A partire dal 1740 fu coinvolto in alcune beghe giudiziarie, l'ultima delle quali - inerenti agli apprezzi delle sue opere da lui effettuate ed alla liquidazione di 266.850 ducati sborsatigli a conto delle sole fabbriche della Reggia di Napoli - gli fu fatale: rinchiuso in galera a causa della prassi assai sbrigativa della giustizia borbonica, morì in prigione per apoplessia quando ancora il processo a suo carico non era iniziato.
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