Il Brewster F2A Buffalo era un aereo da caccia, monoplano e monomotore, statunitense, sviluppato a metà degli anni trenta dalla Brewster Aeronautical Corporation.

Fu il primo caccia monoplano ed il primo interamente metallico della United States Navy. Venne esportato anche in Finlandia, Australia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda e Regno Unito e trovò impiego nel corso della seconda guerra mondiale.

Storia del progetto Nei primi anni trenta la US Navy iniziò a valutare la necessità di sostituire i caccia in servizio da più lungo tempo nelle unità della propria flotta. Già nel giugno 1933 era stato introdotto il nuovo Grumman FF, un caccia biplano biposto che aveva introdotto nella sua progettazione la nuova tecnologia del carrello d'atterraggio retrattile, tuttavia, il 15 novembre 1935 il Bureau of Aeronautics (BuAer) emise nuovamente una specifica per la fornitura di un nuovo e più efficiente modello.

Alla richiesta rispose la Grumman che in quel momento era impegnata nella produzione del biplano F2F e nello sviluppo dell'F3F, un ulteriore nuovo modello derivato dall'FF-1 che manteneva, affinandola con una cabina di pilotaggio chiusa, l'impostazione generale del suo predecessore dalla configurazione alare biplana.

La proposta della Grumman fu per una successiva evoluzione dell'FF, che si discostava dall'F3F per le misure leggermente inferiori ma che era destinato a ricevere una motorizzazione di maggior potenza.

Il BuAer, pur valutando soddisfacente tale proposta (richiese infatti la fornitura di un prototipo per le valutazioni assegnandogli la designazione ufficiale XF4F-1) volle nel contempo assicurarsi un possibile sostituto interpellando anche la Brewster Aeronautical Corporation. Questa, in controtendenza rispetto alla Grumman, avviò lo sviluppo di un modello con velatura monoplana ritenendo che una simile configurazione fosse da considerarsi più vantaggiosa. La proposta attirò l'attenzione della US Navy che, anche in questo caso, ordinò la costruzione del prototipo designandolo XF2A-1Gunston 1984, p. 16..

Venutine a conoscenza, i direttori dell'ufficio di progettazione della Grumman, Dick Hutton e Bill Schwendler, intuirono che la proposta concorrente risultava più interessante e trasformarono rapidamente il loro progetto da biplano ad una configurazione monoplana ad ala media, designandolo Model G-18 e riproponendolo alla marina: questa accettò la modifica nel luglio del 1936, variandone la designazione in XF4F-2.

Il Grumman fu il primo dei due velivoli ad essere portato in volo, il 2 settembre 1937, seguito dal Brewster XF2A-1 il 2 dicembre di quello stesso anno. La US Navy effettuò le prove valutative dei due caccia nei primi mesi del 1938 presso la Naval Support Facility Anacostia, nei dintorni di Washington. La macchina della Grumman si rivelò fin dai primi voli, afflitta da una congenita tendenza al surriscaldamento del motore. Tale problema finì per provocare un malfunzionamento durante il volo dell'11 aprile con conseguente necessità di un atterraggio forzato in un campo coltivato, conclusosi con il cappottamento del velivolo. Il pilota uscì dall'incidente senza serie ferite, ma il velivolo risultò gravemente danneggiato e dovette essere rispedito in fabbrica per la riparazione. Questo, unito ad altri inconvenienti accusati dall'XF4F-2, determinò (nel giugno 1938) la decisione di selezionare l'XF2A-1 cui venne ufficialmente assegnato il nome Buffalo; seguì la stipula di un contratto per la fornitura di 54 esemplari, le cui consegne ai reparti ebbero inizio dopo circa dodici mesi.

Lo sviluppo del Buffalo procedette immediatamente con lo studio di una nuova versione, dotata di motore più potente, di elica di maggiore efficienza e di altre modifiche strutturali di dettaglio. Questa seconda versione venne ordinata dall'US Navy (che la identificò come F2A-2) già all'inizio del 1939 in 43 esemplari (quando ancora non erano stati consegnati gli esemplari della prima versione).

Fece seguito una terza versione (F2A-3) il cui primo ordine pervenne nel gennaio del 1941, caratterizzata dall'incremento della sicurezza passiva per il pilota, ottenuto tramite l'inspessimento della corazzatura e l'impiego di vetratura blindata. Quest'ultima versione del Buffalo (sigla di fabbrica B-339) venne ordinata anche dall'olandese Koninklijke Luchtmacht, dotata di una differente versione del motore.

La produzione del Buffalo terminò nel marzo del 1942, dopo il completamento del ventesimo esemplare di quest'ultima versione.

Tecnica Cellula Il Buffalo era un monoplano ad ala media, di struttura interamente metallica. Inizialmente le superfici di controllo erano rivestite in tela, soluzione successivamente abbandonata in favore di rivestimento metallico. Gli impennaggi erano di tipo classico.

La fusoliera era di ampia sezione circolare in rapporto all'allungamento, elemento che conferiva al velivolo un aspetto piuttosto tozzo; il carrello d'atterraggio era di tipo triciclo posteriore con gli elementi principali che, imperniati al centro delle semiali, si ritraevano verso l'interno in alloggiamenti ricavati nella parte anteriore della fusoliera, anteriormente alla cabina di pilotaggio. Nel terminale di coda era alloggiato il gancio d'arresto utilizzabile nelle manovre d'appontaggio sulle portaerei.

Altra caratteristica peculiare del velivolo era rappresentata dall'abitacolo di ampie dimensioni, sovrastato da una generosa vetratura con apertura scorrevole all'indietro.

Motore

L'apparato propulsivo del Buffalo fu costituito, durante tutto il processo di sviluppo, dal motore radiale a 9 cilindri Wright Cyclone che venne installato in diverse versioni, di sempre maggiore potenza: si passò dai 923 hp del prototipo XR-1820-22 (installato sull'XF2A-1) fino ai 1 200 delle versioni R-1820-40 e GR-1820-G205A che equipaggiarono l'ultima versione del Buffalo, rispettivamente nella configurazione per l'US Navy ed in quella per la Koninklijke Luchtmacht. Come evidenziato dal prefisso G della sigla identificativa, alcune versioni impiegate erano dotate di riduttore (dall'inglese Geared) sull'asse di trasmissione dell'elica.

Armamento L'armamento installato sul prototipo era costituito da due mitragliatrici alloggiate in fusoliera davanti alla cabina di pilotaggio e sparanti, mediante sincronizzatore, attraverso il disco dell'elica: una aveva calibro 0.30 in (7,7 mm) e l'altra 0.50 in (12,7 mm). Nelle ali potevano (a scelta del richiedente) essere alloggiate altre due mitragliatrici da 0.50 in.

La prima versione prodotta in serie venne realizzata con le sole due mitragliatrici nel muso ma, a partire dagli esemplari realizzati dalla primavera del 1940, vennero installate anche le due mitragliatrici alari; sui velivoli acquistati dalla Finlandia vennero installate (sia nel muso che nelle ali) 4 mitragliatrici LKK/42 da 12,7 mm. – essenzialmente le stesse Browning AN-M2 di produzione finlandese, ma significativamente riprogettate – con una cadenza di fuoco fino a 1.100 colpi al minuto.nbsp;mm. A partire dalla versione F2A-2, la soluzione con quattro mitragliatrici divenne lo standard produttivo.

Nella versione F2A-3 vennero installati ganci subalari (uno per semiala) per il trasporto di due bombe da 100 lb (pari a 45 kg).

Impiego operativo Nel corso della loro carriera i Buffalo, nelle diverse versioni, vennero utilizzati da numerose forze armate, su diversi fronti e con risultati molto diversi tra loro.

Le fonti verificabili riportano con frequenza che la causa principale degli insuccessi del Buffalo fosse riconducibile al suo peso, indicato come eccessivo rispetto alla potenza disponibile; in tal senso anche l'incremento della potenza ottenuto mediante l'installazione di nuove versioni del propulsore sarebbe risultato vanificato dalla contemporanea introduzione di modifiche strutturali o nella dotazione degli equipaggiamenti.

Occorre tuttavia segnalare che in alcune occasioni le stesse fonti riportano diverse concause che contribuirono a questi risultati tra loro difformi: tra queste vengono citate prevalentemente l'esperienza dei piloti che impiegavano il velivolo e le caratteristiche dei velivoli avversari, molto diverse tra loro a seconda del teatro d'impiego.

Regno Unito

Il Regno Unito ricevette complessivamente 208 esemplari del Buffalo; tra questi vi furono 38 macchine del Model 339B, inizialmente ordinate dal Belgio, ma che non fu possibile consegnare prima dell'invasione tedesca. I rimanenti 170 esemplari appartenevano al Model 339E (designato dagli inglesi come Buffalo Mk.I), ordinata direttamente alla Brewster. In entrambi i casi si trattava di velivoli dotati di motore leggermente meno potente di quello impiegato dagli esemplari statunitensi (noti come F2A-2) dello stesso modello (1 100 hp anziché 1 200). Il Model 339 era complessivamente più pesante rispetto al precedente Model 239 (negli USA, F2A-1) prevalentemente a causa della maggior blindatura a difesa del pilota.

Ventisei dei trentotto Buffalo inizialmente destinati al Belgio vennero assegnati alla Fleet Air Arm che, affiancandoli a 12 Fairey Fulmar, rese operativo l805th Squadron. Questi esemplari vennero consegnati tra settembre 1940 e marzo 1941. Il reparto era assegnato alle basi di Dhekelia e Maléme (quest'ultima situata a 16 km ad ovest di La Canea) ed, inoltre, operava dalla portaerei .

L'operatività di questi velivoli non trova precisi riscontri e, in particolare, le fonti reperite non danno indicazione di vittorie contro il nemico. L'impiego dei Buffalo dalle basi cretesi ebbe tuttavia vita breve, poiché l'isola cadde in mano dei tedeschi nel mese di maggio del 1941. Alcuni esemplari di Buffalo vennero trovati abbandonati negli aeroporti, in quanto danneggiati e privi di pezzi di ricambio. I Buffalo della Fleet Air Arm risultano essere rimasti in servizio fino al 1942.

La Royal Air Force, dal canto suo, ritenne che il Buffalo fosse inadeguato all'impiego in Europa, e destinò tutti gli esemplari ricevuti al teatro orientale, dove si trovarono a contrastare le forze giapponesi nel vano tentativo di difendere la penisola malese, Singapore e la Birmania.

In quest'occasione i Buffalo riuscirono ad ottenere alcune vittorie, prevalentemente ai danni di velivoli da bombardamento e di caccia Nakajima Ki-27 o Nakajima Ki-43 ma, per di più, impiegati da piloti considerati scarsamente esperti; ben poco invece poterono contro i più recenti Mitsubishi A6M (ai più noti con il nome in codice di Zero, assegnatogli dagli alleati) che ne decimarono i reparti; i pochi esemplari scampati si aggregarono all'American Volunteer Group che operava dalla Birmania.

Australia

La Royal Australian Air Force ricevette 66 esemplari della serie B339E dagli inglesi ed altri 17 della versione B339-23, facenti parte del secondo lotto ordinato dal governo olandese.

I reparti della RAAF operavano all'epoca direttamente sotto le insegne della RAF, pertanto lo sviluppo della carriera operativa ed i risultati dei Buffalo australiani sono già considerati nel paragrafo precedente.

Nuova Zelanda La Royal New Zealand Air Force ricevette complessivamente 27 velivoli della versione 339E. Anche l'aeronautica militare neozelandese operava sotto le insegne della RAF e questi esemplari vennero inquadrati, per la precisione, nel 488th Squadron e, analogamente, le vicende operative si integrano con quelle dell'aeronautica del Regno Unito.

Paesi Bassi