Le operazioni Ginny I e Ginny II furono due missioni di sabotaggio, entrambe fallite, tentate dallo Office of Strategic Services (O.S.S.) americano (antesignano della CIA), durante la campagna in Italia nella Seconda Guerra Mondiale. L'obiettivo delle missioni era di far saltare in aria un tunnel ferroviario nella linea Genova – Pisa, all'altezza di Framura, in modo da interrompere le comunicazioni tra la Germania e le forze tedesche impegnate, in quel periodo, negli aspri combattimenti di Cassino.

Una delle particolarità delle missioni, era che i componenti del commando erano quasi tutti statunitensi di origine italiana.

La prima missione, Ginny I, fu tentata nella notte tra il 27 ed il 28 febbraio 1944, quando 15 commando sbarcarono sulla terraferma ad ovest del piccolo comune di Framura, in Liguria; non riuscendo ad individuare il tunnel obiettivo del sabotaggio, i commando si resero conto di essere sbarcati nel punto sbagliato, e quindi venne deciso di annullare la missione.

La missione Ginny II fu intrapresa il mese successivo, per tentare di portare a compimento gli intendimenti del piano originale. Il 22 marzo 1944 avvenne un nuovo sbarco, che tuttavia si rivelò nuovamente lontano dal punto prestabilito. I commando, impossibilitati a ritornare indietro, vennero infine catturati da forze italo-tedesche due giorni dopo. Inviati a La Spezia per essere interrogati, nonostante vestissero uniformi militari vennero fucilati il 26 marzo, per ordine del comandante del LXXV Armee-Korps, generale Anton DostlerP. Caiti. OSS: Missione a Bonassola, in Rivista Storica, Chiavari, n.11/1995.

Per questo crimine, alla fine della guerra lo stesso Dostler venne condannato a morte da un tribunale militare americano, e fucilato ad Aversa, il 1º dicembre 1945United Nations War Crimes Commission: Law Reports of Trials of War Criminals, 1947-1949..

Quadro storico di riferimento

LOffice of Strategic Services venne istituito nel giugno del 1942 dal generale William J. Donovan, con lo scopo di acquisire ed analizzare le informazioni di carattere strategico richieste dal Joint Chiefs of Staff, oltre che per condurre operazioni speciali non demandate ad altre unità.

Essendo un organismo di fresca creazione, inizialmente l'OSS era carente di personale esperto e di risorse, e mancava di considerazione da parte degli ufficiali più conservatori, scettici riguardo all'impiego di forze speciali. Col tempo comunque lOSS acquisì sempre maggiore prestigio, grazie al successo che ottenne nello stabilire contatti, nei territori occupati dal nemico, con segmenti di popolazione favorevoli agli alleati. Tali contatti si rivelarono di importanza vitale soprattutto per il successo dellOperazione Torch, e l'organizzazione, tra i guerrieri delle comunità tribali del Marocco, di nuclei clandestini di combattenti, con lo scopo di prevenire un possibile attacco dell'Asse alle retrovie alleate. Un fattore importante per il successo di questo tipo di operazioni fu dato dall'impiego di personale bilingue.

Per questo motivo, in previsione dello sbarco nel continente europeo, lOSS istituì un nuovo genere di reparto,l'Operational Group (OG), ed iniziò a selezionare militari americani di seconda generazione, con capacità linguistiche che non fossero limitate al solo inglese. L'obiettivo era di creare piccoli gruppi di specialisti bilingue, con addestramento da commando, i quali, una volta paracadutati o comunque inseriti dietro alle linee nemiche di un paese occupato, sfruttando anche la conoscenza della lingua del luogo, avrebbero svolto missioni di disturbo nei confronti delle installazioni nemiche, oltre ad organizzare e fornire supporto ai nuclei locali della resistenza.

Durante gli sbarchi di Salerno del settembre 1943, le unità di ranger sotto il comando del ten. colonnello William O. Darby ricevettero importanti informazioni tattiche proprio grazie all'opera di un distaccamento dellOSS, informazioni grazie alle quali la difesa della penisola di Sorrento ebbe successo.

Tre settimane dopo la resa italiana dell'8 settembre, lAllied Force Headquarters (AFHQ) emanò una direttiva fondamentale, sotto il nome di OSS/SOE Activities in Italy, con la quale si stabiliva che l'impiego degli OG doveva riguardare le missioni in stile commando. Il documento impartiva quattro compiti allOSS/SOE: Incitare e stimolare la popolazione italiana ad effettuare atti di resistenza alle forze di occupazione tedesche. Dirigere attacchi al sistema di comunicazioni e di trasporti nelle zone dell'Italia in mano al nemico. I membri dei gruppi d'assalto eseguiranno attacchi e rimarranno per addestrare e stimolare la popolazione locale a compiere ulteriori azioni similari. Distruggere l'aviazione nemica mentre si trova al suolo. Distruggere i depositi di rifornimenti nemici. Uno dei principali incarichi dellOSS riguardava l'interruzione delle vitali linee di rifornimento che collegavano la Germania alla Linea Gustav (e più tardi alla Linea Gotica). A tal proposito gli Alleati avevano già in corso lOperazione Strangle, che prevedeva bombardamenti aerei sulle arterie stradali e ferroviarie, nelle zone montuose della linea costiera del nord Italia.

Nell'ambito di questa operazione si verificarono bombardamenti aerei disastrosi in numerose località liguri, tra cui Recco, Moneglia e Ronco Scrivia.

Tuttavia, dal momento che tali bombardamenti non avevano sortito effetti decisivi, lOSS prese in considerazione l'impiego di squadre di sabotatori per compiere missioni di demolizione: in particolare, il 9 gennaio 1944, lOSS propose la distruzione dei tunnel ferroviari tra Levanto e Bonassola, un segmento della linea Genova-Pisa.

Il tunnel più lungo era quello denominato La Francesca, 510 metri circa, nel settore a nord-ovest dell'area selezionata come obiettivo; a sud-est, partendo 600 metri ad ovest della stazione di Levanto, si trovavano due corti tunnel, uno 105 e l’altro di 75 metri di lunghezza, separati da un tratto di 25 metri di rotaie scoperte. Tuttavia si presumeva che le pareti rocciose dei tunnel fossero costituite principalmente da serpentino, cosa che le rendeva più difficili da far crollare. Dalle informazioni ottenute da un ufficiale italiano prigioniero, si apprese che la linea costiera tra Genova e La Spezia era scarsamente vigilata, fattore questo che avrebbe garantito allOSS un vantaggio tattico non indifferente.

Inoltre si apprese che la linea viaggiava su di un unico binario, quindi per interrompere il traffico sarebbe bastato causare la distruzione di un tratto di tunnel anche ridotto, permettendo così di ottenere lo stesso effetto, ma con meno esplosivo. Questo significava che sarebbe stato sufficiente un piccolo nucleo di sabotatori, con una quantità di esplosivo minore del normale, per interrompere l'intera linea. L'incarico venne affidato al 2677th Headquarters Company, Detachment C, (Unit A, First Contingent), una delle unità speciali dellOSS create nel 1943; in quel periodo il reparto si trovava in Corsica, ad Isola Rossa, al comando del colonnello Edward J. Glavin.

Alla missione venne assegnato il nome in codice GinnySmart, Don. Top Secret: OSS Operation Ginny , in WWII History Magazine, settembre 2005..

I Commando

LOSS selezionò per lOperazione Ginny un gruppo di militari italo-americani dellOperational Group (OG), in quanto la conoscenza della lingua venne ritenuta un elemento utile per il compimento della missione, per le comunicazioni con la popolazione locale.

NellOperazione Ginny I il team (composto da personale appartenente alla 2677th Headquarters Company, Detachment C, Unit A, First Contingent di stanza in Corsica) era articolato nelle seguenti tre squadre:

La missione Ginny II vide variazioni minime nelle formazioni:

Ginny I La prima delle due missioni Ginny ebbe luogo nella notte tra il 27 ed il 28 febbraio 1944, una notte in cui le fasi lunari avrebbero garantito condizioni favorevoli di illuminazione. Da Bastia, i 15 uomini dellOG si imbarcarono su due PT-boat (motosiluranti) della U.S. Navy, che avrebbero dovuto partire per la costa ligure alle 18.00. La missione subì un ritardo di 45 minuti, perché sulla motosilurante che portava il gruppo demolitori venne riscontrato un malfunzionamento al radar, e dovette essere sostituita con un'altra, su cui venne trasbordata la squadra.

Finalmente, alle 18.45 le due imbarcazioni partirono dalla baia, facendo rotta nord attraverso il Mar Ligure, verso l'obiettivo della stazione di Framura. Tuttavia, a causa di segnali sospetti sui radar, il viaggio subì ulteriori ritardi, nonostante nessuna imbarcazione né alcun aereo nemici venissero avvistati ad occhio nudo durante la traversata.

Le motosiluranti giunsero al punto prestabilito per il rilascio dei commando alle ore 01.25, e le squadre di sabotatori, a bordo di gommoni, si diressero pagaiando verso nord-est; tutti gli incursori erano dotati dell'uniforme regolare dell'U.S. Army e non indossavano o portavano abiti civili con loro. Entrambe le squadre (demolitori e gruppo di protezione) sbarcarono in quello che ritenevano essere il punto previsto, ma ben presto, anche a giudicare dalla provenienza del rumore dei treni, si resero conto che erano sbarcati troppo a sud rispetto all'obiettivo (presumibilmente presero terra nel punto chiamato Scoglio di Panéa).

Alle 02.45 il tenente Russo riferì via radio al comando missione che il suo team avrebbe impiegato per lo meno un'ora e mezza per raggiungere l'obiettivo, e che di conseguenza la missione non sarebbe terminata prima delle 04.15; richiese anche il permesso di proseguire, eventualmente anche passando la notte in loco, per essere recuperati la notte seguente. Ma il comandante della missione, a bordo di uno dei due motosiluranti, respinse la proposta, dal momento che il piano prevedeva le 03.30, al massimo le 04.00, come orario limite per terminare la missione. Tale limitazione nell'orario venne stabilita per consentire alla squadra di abbandonare la costa ligure con un ragionevole margine di sicurezza, soprattutto per evitare, con il sorgere del sole, di essere individuati da pattuglie tedesche.

La prudenza, ed il timore che il team non sarebbe riuscito a completare la missione in tempo, spinsero il comandante della missione ad ordinare il ritorno alle motosiluranti, che vennero raggiunte dai commando alle 03.15; alle 07.30 le due imbarcazioni rientrarono a Bastia.

Ginny II

La successiva operazione Ginny II vide ben pochi cambiamenti nello schema: l'obiettivo ed il piano della missione rimasero invariati, e le formazioni delle squadre subirono pochi cambiamenti. Quattro membri della squadra precedente (vedi sopra) vennero sostituiti con altri specialisti, mentre il T/5 Joseph Noia, che aveva fatto parte del team di demolizione in Ginny I, venne assegnato al team di protezione in Ginny II. Il tenente Russo comandava ancora il team di demolizione, ed il tenente Paul J. Traficante il team di protezione.

Venne anche approntato un piano di emergenza: qualora la squadra si fosse resa conto di non essere in grado di ultimare la missione entro il tempo prestabilito, sarebbe dovuta ritornare immediatamente alla spiaggia per imbarcarsi ed essere portata via dalle motosiluranti. Nel caso le motosiluranti, per qualsiasi motivo, avessero dovuto abbandonare la zona, i componenti della squadra avrebbero dovuto raggiungere una casa sicura, nella quale avrebbero atteso la notte successiva per essere recuperati dalle motosiluranti.

La missione

Il 22 marzo, alle 18.00, due motosiluranti della U.S. Navy, la PT210 e la PT214 presero a bordo la squadra dellOG, e dopo essere salpate da Bastia fecero rotta verso la costa ligureMiller, Russell. Behind the Lines: The Oral History of Special Operations in World War II, ISBN 978-0451211125.

Le imbarcazioni giunsero al punto prestabilito alle 22.45, circa 300 yard (275 metri) a sud-ovest dall'obiettivo; la squadra si trasferì quindi su