Nel resto del Giappone era invece possibile trovare strutture più complesse che combinavano l'uso dell'acqua calda a quello del vapore, caratterizzate da stanze piccole e buie poiché prive di finestre. L'ingresso al bagno stesso, chiamato , era un'apertura di soli 80 centimetri d'altezza, progettata in modo che il calore all'interno non potesse fuoriuscire, benché costringesse coloro che desideravano utilizzare la stanza da bagno a inchinarsi per accedervi...
Nel 1591 venne costruito da Ise Yoichi un bagno pubblico a pagamento nella città di Edo, la moderna Tokyo, nei pressi dell'Edobashi, e si presume fosse il primo edificio di questo genere a essere aperto nella città. Con l'instaurazione dello shogunato Tokugawa e lo spostamento della sede del potere a Edo, questa crebbe in popolazione e, a causa dell'assenza di impianti idraulici all'interno delle abitazioni, si rese necessario la costruzione di numerosi altri bagni pubblici. Questi in poco tempo divennero il principale punto di riferimento sociale della città.; Jōshin Miura (1565-1644), in uno dei suoi scritti su Edo, racconta di quanto fossero economici e di come ve ne fosse almeno uno in ogni quartiere. Lo stesso Tokugawa Ieyasu (1543-1616) ne consentì in qualche modo la proliferazione scoraggiando la costruzione di locali adibiti al bagno all'interno delle abitazioni private, per via dei metodi poco sicuri utilizzati per il riscaldamento dell'acqua: in quel periodo storico, infatti, gli incendi rappresentavano uno dei problemi maggiori per una città che ospitava quasi esclusivamente costruzioni in legno..
Il grande successo dei bagni pubblici nel periodo Edo si deve altresì alla presenza delle , le inservienti assegnate all'assistenza dei frequentatori del bagno. Esse erano addette principalmente alla pulizia della schiena dei clienti, ma potevano occuparsi anche del loro intrattenimento suonando della musica, danzando e, occasionalmente, fornendo prestazioni sessuali. Come misura preventiva contro questo tipo di prostituzione, tuttavia, lo shogunato si vide costretto a imporre sui sentō delle regolamentazioni più rigorose, stabilendo nel 1637 che ogni struttura potesse avere non più di tre yuna, misura che comunque ebbe effetto limitato. Nel 1658 le norme furono ulteriormente inasprite, limitando la loro figura ai soli quartieri del piacere. Poiché gli inservienti che assistessero la clientela erano ancora necessari, al posto della yuna si diffuse la figura dei , aiutanti di sesso maschile che si occupavano principalmente del lavaggio dei capelli e che per questo acquisirono notevole popolarità tra donne, benché non sia chiaro se anch'essi fossero soliti prostituirsi o meno..
Ulteriori regolamentazioni attuate dallo shogunato Tokugawa negli anni successivi andarono a disciplinare innanzitutto il numero dei bagni pubblici, ma soprattutto permisero di scongiurare l'aumento dei problemi sociali che erano derivati dalla loro massiccia diffusione. Fino a quel momento i bagni che permettessero l'accesso a persone di entrambi i sessi in contemporanea erano la norma, situazione che non era particolarmente gradita al governo, che più volte cercò di abolirli durante il XVIII e il XIX secolo. A Edo, a partire dagli anni novanta del 1700, furono sostituiti da bagni pubblici appositi solo per donne e altri pensati solo per uomini, altri ancora accettavano entrambi i sessi ma disponevano di stanze separate... Anche i visitatori e missionari occidentali che giunsero in Giappone durante il XIX secolo erano fortemente contrari a questa pratica; George Smith (1815-1871) nel suo Ten weeks in Japan scrisse:
A Hakodate (Hokkaidō), nel 1854, un custode si assicurava che i vestiti o altri effetti personali non venissero rubati e, benché i bagni promiscui fossero ancora tollerati, controllava che la clientela mantenesse un comportamento moralmente accettabile.
Periodo Meiji (1868-1912)
Durante il periodo Meiji (1868-1912) le caratteristiche dei bagni pubblici giapponesi mutarono considerevolmente. Con la caduta dell'ultimo Shōgun e l'instaurazione della nuova forma di governo, si assistette infatti a un'opera di modernizzazione e occidentalizzazione che portò all'accontanamento di numerose pratiche e usanze tipiche dei periodi storici precedenti.. A causa della loro cattiva reputazione, soprattutto tra gli occidentali che cominciavano ad accorrere in Giappone in seguito alla fine del sakoku e all'apertura delle frontiere, i bagni pubblici misti vennero definitivamente aboliti. Inizialmente, l'adeguamento dei sentō alle nuove norme comportò la semplice collocazione di muri in rami di bambù a mo' di divisorio tra l'area maschile e quella femminile, che spesso mantenevano delle aperture affinché i membri di una stessa famiglia potessero passarsi attraverso esse il sapone o altri accessori per l'igiene. Solo successivamente furono dotati di entrate, camerini e stanze per il bagno completamente separati.
A partire dal 1877 i bagni subirono ulteriori modifiche, quali l'ampliamento delle vasche e l'aumento dell'altezza del soffitto e, soprattutto, l'eliminazione dello zakuroguchi e l'installazione delle finestre che, oltre a rendere più luminose le stanze, misero fine all'utilizzo del vapore. Il principale materiale utilizzato era ancora il legno e, data l'assenza di rubinetti e miscelatori, la sola acqua calda disponibile era quella contenuta nelle vasche.
Inoltre, nel 1890 fu approvata un'altra legge riguardo al comportamento da tenere all'interno dei bagni, che consentiva ai soli bambini con un'età inferiore agli otto anni di fare il bagno con un genitore del sesso opposto.
Dal periodo Taishō alla seconda guerra mondiale (1912-1945)
Durante il periodo Taishō (1912-1926), le piastrelle in ceramica sostituirono gradualmente pavimenti e pareti in legno con un conseguente miglioramento delle condizioni igieniche. In seguito al devastante terremoto del Kantō del 1923, Tokyo venne quasi completamente distrutta e, durante l'opera di ricostruzione degli anni successivi, quasi tutti i nuovi bagni pubblici implementarono l'uso delle mattonelle all'interno delle aree di balneazione. All'inizio del periodo Shōwa (1926-1989), l'installazione di per l'acqua fredda e calda permise la realizzazione di piccole postazioni personali affinché i clienti potessero scegliere la temperatura più gradita da utilizzare durante il lavaggio pre-bagno secondo i propri gusti..