Abū Ḥātim al-Ḥārith b. Surayj b. Yazīd b. Sawā b. Ward b. Murra b. Sufyān, dei Banū Mujāshiʿ b. Dārim al-TamīmīThe Encyclopaedia of Islam (M. J. Kister), s.v. «al-Ḥārith ibn Suraydj»., questo il nome per esteso (), lanciò e condusse una vasta rivolta sociale e religiosa anti-omayyade in Khorasan e Transoxiana, che anticipò la cosiddetta "Rivoluzione abbaside".

La rivolta di al-Ḥārith iniziò nel 734, interpretando delle forti lamentele e l'avversione degli agricoltori arabi locali e dell'elemento indigeno persiano, di recente islamizzazione (mawālī), per il mancato riconoscimento dei diritti di parità con l'elemento islamico arabo, motivati da esigenze fiscali, dal califfato omayyade. Per questo motivo egli è stato definito da Henrik Samuel Nyberg un "murgita politico".

L'ostilità anti-omayyade dei mawālī non-arabi Al-Ḥārith basava la sua ribellione sul forte malcontento che serpeggiava sempre più, specialmente tra i non-Arabi di recente conversione all'Islam.

Una chiara ostilità era però presente anche tra i coloni arabi, discendenti delle circa 40.000 famiglie arabe irachene che erano state "esiliate" dalle autorità omayyadi all'epoca del Wālī Ziyād b. Abīhi, a causa del loro forte e determinato sentimento filo-alide, diffuso anche nelle regioni iraniche, quale il Khorasan.

Arabi e Khorasanici, e i figli nati dai matrimoni misti praticati da decenni, specialmente nell'oasi di Marw), lamentavano le paghe dimezzate negli eserciti califfali rispetto a quelle concesse ai soldati siriani fedeli al regime, come pure le sperequazioni fiscali dovute al mancato riconoscimento da parte del governo centrale della loro incompiuta islamizzazione.

Il Bayt al-māl omayyade avrebbe infatti risentito pesantemente dell'incasso della semplice zakat anziché della più sostanziosa jizya riservata ai non-musulmani. La giustificazione addotta da Damasco era la non completa conoscenza della complessa liturgia islamica dei mawālī (riscontrabile ad esempio nell'approssimativo modo di adempiere all'obbligo della preghiera canonica quotidiana), nonché la sommaria conoscenza della Sharīʿa, che per molti versi era peraltro ancora in fase di elaborazione dottrinaria.

Identiche giustificazioni furono addotte anche a danno dell'elemento berbero in Nordafrica, tali da portare ad esempio alla riduzione in stato di schiavitù di alcune figlie di capifamiglia berberi di recente conversione, che contribuirono a causare la vittoriosa Grande rivolta berbera contro Damasco.

Il problema non riguardò soltanto aspetti di concreta ingiustizia fiscale ma ebbe immediati riflessi sulla speculazione teologica riguardante la condizione del "musulmano" (argomento vivacissimo dopo lo scontro tra il califfo ʿAlī b. Abī Ṭālib e il governatore di Siria Muʿāwiya b. Abī Sufyān), per invocare la quale alcuni pensatori credevano fosse sufficiente l'affermazione della fede in Allāh e nella missione profetica di Maometto, mentre altri ritenevano che fossero invece indispensabili le opere.

La rivolta di al-Ḥārith ibn Surayj, che impiegò per la prima volta vessilli neri - gli stessi che, non casualmente, saranno poco più tardi innalzati dal movimento abbaside in quelle medesime regioni iraniche - fu infine sconfitta dal Wālī Asad b. ʿAbd Allāh al-Qasrī nel 736, ma costituì il prodromo della vittoriosa "rivoluzione abbaside" del 749-50.

Biografia

Gioventù e avvio della rivolta Al-Ḥārith ibn Surayj era un nativo del Khorasan appartenente alla tribù dei Banu Tamim, insediata originariamente nel settentrione della Penisola araba e facente parte della stirpe dei Muḍar.. Come altri della sua gente, si stabilì a Bassora, seguendo suo padre Surayj. Le prime notizie che lo riguardano dicono che nel 729 si mise in luce per il coraggio e lo spirito di sacrificio contro i pagani turchi Turgesh che irruppero in Khorasan dalla confinante Transoxiana, consentendo all'esercito arabo di scampare alla distruzione a Baykand, presso Bukhara. Al-Ḥārith viene ricordato ancora nel 733, quando guidò una protesta nel Basso Ṭokhāristān contro la requisizione di rifornimenti della provincia, già afflitta dalla siccità e dalla carestia, per nutrire la capitale del Khorasan, Marw, disposta dal governatore al-Junayd b. ʿAbd al-Raḥmān al-Murrī. Al-Junayd aveva per la sua azione frustato al-Ḥārith, ma dopo che al-Junayd morì ai primi del 734, lo scontento esplose nuovamente in aperta rivolta, con al-Ḥārith che si mise alla testa dei ribelli.Gibb, 1923: p. 76.

I motivi e la natura della rivolta di al-Ḥārith sono dibattuti. Le sue richieste furono formulate (come è frequente nella storia islamica in ogni epoca) in termini religiosi, chiedendo la fine dell'ingiustizia attraverso l'"applicazione del Libro e della Sunna" da parte del governo. Al-Ḥārith stesso si dice fosse un membro di un oscuro gruppo pietista definito Murjiʿa e che conducesse una vita di tipo ascetica. Secondo il grande arabista israeliano Meir Jacob Kister, egli sembra sentisse di dover svolgere una "missione" e che volesse dar vita a un "governo giusto somigliante a quello del Profeta Maometto e dei primi Califfi Ortodossi". Al-Ḥārith pensava che a guidare la Umma dovesse essere preferibilmente un appartenente allAhl al-Bayt, condividendo quindi l'atteggiamento degli Alidi. Era anche convinto che si dovesse fare ogni sforzo per evitare combattimenti tra musulmani e, a tal fine, non mancava mai di cercare il preventivo convincimento dei suoi antagonisti, reiterando i suoi tentativi anche nel corso degli scontri armati..

Al-Ḥārith sosteneva la necessità etica e politica di alcune riforme, la più importante delle quali era appunto la perfetta equiparazione tra musulmani arabi e non-arabi (mawālī), in perfetto ossequio dell'ecumenismo ugualitario preteso dall'Islam. L'unico tentativo di dar corso a questa riforma era stato quello del Califfo ʿUmar II (reg. 717–720) e dei suoi governatori Asad b. ʿAbd Allāh al-Qasrī e Ashras ibn 'Abd Allah al-Sulami, ma il danno per l'erario statale era stato vistoso e, appena il Califfo morì, tutto tornò come prima. Una prima ribellione era scoppiata nel 728 e fu guidata da Abū al-Ṣayda Ṣāliḥ b. Ṭarīf. Molti di quel gruppo d'insorti avrebbero partecipato poi anche al movimento di al-Ḥārith.... Ibn Surayj era visto come il campione dei vilipesi diritti degli ʿajam (non-Arabi, specialmente iranici), ma ebbe sostenitori anche tra i Tamīm e gli Azd locali.. Scontento sensibile esisteva anche tra gli Arabi khorasanici, a causa delle pesanti perdite subite con la vittoria dei Turgesh nella battaglia della strettoia (Yawm al-shiʿb) del luglio 730, e come conseguenza della dispersione degli agricoltori arabi, voluta dal nuovo Califfo Hishām (reg. 723-743) per punirli della sconfitta,. e dall'attività anti-omayyade degli Alidi.

La rivolta di Ibn Surayj Quando la notizia della morte di al-Junayd giunse nella cittadina di Andkhuy, in Gozgān (in arabo Jūzjān), uno dei più remoti avamposti arabi, la locale guarnigione araba seguì Ibn Surayj nella sua insurrezione. Il successore di al-Junayd, ʿĀṣim b. ʿAbd Allāh al-Hilālī, che era appena arrivato a Marw, provò a placare i ribelli e inviò loro suoi emissari a tal fine, ma al-Ḥārith semplicemente li mise in carcere. La rivolta si allargava nelle circostanti regioni e al-Ḥārith marciò con una forza militare di 4.000 uomini su Balkh, capitale del Ṭokhāristān e controllata da Naṣr b. Sayyār, forte di 10.000 soldati. Malgrado Naṣr non appoggiasse il movimento di al-Ḥārith, era tanto elevato il tasso di litigiosità tra i Khorasanici che egli e i suoi uomini offrirono una resistenza assai scarsa. Balkh fu presa dagli uomini di al-Ḥārith con facilità, mentre Nasr e le sue truppe abbandonavano il teatro d'operazioni, non andando a sostenere né al-Ḥārith né ʿĀṣim.... Immediatamente dopo la guarnigione araba di Marw al-Rūdh si unì alle forze di al-Ḥārith. Il principe indigeno eftalita del Gozgān, Fāryāb e Tāleqān colse subito l'opportunità di unirsi alla rivolta con le sue forze, sperando di ristabilire l'indipendenza di cui in precedenza quelle regioni avevano goduto e forse di indebolire il potere arabo-islamico in Khorasan, facendosi riconoscere come un principe tributario, ma con un ampio grado di autonomia, di Marw..

Al-Ḥārith si concentrò a quel punto su Marw e partì per la capitale, dove tra l'altro aveva simpatizzanti. Tuttavia ʿĀṣim s'impegnò a cementare la lealtà dei Khorasanici allo sbando minacciandoli di abbandonare la città a favore di Naysabur, alle frontiere orientali del Khorasan. Lì avrebbe voluto radunare l'elemento arabo qaysita, la cui fedeltà al regime omayyade era ben nota, e richiese rinforzi dalla Siria. Vista la presenza di numerosi elementi locali nell'esercito di al-Ḥārith, che dava l'idea apparente di un esercito straniero, le élite arabe locali scelsero di radunarsi sotto ʿĀṣim... Appena si avvicinò a Marw, l'esercito di al-Ḥārith mostrò di poter contare su 60.000 uomini, in gran parte mawālī che erano accorsi sotto la sua bandiera, secondo la cronaca fornita da Ṭabarī. I soldati di ʿĀṣim erano considerevolmente meno, e meno motivati, tant'è vero che ʿĀṣim aveva dovuto versare un soldo doppio del normale per arruolare nuovi elementi. Nondimeno egli marciò fuori da Marw e prese posizione dietro un canaleSi ricorderà che Marw era un'oasi, ricca di acque e di opportune canalizzazioni. a Zarq, distruggendone i ponti. I soldati di al-Ḥārith si avvicinarono e li ripararono, mentre più di 2.000 Arabi tra i suoi ranghi disertarono per unirsi ad ʿĀṣim, con chiara sfiducia nei confronti delle truppe locali che sostenevano al-Ḥārith. Nella battaglia che ne seguì, ʿĀṣim colse una vittoria netta, e molti uomini di al-Ḥārith affogarono nel canale.. Di fronte a quella disfatta, molti dei mawālī e dei nobili locali abbandonarono al-Ḥārith, mentre il suo esercito (che all'inizio era particolarmente ricco di elementi iranici) si ridusse a un nucleo di circa 3.000 guerrieri. Ciò obbligò al-Ḥārith a cercare una profferta di pace di ʿĀṣim (che non era certo di poter contare su un solido appoggio degli Arabi khorasanici, nel momento in cui il paventato pericolo costituito dalle forze indigene era passato) e si ritirò ad Andkhuy.

L'anno dopo però al-Ḥārith riprese la sua rivolta e marciò ancora su Marw. ʿĀṣim non poteva persuadere ancora i Khorasanici a lottare per lui e si trovò da solo con circa 1.000 Siriani e Giazireni della sua guardia del corpo. Le forze di al-Ḥārith non erano tuttavia molto maggiori, ridotte com'erano alla guarnigione di Marw al-Rūdh. Dalla battaglia che si svolse nel villaggio di Dandānqān, presso Marw, ʿĀṣim uscì ancora vittorioso, obbligando al-Ḥārith a riparare a Marw al-Rūdh..

Malgrado queste vittorie, la posizione di ʿĀṣim rimaneva precaria. Il suo controllo si estendeva solo a Marw e alle regioni occidentali khorasaniche qaysite attorno a Naysabur. Inoltre egli, come spiegò in una lettera al Califfo, da Siriano qual era, aveva grosse difficoltà a convincere i Khorasanici e anche le truppe irachene a combattere al suo comando contro qualcuno della loro parte... ʿĀṣim chiese inoltre che il Khorasan fosse posto alle dipendenze del governatore d'Iraq, Khālid b. ʿAbd Allāh al-Qasrī, e che le truppe sirianeChe costituivano l'élite militare omayyade. fossero dispiegate nella provincia. Per tutta risposta, il fratello di Khālid, Asad b. ʿAbd Allāh al-Qasrī, che aveva già servito prima come governatore del Khorasan, fu inviato a sostituirlo. La notizia di ciò, unita probabilmente alle pressioni provenienti dai Khorasanici di Marw, indussero ʿĀṣim a concludere una tregua con al-Ḥārith. Secondo alcuni resoconti, egli avrebbe concordato con al-Ḥārith di domandare al Califfo l'"applicazione del Libro e della Sunna", anche se in merito la discussione storica non è approdata a una conclusione accettata da tutti..

Fine della rivolta, intervento dei Turgesh ed esilio