La condizione e lo status sociale della donna nell'antica Grecia è improntata a un forte patriarcato e in qualche caso si è parlato di misoginia. Tuttavia, questa condizione è variabile da polis a polis. Esistono dei casi documentati riguardanti donne che a Delfi, Gortina, Megara e Sparta avevano la facoltà di possedere anche vasti appezzamenti terrieri, il che costituiva la più prestigiosa forma di proprietà privata dell'epoca.
Nei poemi omerici il mondo greco viene generalmente descritto come una società improntata ad un forte patriarcato; mentre durante lo sviluppo delle poleis nel corso dell'VIII secolo, vennero istituiti i due grandi gruppi sociali appartenenti alla realtà cittadina, sulla base di criteri preminenti d'esclusione: ossia gli uomini nati liberi da una parte, gli stranieri (meteci) e gli schiavi dall'altra, ma tra gli esclusi vi erano anche le donne. Una delle definizioni date a questo modo di vedere è quello di un "club estremamente maschilista"Pierre Vidal-Naquet, « Esclave et gynécocratie dans la tradition, le mythe, l'utopie », dans Le Chasseur noir, éditions de la Découverte, 2005 ( édition 1981), pag.269.
Aristotele, nella sua Politica (III, 1) definisce la cittadinanza come la capacità di partecipare al potere politico; le donne, alla stessa maniera degli stranieri e degli schiavi, rimasero sempre lontanissime dalla possibilità di accedere ad una qualsiasi voglia forma di potere politico: non ebbero mai, pertanto, l'occasione di diventare dei veri e propri cittadini.
Tranne rarissime eccezioni, si è dovuto attendere fino al periodo ellenistico per vedere grandi figure femminili emergere nel mondo greco (al di fuori di quelle appartenenti per diritto alla mitologia greca), ad esempio regine come Berenice II, Arsinoe II e Cleopatra VII.
Dal mito alla storia
Nella poesia epica La fonte primaria di informazioni sulle donne, in quell'epoca che fa da ponte passando dalla realtà dell'eroe e semidio mitico a quella storica più arcaica, è il primo grande cantore di poesia epica della letteratura greca, conosciuto universalmente col nome di Omero: attraverso opere come lIliade e soprattutto lOdissea troviamo descritte, oltre a molte scene di combattimento, anche episodi di banchetti e numerosi momenti di vita quotidiana, familiare e finanche sentimentale, dove le donne si trovano a svolgere alcuni tra i ruoli principali e a più forte impatto dell'intera vicenda.
Il carattere storico effettivo di tali descrizioni è ovviamente oggetto di dibattito, tuttavia, sembra probabile che i vari poeti o scrittori che si sono succeduti nell'edizione di queste due epopee abbiano tratto le proprie rispettive ispirazioni da momenti tratti dalla vita quotidiana del loro tempo, pertanto dalle tradizioni e dai costumi della società greca così com'era all'incirca tra l'VIII e il VII secolo a.C. In questi poemi epici la donna sembra avere un triplice ruolo, di primaria importanza: quello di moglie, di regina e di padrona della casa. Innanzi tutto nella sua qualifica di sposa o futura moglie, ella permette di comprendere la complessità delle pratiche inerenti al matrimonio greco.
S'incontra in primo luogo il sistema classico della reciprocità, illustrato dall'eccezione alla regola che compie Agamennone sollecitando Achille a riprendere la lotta sul campo di battaglia. Il re di Micene gli offre difatti una delle sue tre figlie affermando: "senza alcun dono in cambio se la porti via come moglie e la conduca alla casa di Peleo, gli sarà inoltre donata anche una dote"Omero, Iliade, IX.146-147. Si tratta qui della descrizione di una pratica assai originale: solitamente è difatti il giovane uomo che dovrebbe consegnare al padre della fanciulla il ἕδνα-hedna (una contropartita, la dote quindi); la donna poi, sempre secondo il canto omerico, andrebbe a stabilirsi nella dimora di suo marito, in casa del padre di Achille quindi.
Lo stesso Agamennone dimostrerà la sua misoginia ammonendo Odisseo in visita presso di lui: «Dunque anche tu con la donna non esser mai dolce, non confidarle ogni parola che sai, ma di' una cosa e lascia un'altra nascosta. [...] Altro ti voglio dire e tu mettilo in cuore: nascosta, non palese, alla terra dei padri fa' approdare la nave: è un essere infido la donna.»Odissea, XI, vv. 441-456 Il matrimonio risulta essere essenzialmente monogamo nel mondo degli eroi greci, così come in quello della società del popolo dei troiani. Tuttavia, le pratiche matrimoniali rimangono molto formalistiche: Elena, che è la legittima moglie di Menelao, il re di Sparta, viene trattata anche come la sposa legittima del giovane principe troiano Paride. Priamo pare così abrogare, o quantomeno sospendere, la norma ferrea della monogamia; anche il suo palazzo accoglie i suoi figli con le rispettive spose, ma anche le sue figlie con i loro coniugi.
È da notare inoltre che le spose dei re omerici sono a tutti gli effetti delle regine consorti: così, nel canto VI dell'Iliade, Ecuba può convocare le donne di Troia per una cerimonia religiosa; mentre altresì nel canto IV dell'Odissea, Telemaco visita Sparta e viene accolto nell'ampia sala dei banchetti da Elena, che sta davanti a tutti gli altri uomini e compagni d'arme del marito. Anche Arete, moglie di Alcinoo re dei Feaci, si viene a trovare nella sala del palazzo con il marito al suo fianco.
Per il resto dei casi e del tempo a loro disposizione sono in sostanza delle brave casalinghe che governano l'οἶκος-oikos, hanno cioè il dominio della casa e l'usufrutto della proprietà familiare. Così Ettore si rivolge all'amata Andromaca: «Su, torna a casa, e pensa all’opere tue, telaio, e fuso; e alle ancelle comanda di badare al lavoro; alla guerra penseran gli uomini tutti e io sopra tutti, quanti nacquero ad Ilio.»Iliade, VI, vv. 490-493 e Telemaco alla madre Penelope: «Su, torna alle tue stanze e pensa all’opere tue, telaio e fuso; e alle ancelle comanda di badare al lavoro; all’arco penseran gli uomini tutti, e io sopra tutti; mio qui in casa è il comando.»Odissea, XXI, vv. 350-353 Il simbolo delle donne virtuose è la conocchia, strumento per la filatura: la fedele Penelope tesse sua famosa tela seguendo l'esempio di Elena. Tra coloro che vengono maggiormente e meglio identificate durante la guerra di Troia vi sono alcuni personaggi femminili, come ad esempio Andromaca, a cui il marito Ettore devolve interamente i propri compiti e doveri nel momento in cui si appresta ad avviarsi incontro a morte certa nel combattimento che lo vedrà affrontare Achille e cadere sul campoIliade VI, 490..
Andromaca ritorna all'interno della reggia ad accogliere ed assistere gli ospiti, così come fa Arete con Ulisse o Policaste, la figlia di Nestore, nei confronti dell'adolescente Telemaco; devono infine gestire e prendersi cura delle risorse disponibili: quando Ulisse parte alla volta di Troia, Penelope tiene al sicuro presso di sé le chiavi del tesoro di famiglia.
Intorno alla moglie legittima gravita, oltre alle eventuali concubine, anche un'innumerevole schiera di servitrici che sta a completa disposizione della padrona di casa; così, alla fine dell'Odissea, Ulisse uccide anche le serve che si erano dimostrate infedeli divenendo le amanti dei pretendenti, i Proci, tradendo quindi la fiducia che la regina riponeva in loro (vedi fra tutte Melanto). Serve ed ancelle aiutano le mogli nel lavoro domestico e sono costantemente sorvegliate da un intendente, personaggio centrale dell'oikos.
La nutrice viene poi ad occupare anch'essa un posto importante nell'economia domestica, testimoniato dal ruolo svolto dall'anziana Euriclea, madre putativa del re Ulisse, e dopo di lui dello stesso suo figlio primogenito Telemaco, acquistata al prezzo di venti buoi da Laerte in giovanissima età e che egli onorò "come fosse sua moglie"Odissea (I, 428-433)..
Le concubine sono invece generalmente delle prigioniere di guerra assegnate come parte del bottino da donare al guerriero vincitore, fungendo anche come doni personali del re ai suoi più fedeli collaboratori, come accade per Briseide e Criseide. Quando Troia è presa, dopo essere stata data alle fiamme a seguito dello stratagemma del cavallo ideato da Ulisse, la moglie e le figlie di Priamo divengono dei trofei da esibire per i vincitori Achei. Qui le donne, in conclusione, indipendentemente dal loro status rimangono nella stragrande maggioranza dei casi interamente soggette agli uomini, siano essi i mariti, i padri o, come nel caso di Penelope, suo figlio Telemaco.
Età del bronzo Nella vita di tutti i giorni della tarda età del bronzo (1.500-1.200 a.C.) le donne reali e gli schiavi erano impegnati in compiti simili, mentre la distinzione tra uomini liberi e schiavi era marcata da una forma maggiormente definita: gli uomini liberi potevano perseguire gli stessi compiti degli schiavi, ma solo gli uomini liberi potevano portare le armi e difendere le loro città.
Le funzioni delle donne ruotavano essenzialmente intorno alla casa. L'epiteto omerico di "braccia bianche" e gli affreschi di quest'epoca ci mostrano le donne con la pelle bianca e gli uomini abbronzati; ciò verrebbe a testimoniare che il lavoro delle donne era principalmente orientato al chiuso, in luoghi protetti. La padrona di casa era quella che si prendeva cura della famiglia e dell'abitazione; le case di Alcinoo e Ulisse avevano molti schiaviOmero, Odissea, 7.103; 22.420-23.: tutti i cibi venivano preparati in casa dagli schiavi e serviti da loro.
Gli abiti erano confezionati dall'inizio alla fine entro le mura domestiche, e in questo compito erano le donne reali ad esserne più coinvolte, ma ciò accadeva anche tra gli immortali (a quel che ne dicono i miti) e tra gli schiavi. Le donne mature avrebbero potuto sedersi accanto al fuoco per dare il via alla loro opera di filatura e tessitura; il focolare era situato al centro della camera principale della casa. Il fatto che Omero mostri Elena, Penelope o Arete sedute accanto al fuoco significa che una donna era pienamente consapevole di tutto ciò che accadeva attorno a lei, in quanto si trovava esattamente al centro, nella miglior posizione possibile d'osservazione: era comune anche trovare una donna impegnata nella tessitura mentre intratteneva gli ospiti.
In alcuni esempi, questa tessitura incessante acquista un significato magico: le donne tracciano così il destino degli uomini: Arete, anche se era una regina, ha riconosciuto che il vestito che indossava Ulisse era stato preparato in casaOmero, Odissea, 7.233-36. L'episodio in cui si trova coinvolta da protagonista Nausicaa dimostra che anche una principessa credeva fermamente che l'impegno di lavare i panni era sia un obbligo che una realizzazione degna di lode.
Le donne erano anche responsabili per il bagno e l'unzione con oli profumati degli uomini. Omero è molto esplicito a tale riguardo, dal momento che questo compito non viene mai riservato agli schiavi, ma neppure a quelle donne che come Calipso avevano avuto una qualche intimità fisica con l'uomo a cui avrebbero dovuto fare il bagno: è la giovane e ancora virginale Policasta, figlia di Nestore, colei che prepara il bagno per il poco più che adolescente Telemaco e poi gli fa un massaggio con olio di oliva, mentre dal canto suo Elena riferisce che quando si trovava a Troia era stata lei stessa a lavare e poi ungere Ulisse, intrufolatosi di nascosto in cittàCalipso: Omero, Odissea, V.265. Policasta: Odissea, III.464-66. Elena: Odissea, IV.252..