In Italia la medaglistica commemorativa moderna ha antiche origini, fin dalla prima metà del XV secolo. La scuola italiana in questo settore fu tra le più antiche, influenti e di rilievo in Europa, con il primato della prima medaglia-ritratto come ancora oggi è intesa, creata da Pisanello per l'imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo (1438).

Quattrocento

Origini e Pisanello

Una serie di medaglioni (in oro, poi riprodotte anche in bronzo in numerosi esemplari circolanti in tutta Europa), coniati a Parigi per la corte del Duca di Berry, sono in genere indicati come i primi esempi di medaglistica commemorativa dai tempi dell'Alto Medioevo, dopo che la pratica di ritrarre personaggi su medaglie, in voga durante l'impero romano e bizantino, era stata bandita nel IX secolo. Queste medaglie, dedicate a eroi della cristianità, venivano spacciate all'epoca come esemplari antichi, sebbene fossero evidentemente legate al mondo figurativo del tardo goticoPollard-Mori, cit., p. 4..

Fu Pisanello, in Italia, a riprendere per primo la tradizione della medaglia-ritratto, con la già citata medaglia di Giovanni VIII Paleologo, nel 1438. Quest'opera, forse pensata come continuazione della serie del duca di Berry, per celebrare il nuovo eroe cristiano che aveva reso possibile la riunificazione delle Chiese d'Oriente e Occidente, si discostava però dai suoi precedenti, per la presenza sul recto di un ritratto del personaggio vivente, fino alle spalle e di profilo, secondo uno schema ripreso fedelmente dall'antica Roma e che, portato avanti da Pisanello, dai suoi allievi e imitatori, è arrivato fino ai giorni nostri. La medaglia dell'imperatore ebbe una diffusione straordinaria e sollecitò all'artista numerose nuove commissioni da parte dei signori di Milano, Mantova, Ferrara, Rimini e Napoli, oltre ad alcuni dignitari e alleati delle rispettive corti (Medaglie di Pisanello)Pollard-Mori, cit., p. 5..

Le medaglie quattrocentesche erano essenzialmente fuse in bronzo, a partire da un modello in cera che dava origine a un primo esemplare, con la tecnica della fusione a cera persa. Da questo esemplare poi, usato come matrice, si potevano realizzare più copie, che venivano scambiate e donate, come segno di particolare favore o pegno d'affetto per le promesse matrimoniali, analogamente all'uso che avevano i ritratti dipinti. Per l'effetto di leggero restringimento del bronzo, le medaglie ottenute da una matrice già fusa hanno dimensioni leggermente inferiori all'originale, causando una discrepanza di qualche millimetri di misure tra le diverse tirature. Il numero di esemplari era comunque basso, e poteva arrivare al massimo a qualche dozzina di copie.

Le medaglie di Pisanello (23 tipi in tutto), si distinguono per l'accurato studio dell'effigie e dell'abbigliamento del protagonista, per la vivace rappresentazione di motivi simbolici o araldici sul retro, e per una sobrietà di grande effetto, che non scade mai in una celebrazione retorica o artificiosa. Evidenti sono i richiami al mondo antico, con i ritratti sempre di profilo, come nei coni monetari e commemorativi dell'Antica Roma, una caratteristica peculiare del genere che restò invariata nei secoli.

Matteo de' Pasti

Il più importante medaglista della generazione successiva fu Matteo de' Pasti, attivo per Sigismondo Pandolfo Malatesta, per il quale creò una serie di medaglie raffiguranti lui, la moglie Isotta degli Atti e i personaggi di spicco della sua corte. Se i ritratti sono all'altezza di quelli del suo maestro Pisanello, se non superiori per modellato e realismo, sul verso le medaglie sono solitamente più semplici, spesso con soggetti unici o composizioni allegoriche più convenzionali. Per la prima volta sono ritratti edifici, come Castel Sismondo a Rimini, o anche legati a progetti futuri, come l'idea albertiana originaria per quello che divenne poi il Tempio MalatestianoPollard-Mori, cit., p. 8..

Mantova L'uso delle medaglie si diffuse rapidamente oltre la metà del secolo, sviluppandosi nelle varie città con sorprendente indipendenza. Le principali scuole fiorirono a Mantova, Venezia, Milano, Firenze e RomaBargello, cit., p. 10..

A Mantova i medaglisti al servizio dei Gonzaga, sebbene non raggiunsero inizialmente il livello di Pisanello o Matteo de' Pasti, dimostrarono una buona pratica esecutiva, specializzandosi in una colta rievocazione dell'antico. Cristoforo di Geremia utilizzò forse la consulenza di Andrea Mantegna, pittore di corte, per realizzare i rovesci di alcune sue medagliePollard-Mori, cit., p. 12.. Altri medaglisti attivi per i Gonzaga furono Sperandio Savelli (mantovano ma attivo soprattutto tra Bologna e Ferrara) poi, sul finire del secolo, Pier Jacopo Alari Bonacolsi, detto l'Antico, e Gian Cristoforo Romano, scultore favorito di Isabella d'Este.

Altre scuole del Nord-Italia

In varie corti e città furono attivi altri medaglisti di buon valore. Gianfrancesco Enzola, detto il Parmense, fu attivo per gli Sforza, mentre a Venezia si registra l'attività di Marco Guidizani, che eseguì una medaglia di Bartolomeo Colleoni quando il condottiero era ancora in vita, verosimilmente nel 1454. Ne seguì le orme Giovanni Boldù, autore di ritratti eseguiti con una minuziosa cura del dettaglio, da orefice, di alcuni personaggi altrimenti sconosciuti, come Filippo Maserano, forse poeta o musico, o il musicista tedesco Nicolaus SchifferPollard-Mori, cit., p. 13.. Note sono le sue due medaglie con autoritratto, con due rovesci diversi: uno tipicamente cristiano e uno con un raffinato memento mori di ispirazione umanisticaBargello, cit., p. 13..

Notevoli sono alcune medaglie di Francesco di Giorgio, artista polivalente di origine senese, che lavorò in diverse città italiane.

Vittor Gambello, detto Camelio, e l'Enzola furono i primi ad utilizzare la coniazione invece della fusione a cera persa, tecnica andò scomparendo nella medaglistica durante il XVI secolo.

Nate come status symbol del potere, le medaglie sul finire del secolo tendono a includere anche personaggi di rango più modesto: Antonio da Brescia ad esempio ritrasse solo personaggi della sua famiglia.

Firenze

Alla corte medicea di Firenze le prime medaglie sono coniate da scultori-orefici anonimi. Una delle prime è quella che fissa l'effigie di Cosimo il Vecchio, il pater patriae, medaglia che compare anche in un noto ritratto di Botticelli.

Nella seconda metà del secolo lavorò per i Medici e i loro alleati Bertoldo di Giovanni, allievo diretto di Donatello e autore di vivaci composizioni, amate anche in ambito internazionale: sue sono la medaglia della Congiura dei Pazzi, che contiene una cronaca degli eventi di inusuale freschezza, quella dell'imperatore Federico III e quelle del sultano conquistatore di Costantinopoli Mehmet IIPollard-Mori, cit., p. 15.. Un altro medaglista attivo a Firenze fu Adriano Fiorentino.

Alla corte di Lorenzo il Magnifico lavorò poi Niccolò di Forzore Spinelli: a lui si attribuiscono con certezza cinque medaglie e circa 150 sono invece riferibili con incertezza, magari opera di assistenti e imitatori. I suoi ritratti acquistano una maggiore spessore e dimensione sulla superficie della medaglia, mentre i rovesci sono più convenzionali, spesso copianti monete e gemme antiche delle collezioni medicee. Mentre la scultura e la pittura coeva si andavano interessando a una maggiore precisione fisiognomica nella rappresentazione dell'effigiato (nelle opere di Antonio Rossellino e Benedetto da Maiano), anche le medaglie di Niccolò Spinelli appaiono maggiormente interessate alla fisionomia reale dei soggetti, sebbene le medaglie della scuola compromettano l'immagine di tali ricerche per la ripetizione di tipi fisici prestabiliti: ad esempio nella serie delle nobildonne fiorentine (Giovanna Tornabuoni, Lucrezia Martelli, Costanza Rucellai, Eleonora Altoviti), le effigi appaiono caratterizzate solo stereotipatamente da elementi quali l'acconciatura, l'abito e la dicitura col nome.

Roma La splendida epoca del Rinascimento romano fa convergere nella città artisti da tutta Italia, anche nel settore delle medaglie. Cristoforo di Geremia vi portò lo stile mantovano, perpetrato poi da suo nipote Lisippo il Giovane. Giovanni Candida può essere considerato un dilettante, per quanto di altissimo livello, poiché la sua professione principale era legata alla diplomazia: buon ritrattista, è invece più banale nei rovesciPollard-Mori, cit., p. 14..

Antonio Guazzalotti era stato allievo di Bertoldo a Firenze, e fece una pregevole medaglia di Sisto IV.

Cinquecento

Nel Cinquecento si afferma con forza il conio delle medaglie, mentre il processo della fusione si restringe a una nicchia più contenuta. La funzione della medaglia si orienta sempre di più verso la propaganda di stato delle case regnanti e del papato, con una maggior diffusione di esemplari, grazie anche ai nuovi macchinariPollard-Mori, cit., p. 16..

I ritratti di persone viventi perdono una certa vitalità e individualità rispetto al secolo precedente, affermandosi tipi più standardizzati, legati alla retorica cortigiana e impersonale, come farà scuola Leone Leoni nelle sue serie per gli Asburgo. Anche il rovescio si evolve verso temi sempre più accademici, elaborati dai letterati e gli studiosi di corte, intellegibili solo ad élite ristrette.

I centri più importanti nella medaglistica del XVI secolo furono Milano, Venezia, Firenze e Roma.

Milano Milano fu il centro di maggior influenza della penisola. A inizio del nuovo secolo il caposcuola è Cristoforo Foppa detto il Caradosso, medaglista di corte succeduto a Gian Francesco Enzola, che lavorò anche a Mantova e Roma. Tra le sue opere migliori la medaglia di Giulio II in cui si celebra la posa della prima pietra della basilica di San Pietro in Vaticano con una riproduzione sul retro del progetto originario di BramantePollard-Mori, cit., p. 17..

La seconda metà del secolo è dominata da Leone Leoni, il cui stile si affermò ovunque in Europa, lavorando per tutte le corti asburgiche, dall'Olanda alla Spagna alla Germania meridionale. I suoi ritratti di corte divennero veri e propri prototipi, imitati ovunque: non è la personalità del soggetto che viene colta, ma il rango legato al suo ruolo. Nei rovesci, specialmente quelli delle serie asburgiche, si ha un trionfo di allegorie, rese con un vivo senso pittorico. Oltre a tali serie sono celebri la sua medaglia di Michelangelo Buonarroti e quelle eseguite per Andrea Doria, in entrambi i casi nate come regalo di ringraziamentoPollard-Mori, cit., p. 18..

Suo figlio Pompeo Leoni fu attivo soprattutto in Spagna, variando i modelli resi celebri dal padre. Tra i seguaci milanesi di Leone Leoni ci furono Annibale Fontana e Antonio Abondio, quest'ultimo influenzato anche dalla scuola emiliana.

Venezia e il Veneto A Venezia i migliori lavori spettano a due scultori di fama: Jacopo Sansovino e Alessandro Vittoria. Il primo ritrasse con grande finezza il procuratore di San Marco Tommaso Rangone in tre medaglie, riuscendo a riprodurre persino la consistenza della pelliccia nella veste. Nel rovescio con la Via Lattea una complessa allegoria allude alla condizione di figlio adottivo del procuratore.

Alessandro Vittoria fu allievo del Sansovino e tra le sue creazioni più riuscite ci sono le medaglie per Pietro Aretino e per sua moglie Caterina Sandella. La prima ha un rovescio tra il satirico e l'adulatorio, coi principi della terra che rendono omaggio all'Aretino.

Attivo a Vicenza fu Valerio Belli, noto soprattutto come incisore di gemme. La sua medaglia di Pietro Bembo del 1538 è fusa, non coniata, e presenta un ritratto di intenso realismo, scevro da idealizzazioni "all'antica".