Giovanissimo diventò Ufficiale di Artiglieria dell'Esercito dello Stato Pontificio e servì in quell'Arma per tutta la sua carriera militare, fino a raggiungere il grado di Tenente Colonnello. Partecipò in prima persona alla Repubblica romana del 1849. Dopo la Presa di Roma nel 1870, si avvicinò alla Chiesa Evangelica Valdese e ne diventò un esponente rilevante, contribuendo fortemente a svilupparne la presenza in Roma.

Biografia La famiglia Especo y Vera aveva origini spagnole (Cordoba). Trasferitasi nel Regno di Napoli nel corso del XVII Secolo, annoverò tra i suoi membri molti militari: il trisavolo BartolomeoMaresciallo di campo del Regno di Napoli poi Governatore di Orbetello (1698-1712) e comandante generale dello Stato dei Presidi nella guerra contro i Francesi Generale di fanteria, il bisnonno LuigiAgente del Re di Napoli (1689-1745), che trasferì da Napoli a Viterbo tutta la famiglia nel 1745, il nonno Paolo (1735-1806)Sovraintendente della Dogana Pontificia per la provincia, il prozio Ignazio (1738-1829)Colonnello dell'Artiglieria pontificia, distintosi per una serie di pubblicazioni sulla balistica militare.

Questi ultimi due ebbero un ruolo politico importante a Viterbo perché, sulla scia della Rivoluzione francese, aderirono alla Repubblica romana: il 4 marzo 1798, Paolo Especo, magistrato della città, proclamò la sovranità del popolo e dichiarò decaduto il passato governo papalino. Alla restaurazione (1799) fu -naturalmente- arrestato e suo fratello Ignazio, già Ufficiale dell'Esercito pontificio, fu allontanato dagli uffici pubblici. Nel 1810, con il nuovo Governo napoleonico, Ignazio fu nominato Maire di Viterbo, carica che tenne fino al 1813. Luigi Especo, figlio di Paolo, intanto, si era stabilito a Roma, e lì, da donna Teresa Atrichelli, ebbe quattro figlie femmine ed un unico maschio: Giulio, nato il 27 aprile 1801 nel rione Regola e battezzato in San Pietro il giorno dopo.

Sulla spinta del prozio Ignazio, Giulio Especo iniziò la sua carriera militare da giovanissimoAnche Bartolomeo, fratello di Luigi Especo, aveva avuto cinque figli ma tutte femmine. Giulio, di conseguenza, era l'unico maschio della sua generazione. La carriera militare, quindi, era la scelta più tradizionale. perché entrò il 1º agosto 1816, a quindici anni, come cadetto, nel Primo Battaglione dell'Artiglieria pontificia. L'anno dopo (1817) diventò effettivo come sottotenente.

La vita militare lo portò in molte situazioni delicate in cui si destreggiò con una certa abilità, avanzando di grado rapidamente ed ottenendo incarichi importanti che svolse con efficacia: raggiunse a 34 anni il grado di Capitano ed il comando della Piazza di Civitavecchia e, a 47 anni, il grado di MaggioreVa detto che il grado massimo raggiungibile nell'Esercito pontificio era quello di Colonnello, comandante di un Corpo specifico. In quell'esercito c'era un solo Generale, ed era il comandante di tutti i corpi militari afferenti all'Esercito ed il comando della Piazza di Ancona.

Aderì, con tutta la città di Ancona, alla Repubblica romana del 1849 e fu uno dei protagonisti della resistenza contro l'Esercito austriaco che occupò, per la seconda volta, il territorio pontificio dal 1849 al 1859, poi abbandonato a causa delle sconfitte subite nella Seconda guerra d'indipendenza italiana.

Alla restaurazione dello Stato pontificio del 1849 Especo fu prima degradato e poi destituito e processato ma, grazie alla sua grande popolarità nelle forze armate ed al rispetto che si era guadagnato anche da parte degli Austriaci e forse anche per il rispetto del suo titolo nobiliare (era Marchese), qualche mese dopo (marzo 1850) fu assolto e reintegrato nel grado e nel comando. È possibile che abbia influito anche lo zio Giacinto Especo (1781-1852), Arciprete della Cattedrale di Viterbo. Qualche anno dopo, comunque, in occasione della riforma radicale della struttura amministrativa e di governo del Ministero delle Armi e dell'Esercito pontificio (Gennaio 1859)Giornale militare officiale 1858, istituito nel Settembre 1858 per l'occasione come strumento ufficiale di raccolta e diffusione di leggi, regolamenti, istruzioni, tariffe, modelli di stati, decisioni, circolari di tutti gli atti insomma di un generale interesse concernenti il Ministero delle Armi, fu mandato in pensione definitivamente.

Dopo il 1860 viaggiò a lungo per l'Italia, ma tornò spesso a Roma, dove continuò a vivere con la sua famiglia. La figlia Maria Cleofe, che si era sposata il 19 maggio del 1856 con l'allora Tenente Francesco Oberholtzer, morì trentaduenne, nel 1864, per complicazioni intervenute al momento del parto del suo quartogenito Paolo Emilio.

Il suo travaglio di credente, che non riuscì ad accettare dogmi e soprusi di un governo ostile a qualsiasi cambiamento, lo spinse ad ascoltare con attenzione e ad accettare la predicazione dei Pastori protestanti, che entrano in Roma con i Bersaglieri nel settembre 1870. Nel Natale del 1871 Giulio Especo fu ammesso, insieme ad altre 13 persone, alla cena della Chiesa Evangelica Valdese a Roma e, della comunità valdese, diventò rapidamente un pilastro: eletto Diacono e Cassiere nel 1873, poi membro del Comitato (nazionale) di Evangelizzazione dal 1875 al 1879, contribuì fortemente a trovare per la Comunità una sede stabile in RomaIn affitto in Via delle Vergini dal Principe Barberini Colonna di Sciarra ed a portare a termine le trattative per l'acquisto del terrenoTerreno acquistato dal "Principe Don Giovanni Andrea Colonna, col consenso del figlio Don Marcantonio Colonna" Atto 19 agosto 1878, notaio Camillo Vitti di Roma, rep. 2213 e poi per la costruzione del primo Tempio Valdese in Roma, di cui vide l'inaugurazione nel 1883, poche settimane prima di morire.

Anche la moglie Geltrude Confaloni entrò, insieme a lui, nella Comunità evangelica valdese e per questo, alla sua morte (4 dicembre 1874) fu sepolta nel Cimitero acattolico di Roma.

La professione di fede di Giulio Especo fu fortemente osteggiata e criticata dalla famiglia (in particolare dalle quattro sorelle e dalle cinque cugine) al punto che, nel marzo del 1883, al peggioramento del suo stato di salute, egli si trovò costretto a difendere il suo (prevedibilmente non lontano) trapasso con un atto notarile in cui dichiarava la sua incrollabile fede evangelica e la sua assoluta determinazione a voler essere assistito, in caso di malattia invalidante, soltanto da personale della sua Chiesa, autorizzando l'intervento della Forza pubblica per allontanare dal letto di morte eventuali preti cattolici. In effetti il tentativo di "redimerlo" in extremis sul letto di morte ci fu, ma fu inutile.Il documento fu effettivamente esibito dal diacono valdese Agostino Pompei per evitare che i parenti di Giulio Especo, nobili e clericali, gli impedissero di assisterlo nel momento del trapasso. Era un periodo in cui la Forza pubblica non lesinava interventi a carico dei Preti cattolici. La sola minaccia di intervento fu sufficiente

La vita militare

1816 1 gennaio, entrò come Cadetto nell'Artiglieria pontificia, sulle orme (e con la benedizione) del prozio Ignazio 1817 nominato sottotenente 1820 prestò servizio presso il Commissariato di Marina 1831 2 febbraio, fu presente, da tenente, nella repressione dei moti nello Stato pontificio, prima a Corese e poi a Rieti, agli ordini del Col. Domenico Palomba. Si spostò poi nelle Romagne ed infine nella guarnigione di Pesaro. Intanto truppe austriache occuparono stabilmente, fino al 1838, tutta la parte settentrionale dello Stato pontificio. 1832 22 febbraio, truppe francesi agli ordini del Gen. Amédée Despans Cubiéres, cercando di contrastare il predominio austriaco sul territorio italiano, sbarcarono ad Ancona per occuparla. Il tenente Giulio Especo si fece promotore della resistenza della città e tentò di opporsi con le armi ma intrighi romani e serie difficoltà nella politica interna ed estera del Papa Gregorio XVI ne limitarono l'efficacia militare. Le truppe pontificie vennero ritirate dalla città e furono sostituite, in aprile, da 180 Gendarmi agli ordini del ten. Col. Origo. 1835 nominato Capitano e insediato come Comandante della Fortezza di Civitavecchia (fino al 1848). L'anno seguente sono riparate e potenziate le fortificazioni del porto. La Repubblica Romana 1848 5 aprile, il Gen. Giovanni Durando parte verso il Veneto alla testa della sua Divisione, forte di circa 10.000 uomini, in coordinamento con l'Esercito sardo, per la I Guerra d'Indipendenza contro l'Esercito Austro-ungarico. Il Corpo d'Armata di Durando era appoggiato dalla Marina pontificia di stanza ad Ancona; 1848 17 aprile, Giulio Especo è nominato Maggiore e Comandante della piazza di Ancona, incarico di prestigio data l'imponenza delle fortificazioni ed il ruolo prevedibile della fortezza nell'imminente guerra contro l'Austria, cui lo Stato pontificio partecipava. 1848, 29 aprile, con una dichiarazione pubblica il Papa Pio IX sconfessò duramente tutte le iniziative favorevoli alla guerra d'indipendenza contro l'Austria, comprese le operazioni militari dell'Esercito pontificio, deludendo e spiazzando tutti i cattolici italiani favorevoli al Risorgimento nazionale; 1848 9-10 giugno, il Gen. Giovanni Durando ritornò ad Ancona, sconfitto dagli Austriaci e abbandonato dal Papa Pio IX 1848 agosto, nuove fortificazioni ad Ancona; 1848 16 novembre, la folla in rivolta assalì e conquistò il Quirinale. Dopo qualche giorno (il 25 novembre) il Papa Pio IX fugge da Roma e si rifugia a Gaeta. Giulio Especo aderisce al nuovo Governo rivoluzionario romano. 1848 dicembre, Pompeo di Campello, Ministro della Guerra del governo provvisorio romano nominò Giulio Especo Tenente colonnello 1849 10 febbraio, Ancona aderiscì alla Repubblica Romana. Giulio Especo era il Comandante della Cittadella e dell'Artiglieria. 1849, 23 febbraio, Especo fece giurare fedeltà alla Costituzione ed alla Repubblica Romana a tutta la Guarnigione di Ancona. 1849, marzo-giugno, Felice Orsini fu nominato commissario straordinario dal Triumvirato romano per la città di Ancona, con il compito specifico di contrastare Gaspare Francesconi, detto Lasagna, autentico criminale e leader della corrente estremista e anarchicheggiante degli "ammazzarelli". In quell'occasione strinse amicizia con Giulio Especo, considerandolo l'unico comandante affidabile della Piazza di Ancona. Il responsabile politico della città, nominato dal Triumvirato romano, era Livio Zambeccari. 1849 aprile, Especo, coadiuvando Girolamo Simoncelli a Senigallia, per ordine del governo, arrestò il Cardinale De Angelis, arcivescovo di Fermo, le Famiglie Mastai (il Papa, in quel momento era Pio IX, cioè Giovanni Mastai Ferretti) e Bedini (il sostituto Sottosegretario di Stato in quel momento era il Cardinal Gaetano Bedini) come "ostaggi" in relazione alle attività minacciose (compresi parecchi arresti) fatte dagli Austriaci in Romagna; 1849 aprile-maggio, Especo, in previsione dell'assedio austriaco e del bombardamenti che ne conseguiranno, organizzò uno speciale corpo di vigili del fuoco per il pronto intervento e spinse l'organizzazione delle strutture ospedaliere e di pronto soccorso dei feriti. 1849 24 maggio, inizio dell'assedio di Ancona da parte degli Austriaci, con un corpo d'Armata (Ten. Maresciallo Franz von Wimpffen) di circa 11.000 uomini, 43 cannoni e sette navi (Ammiraglio Dahlurp). Especo comandava tutta l'artiglieria della piazza (119 bocche da fuoco) e circa 4.000 soldati, di cui però pochi artiglieri. Geltrude Gonfaloni (moglie di Especo) e la figlia Maria Cleofe partecipavano direttamente all'assistenza dei feriti. Il piroscafo Roma, comandato dal Col. Alessandro Cialdi, comandante della Marina Pontificia, coadiuvava l'artiglieria terrestre intervenendo dal mare.