Santo Stefano del Sole è un comune italiano di abitanti della provincia di Avellino in Campania.

Storia L'origine antichissima del nucleo urbano è confermata dal rinvenimento di tracce di una frequentazione neolitica su località Piano della guardia e Macchie, di un insediamento sannitico in località Castelluccio e di una villa romana.In particolare, la zona di Piano della Guardia è stata utilizzata fin dall’epoca preistorica come antico tratturo per la transumanza verticale. La prova è data dai ritrovamenti di questa zona, frammenti di ceramiche e da abbondanti resti di nuclei carboniosi e di concotto che farebbero ipotizzare la presenza di una serie di pali in legni infissi nella terra a contorno delle stesse buche. Il periodo ipotizzato, in base alla tipologia ceramica ed alla posizione stratigrafica, è della fine del Neolitico. Nella zona di Castelluccio (la parte più antica del centro storico) sono stati rinvenuti reperti archeologici di epoca sannita (anfore, ampolle e lacrimatoi), oggi custoditi presso il Museo Irpino. L’insediamento sannita di S. Stefano ricalca la tipologia degli insediamenti sanniti preromani della zona, fatti da centri di piccole dimensioni e sparsi nel territorio lungo la valle del fiume Sabato: la ragione di tali caratteristiche è legata all’economia prevalentemente agricolo-pastorale. La villa è di epoca romana e legata all’uso agricolo del territorio intorno ad Abellinum. Infine, in località Angelo è presente un altorilievo su pietra di età tardo-romana. Cfr: www.va.minambiente.it/File/Documento/83019

All'incremento demografico del paese sembra aver contribuito lo spopolamento del borgo di Castel Serpico, di origine pre-romana.Sull'origine di Sorbo Serpico vi sono varie tesi, tra loro compatibili. Sicuramente il territorio di Sorbo Serpico era abitato sin dall’epoca romana, durante la quale alcuni coloni si sarebbero insediati nell’area per utilizzarne le notevoli risorse idriche. Ciò sarebbe testimoniato dalla presenza dei ruderi di un acquedotto dell’età imperiale, che faceva giungere l’acqua fino alla Colonia Augusta Abellinarum, l’odierna Atripalda. Successivamente, i Longobardi eressero un castrum sulla collina che fronteggia l’attuale abitato, come già risultava nel 901. Di Castrum Serpico si parla in un documento del 1146. Il vero e proprio borgo si sviluppò nel Medioevo, col semplice nome di Serpico, e venne aggregandosi attorno al castrum. Tuttavia, il borgo medioevale venne abbandonato nel XV secolo, a seguito di una terribile pestilenza, che decimò la popolazione. In particolare, secondo la tesi di G. Colacurcio è che Castel Serpico nacque in epoca addirittura pre-romana dalla fuga delle locali popolazioni irpine dopo la distruzione delle loro città da parte dei Romani, a causa delle guerre sociali del 91-88 a.C. (cfr. Notizie storiche del comune di S.Stefano del Sole, G. Colacurcio, Napoli 1914). A conferma di tale tesi, Colacurcio ritiene che la parola Serpico discenda etimologicamente dalla presenza in loco di un tempio dedicato al Dio egizio Serapis(-idis). Di conseguenza, è fortemente presumibile l'esistenza nel territorio di un borgo in epoca romana (almeno dal I secolo a.C. in poi) in quanto, esattamente intorno al I secolo a.C., in Campania si era affermato il culto del Dio egizio Serapis. Sembra altrettanto fondata (e, in ogni caso, compatibile) la tesi che vede il paese nascere dalle vicende relative alla distruzione di Abellinum ad opera dai Longobardi nel 571 (così come la presenza longobarda in Irpinia giustificherebbe la costruzione della Chiesa di San Michele - vedi note 9 e 11); sul punto, scrive Francesco Scandone (cfr. pagg. 10 e ss. della sua "Abellinum longobardicum, Casa Editrice Libraria Humus, Napoli 1948"): "[…] la città [Abellinum], confinante con quella di Benevento, ne abbia, a poca distanza di tempo, seguita la sorte [distruzione da parte dei Longobardi; ndr]. [...] In quanto al modo, con cui l'invasione fu compiuta, i cronisti ce ne tramandano delle notizie, abbastanza per se stesse eloquenti. [...] Pertanto è da ritenersi che ad Abellinum sia stata riservata la sorte della maggior parte delle città sorelle. [...] i cittadini rimasti indifesi, doverono o salvarsi con la fuga, fuori dal territorio della colonia [Abellinum], o riparare nei vici e nei pagi. Così, anche se si volesse escludere una violenta distruzione degli edifici della città, questi sarebbero crollati dopo alcuni anni, specialmente per l'abbandono degli abitanti, ricchi di censo. […] Poiché ai barbari piacevano i beni fondiari, i «primarii» o «curiales», venivano soppressi, o costretti a mettersi in salvo altrove". In sintesi, stando alla tesi dello Scandone, Abellinum si sarebbe svuotata ed avrebbe visto gli Abellinates in parte uccisi ed in parte dispersi dai Longobardi nei villaggi viciniori (come Castel serpico). Altra tesi, che integra le tesi precedenti, è quella ricavabile dagli scritti dello storico bizantino Procopius, che nel suo "Bellum gothicum" narra della distruzione delle fortificazioni di Abellinum a seguito della guerra Gotico-Bizantina. Secondo questa tesi, la quasi trentennale lotta tra Goti e Bizantini (525-555), la pestilenza del 565 d.C., le ripetute carestie, la decadenza delle strutture civili ereditate dai Romani comportarono una fuga dei cittadini da Abellinum, ma non un abbandono totale, in quanto in Abellinum si rinvengono ancora fonti archeologiche (lapidi) datate 543, che attestano la presenza della popolazione in essa". Tale data è rilevante in quanto, nel 539, agli Ostrogoti subentrarono i Bizantini, che occuparono tutta l'Italia peninsulare, compresa Abellinum. Al medesimo periodo risale anche l'epigrafe che fa riferimento alla morte di Iohanni, risalente al 541 e che si trova sulla parete interna del Campanile della Chiesa di S. Maria della Neve, la Chiesa Parrocchiale di Aiello del Sabato. Si tratta di Iohanni(cius), che Francesco Scandone ritenne vescovo di Avellino dal 520 al 541. Di conseguenza, vi è la certezza che, già nel 541, gli abitanti di Abellinum si fossero trasferiti altrove. A conferma della comune provenienza degli abitanti dei Comuni contermini Abellinum è la presenza, nel paese di Sorbo Serpico, di una Chiesa intitolata, allo stesso modo, a Santa Maria della Neve della stessa epoca (V secolo d.C.), che fortifica la tesi, o almeno offre argomenti a favore della circostanza che, almeno fino al VI secolo d.C. le storie di Castel Serpico ed Abellinum siano in qualche modo intrecciate tra loro, essendo comuni le tradizioni dei loro abitanti. Infatti, l'origine del primo agglomerato urbano stabile di Santo Stefano del Sole viene fatta risalire intorno all'anno 1000, quando i Serpiceti, una popolazione che viveva esclusivamente di pastorizia e agricoltura, si recavano quotidianamente a lavorare la terra nei territori di Castel Serpico, bagnati da corsi d'acqua come il torrente FutoChe scorre per il centro del paese, sotto la piazza Oscar Brini. ed il fiume Sabato. Quindi, dovendo poi ripercorrere parecchi chilometri a ritroso per rientrare a Serpico, ritennero più opportuno costruire case più vicine, sul sito attuale del Comune. Dal momento che stava effettivamente formandosi un insediamento urbano, anche il feudatario di Serpico decise di costruirvi il palazzo che ospitasse la sua corte, poco al di sotto dell'attuale chiesetta dell'Annunziata, insieme alla chiesa di Santa Maria delle Cristarelle (entrambi gli edifici sono stati distrutti).

Il primo documento ufficiale attestante l'esistenza del Comune di Santo Stefano del Sole risale al 1045, essendo il nome di Santo Stefano del Sole presente in un diploma custodito nell'archivio della chiesa di Santa Sofia (Benevento). Di conseguenza, le prime notizie ufficiali relative alla sua esistenza risalgono all’epoca della dominazione normanna (XI secolo), quando compare in alcune fonti documentarie come feudo della contea di Avellino. Sull'origine del nome non si hanno notizie certe, ma solo supposizioni (che ne spiegano la scelta in ragione della sua posizione geografica). Serpico venne, infine, disabitato nel 1469 a causa della pestilenza che colpì l'intera Europa, e i cittadini superstiti, in parte si stabilirono a valle, formando il nuovo centro di Sorbo Serpico, in parte a Santo Stefano del Sole, incrementando il livello demografico del paeseLe famiglie più facoltose all'epoca erano quelle dei Niger o Nigro, quelli dei Iob o Ciob, quella dei Petrella, poi Petretta, di cui ricordiamo i nomi insiti in alcuni dei suoi rioni (casa Cioppa, casa Nigro, casa Petretta..

Dall'anno 1525 il paese di Santo Stefano del Sole, che fino ad allora era stato sempre unito a quello di Sorbo Serpico, ne fu scisso e venne amministrato da un sindaco autonomo, sotto la giurisdizione del feudatario localeEssa è il riconoscimento a Santo Stefano del Sole dello status comunale, ovvero la sua elevazione a Comune, vale a dire che dal 1525 Santo Stefano del Sole è diventato Comune.. Inglobato nei possedimenti dei Di Capua, appartenne in seguito alle famiglie Capece e Galeota, che lo tennero fino alla metà del XVI secolo. Venduto ai Gesualdo da Giovanni Luigi Capece Galeota, passò ai Del Sangro nel 1771 e poi alla famiglia Zamaglia, che lo tenne fino al 1806, anno dell'abolizione dei diritti feudali nell'Italia meridionale. Dopo il 1525 non si ha notizie di eventi storici rilevanti, eccetto il grave dramma che lo colpì nel XVIII secolo con il brigante Lorenzo de Feo, detto Laurenziello. Il brigante nacque nel 1774. Assoldato nella banda del Marchese di Santa Lucia di Serino, viene ricordato per i delitti commessi nel territorio comunale il 3 agosto 1809, tra i quali quello del sindaco del paese (in totale si contarono più di 30 vittime e diversi feriti). Venne catturato il 17 novembre 1811, processato e, il 6 maggio 1812, impiccato nell'odierna piazza della Libertà di Avellino (A.M.)

Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 24 gennaio 1973. Stemma

Gonfalone

Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa Madre dei Santi Stefano e Vito È sita in Piazza del Sole. Il terreno su cui fu edificata apparteneva al marchese, che lo donò al Comune. Esso fu spianato con un ingente lavoro ed il terreno di riporto dello scavo venne gettato davanti alla chiesa, formando così un terrapieno chiamato "tarreno" o "multarreno o murtarreno"Sull'etimologia: forse da latino multus e terrenus e quindi molto terreno, oppure mortuus e terrenus, e quindi terreno morto perché adibito a piazza del paese, e quindi non coltivabile, che oggi, dotato di un alto muro di contenimento in pietra, costituisce il piano di calpestio della Piazza del Sole. In esso vennero piantati 4 tigli secolari (piantati in occasione delle vittoriose battaglie napoleoniche durante la campagna italiana), di cui oggi ne restano 3.

La costruzione della sola e grande navata della chiesa madre avvenne tra il 1600 e il 1605. Nel pavimento, tre lastre di pietra chiudevano l’accesso ad altrettanti sepolcri: il più prossimo all'Altare maggiore era per i defunti appartenenti alla confraternita del S.S. Rosario, quello centrale per i poveri e quello più prossimo all’uscita per i defunti di morte violenta. La crociera, composta da due bracci laterali sormontati da una cupola, venne, invece, costruita circa un secolo dopo, tra il 1716 e il 1719sotto la reggenza dell'arciprete Domenico de Feo e il sindaco Donato Luciano.. La crociera è in stile barocco leggero con finte colonne corinzie.