Gioia Sannitica è un comune italiano di abitanti della provincia di Caserta in Campania.
Si caratterizza per la suddivisione in più borghi sparsi; vi sono infatti le frazioni di: Auduni, Calvisi, Carattano, Caselle, Criscia, Curti, Madonna del Bagno..
Rientra nella diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti, eccettuate le frazioni Calvisi, Carattano e Madonna del Bagno, che rientrano in quella di Alife-Caiazzo.
Geografia fisica Gioia Sannitica è sormontata dal Monte Monaco di Gioia (alto 1337 metri) e dal Monte Erbano (alto 1385 metri), entrambi facenti parte della catena montuosa del Matese. Il paese è situato sul confine tra le province di Benevento e Caserta, anticamente sul limite tra i distretti delle città sannitiche e poi romani di Allifae e Telesia. Il territorio comunale è attraversato dal principale torrente, da nord verso sud, Adventus dove sfocia nel principale fiume dell'Italia meridionale, il Volturno, al quale anch'esso attraversa il territorio nella parte meridionale. In passato era chiamata Terra Jani, la terra del dio Giano.
Storia
Secondo una leggenda l'origine di Gioia sarebbe legata a un tempio eretto in queste zone in onore del dio Giano ai tempi delle guerre sannitiche.Viaggio tra le meraviglie della Campania, Angelo Sacco Editore, Polla, 2005, p. 464. Tale narrazione, priva di riscontri documentali e archeologici, è però riprodotta nello stemma comunale dove, fra una quercia e un cipresso, è presente un'ara (altare) avente nella parte inferiore le iniziali "A" e "J", interpretate come "Ara Jani" (Altare di Giano).,
Gioia viene citata per la prima volta nel Catalogus Baronum del XII secolo, al tempo è infeudata insieme a Compostella al Conte di Caserta Roberto di Lauro, il quale affida il territorio ad un suo Comes, tale Guntardo. Gioia è tassata per due militi, Compostella per uno e da ciò si desume che orientativamente Gioia avesse circa 120 abitanti, Compostella 60 e Guntardo amministrava dunque una popolazione complessiva di 180 persone a cui si dovevano aggiungere i familiari dei militi. È presumibile che alla morte di Roberto nel 1183, il feudo passi al figlio Guglielmo che diviene II Conte di Caserta. A questi succede nel 1199 Roberto, III Conte di Caserta, e nel 1216 gli succede Tommaso, IV Conte di Caserta detto anche “Tommaso il vecchio” il quale sposa Siffridina (o anche Suffridina) Borello, Signora di Melizzano e Strangolagallo Tommaso Di Lauro entra in contrasto con Federico II° e viene arrestato nel 1223 e costretto all'esilio nel 1224 e la Contea di Caserta è di fatto sospesa fino al 1231.
Nel 1229 risulta feudatario di Gioia Tommaso de Rocca Conte di Molise; presumibilmente gli viene affidato il feudo di Gioia dopo l'esilio di Tommaso il Vecchio; dalle pergamene di Santa Cristina del monastero di Santa Croce a Sepino, risulta: “Tommaso de Rocca signore del Castrum di Gioia e di altre terra concede e conferma a Roberto priore del monastero di Santa Croce di Sepino una terra con ulivi ed alberi”. Ma Tommaso De Rocca dopo qualche tempo entra prepotentemente in contrasto con Federico II, il quale a seguito della ribellione armata di questi lo affronta e dopo averlo sconfitto ne assimila i beni e li gestisce attraverso il Giustiziere di Terra di Lavoro e Molise.
Nel 1231 con la riforma Federiciana inerente alla costruzione e la manutenzione dei castelli del Regno, Gioia risulta amministrata dal giustiziere di Terra di Lavoro e del Molise e secondo la riforma la popolazione deve provvedere alla manutenzione del castello di Caiazzo insieme alle popolazioni delle Baronie di Ruviano, Campagnano, Guardia Sanframondi, Dragoni ed i casali del monastero di San Salvatore di Telese. Nello stesso anno (1231) Federico II restituisce la Contea di Caserta ed i suoi feudi (con la Baronia di Gioia), a Riccardo Di Lauro figlio di Tommaso il Vecchio (deceduto nel 1227), sotto la tutela di sua madre Siffridina poiché Riccardo è ancora minore. Il conte Riccardo, cresciuto alla corte dello stesso imperatore, ne sposa la figlia Violante che Federico aveva avuto dal matrimonio con Bianca Lancia. Le nozze tra Riccardo conte di Caserta e Violante, figlia dell’imperatore Federico II, avvengono presso Castel del Monte nel 1246. Nello stesso anno avviene la congiura di Capaccio con la quale il partito del papa tenta di eliminare Federico II, che si salva grazie all'intervento decisivo del conte di Caserta. Quando nel 1267 Riccardo muore, la contea di Caserta con i suoi feudi compresa la Baronia di Gioia passa al figlio, Corrado detto Corradello, sotto la tutela della nonna Siffridina.
Con la venuta dei d’Angiò nel Regno di Napoli, Siffridina, spinge il nipote ad unirsi a Corradino di Svevia che è suo cugino, ma con la sconfitta di Corradino la situazione precipita. Nell'ottobre del 1268 Corradello e Siffridina vengono condotti a Napoli, alla corte regia da Guillaume l'Estendard per essere giudicati. La sentenza priva Corradello di tutti i suoi beni e feudi infliggendo ad ambedue il carcere a vita. Nello stesso 1268 dalla "cedola sui fuochi" per il calcolo delle aliquote da applicare ai balzelli, redatte in seguito al controllo voluto da Carlo I d'Angiò, per Gioia risultano 28 fuochi (ovvero 28 capifamiglia, 200 abitanti circa) tassati per 7 once, questa recita:
Dopo l’arresto e la condanna al carcere a vita di Corradello e Siffridina, parte dei beni vengono distribuiti a vario titolo, e presumibilmente dallo stesso 1268 il feudo di Gioia passa nelle mani di Giovanni De Molisio.
Nei documenti della Cancelleria Angioina si trovano due menzioni risalenti al 1279 ed al 1280, che indicano Gioia in possesso di Giovanni de Molisio, detto anche Giovanni di Gioia e di suo figlio Francesco, i quali richiedono il vassallaggio degli uomini di Gioia in Terra di Lavoro:
Il 27 giugno 1280 dai documenti della Cancelleria Angioina è presente un documento redatto a San Germano, l’antica Cassino nel quale sono elencate tutte le terre tassate quell'anno per pagare le milizie. Nell’elenco è anche la terra di Gioia:
Un documento che le fonti citano nella cancelleria angioina, registrato il 9 settembre 1283, dice che Giovanni De Molisio ha dato in moglie sua figlia Costanza a Corrado di Strangolagallo, Conte di Caserta, nipote di Siffridina, Signora di Melizzano e Strangolagallo. Qualche tempo Siffridina concede in moglie la figlia Beatrice a Francesco figlio di Giovanni di Molisio. Di fatto le fonti bibliografiche, anche se in modo confuso e non certo, citano l'esistenza di almeno due figlie di Siffridina (senza riferirne i nomi). Ma ciò torna utile poiché dimostra che il feudo di Gioia passa realmente nelle mani di Giovanni De Molisio, nel momento della perdita dei feudi da parte di Corradello e Siffridina. L'esistenza e la testimonianza di vincoli matrimoniali resta incerta, non solo per il dubbio sull'esistenza di figlie di Siffridina ma anche perché per Corradello risulta un unico matrimonio ovvero quello con Caterina di Gebbennes, detta anche Caterina di Ginevra, la quale trascorre oltre un trentennio in prigionia con il marito prima a Canosa poi a Castel del Monte dove muore nel 1305. Ma infine, ed è la cosa più importante dalle fonti, si comprende che in qualche modo vi è un passaggio di beni ai De Molisio. Il documento citato dice:
A cui fa seguito:
Nel 1293 sempre dai registri angioini risulta che Il Giustiziere di Terra di Lavoro, Bartolomeo de Capua concede il castro di Gioia e Marafi a Giovanni Landolfi a seguito della morte di Giovanni De Franco, deceduto senza eredi; dunque il castro di Gioia dopo il 1283 è nelle mani di tale Giovanni De Franco e dal 1293 passa a Giovanni Landolfi, il documento così cita:
Nel 1304 Bartolomeo de Capua compra il castro di Vairano da Benedetto Caetano Conte Palatino e nel 1305 compra da Giovanni Landolfi il castro di Gioia, unendolo così al feudo di Vairano. Bartolomeo de Capua alla morte prematura del figlio Andrea, che nel 1310 aveva sposato Jeann L'Estendart, nomina suo usufruttuario il nipote Giovanni. Questi sposa Clarella di Brusson, figlia di Riccardo di Brusson, Conte di Satriano. Ma Giovanni muore il 4 Ottobre 1335, lasciando Clarella con in grembo la figlia Angela (Angelella). Costei diverrà alla maggiore età Contessa di Satriano, di Vairano di Gioia e di altre terre. Sposa Nicola de Yels e dall'unione nasce Orsolina. Orsolina sposa in prime nozze Berardo II d'Aquino Consignore di Albeto, San Donato, Campoli e Settefrati. Berardo muore nel 1374, e Orsolina convola in seconde nozze con Ludovico di Gianvilla signore di Maralfi, Giustiziere di Calabria. Questa diviene feudataria di Gioia nel 1381 alla morte della madre come si evince da un documento:
Il 10 aprile 1392 alla morte di Orsolina, suo figlio Iacopo I d'Aquino è investito del titolo comitale divenendo così il nuovo feudatario di Gioia: Signore di Gifuni, Cortegiano, Vairano, Presenzano, Gioia e Alvignano. Signore di San Donato, Albeto, Campoli e Settefrati.
Nel 1404 il feudo di Gioia viene comprato dal Barone Francesco Moccia del sedile del nido a Napoli, Famigliare Domestico di Ladislao d’Angiò-Durazzo e di Giovanna II confermato quale feudatario di Gioia in Terra di Lavoro ancora il 30 settembre 1413. Francesco non ha eredi e presumibilmente resta signore di Gioia fino alla morte della Regina Giovanna nel 1435. Con la morte della Regina Giovanna, sale al potere Alfonso D’Aragona il quale dona ampi possedimenti a quei nobili che lo avevano appoggiato. Tra questi Antonio Marzano, Duca di Sessa, che Alfonso D’Aragona arricchisce di terre, titoli e castelli confermandogli il dominio della città di Sessa, il titolo di Duca di Teano, Conte di Alife, Sant'Angelo-Raviscanina, Dragoni e di altre 22 città e terre, nonché di tutti i beni che possedeva per successione paterna e quelli di Goffredo suo zio, Conte di Alife. I Marzano restano presumibilmente signori di Gioia fino al 1459. Con la ribellione a Ferdinando I, figlio di Alfonso D’Aragona, i Marzano cadono in disgrazia; Ferdinando spoglia i Marzano di tutti i loro domini, concedendo ad Onorato II Gaetani Alife, Dragoni, Sant'Angelo-Raviscanina, Telese, Crispano, Giugliano, Dragonara, S. Giorgio, Morcone, S. Marco dei Cavoti, ed altre terre, presumibilmente tra le altre terre vi è anche Gioia. Onorato fu assai benvoluto dal re Ferdinando, il quale in segno di tale benevolenza gli accordò la facoltà di assumere il suffisso di Aragona e di inquartare nel proprio stemma l’arma Aragonese. Tra i cavalieri che il re Alfonso condusse in Italia, uno dei più favoriti fu Pasquale Diaz Garlon. Lo ebbe come suo intimo consigliere, ed alla morte lo raccomanda a Ferdinando suo figlio, il quale nel 1482 gli dona i contadi di Alife, Sant'Angelo-Raviscanina, Dragoni e cinque altre terre. Nel sommovimento politico che caratterizzarono gli scontri tra angioini e aragonesi che si conclusero con la vittoria spagnola nel 1503, diviene viceré Consalvo de Cordova che acquisisce il titolo di Duca di Sessa.
Nel 1503 Gioia diviene feudo dello spagnolo Consalvo de Cordova Gran Capitano del Regno, Duca di Sessa e primo Viceré del Regno di Napoli. Nel 1515, alla morte di Consalvo il feudo di Gioia passa alla figlia Elvira. Nel 1524 alla morte di Elvira il feudo passa a Fernando de Cordoba conte di Cabra marito di Elvira (oltre ad esserne il cugino) ambasciatore a Roma di Carlo V. Fernando muore nel 1526 senza eredi e il feudo di Gioia è così concesso a Giovanni Nicola Gaetani. Nel 1531 un documento redatto in spagnolo conservato presso l'Archivio generale di Simancas (Valladolid) dichiara che il feudo di Gioia è tenuto in concessione dal Barone Giovanni Nicola Gaetani detto don Cola, secondogenito di Onorato Gaetani d’Aragona, feudo ottenuto dopo la morte del “Capitano Miranda”.