LImpero spagnolo fu uno dei primi imperi coloniali della storia e uno dei più vasti di tutti i tempi. Nato con la scoperta delle Americhe nel 1492, fu una superpotenza coloniale nel corso dell'età moderna, raggiungendo una superficie tanto vasta da diventare uno degli imperi ad essere stato soprannominato "l'impero su cui non tramonta mai il sole". Perse le sue colonie nel corso del XIX secolo, dapprima con l’indipendenza delle colonie americane e poi con la guerra ispano-americana.
Fu una monarchia composita, governata prima dai Trastámara, successivamente dagli Asburgo, e infine dai Borbone di Spagna. Fu formato da Ferdinando II di Aragona e Isabella I di Castiglia nel 1492 a seguito della scoperta delle Americhe e della conquista di Granada, che completò la Reconquista. L'impero si ampliò grazie all'opera dei Conquistadores inviati ad occupare larghe parti delle Americhe. Con la sua abdicazione nel 1556 a seguito del diffondersi della riforma protestante, Carlo V d'Asburgo lasciò il Sacro Romano Impero al fratello Ferdinando I, mentre la Spagna, le Fiandre e i possedimenti italiani andarono al figlio Filippo II. Filippo annesse poi dei territori nell'Asia orientale (che presero da lui il nome di Filippine) e divenne anche re del Portogallo e del suo impero a seguito di una crisi di successione. Diede quindi inizio al Siglo de Oro, che perdurò fino alla conclusione della guerra franco-spagnola e della guerra di restaurazione portoghese.
Con la guerra di successione spagnola, i Borbone divennero la casa reale di Spagna e con i decreti di Nueva Planta la Spagna divenne una nazione unitaria. Tuttavia la loro ascesa in Spagna non muta il declino spagnolo. I Paesi Bassi vengono perduti completamente, i domini italiani passano agli Asburgo d'Austria o ai Savoia, anche se nel 1735 riconquistano i regni di Napoli e di Sicilia dando vita a un ramo cadetto dei Borbone, e la Spagna stessa va numerose volte in bancarotta. Con l'invasione napoleonica nel 1808, l'intero Impero spagnolo in Sudamerica si disgrega a fronte delle guerre d'indipendenza ispanoamericane. La Spagna mantenne frammenti del suo impero nei Caraibi (Cuba e Porto Rico); in Asia (Filippine), e in Oceania (Guam, Micronesia, Palau, e Marianne Settentrionali) fino alla guerra ispano-americana del 1898 (in Spagna nota come il disastro del '98).
La Spagna costituirà nel XIX secolo un secondo impero coloniale, in Africa, limitato a parte del Marocco, Sahara Occidentale e Guinea Equatoriale. Sarà il più modesto degli imperi europei, ma anche l'ultimo a essere perduto con la decolonizzazione. La partecipazione spagnola alla corsa all'Africa non rivestì un'importanza particolare: il Marocco fu mantenuto fino al 1956, mentre la Guinea e il Sahara rispettivamente fino al 1968 e al 1975.
Le isole Canarie, Ceuta, Melilla e le altre plazas de soberanía, ancora oggi territori d'oltremare spagnoli, sono quanto rimane dell'ex Impero spagnolo.
Storia La Spagna agli inizi dell'espansione (1402-1492)
Nel XV secolo la monarchia spagnola non si poteva ancora ritenere tra le principali potenze d'Europa: divisa fra Castiglia ed Aragona, assorbita dallo sforzo di eliminare gli ultimi avamposti islamici nella penisola, non era sullo stesso piano di Francia, Austria o Impero ottomano, impegnati già in sanguinosi conflitti per estendere all'estero la loro influenza.
Sul finire del Quattrocento però, il regno dei Moriscos in Andalusia era divenuto uno Stato-cliente della Castiglia, tollerato solo perché arricchiva le casse di quest'ultima inviando tributi in oro, i cosiddetti parias, provenienti dalla regione del Niger.
I Castigliani inoltre avevano iniziato ad intervenire militarmente al di fuori dei confini nazionali già dal 1402, quando re Enrico III, in competizione con i portoghesi per i porti africani, ordinò all'esploratore normanno Jean de Béthencourt di colonizzare le isole Canarie, il cui diritto di possesso era stato ottenuto nel 1344 da papa Clemente VI, ma venne riconosciuto solo col trattato di Alcaçovas.
La situazione politica svoltò decisamente con il matrimonio dei due Reyes Católicos, Ferdinando II d'Aragona e Isabella I di Castiglia, anche se non crearono un vero e proprio Stato unitario, bensì una confederazione di regni con proprie amministrazioni, che a partire dall'ascesa al trono del nipote Carlo V (Carlo I come re di Spagna) furono retti da un unico monarca in regime di unione dinastica. La formale fusione delle due casate portò prepotentemente la Spagna alla ribalta dello scenario internazionale: all'improvviso, non solo la penisola iberica (ad eccezione del Portogallo) era riunita sotto un'unica autorità, ma l'annessione dei possedimenti aragonesi nel Mezzogiorno, fece sì che da Brindisi a Cadice lo spazio marittimo passò sotto completo controllo delle flotte spagnole, e di conseguenza anche i traffici commerciali che vi transitavano.
Una Spagna riunificata non poteva accettare sul proprio territorio la presenza, seppur fortemente limitata da un legame clientelare, di uno Stato straniero, per giunta musulmano; così le forze di Castiglia ed Aragona terminarono la Reconquista cacciando definitivamente i Mori dalla penisola iberica (1492).
Raggiunto l'obiettivo che aveva guidato generazioni di cavalieri e spadaccini, la nobiltà spagnola assetata di terre e potere era ansiosa di abbracciare una nuova causa per la quale scendere sul campo di battaglia, e le prime occasioni furono le scoperte di Cristoforo Colombo in America e la rinnovata rivalità con la Francia. Iniziava così a delinearsi la forma del nuovo impero coloniale.
Gli albori dell'Impero (1492-1513) Gli aragonesi avevano costituito un piccolo impero marittimo intorno al Mediterraneo occidentale, riuscendo a conquistare le isole principali ed a porre sul trono di Napoli un membro della famiglia, ma nel 1494 Carlo VIII, re di Francia, scese con l'esercito nell'Italia meridionale tentando l'impresa di soggiogare tutta la penisola.
Gli scontri che ne seguirono videro la fanteria spagnola, comandata dal Gran Capitán Gonzalo Fernández de Córdoba, prevalere sui cavalieri francesi, creando il nerbo dell'invincibili armate spagnole del XVI e XVII secolo. Dopo l'invasione del meridione, la politica estera durante il regno di Ferdinando II mirò all'affermazione della supremazia spagnola sull'Italia, volta a contenere le ambizioni dei francesi.
Mentre gli aragonesi si muovevano sul fronte italiano, i castigliani, compresa l'importanza delle posizioni nel Nordafrica, strategici baluardi contro i musulmani, nel 1497 presero Melilla e, nel 1509, Orano.
Nel frattempo, per tutelare il proprio dominio sulle nuove terre scoperte nel Nuovo Mondo da ogni possibile rivendicazione portoghese, nel 1493 fu emanata la bolla papale Inter Caetera (papa Alessandro VI era di origini spagnole), la cui diretta conseguenza fu il trattato di Tordesillas stipulato l'anno successivo, che divideva il mondo in due emisferi su cui le potenze potevano esercitare diritto di sovranità in caso di colonizzazione di territori. Il trattato, poi rivisitato per via dell'impossibilità di determinare esattamente la linea di demarcazione, di fatto fu molto vantaggioso per la Spagna, poiché escludeva il Portogallo e gli altri concorrenti dalle Americhe, aprendo la via ad un'incontrastata conquista, anche se non riuscirono a limitare l'espansione verso ovest del Brasile portoghese.
Alla morte della regina Isabella, Ferdinando rimase solo al potere ed adottò una strategia politica molto più spregiudicata che in precedenza, agendo in modo da contrastare ogni rivale che cercasse di esercitare un ruolo egemone in Italia. Incoraggiò una coalizione contro Venezia, la Lega di Cambrai, che aveva il fine di spartire tra i vari partecipanti (Spagna, Francia e Stato pontificio), i territori che la "Serenissima" aveva acquisito sulla terraferma, rendendola inoffensiva.
Nel 1509, la battaglia di Agnadello risolse il conflitto a favore della Lega ma, timorosi di un eccessivo rafforzamento della presenza francese, l'anno successivo, prima il papa e poi Ferdinando, che intravedeva la possibilità di assicurarsi Milano e la Navarra mediante rivendicazioni dinastiche, si ritirarono dall'alleanza e ne crearono una nuova con gli stessi veneziani, il Sacro Romano Impero e l'Inghilterra: la Lega Santa. Le divisioni interne a quest'ultima però non la resero efficace, e, due anni dopo la sua costituzione, i veneziani cambiarono ancora campo stringendo un patto con Luigi XII; con la sconfitta della Lega nella battaglia di Marignano Ferdinando, nel 1516, dovette rassegnarsi ad accettare un accordo con il nuovo re di Francia, Francesco I, che prevedeva l'assegnazione di tutta la Navarra agli spagnoli ed il controllo francese sull'Italia settentrionale.
Intanto già nei primi anni del Cinquecento era stata completata la colonizzazione del primo insediamento spagnolo in America, la ricca Hispaniola. Incoraggiati dal successo gli esploratori cercarono ogni possibile zona adatta alla colonizzazione, e presto dalla base caraibica partirono avventurieri per nuove conquiste; da lì Juan Ponce de León prese Porto Rico e Diego Velázquez, Cuba. Sul continente il primo insediamento fu Darién nel Panama, costituito nel 1512 da Vasco Núñez de Balboa.
Fu ancora Balboa che nel 1513 attraversò l'istmo di Panama e divenne il primo europeo a vedere l'Oceano Pacifico da oriente. Quando la sua spedizione giunse sull'oceano, Balboa proclamò che tutte le terre bagnate da quel mare fossero assegnate alla Corona spagnola.
Effetti economici sulla Spagna I proventi dell'oro e dell'argento americano, che affluivano regolarmente alla piazza commerciale governativa di Siviglia, divennero ben presto la principale risorsa per la madrepatria. Inizialmente la Spagna trasse benefici da questa situazione: le città (soprattutto i porti del sud) crebbero velocemente, il volume di commerci ricevette un notevole impulso e fiorirono le industrie; ma il continuo afflusso di metalli preziosi provocò, negli ultimi decenni del XVI secolo, l'aumento del tasso di inflazione, a dispetto di un basso sviluppo dell'impianto manifatturiero.
La nobiltà spagnola, che si accaparrava la maggior parte dei guadagni, per via di un pregiudizio aristocratico che voleva disonorevole il lavoro manuale, preferiva investirli in beni immobili od in obbligazioni statali (juros), piuttosto che nell'avvio di attività economiche produttive.
In questo modo la Spagna si trovò impreparata alla crescente domanda di beni e materiali lavorati proveniente dalle colonie, e divenne dipendente dall'estero per le loro forniture. Il denaro e le materie prime che transitavano per i forzieri dei possidenti spagnoli si dirigevano verso i commercianti di tutta Europa in cambio di prodotti finiti, arricchendo anche i banchieri che li finanziavano, primi fra tutti i genovesi. Il Cinquecento è infatti anche noto in Spagna come el siglo de los Genoveses ("il secolo dei genovesi").
Ebbe inizio un lento processo di impoverimento dell'economia spagnola, che invece alimentava le fortune di quelle europee (tra tutte, soprattutto quelle dell'Inghilterra, della Francia e dei Paesi Bassi, che nel Seicento raggiunsero il picco di prosperità), denotando una pessima capacità della classe dirigente di Madrid di gestire la ricchezza ed il vantaggio sugli altri Paesi concorrenti generato dalla colonizzazione delle Americhe.
L'età d'oro: l'Impero su cui il sole non tramonta mai (1521-1643) Il XVI e XVII secolo se assoluto della sua potenza, regnando quasi egemone su due continenti. Durante il flusso di oro ed argento nel solo XVI secolo affluirono dalla Nuova Spagna l'equivalente di 1,5 miliardi di dollari (valutazioni del 1990, oltre 115 volte il PIL degli Stati Uniti). Il centro dei traffici non fu però Madrid ma Siviglia, che nel XVI secolo divenne anche il principale centro di potere.