Dino P. Arrigo, Fratelli d'Italia. Cronache, storie, riti e personaggi (per capire la Massoneria), Soveria Mannelli, Rubbettino, 1994, p. 52.

È stato condannato per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano e per depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, della quale, secondo la sentenza definitiva nel processo al neofascista Paolo Bellini, Gelli è stato mandante e finanziatore insieme ad Umberto Ortolani.

Biografia Le origini e l'adesione al fascismo Gelli nacque a Pistoia il 21 aprile 1919 da Ettore, mugnaio montalese, e Maria Gori; ultimo di quattro fratelli, risiedeva con la famiglia in via Gorizia nº 7 A 29 min 18 secondi.. Ancora studente diciassettenne del liceo classico di Pistoia, fu espulso da tutte le scuole d'Italia (aveva preso a schiaffi un professore), e ciò gli precluse l'accesso all'università. Dopo aver raggiunto la maggiore età, Gelli partì volontario nel 735º battaglione Camicie Nere per partecipare alla Guerra civile spagnola in aiuto delle truppe nazionaliste del generale Francisco Franco. Proprio nei combattimenti di Malaga morì il fratello maggiore Raffaello. Recluta più giovane del suo contingente, fu decorato da Franco in persona.

Nel 1939 tornò a Pistoia e narrò a puntate la sua esperienza di guerra sul Ferruccio, il settimanale della locale federazione fascista. Puntate che poi raccolse in un volume dal titolo Fuoco! Cronache legionarie della insurrezione antibolscevica di Spagna. Diventò quindi impiegato del Gruppo Universitario Fascista (GUF).

La seconda guerra mondiale e il furto del tesoro del Regno di Jugoslavia

Nel luglio 1942, in qualità di ispettore del Partito Nazionale Fascista, gli fu affidato l'incarico di trasportare in Italia il tesoro di re Pietro II di Jugoslavia, requisito dal Servizio informazioni militare: in tutto, 60 tonnellate di lingotti d'oro, 2 di monete antiche, 6 milioni di dollari, 2 milioni di sterline. Nel 1947, quando il tesoro venne restituito alla Jugoslavia, mancavano 20 tonnellate di lingotti: è stata fatta l'ipotesi, sempre smentita da Gelli, che lui li avesse trasferiti al tempo in Argentina e che parte di queste 20 tonnellate sarebbero tra i preziosi ritrovati nelle fioriere di villa Wanda.

Dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana e conseguentemente divenne un ufficiale di collegamento fra il governo fascista e il Terzo Reich. Divenne di fatto un punto di riferimento obbligato per chiunque (uffici, enti, associazioni, reparti operativi) avesse bisogno di qualche cosa: dalla benzina alle munizioni, dalle scarpe alle coperte.Guarino M. e Raugei F., Licio Gelli. Vita, misteri, scandali del capo della Loggia P2, edizioni Dedalo, Bari 2016, p. 17. Come citato in Quando, tuttavia, la vittoria della guerra cominciò a rivelarsi impossibile per i nazi-fascisti, Gelli diede il via alla seconda fase della sua vita e cominciò a collaborare con i partigiani e fare il doppio-gioco, grazie ai contatti e alle conoscenze abilmente acquisite mentre militava tra i fascisti. Trafugò e distribuì di nascosto ai partigiani i lasciapassare rossi della Kommandatura, e fornì ai suoi superiori informazioni fuorvianti per i rastrellamenti che erano in corso sugli Appennini.

Insieme al partigiano pistoiese Silvano Fedi, che in seguito venne ucciso in circostanze poco chiare, partecipò alla liberazione di prigionieri politici dal carcere delle Ville Sbertoli, organizzata da Fedi e dalla sua brigata (della quale facevano parte Enzo Capecchi e Artese Benesperi, che furono gli artefici dell'azione). Riguardo alla morte di Fedi, si sospettò che Gelli fosse stato in qualche modo responsabile del suo omicidio, avvenuto il 29 luglio del 1944.. Il 16 dicembre 1944 sposò Wanda Vannacci (nata a Pistoia il 31 gennaio 1926 e morta il 14 giugno 1993) dalla quale ebbe quattro figli: Raffaello (nato a Pistoia il 28 giugno 1947), Maria Rosa (nata a Pistoia il 22 dicembre 1952), Maria Grazia (nata a Pistoia il 9 settembre 1956 e deceduta a Firenze il 21 giugno 1988) e Maurizio (nato a Pistoia il 25 ottobre 1959).AA.VV. Libro d'oro della nobiltà italiana, Edizione XXIV vol. XXIX, Roma, 2010-2014, p. 674.

Il secondo dopoguerra e l'adesione alla massoneria

Nell'immediato dopoguerra collaborò con le agenzie dell’intelligence britannica e americana.

Gelli, dopo aver gestito senza fortuna una libreria, diventò nel 1956 direttore commerciale della Permaflex di Frosinone, in area di Cassa del Mezzogiorno. Durante la sua direzione lo stabilimento diviene un via vai di politici, ministri, vescovi e generali. Dal 1948 al 1958, Gelli fu autista-segretario del deputato democristiano Romolo Diecidue, eletto nel collegio di Firenze-Pistoia.

Iniziato in massoneria nel 1963, in breve tempo ne scalò i gradi principali, fino a diventare maestro venerabile della loggia Propaganda 2 (detta P2); tra il 1970 e il 1981 riuscì a iniziare alla P2 un consistente numero di soggetti titolari di cariche politiche e amministrative, i nomi di alcuni dei quali sarebbero stati noti soltanto a («all'orecchio di») Gelli. Benché per molti si trattasse soltanto di un'ulteriore e ben frequentata sede di affarismo politico, nel corso degli anni settanta la P2 si sarebbe qualificata per aver concentrato i protagonisti di un disegno eversivo, di cui fu traccia il Piano di rinascita democratica redatto da Francesco Cosentino su istruzioni dello stesso Gelli.

Questi nel 1970 avrebbe dovuto arrestare il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, nell'ambito del fallito Golpe BorgheseAtti Parlamentari (Senato della Repubblica/Camera dei deputati), XIII Legislatura, Doc. XXIII n. 64 Vol I, Tomo II, Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al 1974, pp.161-164: Gelli ha sempre smentito questa ipotesi. Si è ipotizzato che Gelli avesse avuto un ruolo preminente nell'organizzazione Gladio, una struttura segreta di tipo Stay-behind, promossa dalla NATO e finanziata in parte dalla CIA allo scopo di contrastare l'influenza comunista in Italia, così come negli altri Stati europei. Laffaire Gladio è stato affrontato (anche giudizialmente) senza collegamenti diretti alla questione P2.

Gelli dichiarò ripetutamente in pubblico di essere stato uno stretto amico del leader argentino Juan Domingo Perón – e spesso ha affermato che tale amicizia è stata veramente importante per l'Italia, senza però aver mai spiegato perché – e proprio molti esponenti della camarilla di potere dell'ultimo peronismo, così come del golpismo uruguayano degli anni settanta, risultarono iscritti alla sua loggia massonica.

Gelli fu creato conte sul cognomeSenza il predicato: "di", "de" o "de'" dall'ex re Umberto II d'Italia, con Regie Lettere Patenti di concessione del 10 luglio 1980. Gli venne concesso altresì il seguente stemma: «Trinciato, alla catena d'oro sulla partizione; di rosso all'elmo piumato d'oro; d'azzurro alla croce latina d'oro, accompagnato da tre stelle d'argento a quattro raggi, male ordinate» con il motto «Virtute progredior»Andrea Borella, Annuario della Nobiltà Italiana, Edizione XXXI, Teglio, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 3, 2010, pp. 225-226..

Nel 1981 fu uno dei pochissimi italiani invitati al giuramento del presidente Ronald Reagan. (all'inizio del filmato)

Lo scandalo della P2 Nel maggio del 1981, i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell'ambito di un'inchiesta sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli ad Arezzo e la fabbrica di sua proprietà (la «Giole», a Castiglion Fibocchi), che portò alla scoperta di una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla P2.«La villa di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi in provincia di Arezzo è stata perquisita dai carabinieri per ordine dei magistrati milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone. Sembra che si sia trovata, fra l'altro, una lista di 962 iscritti alla loggia, denominata P2, di cui Licio Gelli è "maestro venerabile"» (da un comunicato dell'ANSA del 17 marzo 1981, ore 12:18). La lista, la cui esistenza era presto divenuta celebre grazie agli organi d'informazione, includeva anche l'intero gruppo dirigente dei servizi segreti italiani, parlamentari, industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come Silvio Berlusconi, Vittorio Emanuele di Savoia, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Costanzo. Vi sono molti elementi, a partire dalla numerazione, che lasciano tuttavia ritenere che la lista rinvenuta fosse incompleta.

In fuga, Licio Gelli scappò in Svizzera, dove fu arrestato, il 13 settembre 1982, mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma, il 10 agosto 1983, riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi in Svizzera nel 1987. Lo scandalo nazionale conseguente alla scoperta delle liste destò grande scalpore, poiché molte delle più delicate cariche della Repubblica italiana erano occupate da affiliati all'organizzazione di Gelli. In conseguenza di ciò la Corte centrale del Grande Oriente d'Italia, con una sentenza del 31 ottobre 1981, decretò l'espulsione di Gelli dall'Ordine massonico; poco dopo il Parlamento italiano creò una commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dalla deputata Tina Anselmi (DC), che chiuse i lavori nel 1984. e approvò in tempi rapidi una legge per mettere al bando le associazioni segrete in Italia (legge 25 gennaio 1982, n. 17).

Nelle conclusioni della relazione di maggioranza di questa commissione sulla P2 e su Gelli si legge:

Il coinvolgimento nella strage di Bologna

Con Stefano Delle Chiaie e altri imputati è stato coinvolto nel processo per la strage di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980, nella quale furono uccise 85 persone e 200 rimasero ferite. Imputato di associazione sovversiva e calunnia con finalità di depistaggio, fu condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione il 23 novembre 1995 per calunnia aggravata a 10 anni di carcere, insieme al faccendiere Francesco Pazienza (anch'egli condannato a 10 anni), al generale Pietro Musumeci e al colonnello Giuseppe Belmonte (rispettivamente condannati a 8 anni e 5 mesi, e a 7 anni e 11 mesi), mentre fu assolto dall'accusa di associazione sovversiva già nel processo di primo grado.

L'11 febbraio 2020 la procura generale di Bologna, nella requisitoria contro il neofascista Paolo Bellini, ha indicato Gelli come uno dei 4 organizzatori e finanziatori della strage di Bologna insieme a Mario Tedeschi, Umberto Ortolani, e Federico Umberto D'Amato. La sentenza della Corte d'Assise nel 2023, la sentenza d'appello nel 2024 e poi la Cassazione nel 2025 hanno confermato le tesi della procura, condannando Bellini come esecutore materiale ma senza condannare Gelli perché già deceduto. Fra le prove a carico di Gelli vi era un appunto manoscritto da egli stesso, recante su un lato la scritta Bologna - 525779 - X.S. e sull'altro lato una lista di pagamenti con date vicine a quella della strage..

Lo scandalo del Banco Ambrosiano

Uno degli affiliati della P2 era il finanziere Michele Sindona, il quale nel 1972 aveva acquistato il controllo della Franklin National Bank di Long Island. Nel 1977, in seguito alla bancarotta delle sue banche, Sindona si rivolse a Gelli per elaborare piani di salvataggio della Banca Privata Italiana, la principale del gruppo Sindona; Gelli stesso interessò Giulio Andreotti, il quale gli riferì che «la cosa andava positivamente» e incaricò informalmente il senatore Gaetano Stammati (anch'egli affiliato alla loggia P2) e Franco Evangelisti di studiare il progetto di salvataggio della Banca Privata Italiana, il quale venne però rifiutato da Mario Sarcinelli, vice direttore generale della Banca d'Italia.