La Basilica Santuario di Maria Santissima del Tindari o santuario di Tindari o santuario della Madonna Nera o primitiva cattedrale di Tindari si trova a Tindari, frazione di Patti, nella città metropolitana di Messina. Sorge sulla sommità del colle omonimo e domina i laghetti di Marinello inseriti nell'omonima riserva naturale orientata.

L'edificio attuale identifica e ricopre l'area dove esisteva la primitiva fortezza o castello di Tindari, la cui esistenza è documentata dalla presenza di merli o coronature nei preesistenti edifici di culto, che rafforzano la tesi di antiche chiese ricavate in primitivi edifici fortificati.Pagina 539 e seguenti, Tommaso Fazello, "Della Storia di Sicilia - Deche Due" , Volume uno, Palermo, Giuseppe Assenzio - Traduzione in lingua toscana, 1817.Pagine 150 - 152 dopo la 364. Giovanni Andrea Massa, "La Sicilia in prospettiva. Parte prima, cioè il Mongibello, e gli altri ..." , Stamperia di Francesco Chicè, Palermo, 1709.

L'8 settembre 2018 viene elevato a basilica minore da papa Francesco. Cfr. Decreto della Congregazione per il Culto divino n. 297/18 del 30 luglio 2018.

Storia Origini

L'acropoli di Tindari occupa l'ampia parte sommitale costituita da un insieme di rocche tra loro raccordate. L'attuale area archeologica, l'antica colonia greca di Tyndaris, occupa la parte più pianeggiante sull'asse est - ovest costituita dalla "strada imperiale", esposta a settentrione e digradante in direzione Patti.

396 a.C., Tyndaris colonia greca è fondata dal tiranno di Siracusa Dionisio il Vecchio per i profughi spartani alla fine della guerra del Peloponneso 404 a.C.. La colonia e la città, insediamento da stanziamento di Locresi, Messeni e Medmei al servizio di Aristotile, mercenari greci originariamente alleati dei Tiranni di SiracusaDiodoro Siculo, Libro XIV, 78. nascono come concessione del territorio a titolo di risarcimento per la mancata corresponsione dell'ingaggio dopo l'allontanamento forzato del loro condottiero. I nuovi coloni particolarmente devoti ai Dioscuri, Castore e Polluce, secondo la leggenda figli di Giove e di Leda, già moglie di Tindaro re di Sparta. Popolazioni altrimenti note come Tìndaridi, da qui la denominazione della colonia in Tìndaride e della città chiamata Tindari (Τύνδαρις, Týndaris). I Dioscuri furono eletti protettori pagani della città, circostanza attestata dalle riproduzioni raffigurate su monete rinvenute durante gli scavi archeologici. Le accezioni Týndaris, Tindari, Tindaro, Tyndaritano furono dunque estese alla diocesi e associate al particolare, sentito, diffuso culto cristiano della Vergine Maria. Nucleo cittadino costituito da: cinta muraria della città; teatro greco - romano; basilica; domus imperiali, abitazioni e negozi; terme; mosaici; museo.

L'attuale fulcro religioso, pur inserito all'interno delle fortificazioni, occupa l'estremità orientale a picco sul mare. La posizione d'avvistamento strategica spazia sulla porzione del golfo di Patti compreso tra le Isole Eolie a nord, la penisola di Milazzo a est e l'intera catena dei Peloritani a sud.

535 - 836, Diocesi di Tindari o Dioecesis Tyndaritana. In epoca bizantina la città di Tindari è sede episcopale già dal V secolo. La Cattedrale fortezza occupa e ingloba l'area del tempio dedicato a Cerere posta sulla rocca di levante.

Nell'ultimo decennio del VI secolo, la corrispondenza personale di Papa Gregorio Magno fa riferimento a due vescovi: Eutichio e Benenato,Pagina 493, Rocco Pirri, curatore Antonino Mongitore, "Sicilia sacra, disquisitionibus et notitiis illustrata ..." , ristampa anastatica 1733), Forni, Palermo, 1643, ISBN 8827126538, 9788827126530, pp. 1562 che assieme ai due alti prelati Severino e Teodoro, costituiscono la cronotassi della primitiva diocesi di Tindari.

Dai Bizantini al Regno di Sicilia VIII secolo ca., santuario primitivo, il simulacro è posto nell'area del tempio dedicato a Cerere. 836 - 837, Soppressione della diocesi di Tindari. La località è espugnata dall'armata di al-Fadl ibn Yaʿqūb sostituito a settembre da un nuovo governatore, il principe aghlabide Abū l-Aghlab Ibrāhīm b. ʿAbd Allāh b. al-Aghlab, cugino dell'emiro Ziyādat Allāh. La flotta musulmana, condotta da al-Fadl ibn Yaʿqūb, devasta le Isole Eolie, espugna diverse fortezze sulla costa settentrionale della Sicilia, tra cui Tyndaris, come riferisce lo storico Michele Amari cultore orientalista di storia islamica. Per le ben note vicende piratesche e corsare, assieme alla soppressa diocesi di Taormina, Tindari è assorbita dalla diocesi di Messina. Anche la corte vescovile di quest'ultima, per i continui assalti nello Stretto, è costretta a riparare temporaneamente presso la protetta e interna diocesi di Troina. Nell'anno 886 Teodoro metropolita siracusano documenta la celeberrima Diva Virgo in Castello Tyndaritano.

Il viaggiatore storiografo Idrisi al servizio della corte normanna di re Ruggero II di Sicilia dopo il 1145 documenta nell'opera Il libro di Ruggero l'esistenza dei seguenti luoghi di culto:

1110, nei pressi delle rovine dell'antica Tindari sorge il monastero di Sant'Elia di Scala o di Sant'Elia di Burracha di Oliveri, di rito greco. 1110, chiesa della Santa Genitrice di Dio o di Santa Maria de lo Plano di Oliveri, dipendenza del monastero di Santa Maria di Gala di Barcellona Pozzo di Gotto. 1178, chiesa di San Giovanni di Oliveri, edificata per volontà di Ruggero II di Sicilia.

Assieme alla fortificazione di Tindari:

XII secolo, castello di Adelasia di Patti, della primitiva fortificazione araba costruita su una necropoli del neolitico, identificabile nel periodo normanno come la ricostruzione avvenuta per opera di Adelasia del Vasto terza moglie del gran conte Ruggero madre di Simone d'Altavilla e del re Ruggero II di Sicilia. Sull'area delimitata dai ruderi e col materiale parzialmente riutilizzato, oggi sorge la cattedrale di San Bartolomeo di Patti, una delle quattro della provincia di Messina edificate espressamente per volontà del gran conte Ruggero. XII secolo, castello Liviri di Oliveri, costruzione edificata per opera del gran conte Ruggero. 1148, tonnara medievale di Oliveri. 1105, mulini ad acqua medievali di Furnari. Concessione della regina Adelasia del Vasto al monastero di Santa Maria di Gala. XII secolo, mulini ad acqua medievali di Patti. Concessione della regina Margherita di Navarra moglie di Guglielmo I di Sicilia al monastero del Santissimo Salvatore di San Marco del Casale di Palegre. 1282, Pietro III d'Aragona tramite il cronista Bartolomeo da Neocastro documentano la chiesa dedicata alla Vergine contemplandola da Argimusco nell'opera Historia sicula.

Dal Regno di Sicilia durante la Dinastia Aragonese al Viceregno di Sicilia XIV secolo, Pietro II di Sicilia affida le terre al cugino Bonifacio d'Aragona definito signore della rocca di Tindari. 1315, la custodia del castrum di Tindari è a carico della diocesi di Patti, re Federico IV di Sicilia ordina al vescovo di affidare terre a Oddone Mancuso castellano di Tindari. 1359, la città di Tindari è citata come castrum. 1360, il possedimento è assegnato a Vinciguerra d'Aragona barone di Militello regnante Federico IV di Sicilia.Pagine 134, 135, 136 e 137 del libro di Di Francesco San Martino De Spucches, Mario Gregorio, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni, Palermo, volume sesto. 1365, le capitanie e castellanie di Patti, Tindari, Alcara li Fusi e Sant'Angelo di Brolo sono concesse a vita a Vinciguerra d'Aragona. XV secolo prima metà, la fortificazione di Tindari è citata come castello. 1409, l'esistenza di una bombarda di metallo presso la fortezza consolida l'ipotesi di fortificazione a carattere difensivo. 1502 - 1504, scorrerie compiute da Khayr al-Din Barbarossa col fratello Aruj Barbarossa contro le località di tutte le coste della Sicilia. 1510 - 1512 - 1514, raffica di assalti compiuti da Elias insieme ai fratelli Khayr al-Din Barbarossa e Aruj Barbarossa con attacchi sistematici dei porti e delle località di Lipari e Tindari. 1544 luglio, l'assalto dell'armata corsara turco - ottomana capitanata dall'ammiraglio Khayr al-Din Barbarossa e dal comandante Rais Dragut futuro successore, insidia la costa tirrenica siciliana, devasta l'isola di Lipari. Le scorrerie s'inseriscono in un contesto molto ampio e comprendono il saccheggio della chiesa - fortezza di Tindari, la distruzione dell'abitato e cittadella fortificata di Patti, l'incendio della cattedrale di San Bartolomeo e l'espugnazione di Lipari, l'assedio dell'abitato protetto dal castello di Santa Lucia del Mela, la minaccia d'assalto alla cittadella fortificata di Milazzo.

Le continue incursioni s'inseriscono nel contesto delle dispute sul dominio nel Mediterraneo tra flotte turco - ottomane contro spagnoli, annosa questione risolta con la disfatta del fronte orientale nella battaglia navale di Lepanto del 1571.

1552 - 1598, santuario antico, ricostruzione del luogo di culto. Nel 1558 nel punto più alto della rocca, ove sorgeva la fortezza, lo storico, archeologo e teologo Tommaso Fazello documenta la chiesa di Santa Maria de Tindáro.. 1578, i cartografi architetti Tiburzio Spannocchi e Camillo Camilliani documentano la chiesa del Tindaro come una fortezza merlata.

L'origine del culto Secondo la tradizione. la statua bizantina della Madonna nera di Tindari, proveniente dall'Oriente per sfuggire alla persecuzione iconoclasta, impedì alla nave che la trasportava di ripartire, dopo che si era rifugiata nella baia di Tindari presso i laghetti di Marinello per sfuggire a una tempesta.

I marinai depositarono a terra via via il carico, pensando che fosse questo a impedire la partenza, e solo quando vi portarono anche la statua la nave poté riprendere il mare. Questo fatto fu interpretato come il desiderio della Vergine di rimanere in quel luogo. La statua fu portata quindi sul colle soprastante, dentro una piccola chiesa che dovette in seguito essere più volte ampliata per accogliere i pellegrini, attratti dalla fama miracolosa del simulacro.

La scultura lignea (in cedro del Libano), orientaleggiante, è databile tra la fine del secolo VIII e i primi decenni del secolo IX. La Madonna è nera, con un caratteristico volto lungo non facilmente riscontrabile in altre statue religiose, ed è una Theotókos Odigitria rappresentata come Basilissa, ossia come "Regina", mentre regge in grembo il Bambin Gesù che tiene la mano destra sollevata e benedicente. Sul capo è posta una corona o un turbante di tipo orientale. Sotto il trono, la scritta "Nigra Sum Sed Formosa" riprende la frase del Cantico dei Cantici 1,5, e significa letteralmente "Sono nera ma bella".

Santuario antico

Sono pochissimi i manufatti risparmiati dalla distruzione araba, alla devastazione non scampa la chiesa ove probabilmente, sarebbe già stata portata l'icona. Secondo la tradizione orale il simulacro approda a Oliveri ed è custodito a Tindari nel periodo in cui la città è dominata dai Bizantini 535 - 836, mentre in Oriente dilaga la persecuzione iconoclasta opera dell'imperatore Leone III Isaurico.

1544, il saccheggio perpetrato dall'ammiraglio Khayr al-Din Barbarossa e dal comandante Rais Dragut futuro successore, demolisce parzialmente il santuario del Tindari, lo priva delle campane ma risparmia la venerata immagine della Madonna bruna. 1552, Bartolomeo Sebastiani vescovo di Patti lo ricostruisce ampliandolo con l'aggiunta dei locali per l'alloggio del personale addetto al culto. Sulla bugna - chiave di volta del portale d'ingresso è scolpito l'anno di completamento 1598.