La cultura di La Tène prende il nome dal sito archeologico situato nell'omonimo villaggio sulle sponde del lago di Neuchâtel, in Svizzera, dove nel 1857 Hans Kopp scoprì un grande deposito votivo dell'età del ferro. La Tène è il sito tipo che dà il nome all'ultima fase dell'età del ferro nell'Europa centrale e occidentale, quella della cultura e dell'arte degli antichi Celti successiva alla cultura di Hallstatt.
La cultura si sviluppò e fiorì durante la tarda età del ferro, dal 450 a.C. circa fino alla conquista romana della fine del I secolo a.C., succedendo alla cultura di Hallstatt senza una rottura culturale netta, sotto una notevole influenza mediterranea da parte dei Greci della Gallia preromana, degli Etruschi e della cultura di Golasecca, ma con uno stile artistico peculiare, caratterizzato da decorazioni curvilinee "a vortice", soprattutto nella lavorazione dei metalli.
Centrata sull'antica Gallia, l'estensione territoriale della cultura di La Tène corrispondeva alle attuali Francia, Belgio, Svizzera, Austria, Inghilterra, Germania meridionale, Repubblica Ceca, Italia settentrionale e centrale, Slovenia, Ungheria e Liechtenstein, oltre a parti adiacenti di Paesi Bassi, Slovacchia, Serbia, Croazia, Transilvania e Transcarpazia. I Celtiberi dell'Iberia occidentale ne condividevano molti aspetti, anche se non in genere lo stile artistico. A nord si estendeva la contemporanea età del ferro preromana dell'Europa settentrionale, compresa la cultura di Jastorf della Germania settentrionale e della Danimarca, e a est il fenomeno arrivava fino alla Galazia in Asia Minore.
Cronologia e fasi
La cultura di La Tène è generalmente suddivisa in tre o quattro fasi principali, con ulteriori suddivisioni locali, dal V secolo a.C. fino alla conquista romana della fine del I secolo a.C. Secondo la cronologia elaborata da Paul Reinecke si distinguono:
La Tène A e B (fase antica), circa 450-250 a.C.; La Tène C (fase media), circa 250-150 a.C.; La Tène D (fase recente o tarda), dal 150 a.C. circa alla conquista romana.
Come già nel periodo di Hallstatt, è preferibile immaginare questa fase come un insieme di piccole società interagenti, che condividevano numerosi tratti comuni, più che come un unico "gruppo culturale". La stessa equazione tra "cultura di La Tène" e Celti non è più considerata accettabile, né sul piano metodologico né su quello fattuale: lo stile artistico si ritrova infatti anche in aree iberiche della Francia meridionale e nella Danimarca di lingua germanica, ma non nelle regioni celtiche dell'Iberia centrale e occidentale.
Origine e sviluppo
Sebbene non vi sia accordo sull'esatta regione in cui la cultura di La Tène si formò per la prima volta, c'è ampio consenso sul fatto che il suo centro si trovasse ai margini nord-occidentali della cultura di Hallstatt, a nord delle Alpi, nella regione compresa tra le valli della Marna e della Mosella e la Renania vicina. A est, l'estremità occidentale dell'antica area centrale di Hallstatt, nelle attuali Baviera, Repubblica Ceca, Austria e Svizzera, formò all'inizio del La Tène una "provincia di stile orientale" in qualche modo separata, che si saldava all'area occidentale in Alsazia. Nel 1994, a Glauberg, in Assia, è stato scavato un insieme di tombe d'élite dell'inizio del V secolo a.C. in una regione fino ad allora ritenuta periferica rispetto alla sfera di La Tène.
La transizione dalla cultura di Hallstatt fu graduale e si riconosce soprattutto attraverso i manufatti d'élite in stile La Tène, che compaiono per la prima volta ai margini occidentali dell'antica regione di Hallstatt. Lo stile nacque nel V secolo a.C. mutuando elementi decorativi dalle contemporanee società etrusca e greca, in un processo paragonabile all'orientalizzante del mondo mediterraneo: figure umane e maschere stilizzate, creature composite come grifoni e cavalli alati, motivi vegetali derivati da boccioli di loto e palmette e motivi geometrici curvilinei come trisceli.
La nostra conoscenza di questa cultura proviene dalle fonti antiche e dalla ricerca archeologica ed etnografica. Alcune delle società archeologicamente attribuite al La Tène furono definite "celtiche" e "galliche" dagli autori greci e romani; Erodoto collocava i Keltoi alle sorgenti del Danubio. È però difficile stabilire se l'intera cultura di La Tène possa essere ricondotta a un unico popolo celtico: gli archeologi hanno concluso ripetutamente che lingua, cultura materiale e organizzazione politica non coincidono necessariamente. Come osserva Otto-Herman Frey, nel V secolo a.C. "le abitudini di sepoltura nel mondo celtico non erano uniformi; piuttosto, i gruppi locali avevano proprie credenze, che di conseguenza determinarono espressioni artistiche distinte".
Storia
L'insediamento della colonia greca di Massalia (l'odierna Marsiglia), presto assai prospera, aveva portato a intensi scambi commerciali con le aree di Hallstatt lungo i sistemi fluviali del Rodano e della Saona, e le prime sepolture dell'élite, come la tomba di Vix in Borgogna, contengono beni di lusso importati accanto a manufatti locali. Con l'apertura dell'Adriatico e la conquista etrusca della pianura padana nel V secolo a.C., le vie transalpine attraverso la Svizzera e l'alto Reno soppiantarono però la rotta del Rodano e della Saona: gli antichi centri di Mont Lassois e della Heuneburg furono abbandonati, mentre emersero nuovi poli come il Glauberg.
Barry Cunliffe nota che nel V secolo a.C. sorsero "due zone di potere e innovazione: una zona Marna-Mosella a ovest, con legami commerciali con la pianura padana attraverso i passi alpini centrali e la cultura di Golasecca, e una zona boema a est, con legami separati con l'Adriatico attraverso le vie alpine orientali e la cultura venetica". Le sepolture più ricche, con veicoli a due ruote, torque d'oro, armi e importazioni etrusche, si trovano nell'Hunsrück-Eifel sulla Mosella, nelle aree aurifere della Boemia e presso le saline del Dürrnberg-bei-Hallein, vicino a Salisburgo; anche le fertili aree della Champagne restituiscono grandi necropoli con carri dai raffinati finimenti metallici in stile La Tène.
Il IV secolo a.C. vide l'abbandono della maggior parte delle fortezze d'altura; le sepolture con carro si limitarono alle aree periferiche, come la Francia settentrionale e lo Yorkshire, mentre nelle ricche zone di loess dell'Europa centrale prevalse l'inumazione distesa, con gli uomini accompagnati dalle armi e le donne dagli ornamenti in stile La Tène, e le importazioni mediterranee e l'oreficeria in gran parte scomparvero. Fu questo il periodo delle grandi migrazioni celtiche, soprattutto dalla Francia centrale, verso l'Italia settentrionale e la Grecia: intorno al 387 a.C. i Celti guidati da Brenno sconfissero i Romani e saccheggiarono Roma; nel 279 a.C. fu attaccata Delfi e negli anni 280 a.C. i Galati si stanziarono in Asia Minore.
Verso la fine del III secolo a.C. sorsero in Gallia santuari come Ribemont-sur-Ancre e Gournay-sur-Aronde, dominati da resti di armi e di individui, e alcuni villaggi si ampliarono rapidamente come centri di commercio e artigianato, per esempio Manching sul Danubio e Aulnat presso Clermont-Ferrand, fino a coprire diversi chilometri quadrati. Il commercio con il Mediterraneo riprese, segnato da ceramica fine d'importazione, dall'introduzione della moneta e, dal II secolo a.C., da decine di migliaia di anfore vinarie dall'Italia centrale, scambiate con schiavi e materie prime.
L'espansione romana nell'area di La Tène cominciò con la conquista della Gallia Cisalpina; la conquista della Gallia meridionale (125-123 a.C.) portò all'eclissi degli Arverni e all'ascesa degli Edui con centro a Bibracte (Mont Beuvray). Al tempo della conquista della Gallia da parte di Giulio Cesare (58-51 a.C.), tuttavia, fu ancora un arverno, Vercingetorige, a guidare la rivolta. Erano ormai sorti oppida urbani fortificati dall'Ungheria alla Britannia, e alcuni divennero città romane, come Parigi, Reims e Besançon. La cultura gallica si assimilò rapidamente a quella romana, dando origine alla civiltà gallo-romana della tarda antichità.
Migrazioni celtiche e diffusione
Tra la fine del V e il III secolo a.C. la cultura di La Tène si diffuse ben oltre il suo nucleo originario, un fenomeno che la storiografia ha tradizionalmente collegato alle "migrazioni celtiche" riferite dalle fonti greche e romane. Martin Schönfelder ha però sottolineato che i due processi, la migrazione storica documentata dagli autori antichi e l'espansione archeologica dello stile e della cultura materiale di La Tène, non coincidono necessariamente e non possono essere usati l'uno per confermare l'altro. Le stesse leggende antiche che spiegavano gli spostamenti con la sovrappopolazione (il racconto liviano di Ambigato re dei Biturigi) o con l'attrazione esercitata dai prodotti mediterranei come vino, olio e fichi sono oggi considerate costruzioni aneddotiche prive di reale valore storico.
Secondo l'interpretazione oggi prevalente, protagoniste delle migrazioni furono soprattutto bande e confraternite di giovani guerrieri, in un quadro riconducibile al modello del ver sacrum, la "primavera sacra" che imponeva a un'intera generazione di giovani di lasciare la comunità. Schönfelder ha proposto di distinguere più meccanismi: un vero spostamento di gruppi armati verso l'Italia, con un limitato seguito di donne, cui si accompagnavano però la circolazione di oggetti e costumi tramite matrimoni tra le élite di regioni lontane e l'affidamento dei figli a famiglie alleate, fenomeni che spiegherebbero la diffusione dell'insieme dei tratti lateniani, inclusi gli ornamenti femminili, là dove non vi fu migrazione di massa. Nessuna tribù, egli osserva, attraversò le Alpi nella sua interezza, e l'Europa centrale non si spopolò.
Verso oriente la cultura di La Tène si estese "a balzi" lungo il margine settentrionale del bacino dei Carpazi, dalla Slovacchia alla Romania e quindi verso i Balcani, mentre eserciti celtici raggiunsero la Grecia, dove nel 279 a.C. attaccarono Delfi, e infine l'Asia Minore con lo stanziamento dei Galati. Molti di questi guerrieri furono poi assoldati come mercenari: in grandi insediamenti aperti come Němčice in Moravia e Roseldorf in Bassa Austria si sono rinvenute monete provenienti proprio dalle aree mediterranee di reclutamento.
I Celti in Italia
La presenza celtica nell'Italia settentrionale precede di alcuni secoli la nascita della cultura di La Tène. Le iscrizioni cosiddette "leponzie" del Canton Ticino, del Piemonte e della Lombardia, redatte dalla prima metà del VI secolo a.C. in un alfabeto di derivazione etrusca ma in lingua celtica, testimoniano che i gruppi della cultura di Golasecca erano già celtofoni: la celticità cisalpina va quindi retrodatata ben prima delle invasioni storiche. Il riconoscimento archeologico dei Galli storici avvenne al congresso internazionale di Bologna del 1871, quando in alcune sepolture presso il sito etrusco di Marzabotto furono identificati armi e ornamenti lateniani riferibili agli invasori descritti da Polibio e Livio.
Le fonti antiche (Livio, V, 33-35) collocavano un primo arrivo di Belloveso all'epoca di Tarquinio Prisco, ma l'archeologia non registra una cesura improvvisa in quella fase e induce a interpretare la celtizzazione della pianura padana come un processo di lunga durata, con ripetuti apporti dall'Oltralpe tra VI e V secolo a.C., culminati nell'invasione vera e propria dei primi decenni del IV secolo. Secondo Polibio (II, 17), gli Insubri e i Cenomani si stanziarono nella pianura a nord del Po, i Boi e gli Anari in Emilia, i Lingoni e i Senoni lungo l'Adriatico, in territori sottratti al controllo di Etruschi e Umbri; agli Insubri, ricollegati ai Golasecchiani, è ricondotta la fondazione di Mediolanum.