La lingua italiana in Brasile ha conosciuto una grande diffusione a partire dalla seconda metà del XIX secolo, in particolare in virtù dell'emigrazione italiana in Brasile. Oggi si stima che nel Paese risiedano circa 26 milioni di discendenti da italiani; 2009, p. 17. tra questi, si stima che la lingua italiana sia parlata come prima lingua da circa 50.000 persone.Ethnologue – Brazil. In 2000 si legge che «da un recente sondaggio risulta che il 14% degli oriundi, in famiglia, parla ancora la lingua italiana (nel novero sono compresi coloro che non hanno mai visto l'Italia)»; il dato, tuttavia, non è ulteriormente verificabile. I cittadini italiani residenti in Brasile erano invece 407.924 nel 2013.Cfr. Annuario Statistico 2014, p. 121. Nello Stato del Rio Grande do Sul è tuttora attiva un'isola linguistica veneta, la cui lingua è detta talian (o vêneto brasileiro). In Brasile l'italiano è inoltre oggetto di apprendimento come lingua straniera da parte di decine di migliaia di studenti l'anno, anche in virtù del progressivo recupero delle proprie origini da parte dei discendenti degli immigrati. 2011, p. 340.

La lingua dell'emigrazione italiana

Storia

Il Brasile è il terzo Paese delle Americhe per numero di immigrati italiani accolti nel periodo 1876-1990; 2011, p. 328. il flusso migratorio toccò l'apice nel periodo 1886-1895, con 503.599 espatri; l'afflusso di italiani rimase imponente nel periodo precedente alla prima guerra mondiale (gli espatri furono rispettivamente 450.423 e 196.699 nei decenni 1896-1905 e 1906-1915); il periodo fra le due guerre vide una progressiva riduzione dell'emigrazione italiana in Brasile; dopo l'interruzione del flusso migratorio in corrispondenza con il secondo conflitto mondiale, che vide Italia e Brasile schierati su fronti opposti, vi fu una nuova ondata piuttosto consistente nel dopoguerra (si contano 133.231 espatri nel periodo 1946-1990). Il totale degli italiani emigrati in Brasile tra il 1876 e il 1990 è di 1.447.356. 2009, pp. 15-17.

L'immigrazione italiana interessò in particolare il sud del Paese; ancora oggi, la popolazione di origine italiana raggiunge il 65% negli Stati meridionali di Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Espirito Santo (metà di questa è di origine veneta). 2011, p. 327. La città di San Paolo è stimata essere il polo urbano italiano più grande del mondo, con circa 15 milioni di abitanti di origine italiana.Ivi; il dato è tratto dal Rapporto Italiani nel Mondo 2006 della Fondazione Migrantes. Nella parte nordorientale del Rio Grande do Sul nacque un'autentica Região Colonial Italiana. 1975. Accanto all'immigrazione italiana, la regione attirò a sé numerosi immigrati dalla Germania; oltre che con il portoghese brasiliano, l'italiano fu quindi esposto al contatto con il tedesco, a sua volta lingua di immigrazione.Cfr. 1987. Le diverse ondate migratorie furono caratterizzate da diverse provenienze regionali: gli emigrati di origine settentrionale (veneti, trentini, friulani) erano prevalenti alla fine dell'Ottocento, mentre con il nuovo secolo prevalsero gli arrivi dall'Italia del sud (in particolare dalla Campania). 2011, p. 331.

Anche il tasso di alfabetizzazione degli emigranti conobbe una forte variazione. L'analfabetismo era frequente nel primo periodo dell'emigrazione, prevalentemente dialettofona.In 2002, p. 189 si riporta che, secondo un'inchiesta realizzata nella Regione Coloniale Italiana tra il 1875 e il 1886, tra gli immigrati italiani erano in grado di leggere il 63% degli uomini e il 37% delle donne, quindi il 50% del totale. Nel secondo dopoguerra, il flusso migratorio fu invece contraddistinto da un più alto livello di istruzione, cui corrispondeva una maggiore padronanza dell'italiano.Da un'indagine a campione sugli immigrati giunti a San Paolo tra il 1945 e il 1960 è emerso che il 90% di loro non aveva mai parlato dialetto; cfr. 1997, p. 24. Questa condizione fu determinata anche dalla forte connessione instauratasi tra l'emigrazione italiana in Brasile e la presenza nel Paese di grandi gruppi industriali italiani, in particolare nel settore automobilistico e in quello delle telecomunicazioni; si giunse quindi a «vedere nella lingua-cultura italiana una radice capace di apportare un sovrappiù di valore ai processi imprenditoriali». 2011, p. 342.

Caratteristiche delle comunità italiane

L'emigrazione italiana in Brasile fu favorita dalle politiche di accoglienza adottate dal Paese sudamericano, disposto ad anticipare il biglietto del viaggio allo scopo di ricevere manodopera per la colonizzazione del suo immenso territorio, ancora in gran parte inesplorato. 1993, p. 3. Furono quindi gli strati sociali maggiormente impoveriti a intraprendere il viaggio, diventando quindi coloni che sostituirono via via gli schiavi nelle fazendas (data al 1888 l'abolizione della schiavitù tramite la Lei Áurea). Il contesto rurale favorì la creazione di comunità italiane autosufficienti e relativamente isolate dal contesto linguistico del Paese d'arrivo. La colonizzazione di territori affidati dal governo brasiliano, concentrati soprattutto negli Stati di Paraná, Santa Catarina e Rio Grande do Sul, fu la scelta principale da parte dei veneti e in generale dagli italiani settentrionali. 2011, pp. 329-330.

Gli insediamenti rurali si dimostrarono quindi tendenzialmente conservativi dal punto di vista linguistico, in parallelo con quanto si osserva nelle aree più conservative del territorio italiano. 2002. Al mantenimento delle parlate d'origine concorsero l'isolamento in enclaves, spesso caratterizzate da endogamia e da una scolarizzazione poco consistente, e anche l'affermazione di gruppi familiari molto più larghi che nella madrepatria, che arrivavano a contare anche 170 membri. 2002, pp. 283-284. Nelle zone rurali nacquero quindi numerose città con nomi italiani: nel Rio Grande do Sul furono fondate Nova Bassano, Nova Pádua, Nova Treviso, Nova Vicenza (divenuta poi Farroupilha) e Nova Trento (divenuta poi Flores da Cunha); nello Stato dell'Espírito Santo, nacque Nova Venécia; nello Stato di Santa Catarina si trovano invece Nova Veneza e un'altra Nova Trento, fondata da immigrati di origine trentina che ancora oggi conservano in parte la loro lingua d'origine.Cfr. 2002; la corrispondenza tra toponimo e provenienza degli immigrati, peraltro, non è la norma, dato che «i nomi delle località venivanospesso stabiliti preliminarmente dalle società concessionario del frazionamento e della ripartizione delle terre dove poi venivano installati gli immigrati provenienti per lo più da province venete diverse» ( 1991, p. 233 n. 12).

Maggiormente esposti alla pressione del portoghese brasiliano erano i contesti urbani, che attrassero immigrati italiani solo in un secondo momento; più che di immigrazione diretta, si trattò spesso di inurbamento dei coloni dalle fazendas, richiamati dalle prospettive di ricchezza offerte dalla modernizzazione delle grandi città. San Paolo, che nel 1920 aveva una popolazione costituita al 50% da immigrati di origine italiana, ebbe un ruolo trainante nel fenomeno del mescolamento linguistico, anche in virtù della stratificazione di diverse provenienze regionali (campani, pugliesi, veneti, calabresi). Queste condizioni favorirono l'utilizzo della lingua italiana nelle associazioni e nelle assemblee. In città ebbe inizio anche la partecipazione politica degli italo-brasiliani, a lungo limitata a causa dei bassi tassi di alfabetizzazione. 2011, p. 330.

L'altro grande polo di insediamento urbano degli immigrati italiani è Porto Alegre, in cui si contavano 41 famiglie italiane già nel 1850; 2002, p. 3. La presenza italiana in città si tradusse nel 1877 nella fondazione della Società Vittorio Emanuele II, che rimase in attività fino allo scioglimento decretato dal governo brasiliano all'epoca del secondo conflitto mondiale.Ivi, pp. 3-4. Profondamente radicata in città fu dalla fine dell'Ottocento la presenza calabrese, con il predominio degli immigrati provenienti dalla provincia di Cosenza e in particolare dal comune di Morano Calabro;Ivi, p. 6. la comunità moranese mantenne a lungo una propria identità ben caratterizzata, rafforzata dai matrimoni endogamici e catalizzata dal culto della Madonna del Carmine, patrona di Morano.Ivi, p. 8.

La scolarizzazione degli immigrati

La rete scolastica del Brasile risentì a lungo di una grave inefficienza, determinata in parte dall'enorme ampiezza del territorio nazionale, in parte dal tendenziale disinteresse manifestato fin dalle origini della Repubblica federale per l'educazione dell'intero Paese.Nel 1883 il console italiano Enrico Perrod, visitando la colonia italiana di Conde d'Eu, si vide chiedere due cose: una strada e delle scuole ( 2002, p. 193). L'istruzione degli italo-brasiliani fu quindi per lungo tempo impartita dagli stessi immigrati.Ivi, p. 105. All'iniziativa di istitutori improvvisati si associò presto la fondazione di scuole elementari italiane, sostenute da associazioni, religiosi e insegnanti privati oltre che dagli irregolari finanziamenti del governo italiano.

Particolarmente rilevante fu il ruolo delle numerose associazioni italiane che si costituirono con finalità patriottiche, religiose, culturali, ma soprattutto di beneficenza e mutuo soccorso (se necontavano 98 nel 1896, 277 nel 1908, ancora 192 nel 1923); 1987, pp. 145-146; per i dati numerici, cfr. 2002, p. 15. queste associazioni intrattennero costantemente legami con le autorità consolari, interessate al mantenimento della lingua italiana negli emigrati. 2002, p. 195-196; Meno legate alla salvaguardia dell'identità nazionale erano invece le scuole rurali, la cui finalità era più pragmaticamente insegnare a leggere, scrivere e fare di conto. È incerto se nell'insegnamento vi prevalesse l'italiano o il dialetto; probabilmente era in uso una commistione delle due lingue, non senza qualche influenza del portoghese. È documentato anche l'uso di testi bilingui italiano-portoghesi, forniti agli emigrati dal governo italiano.Ivi, pp. 200 e 202.

Il successo delle scuole italiane dipese essenzialmente dall'essere per lungo tempo l'unica opzione disponibile.Ivi, p. 198. Nel 1908 furono censiti 232 istituti, che salirono 396 nel 1913; il loro numero scese poi a 329 nel 1924 e a 167 nel 1930, 2002, p. 16.. Tale diminuzione fu determinata dal progressivo potenziamento della rete delle scuole pubbliche; la concessione di finanziamenti alle scuole comunitarie (quelle cioè gestite da associazioni non statali) fu inoltre vincolata all'insegnamento in portoghese di storia, geografia e alcune altre materie. 1987, p. 100. Erano, del resto, gli stessi coloni italiani, ormai radicati in terra portoghese, a desiderare di apprendere la lingua nazionale. 2002, p. 203.

Nel periodo della dittatura di Getúlio Vargas (1930-1945), iniziò una campagna di forzata nazionalizzazione che colpì duramente le scuole su base etnica (italiana, tedesca, ecc.), tenute in vita soltanto dall'appoggio dei rispettivi governi europei e dagli enti religiosi; con il secondo colfitto mondiale, lo studio dell'italiano fu proibito (insieme a quello del tedesco e del giapponese).Ivi, pp. 100-101. Nel secondo dopoguerra, venuti in gran parte meno rispetto all'epoca fascista i finanziamenti da parte del governo italiano, le scuole pubbliche o religiose in lingua portoghese sostituirono quelle a base etnica, determinando numerose proteste e un'alta percentuale di evasione scolare; fu solo a partire dal 1985 che nelle scuole pubbliche si diede spazio a lingue diverse dal portoghese e dall'inglese, in modo tale da permettere agli italo-brasiliani e ad altri gruppi di immigrati di imparare a leggere e a scrivere la lingua d'uso nella loro comunità.Ivi, p. 101; 1997, p. 18.

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