Il movimento eremitico sul Monteluco ha inizio intorno all'anno 528, epoca in cui l'Italia era dominata dai Goti, quando giunge a Spoleto il monaco Isacco, anacoreta in fuga dalla Siria, che si ritira in una vita di solitudine e preghiera sulle pendici del Monteluco, ricche di grotte e anfratti naturali. In breve tempo, numerosi altri penitenti, ispirati dal suo esempio, lo seguono in quei luoghi naturali sparsi per la montagna, che si trasforma in uno diffuso monastero. Si sviluppa così una forma di vita abbastanza frequente in Oriente, ma adottata di rado nel Cristianesimo occidentale, e mai, comunque, con la continuità di circa un millennio e mezzo come avvenuto sul Monteluco..

La storia Informazioni sulle origini del movimento sono contenute ne I dialoghi di papa Gregorio Magno e in tre Leggendari d'origine monastica del XII e XIII secolo.

Il papa viene a conoscenza della storia di Isaac direttamente dai racconti di due religiosi che lo avevano conosciuto di persona: la vergine spoletina Gregoria e l'amico abate Eleuterio.Fondatore del monastero di San Marco, nell'immediato suburbio di Spoleto. Della chiesetta originale resta solo un pavimento a mosaico conservato nel museo diocesano. Della chiesetta successiva resta solo un rudere inagibile. Cf. p. 149; anche se non cita mai Monteluco nel suo scritto, una solida e concorde tradizione induce a ritenere che sia proprio questo il luogo scelto da Isacco per condurre vita anacoretica.

Le origini Probabilmente in fuga dalla persecuzione dell'imperatore Anastasio I Dicoro, il monaco ripara a Spoleto dove, secondo la tradizione angiografica, si reca a pregare nella chiesa di San Pietro, a quel tempo cattedrale del borgo. Vi rimane assorto, in mistica solitudine, per tre giorni consecutivi, finché il sagrestano, non lo scaccia in malo modo, indispettito e sospettoso per la lunga permanenza dell'ignoto pellegrino; subito dopo, l'uomo viene colto da pazzia e ritorna in sé solo grazie all'intervento di Isacco che lo libera dallo spirito maligno..

La notizia di tale prodigio si diffonde fra i cittadini che si adoperano in ogni modo per offrire al monaco doni e ospitalità, ma lui, rifiutando ogni possesso, si allontana dalla città in cerca di un luogo naturale in cui isolarsi in preghiera e costruire un "umile abitacolo". La fama di "uomo di santa vita" attira molti altri penitenti, sia spoletini sia suoi connazionali, che vanno a occupare celle e grotte naturali sparse per la montagna.

Non è chiaro il passaggio di Isacco da monaco anacoreta a monaco cenobita; Gregorio Magno si limita a definire il "modesto abitacolo" di Isaac la cellula iniziale dell'abbazia di San Giuliano.

È possibile che, dopo un periodo di eremitismo, Isacco abbia accettato in dono un terreno da parte di Gregoria, una vergine da lui stesso investita dell'abito monastico contro il volere della famiglia. Avrebbe così deciso di edificarvi e fondarvi un monastero e una piccola chiesetta dedicata a san GiulianoSecondo gli agiografi san Giuliano martire, proveniente dalle terre di Antiochia, nonostante fosse sposato, osservò la verginità perfetta, insieme alla moglie Basilissa. Fu martirizzato sotto Diocleziano, che fossero di riferimento per la comunità eremiticaLa chiesa di San Giuliano presenta tuttora alcuni elementi decorativi con caratteristiche siriane databili al VI secolo presenti anche in San Pietro. Questi decori avallano in qualche modo la tradizione circa la presenza non trascurabile di immigrati siriani a Spoleto. Cf. Giuseppe Chiaretti, p. 1167.

Questo cambiamento probabilmente suggerisce al monaco di adottare una spiritualità e una struttura monastica più confacenti al carattere del Cristianesimo occidentale. L'istituzione procede ispirandosi alle tradizioni anacoretiche della Siria: liberi anacoreti si raccolgono intorno a lui, maestro spirituale saggio ed esperto, e praticano l'isolamento, l'austerità, il lavoro manuale e la preghiera, tutto in assenza di una regola vera e propria. Oltre a i frutti drl lavoro o a rendite personali, altro mezzo di sostentamento sono le offerte libere di benefattori. L'accesso al monte è proibito alle donne..

Medioevo L'abbazia quindi è già strutturata in cenobio mentre è ancora in vita Isaac. che, morendo intorno all'anno 552, viene qui sepolto; le sue spoglie vi rimarranno per circa mille anni. I successori (Marziale, Gino, Egidio) adottano la Regola benedettina; la stessa abbazia passerà poi dai benedettini ai cassinesi e quindi ai cluniacensi, rimanendo punto di riferimento per gli eremiti Ristampa anastatica dell'edizione Folognano, Stab. tip. e lit. di P. Sgariglia, 1869 p. 173.

Nulla si sa delle vicende degli eremi insediatisi su per il monte nei secoli successivi

Nei secoli VIII e IX, nei pressi dell'arco di Druso, a Isacco e Marziale viene dedicato un oratorio, poi trasformato in cripta nei secoli XI e XII, spazio architettonico tuttora situato sotto la chiesa di Sant'Ansano.

Per avere altre notizie sull'abbazia e sugli eremi occorre arrivare al secolo XII: fonti manoscritte documentano privilegi di protezione nei loro confronti concessi da Alessandro III, da Urbano III, da Celestino III, e da Innocenzo III. Annessi ai primitivi eremi, vengono costruiti poveri abitacoli e chiesette votive. Il monastero viene ingrandito per ospitare sacerdoti e laici desiderosi di dedicarsi a vita contemplativa; si costruisce la nuova chiesa romanica di San Giuliano., tuttora esistente. All'interno, alcuni affreschi, dipinti dal Maestro di Eggi riproducono visivamente i personaggi che hanno dato vita e impulso a questa particolare tradizione eremitica: la beata Gregoria, sant'Isacco, san Mauro, san Benedetto, san Placido, san Giuliano, santa Scolastica, san Gilio, sant'Antimo, san Marziale, san Bettono, san Sticchilino..

Anche i francescani trovano sul monte il luogo ideale per fondarvi una loro comunità. Secondo la tradizione, Francesco di Bernardone, di passaggio a Monteluco nel 1218, ottiene in dono dai benedettini di San Giuliano una piccola cappella dedicata a santa Caterina d'Alessandria, intorno alla quale costruisce alcune piccole e povere cellette in cui abita spesso con i suoi seguaci; fabbricate con rami di lecci, vimini, fango e calcina, costituiscono il primo nucleo del futuro eremo francescano, meglio conosciuto come santuario di San Francesco.

I momenti difficili attraversati dal monastero di San Giuliano nei primi anni del 1300 non travolgono il movimento eremitico, rimasto sempre relativamente autonomo. Anzi, il suo prestigio spirituale aumenta: nel 1378, tre eremiti vengono convocati a Roma da Urbano VI su consiglio di santa Caterina da Siena, con il compito di riformare i costumi della città.

Età moderna Le spoglie di Isacco vengono traslate nella cripta a lui dedicata intorno all'anno 1500 dai Canonici lateranensi, che abbandonano il monastero di San Giuliano, ormai in estrema decadenza. Tuttora sono lì custodite all'interno di un antico sarcofago, copia dell'originale.

Rimasti senza monastero, gli eremiti passano alle dipendenze dirette del vescovo di Spoleto e nel 1547 si riuniscono in congregazione; il vescovo Fabio Vigili impone loro nuove regoleDa questo momento inizia una documentazione archivistica organica sugli eremiti; lo stesso papa Paolo III dispone che: Monsignor Lorenzo Castrucci emana altre disposizioni nel 1619, ma la maggior parte di loro preferisce vivere nelle grotte senza avere neanche lo stato religioso e senza seguire alcuna regola.

Questa tendenza si consolida nel corso dei secoli fino a stravolgere lo spirito anacoretico. Alcune persone, dopo una breve permanenza in qualche romitorio, si spacciano per eremiti e vanno a questuare in terre lontane a nome degli eremiti di Monteluco, avvelenando gli animi degli eremiti regolari; per mettere ordine negli irregolari, nel 1708 monsignor Pietro Gaddi costituisce un secondo gruppo denominato Eremiti fuora della congregazione di Monteluco, con regole parallele, ma l'obiettivo di limitare la presenza di avventurieri e vagabondi, non viene pienamente raggiunto..

Appartenere alla congregazione diventa un elemento di distinzione, un vezzo mondano; sorgono nuovi eremi, molto diversi dai precedenti, niente affatto poveri né umili, abitati da insoliti personaggi come Filippo Acciaiuoli a fine '600; l'abate Carlo Le Roux nel 1764. Nel 1783 ottiene da Pio VI il permesso di ritirarsi sul Monteluco, nonostante sia ancora in vita la moglie, il conte Ignazio Potocki, un personaggio assai bizzarro che, con le sue stravaganze, simboleggia la deriva dell'istituzionePer un elenco parziale degli ospiti occupanti vari romitori dalla fine del '600 alla soppressione della congregazione nel 1795, cfr. .

Da Benevento arriva il cavaliere di Malta Paolo Pacca nel 1783; a proprie spese fa costruire la conduttura dell'acqua e la fontana presso il santuario di San Francesco..

Nel 1788 il frate francescano Leopoldo da Gaiche, per ripristinare l'antica austerità anche all'interno del monastero francescano, in accordo con il vescovo Francesco Maria Locatelli, impedisce l'accesso al monte ai cittadini spoletini e alle loro magnarie. Con l'occupazione napoleonica il frate è costretto ad abbandonare il santuario e a dismettere l'abito; l'accesso al monte torna ad essere aperto a tutti.

L'ultimo priore della congregazione è il sacerdote danese Antonio Maria de Myllern che, dando inizio a infinite polemiche col comune di Spoleto circa la proprietà del monte, contribuisce alla fine della congregazione. Espulso in seguito alla rivendicazione ritenuta ingiustificata, la congregazione resta pressoché vuota e al vescovo Locatelli non resta che sopprimerla nel giugno del 1795.

Nel 1798 l'amministrazione comunale sfratta tutti gli eremiti e prende possesso degli eremi. Successivamente ostacoli di tipo economico, impediscono a questa plurisecolare istituzione di essere formalmente riconosciuta.

All'inizio dell'800 gli eremi, quasi tutti in totale degrado, sono venduti a privati che li trasformano nelle attuali residenze di villeggiatura. Ultimo personaggio significativo è Luigi Landini, ex religioso che dal 1810 abita l'eremo della Maddalena dove istituisce una scuola di belle arti frequentata da molti giovani, tra i quali emerge il pittore Giovanni Catena.

Gli eremi Oggi i vecchi romitori sono per lo più inclusi in proprietà private. (elenco parziale) Eremo delle Grazie: inizialmente luogo modesto poi ingrandito e migliorato una prima volta nel 1513 da un eremita e ancora nel 1598 dal vescovo Paolo Sanvitale che soleva passarvi lunghi periodi; partiti i benedettini dall'abbazia di San Giuliano, diviene luogo di riunione dei romiti e residenza del priore della congregazione. L'ultima ristrutturazione di notevole portata si deve al priore Antonio Maria de Myllern nel 1787. Era dotato di una biblioteca ad uso degli eremiti, i libri sono poi confluiti nella Biblioteca comunale Giosuè Carducci di Spoleto. Ospiti illustri sono stati il monsignore Camillo Cibo, che vi fece costruire la chiesa di Santa Maria delle Grazie, consacrata il 28 maggio 1728, sul luogo di una precedente, e monsignor Carlo Giacinto Lascaris che ha lasciato un diario minuzioso relativo alla sua visitaCfr. Archivio storico diocesano di Spoleto - Fonti manoscritte: Visita Lascaris, 21 aprile 1724. Attualmente denominata villa Lalli, è residenza d'epoca. Complesso di Sant'Antonio abate, probabile luogo di un antico romitorio; chiesa e convento furono donati ai frati clareni nel 1494; lavori di ampliamento furono effettuati dai frati osservanti. Nel 1867 ospitò i garibaldini di Mentana. Fino al 1983 vi hanno abitato alcune famiglie; attualmente (dicembre 2014) l'ex convento versa in totale stato di abbandono.