L'ipersonnia idiopatica, o ipersonnia primitiva, è una malattia neurologica caratterizzata da un'eccessiva sonnolenza diurna, che si somma a quella fisiologica notturna (ESD). Storicamente è stata diagnosticata di rado: di solito è un disturbo cronico che dura per tutta la vita e che spesso è disabilitante. C'è poca consapevolezza e molta sottovalutazione riguardo a questa malattia nell'opinione pubblica e nella classe medica; e ciò spesso conduce alla stigmatizzazione di chi ne soffre. Non esistono cure o trattamenti approvati dalla FDA e i finanziamenti per la ricerca sono scarsi. Solo all'inizio del XXI secolo è stato scoperto un trattamento che in un sottogruppo di pazienti si è rivelato veramente efficace.

Nel DSM-IV si definisce l'ipersonnia idiopatica come un'eccessiva sonnolenza diurna senza le caratteristiche tipiche della narcolessia e degli altri disturbi del sonno. Si presenta in assenza di problemi medici che possono causare un'ipersonnia secondaria e si manifesta "nonostante un sonno notturno normale per quantità e qualità (e in certi casi nonostante un sonno notturno eccezionalmente protratto). L'ipersonnia primaria si pensa che nasca da un problema nei sistemi cerebrali che regolano il sonno e la veglia".

Classificazione Oltre a differenziare le ipersonnie tra primarie e secondarie la Classificazione internazionale dei disturbi del sonno (ICSD) del 2001 classifica ulteriormente le ipersonnie primarie in: ipersonnia idiopatica, narcolessia e ipersonnie ricorrenti (come la Sindrome di Kleine-Levin).

L'ICSD del 2001 definisce l'ipersonnia idiopatica come "un disturbo di origine presumibilmente centrale, associato con un episodio principale di sonno normale o prolungato e un'eccessiva sonnolenza diurna (ESD) che si manifesta con episodi protratti di sonno (da 1 a 2 ore) non REM durante l'arco della giornata." L'ICSD inizialmente descriveva due forme cliniche di ipersonnia idiopatica: "1) Una forma polisintomatica con sonno notturno e sonnellini diurni di durata eccezionalmente lunga con "ebbrezza da sonno" al risveglio, e 2) una forma monosintomatica che si manifesta esclusivamente con un'ESD." Queste due forme sono state successivamente classificate come ipersonnia idiopatica con aumento della durata del sonno e ipersonnia idiopatica senza aumento della durata del sonno.

La classificazione si è evoluta nel tempo per adattarsi ai nuovi risultati scientifici. Quando alcune ricerche dimostrarono una sovrapposizione tra narcolessia e ipersonnia idiopatica, la terza edizione dell'ICSD ha classificato "narcolessia di primo tipo" la narcolessia causata da un'insufficienza di ipocretina/oressina, che è quasi sempre associata con la cataplessia. Le altre ipersonnie rimasero suddivise in base alla manifestazione o meno di periodi di fase REM nei 15 minuti successivi all'addormentamento (SOREMPs). I pazienti rientrano nella "narcolessia di secondo tipo" se manifestano 2 o più SOREMPs nel test delle latenze multiple del sonno (MSLT) e nell'"ipersonnia idiopatica" se manifestano meno di due SOREMPs.

Comunque "non c'è nessuna evidenza che la patofisiologia o la risposta terapeutica siano sostanzialmente diverse per l'ipersonnia con la presenza di SOREMPs, rispetto a quella che non li manifesta." Data la presenza di questa sovrapposizione anche il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ha aggiornato la sua classificazione delle ipersonnie primarie, ha riclassificato l'ipersonnia idiopatica con o senza aumento della durata del sonno come disturbo di sonnolenza maggiore (MSD). Ma l'MSD comprende tutte le sindromi di ipersonnolenza in cui non sono presenti bassi livelli di ipocretina/oressina, che includono non solo l'ipersonnia idiopatica ma anche narcolessia senza cataplessia e i soggetti che sono lunghi dormitori (ossia che dormono più di 10 ore al giorno, senza però presentare ESD).

Per complicare ulteriormente il quadro è stata dimostrata una sovrapposizione tra narcolessia con cataplessia e ipersonnia idiopatica. Uno studio ha evidenziato che il 18% dei narcolettici presenta, oltre ai classici sintomi, anche un aumento della durata del sonno, potendo così rientrare sia sotto la diagnosi di narcolessia sia sotto quella di ipersonnia idiopatica. Si pensa che questo sottogruppo possa avere disfunzioni multiple nei sistemi di regolazione sonno/veglia.

Segni e sintomi Chi soffre di ipersonnia idiopatica manifesta ricorrenti episodi di eccessiva sonnolenza diurna (ESD). Questi si presentano nonostante un "adeguato o, più tipicamente, allungato sonno notturno (per esempio, più di 10 ore per notte)." Il sonno è solitamente abbastanza profondo, con una significativa difficoltà a svegliarsi, anche con l'uso di parecchie sveglie. Questi pazienti devono perciò sviluppare elaborati rituali per svegliarsi, visto che spesso né le sveglie né eventuali tentativi fisici da parte dei familiari riescono a svegliarli. Nonostante dormano parecchie ore in più di quelle tipicamente richieste dai soggetti della stessa età, i pazienti si svegliano poco riposati e potrebbero anche soffrire di inerzia del sonno, che nei casi più gravi viene comunemente chiamata ebbrezza da sonno (un evidente stato di disorientamento e confusione). I sonnellini durante il giorno sono generalmente molto lunghi (fino a parecchie ore) e sono anche poco ristoratori, al contrario dei brevi sonnellini ristoratori associati con la narcolessia. Anche la paralisi nel sonno e le allucinazioni ipnagogiche possono essere presenti e sono comuni nell'ipersonnia idiopatica quanto nella narcolessia senza cataplessia.

Parecchi studi hanno mostrato un'elevata frequenza di altri sintomi nei soggetti affetti da ipersonnia idiopatica, però non è chiaro se questi sintomi siano causati dalla malattia stessa o da altri fattori. Questi sintomi includono palpitazioni, problemi di regolazione della temperatura corporea, problemi digestivi, problemi cognitivi, specialmente disturbi di memoria, attenzione e concentrazione. I livelli di ansia e depressione sono aumentati rispetto ai soggetti di controllo, probabilmente come conseguenza della sofferenza cronica. Sono abbastanza comuni sintomi del sistema vascolare periferico, come mani e piedi freddi (che ricordano il fenomeno di Raynaud). Oltre ai problemi di regolazione della temperatura corporea e a sintomi simili al fenomeno di Raynaud, non sono rari altri sintomi associati con la disautonomia, questi possono includere: svenimenti, capogiri quando ci si alza (ipotensione ortostatica) e mal di testa (forse di tipo emicranico). Anche fame patologica e impotenza possono essere presenti. Inoltre alcuni pazienti "mostrano un'ipersensibilità a sostanze come anestetici, sonniferi e alcol."

I pazienti con ipersonnia idiopatica mostrano questi sintomi costantemente per mesi o anni. La gravità dei sintomi spesso varia nel corso di settimane, mesi o anni e nelle donne potrebbe peggiorare prima delle mestruazioni. Molti pazienti arrivano anche cronicamente in ritardo al lavoro, a scuola e agli appuntamenti e, col tempo, possono diventare incapaci affrontare i propri impegni familiari, sociali, lavorativi e relativi ad altri contesti (vedere la prognosi).

Epidemiologia Tipicamente i sintomi dell'ipersonnia idiopatica iniziano a manifestarsi nell'adolescenza e nei primi anni dell'età adulta, ma possono anche iniziare in più tarda età. Il disturbo di solito si sviluppa lentamente lungo un periodo di mesi o anni. Anche se inizialmente progressivo, il disturbo si stabilizza e dopo la diagnosi i sintomi solitamente non peggiorano, ma permangono costanti per il resto della vita. Le remissioni spontanee sono viste solo nel 10-15% dei pazienti.

Secondo i limitati dati epidemiologici esistenti, questa condizione "affligge maggiormente il sesso femminile (1,8:1)." La familiarità è frequente (va dal 25% al 66%), ma il meccanismo ereditario è sconosciuto."

È stata a lungo considerata una malattia rara, si ritiene che sia 10 volte meno frequente della narcolessia. La prevalenza della narcolessia con cataplessia è stimata tra 1/ e 1/ Anche se le vera prevalenza dell'ipersonnia idiopatica è sconosciuta, si stima che sia tra 1/ e 1/ per la forma con aumento della durata del sonno e tra 1/ e 1/ per la forma senza aumento della durata del sonno. Una stima più precisa "è difficile per la mancanza di chiari marcatori biologici" e per la mancanza di "criteri diagnostici ben definiti."

Siccome l'ipersonnia idiopatica è considerata una malattia rara, non ha ricevuto sufficiente attenzione dalle istituzioni e dai ricercatori. "I pazienti sono rari, i ricercatori e gli scienziati impegnati nel campo sono pochi e i risultati scientifici sono perciò scarsi." "In Europa e in America Settentrionale c'è ora la volontà da parte sei servizi sanitari di aiutare i pazienti e le famiglie afflitte da queste rare malattie che, a causa della complessità del disturbo, spesso trovano difficoltà nel ricevere la corretta diagnosi e si trovano ad affrontare da soli le conseguenze negative che la loro condizione comporta sul piano sociale e professionale" (vedere la sezione Prognosi).

Eziologia Diversamente dalla narcolessia con cataplessia, che ha una causa conosciuta (distruzione autoimmune dei neuroni che producono ipocretina/oressina), il meccanismo eziopatologico dell'ipersonnia idiopatica è, finora, sconosciuto ed è proprio a questo fatto che la malattia deve il suo nome (idiopatico). Comunque i ricercatori hanno identificato alcune anomalie associate alla malattia.

Negli studi sperimentali sugli animali la distruzione dei neuroni noradrenergici ha scatenato l'ipersonnia, e anche un denneggiamento dei neuroni andrenergici conduce all'ipersonnia. L'ipersonnia idiopatica è stata anche associata a un malfunzionamento del sistema noradrenergico e a livelli più bassi di istamina nel liquido cerebrospinale.

I ricercatori hanno recentemente scoperto un'anomala ipersensibilità all'acido γ-amminobutirrico (la sostanza che nella chimica cerebrale ha le maggiori proprietà sedative) in un sottogruppo di pazienti con ipersonnia primaria (la quale raggruppa ipersonni idiopatici, narcolettici senza cataplessia e anche lunghi dormitori). Hanno identificato una piccola sostanza bioattiva nel liquido cerebrospinale di questi pazienti. È una sostanza che viene naturalmente prodotta dal loro organismo, di grandezza tra i 500 e i 3000 dalton, più probabilmente un peptide dato che è sensibile alla tripsina. Sebbene la natura di questa sostanza vada approfondita, si è già compreso che essa stimola un'iperreattività dei recettori GABAA, causando sedazione e sonnolenza. In altre parole è come se questi soggetti fossero cronicamente sedati con delle benzodiazepine (come Tavor o Xanax), anche se non le assumono.

Diagnosi L'ipersonnia idiopatica è "difficile da diagnosticare allo stadio iniziale", specialmente perché esistono molti altri disturbi che possono causare un'eccessiva sonnolenza diurna (ESD). Perciò, "al momento della diagnosi, molti pazienti presentano i sintomi già da diversi anni."