La città di Vicenza è ricca di palazzi e di edifici pubblici - oltre che, naturalmente, di edifici religiosi - costruiti in epoche diverse, soprattutto nei quattro secoli in cui la città è stata soggetta alla Repubblica di Venezia.
L'analisi dello sviluppo urbanistico e degli edifici di Vicenza fornisce utili indicazioni per la conoscenza: dei vincoli politici e del senso di appartenenza di una città che non è mai stata capitale di una signoria o di uno Stato: le mura, le porte e il rapporto della città con il contado, gli edifici del potere civile e religioso ricchi di valori simbolici della struttura sociale della comunità cittadina come si è modificata nel tempo: le differenze architettoniche, la posizione rispetto al centro e l'ampiezza delle strade, la dislocazione dei mercati, la struttura dei quartieri più poveri e l'addensamento degli edifici religiosi che contrassegnavano l'importanza e il prestigio delle classi sociali dell'evoluzione degli aspetti artistici, determinata dal gusto e dalle disponibilità finanziarie dei committenti, dall'emergere di artisti locali il più noto dei quali è l'architetto Andrea Palladio, dalle influenze esterne alla città.
Urbanistica e architettura rappresentano quindi una fonte importante per comprendere la storia della città.
Epoca romana
Il primo insediamento sul piccolo gruppo di alture - formato da detriti alluvionali - che emergeva dalla pianura acquitrinosa alla confluenza dei fiumi Astico (ora Bacchiglione) e Retrone - ebbe origine nel VI secolo a.C.. ad opera dei Veneti. Sicuramente il suo sviluppo fu influenzato dalla costruzione, nel 148 a.C., della via Postumia che favoriva i traffici e il rapido transito delle legioni.
Alla seconda metà del primo secolo a.C., quando Vicetia divenne municipium romano optimo iure, cioè con pienezza di diritti civili e politici, risale la ristrutturazione dell'abitato secondo il caratteristico tracciato urbanistico romano ad assi relativamente ortogonali - quel tracciato ancora riconoscibile nella città moderna - così come la sostituzione di abitazioni in legno con costruzioni in pietra o laterizio e l'edificazione delle prime mura, fatto ormai provato dai ritrovamenti in occasione di ripetuti scavi, dagli anni cinquanta del Novecento, nelle contrade Mure Porta Castello, Mure Pallamaio e Canove vecchie..
Tali mura furono erette, come avvenne per altre città consimili, per delimitare lo spazio urbano da quello rurale e conferire prestigio al nuovo status di città romana., in un tempo in cui tutta la regione era pacificata e apparentemente non erano necessarie. In assenza di reperti significativi, si presume che le mura fossero costruite solo parzialmente, in particolare a ovest della città, che invece negli altri lati era naturalmente difesa dai fiumi, l'Astico (ora Bacchiglione) e il Retrone, valicati da due ponti - descritti e disegnati anche da Palladio - che corrispondevano agli attuali ponte degli Angeli e di San PaoloDue lacerti delle mura romane si trovano in Motton San Lorenzo e in contrà Canove vecchie.
L'estensione dell'insediamento romano era piuttosto modesta e corrispondeva all'attuale centro storico in senso stretto: a ovest, iniziava presso l'odierna porta Castello; a nord presso l'incrocio delle contrade Porti-Apolloni-Pedemuro San Biagio; a est, all'inizio di corso Palladio muovendo da piazza Matteotti; a sud, là dove si incontrano le contrade della Pescheria e di San Paolo.
L'impianto urbanistico delle città romane si basava su un fascio di strade parallele con orientamento est-ovest, i decumani, che si intersecavano in senso ortogonale con un fascio di altre, i cardines, ad orientamento nord-sud. La ristrutturazione urbanistica di Vicenza, avvenuta a metà del I secolo a.C., dovette tener conto dell'assetto preesistente, per cui questo schema fu adattato e subì delle variazioni: le intersezioni tra decumani e cardines non furono infatti tracciate in senso ortogonale ma obliquo.
Al centro delle strade principali il decumanus maximus - che corrispondeva grosso modo all'attuale corso Palladio - costituiva il tratto cittadino della via Postumia che ad est, dopo aver superato l'Astico con un ponteIl ponte romano, corrispondente all'attuale Ponte degli Angeli, così come il ponte romano sul Retrone corrispondente all'attuale Ponte San Paolo, furono demoliti a fine Ottocento, continuava verso Aquileia, mentre a ovest, passata la porta della cinta muraria in seguito chiamata Porta Feliciana e poi Porta Castello, continuava verso Verona. Era abbastanza ampio da permettere il doppio senso di circolazione dei carri.
Più controverso è quale fosse il cardo maximus, generalmente individuato nella via che, superato l'attuale Ponte San Paolo, passa sotto la Basilica Palladiana, prosegue per contrà del Monte e contrà Porti e poi continuava verso nord, costeggiando il bordo occidentale del lacus Postierlae formato dal fiume Astico. Altri ritengono che il cardo maximus fosse piuttosto quello che, salendo dalle attuali contrà Cordenons e Cesare Battisti, percorreva corso Fogazzaro e poi continuava, fuori città, verso le montagne.
Vicino all'intersecazione delle due strade principali – sotto Palazzo Trissino Baston e la parte occidentale di Piazza dei Signori – è stata ritrovata una parte della pavimentazione del Foro, centro multifunzionale della vita cittadina che, secondo il modello romano, era dotato di strutture monumentali. Presentava un orientamento nord-sud: un'area sacra più rialzata, con i templi, a nord del decumano e un'area più abbassata, lastricata a grosse pietre rettangolari ancora visibili sotto il palazzo, a sud della strada destinata alla politica e ai commerci; concludeva il Foro una basilica civile, sul luogo in cui fu poi costruito il Palatium vetus e più tardi la Basilica attuale - proprio per questo motivo così denominata da PalladioUna descrizione che può essere interessante per analogia - dato che i Romani costruivano per modelli ripetitivi - è quella del Foro romano di Brescia..
Sotto la cattedrale sono conservati e visibili i resti di domus decorate e di strade romane e al lato sud di piazza del Duomo, in ottimo stato di conservazione, il Criptoportico romano, parte di una domus patrizia nel periodo imperiale. Si ritiene che in città vi fossero anche altri criptoporticiCome in contrà Porti, distrutto durante lavori di ristrutturazione. - creati per livellare il terreno formato da dossi naturali oltre che per contenere il terrazzamento dei giardini - e le terme, di cui resta qualche lacerto in contrà Pescherie vecchie.
Dalla località Villaraspa (Motta di Costabissara) partiva l'acquedotto che, passando per la località Lobia, posta 3 km a nord del centro storico, dove sussistono tuttora resti degli archi di sostegno, e transitando per gli attuali viale Ferrarin, via Brotton e corso Fogazzaro, portava in città l'acqua delle risorgiveIl percorso e i recenti ritrovamenti sono descritti in: per terminare nel castellum aquae, cioè nel serbatoio presso Mure San LorenzoPer una descrizione dei ritrovamenti e gallerie fotografiche: .
Nel I secolo d.C. Vicenza aveva acquisito una certa importanza, tanto da demolire in parte le mura per consentire lo sviluppo della città e costruire il Teatro Berga, in cui si svolgevano i ludi scenici e di cui si possono ancora vedere l'esatto perimetro e la configurazione con le 24 arcateCompreso tra contrà Santi Apostoli, piazzetta San Giuseppe e via del Guanto., posto nel sobborgo periferico di Berga e collegato al centro da un ponte sul Retrone, al punto di confluenza delle strade che giungevano da sud-est (da Costozza e Longare) e da sud-ovest (da Lonigo e Sant'Agostino), costeggiando le pendici dei Colli Berici, per consentire un migliore afflusso degli spettatori. Dietro il palcoscenico, sul lato nord, era costruito un vasto quadriportico che arrivava sino al fiume, nel quale potevano intrattenersi gli spettatori.
Un'ampia zona a sud-ovest della città, corrispondente agli attuali Campo Marzo e borgo San Felice, era destinata fin dall'epoca preromana alle tumulazioni (diversi reperti si trovano al museo naturalistico archeologico della città). Testimonianze significative del culto cristiano in epoca tardo antica si trovano nella Basilica dei Santi Felice e Fortunato, sotto forma di mosaici e di iscrizioni del tempo.
Nell'insieme, il tracciato urbanistico, i servizi urbani (acquedotto, ponti, fognature) e i reperti archeologici relativi agli edifici di quest'epoca mostrano un totale adeguamento del primo insediamento veneto alla cultura romana.
Medioevo
L'aspetto urbano nell'Alto Medioevo
È improbabile che, durante i periodi di sovranità ostrogota, longobarda e franca - cioè dal V al IX secolo, Vicenza si sia allontanata dagli schemi e dai limiti della città romana. Di certo vi rimasero gli elementi determinanti della “maglia urbana”, l'“impronta indelebile” della romanità, ribadita dalle ultime, più accreditate indagini archeologiche.
La diminuzione della popolazione urbana condusse all'abbandono di molti edifici, senza che vi fosse poi bisogno di liberare gli spazi dalle macerie per utilizzarle in nuove costruzioni; aumentarono gli spazi incolti all'interno, paludosi e boschivi all'esterno della città; all'opposto della città precedente di estrazione greco-romana, quella medievale era dimora non solo dei vivi, bensì, in stretta vicinanza, dei vivi e dei loro morti: sepolti sotto i pavimenti delle chiese o lungo le navate o raccolti più semplicemente nelle zone adiacenti ai luoghi di culto.
Nel X secolo, in seguito alle scorrerie degli Ungari, iniziò la costruzione di strutture difensive che caratterizzarono fortemente l'aspetto della città: una cerchia di mura, iniziata plausibilmente sulle basi e sul tracciato delle precedenti romane e proseguita fino a tutto il secolo XIII, infine completata, per racchiudere anche i nuovi borghi, nel XIV e XV secolo.
Con riferimento ad alcuni studi, in particolare quelli dello storico francese Jacques Le Goff, lo studioso vicentino Franco Barbieri insiste sul significato simbolico riassunto nelle mura e nell'aspetto circolare della città medievale. Anche a Vicenza si affermò la tipica tendenza "radiocentrica" medievale, che racchiudeva la città in un perimetro circolare, entro termini pressoché equidistanti da un punto intermedio tra la cattedrale e la sede del potere comunale.. Erano forse presenti influenze etniche: gli accampamenti delle popolazioni germaniche erano rotondi, una disposizione funzionale a un ordinamento gerarchico. Ben più forti erano le ragioni politiche, ideologiche e religiose, che producevano un marcato simbolismo. La città, dimora degli uomini, piccolo microcosmo, aspirava a farsi simile alla perfezione dell'universo che, stando alla concezione aristotelico-tolemaica, era organizzato in cerchi concentrici. La città terrena doveva corrispondere all'immagine del suo prototipo ideale, la Gerusalemme celeste che nella tradizione iconografica veniva rappresentata chiusa in un cerchio perfetto attorno al tempio di Salomone. Il circuito rafforzava la sacralità della città e del potere che in essa risiedeva.