Il complesso episcopale di Canosa di Puglia è un complesso architettonico religioso risalente al IV secolo.

Storia

Fino al Congresso di Lione del 1986 si riteneva che la primitiva cattedrale di Canosa di Puglia fosse da localizzarsi in area extraurbana, sul colle di San Pietro,C. D’Angela, Canosa (scheda) in P. Testini, G. Cantino-Wataghin, L. Pani Ermini, La cattedrale in Italia in Actes du XIᵉ congrès International d’archeologie chrétienne (Lyon-Vienne-Grenoble-Geneve-Aoste 1986), Città del Vaticano 1989, 5-231 sulla base di due problematiche notizie riportate dalla biografia anonima del vescovo Sabino, databile al IX secolo (Historia vitae inventionis traslationis Sancti Sabini episcopi o Vita).Episodio del tradimento dell’arcidiacono Vindemio ed episodio della guarigione dell’Aquitano. L’arcidiacono Vindemio avrebbe tentato di avvelenare Sabino, il quale volle che il traditore, dopo la morte, fosse seppellito accanto alla sua tomba; dal racconto si deduce che il sepolcro di Sabino fosse una struttura già esistente, costruita quando il vescovo era ancora in vita e che doveva trattarsi non di una tomba singola, ma di un ambiente capace di accogliere anche alcune sepolture accanto a quella vescovile. Anche la collocazione della tomba in un vano nei pressi della chiesa, e non al suo interno, trova una corrispondenza tra il dato archeologico e il dato letterario. Dall’episodio della guarigione del pellegrino Aquitano, cieco, sordo e deforme, recatosi a Canosa per chiedere a Sabino un miracoloso intervento taumaturgico, si evince chiaramente che l’ambiente con la tomba del santo, nel quale l’Aquitano si trovava a pregare, fosse adiacente alla chiesa di San Pietro, nella quale si stava svolgendo una celebrazione liturgica, interrotta dallo stridor provocato dalla guarigione proveniente dal mausoleo e udito nella vicina chiesa. La sede episcopale sarebbe stata poi trasferita in un'area più centrale, nella zona dove già esisteva la chiesa di Santa Maria e dove la Vita attribuisce a Sabino la costruzione del battistero di San Giovanni (nec non et Beati Joannis Baptistae ac Praecursoris Domini nostri Jesu Christi, excelso culmine cameram (...) condidit) e di una seconda chiesa dedicata al Salvatore (ante ecclesiam praedicti Praecursoris Domino Salvatori templum magno decore instituit). L'attuale cattedrale, dedicata a san Sabino, sarà poi edificata nell'area pubblica del foro. La cattedrale altomedioevale, dedicata ai Santi Giovanni e Paolo, sarà nell'area pubblica del foro, ricostruita poi nel secolo XI, avrà infine nel 1101 il titolo di San Sabino che ancora oggi conserva. In questo quadro, la documentazione archeologica ed epigrafica ha apportato novità significative, grazie ad uno sviluppo delle ricerche che ha conosciuto negli ultimi anni un ritmo incalzante, facendo della Puglia una delle aree più vivaci nel campo degli studi tardoantichistici.

Il riesame della documentazione archeologica porta ora a identificare San Pietro non con la chiesa episcopale ma piuttosto con un grande complesso cimiteriale, nel quale Sabino volle realizzare la propria sepoltura, divenuta poi oggetto di culto e di pellegrinaggio. Gli scavi condotti dal 2001 al 2005 in quest'areaSugli scavi di San Pietro cfr. G. Volpe et alii, Il complesso paleocristiano di San Pietro a Canosa. Prima relazione preliminare (campagna di scavi 2001), in Vetera Christianorum 39, 133-190 e G. Volpe et alii, Il complesso paleocristiano di San Pietro a Canosa. Seconda relazione preliminare (campagna di scavi 2002), in Archeologia Medievale XXX, 107-164 hanno infatti individuato un complesso sacro, in un'area forse posta immediatamente extra moenia, in precedenza utilizzata per attività artigianali e attraversata dall'acquedotto costruito da Erode Attico. Tale complesso, costituito da una grande chiesa a tre navate, preceduta da un ampio atrio e affiancata da strutture residenziali e funerarie, fu edificato da Sabino, come dimostra l'ampio impiego dei mattoni bollati con il suo monogramma. Dando fede alla notizia della Vita secondo cui Sabino sarebbe stato sepolto a San Pietro, sembra verosimile che a lui vada attribuito anche il pregevole mausoleo facente parte integrante del complesso paleocristiano fin dalla sua prima costruzione.Come ha ben dimostrato J.-Ch. Picard in relazione alle città nord-italiche, solo dal secolo VII si affermò la consuetudine di scegliere la chiesa cattedrale per il sepolcro episcopale, mentre in precedenza prevaleva l’uso di seppellire i vescovi nelle basiliche martiriali

Dunque la funzione episcopale era attribuita alla chiesa di Santa Maria, ubicata, come quasi sempre accadeva per i complessi episcopali in età paleocristiana, in un'area periferica all'interno del circuito murario. In ogni caso è forse opportuno sottolineare come la stessa intitolazione alla Vergine sia attestata in ambito pugliese nelle basiliche di Siponto e di Trani, tra i più antichi nuclei cristiani del territorio, databili sia su base documentaria, sia su base archeologica al secolo V, oltre che nella chiesa paleocristiana di Bari, certamente esistente nel secolo VI, ma probabilmente anche più precoce.Sulla precocità delle dedicazioni alla Vergine nel territorio della Puglia settentrionale cfr. C. D’Angela, Ubicazione e dedicazione delle cattedrali nella Capitanata dal V all’XI sec., Taras 2, 1982, 162. Sulla moltiplicazione a Roma delle intitolazioni a Maria, in particolare dopo il concilio di Efeso, cfr. R. Luciani, Le chiese mariane, in L. Pani Ermini (a cura di), Christiana Loca. Lo spazio cristiano nella Roma del primo millennio, Roma 2000, 131-145

Nel 2002-2003 sono state condotte indagini anche nell'area di Piano di San Giovanni, accompagnate da una rilettura archeologica di tutte le strutture murarie a vista nell'area, comprese quelle venute alla luce nel corso degli scavi effettuati negli anni Ottanta del secolo scorso. Tale rilettura ha consentito di individuare nell'atrio resti di un articolato dispositivo idraulico di cui non si aveva notizia dalle precedenti indagini. Sono stati riconosciuti cinque tratti di canalizzazioni convergenti verso il centro: è assai verosimile che qui fosse collocata originariamente una fontana (come è attestato nell'atrio antistante la basilica di San Pietro nella stessa Canosa) o una cisterna in cui confluivano le acque piovane, probabilmente utilizzate anche per la celebrazione dei riti battesimali, richiamando modelli ampiamente diffusi nell'orbe cristiano.La presenza di fontane all’interno degli atri trova precedenti importanti nei più grandi martyria romani, di San Pietro in Vaticano e di San Paolo fuori le mura sull'Ostiense (cfr. rispettivamente: J.-Ch. Picard, Le quadriportique de Saint-Pierre-du-Vatican, in Mélanges de l’École Française de Rome-Antiquité 86/II, 1974, 851-890; J.-Ch. Picard, Le quadriportique de Saint-Paul-horsles- murs à Rome, in Mélanges de l’École Française de Rome-Antiquité 87/I, 1975, 377-395) oltre che nel santuario sorto intorno alla sepoltura di San Felice a Cimitile presso Nola, laddove sono stati individuati anche tratti delle canalette di deflusso dell’acqua (C. Ebanista, La basilica Nova di Cimitile/Nola. Gli scavi del 1931-36, in Rivista di Archeologia Cristiana 76, 2000, 477- 529); in età più prossima al nostro monumento tale dispositivo appare documentato nella fabbrica di San Vitale a Ravenna (C. Rizzardi, San Vitale: l’architettura, in P. Angiolini Martinelli, La basilica di San Vitale a Ravenna, Modena 1997, 24-25). Inoltre fu verificato che le murature di delimitazione della scala laterale di accesso all'atrio, ubicata a sud-est del dispositivo porticato, prolungavano allineamenti murari preesistenti, rispetto ai quali sembravano orientate le cortine del complesso battesimale eretto secondariamente.

Coerentemente nell'autunno del 2006 è stata individuata a sud dell'atrio parte di una chiesa, identificabile con la chiesa cattedrale, fino a quel momento non documentata archeologicamente ma già nota dalla Vita. La ridotta porzione indagata è relativa a parte del nartece, della navata centrale e meridionale di una chiesa trinave orientata a ovest, di cui sono documentate almeno due fasi. I dati finora acquisiti non consentono purtroppo di collocare la prima fase più precisamente, tra i secoli IV e V. All'età sabiniana è invece da attribuire una notevole opera di ristrutturazione e abbellimento, con la stesura di un nuovo pavimento musivo e la creazione del collegamento tra l'edificio sacro e l'atrio porticato antistante il battistero, mediante una scala che consentiva di superare un dislivello di circa un metro tra il piano della chiesa di Santa Maria e quello del nuovo monumentale battistero.R. Giuliani, D. Leone, Indagini archeologiche nell’area di Piano San Giovanni a Canosa: il complesso paleocristiano e le trasformazioni altomedievali, in Vetera Christianorum 42, 159

Il contesto archeologico delineato, unitamente alle caratteristiche generali della struttura porticata, sembrerebbe denunciare per l'atrio sabiniano una prevalente funzione di raccordo fra gli spazi del complesso; esso potrebbe essere interpretato cioè come il dispositivo che assicurava il passaggio dal nucleo ecclesiale già esistente all'edificio battesimale costruito nell'ambito del progetto di ampliamento del complesso religioso. L'utilizzo funerario, che, limitatamente ad alcune strutture tombali, non si può escludere avviato già in questa fase, appare senza dubbio di dimensioni contenute, configurandosi come un processo alquanto secondario nella dinamica insediativa della fabbrica sabiniana,Per quanto riguarda le tombe rinvenute nel corso della campagna 2002-2003, soltanto qualche struttura funeraria potrebbe essere, sia pur molto dubitativamente, attribuita al periodo di vita dell’atrio paleocristiano (le sepolture non hanno restituito elementi di corredo); ancor più problematica risulta l’assegnazione delle tombe portate alla luce nell'ambito delle precedenti indagini degli anni Ottanta ad una fase specifica; l’unica tomba in cui sia stato recuperato un elemento di ornamento, un solido di Zenone rilavorato come fibula, è stata ascritta agli inizi del secolo VII, momento in cui non è possibile precisare esattamente in quali condizioni versasse il complesso sabiniano. diversamente da quanto è stato verificato a San Pietro. Colpisce in ogni caso la presenza stessa di un cortile fiancheggiato da portici nell'ambito dei due complessi paleocristiani canosini legati alla committenza sabiniana; questo organismo è infatti piuttosto raro nel panorama dell'architettura paleocristiana occidentale e non risulta documentato altrove in Puglia; se da un lato può apparire verosimile la volontà del vescovo committente di richiamare i prestigiosi modelli architettonici dei grandi santuari dell'Occidente cristiano, nonché gli illustri esempi ravennati coevi, dall'altro, le analogie icnografiche, l'affinità di alcune peculiari scelte architettoniche e decorative del complesso monumentale di San Giovanni con le fabbriche religiose edificate nelle regioni orientali in età giustinianea legittima l'ipotesi che i prototipi architettonici per la costruzione sabiniana vadano ricercati nei principali luoghi di culto dell'Oriente ellenico, in particolare in quelli attraversati o lambiti dalla via Egnazia, l'arteria stradale che congiungeva le zone costiere dell'Adriatico meridionale a Costantinopoli, luoghi probabilmente visitati da Sabino stesso nei suoi soggiorni presso la corte imperiale.